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	<title>Andrea Tornielli</title>
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	<description>Sacri Palazzi - Il blog di Andrea Tornielli</description>
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		<title>Evangelizzazione e rapporti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 08:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Tornielli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici, l&#8217;esperienza che sto per raccontarvi non è edificante. Ma fotografa una realtà drammatica. Per questo omettero qualsiasi particolare che possa rendere riconoscibile l&#8217;interessato. Trascorro a Roma diversi giorni al mese, a motivo del mio lavoro, e da qualche &#8230; <a href="http://2.andreatornielli.it/?p=4116">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.andreatornielli.it/?attachment_id=4120" rel="attachment wp-att-4120"><img src="http://2.andreatornielli.it/wp-content/uploads/2012/05/aonimato-de-dios1-300x218.jpg" alt="" title="aonimato-de-dios1" width="300" height="218" class="alignleft size-medium wp-image-4120" /></a>Cari amici, l&#8217;esperienza che sto per raccontarvi non è edificante. Ma fotografa una realtà drammatica. Per questo omettero qualsiasi particolare che possa rendere riconoscibile l&#8217;interessato. <strong>Trascorro a Roma diversi giorni al mese, a motivo del mio lavoro</strong>, e da qualche anno ho affitatto un appartamento in una via abbastanza centrale della città, a fianco di alcuni amici di famiglia.</p>
<p>Qualche settimana fa, erano le cinque del pomeriggio, stavo scrivendo un articolo, quando i miei vicini mi hanno suonato alla porta e mi hanno presentato <strong>un signore che portava la croce sul maglione grigio</strong>: era un diacono venuto a benedire la casa. E&#8217; entrato, si fermato nel corridoio, e senza neanche chiedermi come mi chiamavo, se abitavo lì con la mia famiglia, se avevo dei figli, etc. etc., ha cominciato a leggere un brano evangelico e ha fatto una mini-omelia <strong>per convincermi che non bisogna prestare troppa attenzione ai miracoli </strong>(già su questo avrei avuto da ridire, ma ho ascoltato in religioso silenzio).</p>
<p>Quindi, il solerte diacono mi ha messo una mano sul capo, e ha letto una formula di benedizione. Appena finito sono andato a prendere il portafoglio per l&#8217;offerta, <strong>che ha ricevuto aprendo uno dei suoi due libri </strong>(credo si trattasse o del Vangelo o del libro con le bedizioni) dove ha raccolto nel banconote. Quindi se n&#8217;è andato.</p>
<p>Sarà che sono stato abituato, nella piccola cittadina si provincia veneta dove sono nato, <strong>ad avere un rapporto personale di amicizia e di conoscenza con i preti della parrocchia </strong>(e questo continua anche adesso nella quartiere alla periferia di Milano dove vivo), ma l&#8217;episodio mi ha abbastanza sconvolto. In molti casi la visita per la benedizione pasquale &#8211; nel mio caso a Roma, post-pasquale &#8211; <strong>rappresenta l&#8217;unico momento d&#8217;incontro possibile con molte famiglie</strong>, con persone che non frequentano la parrocchia. Potete immaginare quale sarebbe stata la mia reazione se fossi stato un credente non praticante, o un ex credente.</p>
<p>Il diacono è entrato e come <strong>se si fosse acceso un bottone o girata una chiavetta ha cominciato a parlare senza sapere chi fossi</strong>, senza neanche chiedermi come mi chiamavo. Senza un minimo di rapporto umano, <strong>di interessamento da parte sua per la persona che aveva di fronte.</strong> Non voglio dare troppo peso al fatto in sé, si sarà trattato di una persona timida. Sapete però che in questo Anno della Fede si parlerà molto della nuova evangelizzazione. I contenuti della fede sono importanti, ma ciò che fa la differenza tra un filmato, un testo scritto, un messaggio comunicato virtualmente, e la comunicazione tra le persone è la possibilità di entrare in relazione con chi hai davanti, <strong>di mostrare interesse per lui</strong>, magari per comunicare del messaggio evangelico proprio un accento che possa illuminare una situazione particolare della vita.</p>
<p>Mi spiace di aver assistito personalmente proprio nel cuore di Roma a queste <strong>benedizioni da robot</strong>. E spero vivamente che si sia trattato nel mio caso soltanto di un&#8217;esperienza sfortunata e di un&#8217;eccezione.</p>
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		<title>Fellay e gli altri vescovi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 16:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Tornielli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici, su Vatican Insider ho pubblicato un pezzo dedicato allo scambio di lettere avvenuto tra i vescovi della Fraternità San Pio X. Potete leggere il pezzo qui, e qui invece leggere il testo originale delle due lettere: la prima &#8230; <a href="http://2.andreatornielli.it/?p=4104">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.andreatornielli.it/?attachment_id=4109" rel="attachment wp-att-4109"><img src="http://2.andreatornielli.it/wp-content/uploads/2012/05/ORDINAZIONE-180x140-e1336665865818.jpg" alt="" title="ORDINAZIONE--180x140" width="180" height="140" class="alignleft size-full wp-image-4109" /></a>Cari amici, su <em><strong>Vatican Insider </strong></em>ho pubblicato un pezzo dedicato <strong>allo scambio di lettere avvenuto tra i vescovi della Fraternità San Pio X</strong>. <a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/lefebvriani-lefebvrians-lefebviranos-vaticano-vatican-15021/">Potete leggere il pezzo qui</a>, e <a href="http://www.riposte-catholique.fr/summorum-pontificum-blog/documents-summorum/lettre-de-mgr-fellay-aux-eveques-de-la-fraternite-saint-pie-x#.T6uXX1JTaSp">qui invece leggere il testo originale delle due lettere</a>: la prima è stata spedita dai vescovi Tissier de Mallerays, Alfonso de Gallareta e Richard Williamson, al superiore della Fraternità San Pio X, Bernard Fellay. La seconda è la risposta di Fellay ai tre confratelli. </p>
<p>Il superiore della Fraternità ricorda che «la Chiesa attuale ha ancora Gesù Cristo come capo. Si ha l’impressione che voi siate talmente scandalizzati da non accettare più che questo possa essere ancora vero». «Per voi – chiede Fellay ai tre confratelli, consacrati illegittimamente come lui da Lefebvre nel 1988 &#8211; Benedetto XVI è ancora il Papa legittimo? Se lo è, Gesù Cristo può ancora parlare attraverso la sua bocca? <strong>Se il Papa esprime una volontà legittima che ci riguarda, che è buona e che non ci ordina nulla di contrario ai comandamenti di Dio, abbiamo il diritto di rifiutare, di rispedire al mittente questa volontà?</strong> Non credete che se il Signore ci guida, ci donerà così i mezzi per continuare la nostra opera?»</p>
<p>Sono documenti molto interessanti che fotografano il dibattito interno alla Fraternità. Devo dire di essere stato <strong>positivamente colpito dal tono e dalle argomentazioni di monsignor Fellay</strong>, tono e argomentazioni sensibilmente diversi da quelli usati in passato. Nei prossimi giorni i cardinali della Congregazione per la dottrina della fede discuteranno la proposta di cambiamento del «preambolo dottrinale» inviata lo scorso 17 aprile da Fellay in Vaticano. Poi la decisione finale verrà rimessa al Papa. Per fine maggio si prevede l’annuncio, le previsioni sono positive, anche se lo scambio di lettere che è stato pubblicato mostra molto chiaramente l’opposizione forte che si trova all’interno della Fraternità San Pio X a qualunque accordo con Roma.</p>
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		<title>Cattolici e politica (dopo il voto)</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Tornielli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi scuserete, se mi permetto anch&#8217;io di commentare il voto di domenica scorsa. Sarà vero che i grillini del movimento Cinque stelle non hanno ottenuto il boom sperato, e forse che Pdl non è stato sconfitto come ci si aspettava &#8230; <a href="http://2.andreatornielli.it/?p=4083">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.andreatornielli.it/?attachment_id=4093" rel="attachment wp-att-4093"><img src="http://2.andreatornielli.it/wp-content/uploads/2012/05/de_gasperi_foto_fondazione-400x300-300x225.jpg" alt="" title="de_gasperi_foto_fondazione--400x300" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-4093" /></a>Mi scuserete, se mi permetto anch&#8217;io di commentare il voto di domenica scorsa. Sarà vero che i grillini del movimento Cinque stelle non hanno ottenuto il boom sperato, e forse che Pdl non è stato sconfitto come ci si aspettava e in fondo meritava (ha perso le elezioni, però poteva perderle anche peggio!); sarà vero che c&#8217;è stato l&#8217;astensionismo ma che in fondo potevano astenersi in molti di più&#8230; <strong>Non potrei immaginare una reazione più lontana dalla realtà di questi commenti &#8220;lunari&#8221; del giorno dopo</strong>. I nostri politici &#8211; le stesse facce da dieci, venti, trent&#8217;anni &#8211; non sembrano aver percepito (o se l&#8217;hanno percepito fan finta di niente) la distanza ormai siderale che esiste tra la maggior parte di loro e il Paese reale.</p>
<p>Le furbate sul finanziamento pubblico ai partiti, i tagli ai privilegi che non si fanno, la mancanza di segnali concreti di un cambiamento di rotta, provocano disaffezione, rabbia, astensionismo. <strong>Si ha un bel dire a condannare &#8220;l&#8217;antipolitica&#8221;</strong>. A parte il fatto che Grillo non andrebbe iscritto in questa categoria &#8211; non ho alcuna simpatia per il suo populismo, ma il suo movimento non ha tentato colpi di stato, si è candidato alle elezioni ed è stato liberamente votato &#8211; trovo abbastanza tragico che l&#8217;attuale classe dirigente del Paese, dopo anni di performances del tutti contro tutti, dell&#8217;arroganza del potere, degli sprechi e delle leggi <em>ad personam</em>, non abbia ancora capito che se vuole sopravvivere, <strong>deve cambiare non soltanto le prime, ma anche le secondo file</strong> e cominciare a pensare a qualcosa che sembra non esistere più nell&#8217;orizzonte di chi fa politica: il bene comune. Il bene comune, non i soldi e il potere.</p>
<p>Di fronte a ciò che sta accadendo, i cattolici hanno qualche cosa da dire e da proporre? <strong>Li abbiamo visti (penosamente) accapigliarsi in Tv per giustificare il bunga bunga </strong>spiegandoci che non bisogna essere moralisti, presentarsi narcisisticamente come il meglio del meglio quando ci sarebbe stato bisogno di un po&#8217; d&#8217;umiltà (la Lombardia ne sa qualcosa); li abbiamo visti sgomitare, in nome di una superiorità morale, per salvare le loro nicchie di potere all&#8217;interno di partiti dove risultano ininfluenti e dove albergano, invece, concezioni dell&#8217;uomo distantissime da quella cristiana. Li abbiamo visti, infine, rincorrere il sogno di tornare a essere ago della bilancia, centristi-terzisti, in un Paese che sembra ormai aver riscoperto il suo Dna bipolare.</p>
<p>E i cattolici che cos&#8217;hanno da dire? <strong>La loro storia, il loro patrimonio d&#8217;idee, lo straordinario vissuto di opere sociali </strong>che cent&#8217;anni fa li aveva resi protagonisti di un movimento radicato nel territorio, capace di rispondere ai bisogni concreti della gente, possono essere ancora una risorsa? Sono ancora capaci di elaborare un progetto per il Paese, come hanno fatto in altre epoche, certamente non meno difficili della nostra, e di incarnarlo ad ogni livello, compreso quello politico e istituzionale? O ci si deve rassegnare a essere portabandiera di alcuni valori mettendosi però sempre al servizio di progetti costruiti da altri, perché non si può far che così? </p>
<p>Sono domande alle quali non pretendo certo di dare risposte. So bene che i De Gasperi non nascono ad ogni generazione. <strong>Ma non si tratta qui soltanto della nostalgia per politici che cercavano di essere santi</strong>. C&#8217;è &#8211; soprattutto &#8211; la nostalgia per i tempi in cui i cattolici sapevano fare rete e soprattutto elaborare proposte a tutti i livelli, capaci di incidere e di lasciare un segno. La nuova generazione di politici cattolici, tanto invocata da Benedetto XVI e dal cardinale Angelo Bagnasco, credo stenterà a sorgere fintanto che si penserà più ai posti in lista per tizio o caio, invece che alle idee e ai progetti da mettere in campo.</p>
<p>La straordinaria esperienza dell&#8217;immediato dopoguerra, che vide i cattolici protagonisti insieme ai socialcomunisti e ai repubblicani nell&#8217;elaborazione della Costituzione in un clima di reale collaborazione con forze diverse, <strong>fu reso possibile dal fatto che negli anni della dittatura fascista</strong> c&#8217;erano nella Chiesa figure autorevoli, come Giovanni Battista Montini, capaci di formare &#8211; dietro le quinte, nella cura pastorale degli universitari &#8211; quella che sarebbe stata la nuova classe dirigente del Paese. Oggi non si vedono i De Gasperi, e a dire il vero neanche i Montini. Ma di facce nuove che incarnino una proposta politica fondata sulla dottrina sociale della Chiesa ci sarebbe davvero bisogno, secondo me.</p>
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		<title>Scout e omosessualità dichiarata</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 06:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Tornielli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stanno facendo discutere e – nel caso delle associazioni gay – indignare le conclusioni di un seminario dell’Agesci, l’associazione degli scout cattolici che raduna 180mila soci e ha gli statuti approvati dalla Conferenza episcopale italiana. Nel testo che è stato &#8230; <a href="http://2.andreatornielli.it/?p=4072">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.andreatornielli.it/?attachment_id=4074" rel="attachment wp-att-4074"><img src="http://2.andreatornielli.it/wp-content/uploads/2012/05/100_3986-300x225.jpg" alt="" title="100_3986" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-4074" /></a>Stanno facendo discutere e – nel caso delle associazioni gay – indignare le conclusioni di un seminario dell’Agesci, l’associazione degli scout cattolici che raduna 180mila soci e ha gli statuti approvati dalla Conferenza episcopale italiana. Nel testo che è stato inviato ai capi scout in questi giorni si afferma che <strong>i responsabili dei gruppi dell’associazione non possono essere gay dichiarati</strong>: non devono cioè dichiarare il loro orientamento sessuale per evitare di condizionare in qualche modo i ragazzi che sono loro affidati. Inoltre, nel caso di ragazzi che manifestino tendenze omosessuali, «<strong>occorre parlare con i genitori</strong> e invitare un esperto con cui consigliarsi, in linea generale uno psicologo dell’età evolutiva o ancora meglio un pedagogista». </p>
<p>«Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore (quindi per noi i capi che <strong>hanno una tendenza omosessuale profondamente radicata o forse predominante</strong>) costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell’effetto educativo, dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall’adulto». È questa affermazione di padre Francesco Compagnoni, una delle frasi «incriminate» contenute negli atti del seminario inviati ai capi scout.</p>
<p>Le reazioni non si sono fatte attendere. Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay ha dichiarato: «Sono colpito dalla monolitica categoricità delle linee guida degli scout cattolici in materia di omosessualità. La natura, l’identità e la dignità delle persone viene piegata da Agesci ad un approccio parziale e inevitabilmente ideologico che a mio avviso <strong>intacca profondamente quella stessa cultura del rispetto</strong>, della solidarietà e della giustizia di cui il movimento scout dovrebbe essere portatore».</p>
<p>Ricapitoliamo: un’associazione cattolica, che ha certi valori e certi principi, afferma che i suoi educatori, cioè coloro che sono chiamati a educare i ragazzi, trasmettendo loro dei modelli di vita, non possono essere gay dichiarati. Attenzione, «dichiarati». E per quanto riguarda le tendenze omosessuali che possono emergere tra i ragazzi, si dice che la questione non va taciuta ma affrontata, coinvolgendo la famiglia e uno psicologo dell’età evolutiva. Ci ho provato e riprovato, <strong>ma sinceramente non riesco a vedere in tutto questo un approccio «ideologico» al problema</strong>, né dove venga attaccata la cultura del rispetto e della solidarietà del movimento scout.</p>
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		<title>Carròn: &#8220;Chiediamo perdono&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 17:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Tornielli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Chiediamo perdono se abbiamo recato danno alla memoria di don Giussani con la nostra superficialità e mancanza di sequela&#8221;. Lo scrive don Julian Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, in una lettera al direttore Ezio Mauro pubblicata oggi &#8230; <a href="http://2.andreatornielli.it/?p=4045">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.andreatornielli.it/?attachment_id=4052" rel="attachment wp-att-4052"><img src="http://2.andreatornielli.it/wp-content/uploads/2012/05/Carron-destra-e-Giussani1-e1335892533444-300x225.jpg" alt="" title="Don Giussani insieme a Julin Carrn" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-4052" /></a>&#8220;Chiediamo perdono se abbiamo recato danno alla memoria di don Giussani con la nostra superficialità e mancanza di sequela&#8221;. Lo scrive don <strong>Julian Carrón</strong>, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, <a href="http://www.tracce.it/default.asp?id=376&#038;id_n=28218">in una lettera al direttore Ezio Mauro pubblicata oggi sulla prima pagina del quotidiano <em>La Repubblica</em></a>. Carrón è intervenuto in merito alle note vicende che riguardano il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.</p>
<p><em>Caro Direttore, leggendo in questi giorni i giornali sono stato invaso da un dolore indicibile dal vedere cosa abbiamo fatto della grazia che abbiamo ricevuto. Se il movimento di Comunione e Liberazione <strong>è continuamente identificato con l’attrattiva del potere, dei soldi, di stili di vita che nulla hanno a che vedere con quello che abbiamo incontrato, qualche pretesto dobbiamo aver dato</strong>. E questo sebbene Cl sia estranea a qualunque malversazione e non abbia mai dato vita a un “sistema” di potere. Né valgono le pur legittime considerazioni sulla modalità sconcertante con cui queste notizie vengono diffuse, attraverso una violazione, ormai accettata da tutti, delle procedure e delle garanzie pur previste dalla Costituzione. </em></p>
<p><em>L’incontro con don Giussani ha significato per noi la possibilità di scoprire il cristianesimo come una realtà tanto attraente quanto desiderabile. <strong>Per questo è una grande umiliazione costatare che a volte per noi non è bastato il fascino dell’inizio per renderci liberi dalla tentazione di una riuscita puramente umana</strong>. La nostra presunzione di pensare che quel fascino iniziale bastasse da solo, senza doversi impegnare in una vera sequela di lui, ha portato a conseguenze che ci riempiono di costernazione. </em></p>
<p><em><strong>(&#8230;) Chiediamo perdono se abbiamo recato danno alla memoria di don Giussani con la nostra superficialità e mancanza di sequela</strong>. Spetterà ai giudici determinare se alcuni errori commessi da taluni costituiscano anche reati. D’altra parte, ciascuno potrà giudicare se, tra tanti sbagli, siamo riusciti a dare un qualche contributo al bene comune. </p>
<p>Quando un membro soffre, tutto il corpo soffre con lui, ci ha insegnato san Paolo. Noi, i membri di questo corpo che è Comunione e Liberazione, <strong>soffriamo con coloro che sono alla ribalta dei media, memori della nostra debolezza per non essere stati abbastanza testimoni nei loro confronti</strong>; e questo ci rende più consapevoli del bisogno che abbiamo anche noi della misericordia di Cristo. </p>
<p>Tuttavia, con la stessa lealtà con cui riconosciamo i nostri sbagli, dobbiamo anche ammettere che non possiamo strappare via dalle fibre del nostro essere l’incontro che abbiamo fatto e che ci ha plasmato per sempre.</em></p>
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		<title>Parole attuali sul dissenso</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 14:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Tornielli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici, vi ripropongo queste sempre attuali parole dell&#8217;allora cardinale Joseph Ratzinger, ancora prima di essere chiamato a Roma da Giovanni Paolo II. Le ho citate in un articolo su Vatican Insider che potete leggere qui. «Il magistero ecclesiale protegge &#8230; <a href="http://2.andreatornielli.it/?p=4035">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.andreatornielli.it/?attachment_id=4038" rel="attachment wp-att-4038"><img src="http://2.andreatornielli.it/wp-content/uploads/2012/04/cardinale-255x300.jpg" alt="" title="cardinale" width="255" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-4038" /></a>Cari amici, vi ripropongo queste sempre attuali parole dell&#8217;allora cardinale Joseph Ratzinger, ancora prima di essere chiamato a Roma da Giovanni Paolo II. <a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/chiesa-church-iglesia-vatican-vaticano-scisma-14662/">Le ho citate in un articolo su Vatican Insider che potete leggere qui</a>.</p>
<p>«Il magistero ecclesiale protegge la fede dei semplici; <strong>di coloro che non scrivono libri, che non parlano in televisione e non possono scrivere editoriali nei giornali</strong>: questo è il suo compito democratico. Esso deve dare voce a quelli che non hanno voce». </p>
<p>«Non sono i dotti – diceva in un’omelia pronunciata a Monaco nel dicembre 1979 – a determinare ciò che è vero della fede battesimale, bensì è la fede battesimale che determina ciò che c’è di valido nelle interpretazioni dotte. <strong>Non sono gli intellettuali a misurare i semplici, bensì i semplici misurano gli intellettuali</strong>. Non sono le spiegazioni intellettuali la misura della professione di fede battesimale, bensì la professione di fede battesimale, nella sua ingenua letteralità, è misura di tutta la teologia. Il battezzato, colui che sta nella fede del battesimo, non ha bisogno di essere ammaestrato. Egli ha ricevuto la verità decisiva e la porta con sé con la fede stessa&#8230;». </p>
<p>Nella stessa omelia, l’allora cardinale Ratzinger aggiungeva: «Dovrebbe essere finalmente chiaro anche che dire dell’opinione di qualcuno che essa non corrisponde alla dottrina della Chiesa cattolica <strong>non significa violare i diritti umani</strong>. Ciascuno deve avere il diritto di formarsi e di esprimere liberamente la propria opinione. La Chiesa con il Concilio Vaticano II si è dichiarata decisamente a favore di ciò e lo è ancora oggi. <strong>Ma ciò non significa che ogni opinione esterna debba essere riconosciuta come cattolica</strong>. Ciascuno deve potersi esprimere come vuole e come può davanti alla propria coscienza. La Chiesa deve poter dire ai suoi fedeli quali opinioni corrispondono alla loro fede e quali no. Questo è un suo diritto e un suo dovere, affinché il sì rimanga sì e il no no, e si preservi quella chiarezza che essa deve ai suoi fedeli e al mondo».</p>
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		<title>Ratzinger, il primo Papa intellettuale?</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 17:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Tornielli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lucetta Scaraffia, autrice di significativi saggi dedicati in particolare a importanti personalità del mondo femminile, è – com’è noto – editorialista di punta dell’Osservatore Romano, ma anche di altri importanti quotidiani nazionali (dal Messaggero al Sole 24 Ore). Proprio sul &#8230; <a href="http://2.andreatornielli.it/?p=4025">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.andreatornielli.it/?attachment_id=4029" rel="attachment wp-att-4029"><img src="http://2.andreatornielli.it/wp-content/uploads/2012/04/papa-172-300x220.jpg" alt="" title="papa 172" width="300" height="220" class="alignleft size-medium wp-image-4029" /></a><strong></strong><strong>Lucetta Scaraffia</strong>, autrice di significativi saggi dedicati in particolare a importanti personalità del mondo femminile, è – com’è noto – editorialista di punta dell’<em>Osservatore Romano</em>, ma anche di altri importanti quotidiani nazionali (dal <em>Messaggero</em> al <em>Sole 24 Ore</em>). Proprio sul giornale economico-finanziario, che vanta tra le sue firme a cadenza settimanale i cardinali <strong>Ravasi</strong> e <strong>Scola</strong>, e il vescovo-teologo <strong>Bruno Forte</strong>, compare oggi lo stralcio di un saggio firmato dalla storica, che viene pubblicato nel libro <strong><em>Joseph Ratzinger. Teologo e pontefice</em></strong>. Il volume sarà regalato martedì 24 aprile dal <em>Sole 24 Ore </em>e dall’<em>Osservatore Romano </em>ai propri lettori: contiene, oltre al già citato scritto, il dialogo tra <strong>Armando Massarenti e Giuliano Ferrara </strong>sulla laicità, e una preziosa <strong>cronologia di Papa Ratzinger </strong>del direttore del quotidiano vaticano, <strong></strong><strong>Giovanni Maria Vian</strong>.</p>
<p>Nello stralcio riprodotto oggi sul <em>Sole</em>, ho ritrovato parole pubblicate da Lucetta Scaraffia un anno e mezzo fa, in un volumetto edito dalla <strong>Libreria Editrice Vaticana </strong>come introduzione all’opera omnia di Joseph Ratzinger. Non avendo tra le mani il libro in distribuzione martedì, non sono in grado di dire se si tratti dello stesso saggio o se vi siano soltanto alcune parti simili. Vorrei però soffermarmi sulle parole che mi colpirono molto già quando le lessi la prima volta, e che ora ho ritrovato tali e quali nello stralcio pubblicato ieri dal <em>Sole 24 Ore</em>. Eccole:</p>
<p><em>«La pubblicazione dell’opera omnia di Benedetto XVI – attualmente in corso – costituisce quindi un&#8217;operazione di grande importanza sul piano culturale, e non solo su quello religioso; anche perché mette in evidenza un carattere particolare del papa attuale, quello cioè <strong>di essere un intellettuale di grande profondità, vera e propria eccezione fra quanti in genere sono ascesi al soglio pontificio</strong>».</em></p>
<p>Sorprende, in effetti, non tanto che si definisca Papa Ratzinger «un intellettuale di grande profondità», quanto piuttosto che si dica che questa profondità intellettuale è una «vera e propria eccezione» tra quanti «in genere» sono stati eletti successori di Pietro. Per esaltare – giustamente, anche se forse un tantino agiograficamente – le grandi qualità del Pontefice regnante, <strong>si corre il rischio di far passare i suoi predecessori per persone intellettualmente mediocri</strong>. </p>
<p>Non era questa, si può star certi, l’intenzione di Lucetta Scaraffia: la storica aiuta quotidianamente molti a leggere senza gli occhiali del pregiudizio la ricchezza del magistero ratzingeriano, e si è tenuta sempre alla larga dal fare confronti. Certo è però che, anche fermandoci agli ultimi settant’anni di storia della Chiesa, riesce davvero difficile non riconoscere la <strong>«profondità intellettuale» </strong>di Papi quali <strong>Giovanni Paolo II, Paolo VI, o Pio XII</strong>. Tanto per fare tre nomi, e tutti molto vicini a noi.</p>
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		<title>Don Giacomo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 07:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Tornielli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.andreatornielli.it/?attachment_id=4012" rel="attachment wp-att-4012"><img src="http://2.andreatornielli.it/wp-content/uploads/2012/04/donGiacomo.jpg" alt="" title="donGiacomo" width="300" height="286" class="alignleft size-full wp-image-4012" /></a>E&#8217; morto ieri sera <strong>don Giacomo Tantardini</strong>, il prete &#8211; nato a Barzio, in Valsassina, ma naturalizzato romano &#8211; che è stato l&#8217;anima del mensile <em>30Giorni</em>. L&#8217;ho conosciuto da vicino nel 1992, quando improvvisamente e inaspettatamente lasciai Padova, dove pensavo sarei vissuto, per trasferirmi a Roma entrando a far parte della redazione di <em>30Giorni</em>. Se quegli anni sono stati i più belli della mia vita, è stato per l&#8217;incontro con lui e con gli amici che stavano con lui. A Bergamo, il 15 marzo 2010, durante una meditazione sulla Passione, don Giacomo aveva detto:</p>
<p><em>La passione di Gesù non è un eroismo. E’ il bambino che, abbandonato, si abbandona per una pienezza di amore che gli si è riversata nel cuore. E’ il bambino che vive tutta l’esperienza del dolore umano abbandonandosi nelle braccia del Padre per una pienezza di predilezione che gli è infusa nel cuore[…] Non so se sono riuscito a esprimere la commozione nel guardare così Gesù crocifisso. Nel guardare Gesù che dice “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” e che nello stesso tempo, si abbandona nella braccia del Padre. Si abbandona per una pienezza di carità che il Padre gli dona. Così anche la sua ubbidienza, che ci ha salvati, è innanzitutto grazia, è predilezione del Padre per il Figlio prediletto.</em></p>
<p>L&#8217;immagine più viva che conservo di lui è quel suo sguardo di bambino abbandonato nelle braccia di Gesù.</p>
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		<title>Spagna e crisi: quei segni della Chiesa</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 05:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Tornielli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi morde, e la Chiesa moltiplica gli aiuti. È un segnale importante quello che arriva da Segovia, diocesi piccola e piuttosto povera della regione di Castilla-León: alla messa crismale celebrata il 2 aprile il vescovo Ángel Rubio Castro ha &#8230; <a href="http://2.andreatornielli.it/?p=3999">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.andreatornielli.it/?attachment_id=4003" rel="attachment wp-att-4003"><img src="http://2.andreatornielli.it/wp-content/uploads/2012/04/fotonoticia_20120402190632_500-300x225.jpg" alt="" title="fotonoticia_20120402190632_500" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-4003" /></a>La crisi morde, e la Chiesa moltiplica gli aiuti. È un segnale importante quello che arriva da Segovia, diocesi piccola e piuttosto povera della regione di Castilla-León: alla messa crismale celebrata il 2 aprile<strong> il vescovo Ángel Rubio Castro <a href="http://www.caritas.es/santander/noticias_tags_noticiaInfo.aspx?Id=5644">ha chiesto ai suoi sacerdoti di donare per un anno</a>, insieme al vescovo, almeno il dieci per cento del loro stipendio mensile al fondo di solidarietà della Caritas </strong>che sostiene persone bisognose colpite dalla crisi, visto l’aumento delle richieste di aiuto per generi alimentari.</p>
<p>Anche in passato in occasione della Settimana Santa monsignor Rubio Castro aveva proposto questo gesto di solidarietà al suo clero, ma una tantum. Quest’anno, a motivo della crisi economica, che in Spagna si sta aggravando ogni giorno di più, il vescovo ha chiesto ai suoi preti di ripeterlo ogni mese. <strong>Tutti hanno aderito alla richiesta del vescovo e sono stati raccolti circa diecimila euro.</strong> E ora il «modello Segovia» potrebbe essere esportato in altre diocesi spagnole. «Dobbiamo essere austeri e generosi per poter condividere di più» ha detto il prelato ai sacerdoti. La Caritas diocesana di Segovia ha sostenuto nel primo trimestre del 2012 circa 500 famiglie che hanno chiesto aiuto.</p>
<p>In un momento drammatico qual è quello che stiamo vivendo, <strong>la notizia che arriva da Segovia è doppiamente significativo: arriva da una diocesi piccola e povera, ed è un segno ulteriore di condivisione </strong>che sta a indicare la volontà da parte del clero di essere ancora più vicino a quella parte della popolazione che più soffre le conseguenze della difficile congiuntura economica. </p>
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		<title>Fellay ha detto sì</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 22:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Tornielli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici, su Vatican Insider potete leggere la notizia dell&#8217;arrivo dell&#8217;attesa risposta di Fellay: secondo le indiscrezioni che ho raccolto, la risposta sarebbe positiva. Il superiore della Fraternità San Pio X avrebbe dunque firmato il testo del preambolo dottrinale preparato &#8230; <a href="http://2.andreatornielli.it/?p=3989">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.andreatornielli.it/?attachment_id=3991" rel="attachment wp-att-3991"><img src="http://2.andreatornielli.it/wp-content/uploads/2012/04/imagesCAQKKQ89.jpg" alt="" title="imagesCAQKKQ89" width="270" height="186" class="alignleft size-full wp-image-3991" /></a>Cari amici, <a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/lefebvriani-lefebvrians-lefebvrianos-14410/">su <em><strong>Vatican Insider </strong></em>potete leggere la notizia dell&#8217;arrivo dell&#8217;attesa risposta di Fellay</a>: secondo le indiscrezioni che ho raccolto, la risposta sarebbe positiva. Il superiore della Fraternità San Pio X avrebbe dunque firmato il testo del preambolo dottrinale preparato dalle autorità vaticane e consegnato allo stesso vescovo Fellay lo scorso settembre. Da quanto si apprende, il superiore dei lefebvriani avrebbe spedito a Roma un preambolo firmato contenente alcune piccole modifiche nel testo. Modifiche che non sarebbero sostanziali.</p>
<p><em>The response of Fellay has arrived in the Vatican and it is positive: the superior of the Society of Saint Pius X would have signed the doctrinal preamble that the Holy See had proposed last September as a condition to reach full communion and canonical regularization. The text of the preamble sent by Fellay proposed some non-substantial modifications regarding the version delivered by the Vatican authorities.</em></p>
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