Treviso, no alla messa una tantum. Il Papa è un optional…

Le resistenze al motu proprio Summorum Pontificum, con il quale nel 2007 Benedetto XVI volle liberalizzare la messa antica, concedendo ai parroci di celebrarla in presenza di un gruppo stabile di fedeli, senza il bisogno di una speciale autorizzazione del vescovo, raggiungono livelli di guardia. L’ultimo caso è accaduto in quel di Vetrego, paese vicino a Mirano in provincia di Venezia ma in diocesi di Treviso. Qui, con l’accordo del parroco e del consiglio parrocchiale, che non è affatto composto da tradizionalisti, era stato stabilito di celebrare il 1° maggio – domenica in Albis e festa della Divina Misericordia – una messa antica (solo per una volta, solo in quella speciale occasione), per festeggiare il sessantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale e il quarantesimo anniversario di permanenza dello stesso parroco, don Pietro Mozzato. Che avrebbe dunque rivissuto la messa della sua ordinazione sacerdotale. Nessuna nostalgia borbonica, nessun inno al Papa re (sentimenti peraltro difficilmente riscontrabili in Veneto, che non fece mai parte dello Stato Pontificio), nessuna finalità “politica”, nessuna polemica contro il Concilio Vaticano II… Solo una messa secondo il rito antico, con il messale del 1962, quello promulgato dal beato Giovanni XXIII, quello liberalizzato dal suo successore Papa Ratzinger.

A celebrare la messa in onore di don Pietro sarebbe stato padre Konrad Zu Loewenstein, della Fraternità San Pietro, cappellano di San Simon Piccolo a Venezia, che celebra more antiquo nel capoluogo lagunare in accordo con il cardinale patriarca Angelo Scola. I manifestini per invitare i fedeli erano già pronti. Ma… il parroco di un paese vicino, Spinea, vedendoli, ha pensato bene di dire al collega di Vetrego che quell’iniziativa avrebbe urtato la curia di Treviso. Così, nonostante la decisione presa in accordo con il consiglio pastorale (quando serve, s’invoca sempre l’importanza di questi organismi, quando non serve la si dimentica; quando fa comodo i laici e le loro inziative scompaiono, in barba allo stesso Concilio) e nonostante si ricadesse in tutto e per tutto nelle facoltà concesse da un motu proprio papale che è legge universale nella Chiesa, il parroco di Vetrego è stato vivamente sconsigliato di procedere. E’ stato infatti avvertito il vicario generale del vescovo Gianfranco Agostino Gardin, monsignor Giuseppe Rizzo, il quale ha fatto sapere (per interposto sacerdote) che la curia era contraria e la messa non s’aveva da fare.

Così don Pietro, che avrebbe potuto tranquillamente procedere come previsto e annunciato, si è sentito sotto pressione e ha pensato di annullare tutto, in barba ai manifesti già stampati e alle norme sancite dal Pontefice. I fedeli di Vetrego che avevano sostenuto l’iniziativa – ricordiamolo, celebrazione straordinaria una tantum per un giubileo sacerdotale della messa liberalizzata da Benedetto XVI – hanno provato invano a contattare vicario e vescovo, che, come spesso purtroppo accade in questi casi, han pensato bene di non rispondere. Sui laici faranno molte omelie, convegni, progetti pastorali. Ma non si sentono in dovere di dar loro risposte, perché facendolo dovrebbero spiegare in base a che cosa proibiscono ciò il Papa ha liberalizzato.

Qualcosa del genere era già accaduto nei mesi scorsi a Mirano, sempre in diocesi di Treviso. Inutile dire che questo zelo e questa volontà di stabilire norme ad personam viene applicato a senso unico, in un’unica direzione. Fingendo di non vedere ciò che accade in tante altre parrocchie (mi riferisco a certe liturgie, per così dire, ”disinvolte”, di cui non mancano esempi).

Chi segue questo blog sa come negli ultimi mesi il sottoscritto sia stato piuttosto severo nei suoi giudizi verso certi atteggiamenti del mondo tradizionalista. Ma ciò che sta accadendo, con pastori che pretendono di far valere la loro autorità al di sopra di quella del Papa, dimenticando le leggi della Chiesa e non degnando neppure di una risposta i fedeli laici “colpevoli” di aver proposto per una volta soltanto la celebrazione della messa antica, è davvero grave. La diocesi di Treviso, che ha dato i natali a san Pio X, non risulta – almeno per il momento – dispensata dalla comunione con il vescovo di Roma, né risulta seguire il rito ambrosiano o mozarabico. Celebra il rito romano. E dal 2007 di quel rito romano, accanto alla forma ordinaria, esiste, pienamente legittima e legittimata, la forma straordinaria. Anche nella curia trevigiana dovrebbero farsene una ragione.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

120 risposte a Treviso, no alla messa una tantum. Il Papa è un optional…

  1. Jacu scrive:

    La cosa assai sorprendente è che l´arcivescovo Gardin (dalla voce di wikipedia):
    “il 10 luglio 2006 viene nominato arcivescovo titolare di Cissa e segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica”; “Il 18 dicembre 2009 viene nominato arcivescovo, titolo personale, di Treviso; prende possesso canonico della diocesi il 7 febbraio 2010 nella Cattedrale di Treviso, alla presenza dei cardinali Angelo Scola”.
    Quindi è stato Benedetto XVI a nominarlo sia segretario in congregazione che arcivescovo, io non dico che debba nominare solo suoi fedelissimi, ma neppure in posizioni così importanti persone che vanno apertamente contro lui e contro il suo magistero. Poi ci lamentiamo che in Vaticano le cose vanno come vanno…

  2. Luisa scrive:

    Ringrazio Andrea per aver riportato questa notizia veramente desolante ma, purtroppo, non sorprendente, e di averlo fatto in modo fermo e chiaro.
    A comprova che le pressioni che subiscono molti sacerdoti e parroci non sono fantasie partorite da tradizionalisti mai contenti e brontoloni.
    Qui l`iniziativa era già quasi a buon porto, in altri luoghi è sul nascere che chi desidera l`applicazione del SP deve confrontarsi con l`ostilità dei pastori e iniziare un lungo percorso, se ne ha il coraggio e la pazienza, fatto, quando le porte finalmente si aprono, di trattative che purtroppo talvolta son così logoranti che può succedere che il gruppo si dissolva, ma che possono anche portare ad un “accordo” su quello che è un diritto concesso dal Papa.
    Sì, l`opposizione al SP, e dunque ad un documento del Papa, esiste ed è anche organizzata, spero di tutto cuore che il decreto di applicazione del SP, che stiamo aspettando, metta un pò d`ordine e faciliti la vita dei fedeli.

  3. Andrea scrive:

    speriamo che l’Istruzione esca presto. Anche se dubito che possa cambiare la testa ed il cuore di certi pastori.

  4. Donda scrive:

    Dalle mie parti, Liguria, si dice che il pesce puzza dalla testa. Se un vescovo disobbedisce così al papa che non si lamenti se poi i suoi preti disobbediscono. Io sono prete da oltre venti anni, certo non sono un fan della Messa Antica Romana, ma mi hanno insegnato roma locuta causa finita. E invece si fa e si disfa come si vuole e allora la disciplina se ne va… e di più non dico per carità di patria.

  5. fra Cristoforo scrive:

    E i Vescovi santi… ritornano a Dio: vedi il Cardinale Saldarini, grande promotore a Torino della Messa more antiquo in tempi non facili… mi pare però che anche in questi giorni questo santo Vescovo sia stato dimenticato anche dai blogg tradizionalisti e dai vaticanisti… peccato!

    • Cherubino scrive:

      il card. Saldarini merita certamente un ricordo particolare. Vorrei però far notare a fra Cristoforo che Saldarini ha celebrato per decenni in rito ordinario senza alcun problema e non mi risulta che abbia mai espresso critiche verso il Novus Ordo (correttamente celebrato).

  6. Claudia scrive:

    Che dire? Oggi sempre più spesso le indicazioni del Magistero sono disattese. Insubordinazioni, abusi liturgici e affini sono all’ordine del giorno. Viene una grande tristezza e sopratutto viene da chiedersi perchè molti continuano a volersi proclamare cattolici quando invece si comportano come fossero in una delle tante comunità nate dalla Riforma…

  7. Carlo scrive:

    Qui chi sta sbagliando è il parrocco, don Pietro Mozzato, mi dispiace. Poteva e può fare celebrare la S. Messa in rito straordinario senza nessuna autorizzazione da parte della curia. I documenti della Santa Sede sono chiari e nessuno lo può punire per obbedire al Santo Padre.
    E’ vero che non sempre ci sono vescovi credenti e cattolici, ma parimenti non sempre ci sono sacerdoti all’altezza del loro compito.

  8. Victor scrive:

    Questa volta l’articolo di Tornielli è ineccepibile e centra il focus del problema: la assurda resistenza dei vescovi (e di molti sacerdoti) alla volontà del Papa ed alle esigenze dei fedeli che vanno rispettate anche se si tratta di una minoranza.
    Le ragioni addotte di solito mostrano preconcetti e ignoranza sull’Antica liturgia, che non è un fatto ‘estetico’ o sbandierabile come segno di appartenenza, ma ha un valore ontologico ineguagliabile nell’integrità e nella sacralità del Rito, Actio di Cristo consegnata a noi fino alla fine dei tempi, la cui struttura ci è pervenuta sostanzialmente intatta dal IV secolo e, ancora prima, dal Sacramentario Gelasiano, che lo stesso Papa Damaso non volle toccare, aggiornando unicamente i testi delle letture con quelli della Vulgata di Gerolamo

  9. FraGalattiko scrive:

    ..io onestamente non riesco a capire se questo “ostruzionismo” sia più ideologico che altro.. in fondo, che la Santa Messa sia celebrata in latino piuttosto che in tedesco o inglese o russo ecc o in italiano che differenza dovrebbe fare?? L’Eucaristia che il sacerdote celebra non è la stessa?

    Io ho avuto occasione di ascoltare una celebrazione delle Palme (non mi ricordo in che anno però, 4 anni fa forse) presieduta da Mons.Bagnasco completamente in latino e devo dire che non è stata per niente male, anzi :)

    • Victor scrive:

      si trattava del Novus Ordo, il cui testo originale resta in latino, non era il Rito Gregoriano, che è quello -non Riformato- che Benedetto XVI ha affermato non esser “mai stato abrogato” sdoganandolo dal pluridecennale letargo e facendone oggetto del Motu Proprio Summorum Pontificum, al quale non obbedisce il vescovo (purtroppo in grandissima compagnia) di cui si parla nell’articolo.

  10. ivan melis scrive:

    Concordo con quanto da lei espresso nel suo articolo. molto spesso, all’interno della Chiesa, prese di posizioni di pochi si sovrappongono alle direttive del Santo Padre creando sconcerto tra i fedeli.
    Piuttosto, seguendo un dibattito in TV in cui lei era presente, ho appreso del suo passaggio alla Stampa.
    dunque non sarà più il Vaticanista del Giornale?
    cordiali saluti.
    Ivan Melis

  11. Pulivs scrive:

    Sono testimone dei fatti che Tornielli racconta. Devo dire che la ricostruzione è ineccepibile. E il fatto è scandaloso. Questi vescovi “democratici” e “progressisti” per l’ennesima volta dimostrano un’acerrima intolleranza. Verso la Tradizione, certo, ma anche verso i laici: ma non si era detto che “il” Concilio (Vaticano II) aveva aperto le porte ai laici????

  12. Pulvis scrive:

    Sono testimone dei fatti che Tornielli racconta. Devo dire che la ricostruzione è ineccepibile. E il fatto è scandaloso. Questi vescovi “democratici” e “progressisti” per l’ennesima volta dimostrano un’acerrima intolleranza. Verso la Tradizione, certo, ma anche verso i laici: ma non si era detto che “il” Concilio (Vaticano II) aveva aperto le porte ai laici????

  13. Sal scrive:

    La questione riporta ai “riti” chi lo vuole cotto, chi lo preferisce crudo. Ma questa volta non è questione di gusti quanto di convenienze e si sa, quando ciascuno fa prevalere la sua, in tempi di vacche magre, volano gli stracci.

    Può essere condivisa l’idea che per onorare Dio si debba litigare, per sapere qual’è il modo più conveniente ? Davide per es. lo faceva “ballando” e fu criticato d sua moglie perchè riteneva che si rendesse ridicolo e che fu punita. (2Samuele 6.14)

    Ma la questione riconduce ancora una volta alla “vera” religione. E la domanda diventa : “La vera religione dell’armonia può assimilare i “fratelli coltelli” a imitazione di Caino e Abele ? Tutto sta a capire chi è l’uno o l’altro… potrebbero anche essere che siano due Caini ?

    • Jacu scrive:

      Sal,
      qui non si tratta di quale rito si più giusto o bello dell´altro: si tratta di disobbedienza e di un vescovo che ritiene che la sua legge sia superiore a quella del Papa, il che non è possibile.

      • Sal scrive:

        Rispondo volentieri al forumista Jacu e gli ricordo ciò che lo Spirito suggerisce in tema di ubbidienza.

        (Proverbi 6.6-9) “ Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura. Fino a quando, pigro, continuerai a giacere? Quando ti leverai dal tuo sonno?

        Vedi caro Jacu, per combattere le guerre di Dio, non c’è bisogno di avere un esercito ordinato, disciplinato e ubbidiente, perchè ciascuna formica sa cosa e come fare per rallegrare il proprio Padrone. – Per questo Gesù disse che essendo tutti fratelli non c’erano capi, e che il più grande sarebbe stato ministro di tutti.

        Secondo te, che senso ha lavare i piedi e poi obbligarli ad andare dove non vogliono andare, come camminare, cosa dire e cosa fare ?

        Per questo il sacerdozio non ha successori e non ha riti, affinchè tutti siano liberi di servire il proprio Padrone con gioia e trasporto, non come un dovere imposto. Gli schiavi sono costretti a seguire le direttive, coloro che sono liberi fanno ciò che più li appaga provando molta gioia.

      • Sal scrive:

        Credo che il vescovo non abia tutti i torti. Anzi mi sa proprio che ha ragione.

        • Jacu scrive:

          Sal,
          ma di che cosa stai parlando? vaneggi? i preti, vescovi ecc. fanno voto di obbedienza.

          Taci che è meglio!

          • Sal scrive:

            Caro Jacu, noto una certa irritazione, e mi spiace perché quando mi vengono rivolte le parole che lei scrive: ” Taci che è meglio !” mi viene in mente il vangelo dove dice : ” Ma egli rispondendo disse: “Vi dico: Se questi tacessero, le pietre griderebbero”. ( Luca 19.40) -

            Immagino che a lei non farebbe piacere sentire le pietre parlare vero ?
            Perché, in tema di voto di ubbidienza, le ricorderebbero che il Vangelo ordina: “smettete di divenire schiavi degli uomini. ” ( 1Corinti 7.23) e “non vi fate porre di nuovo sotto un giogo di schiavitù.” ( Galati 5.1)

            Poiché lei è un difensore del Vangelo come mai “si rivolge di nuovo alle deboli e meschine cose elementari e vuole nuovamente essere loro schiavo?” ( Galati 4.9)

            Non è forse scritto : ” Non vi rendete come il cavallo o il mulo senza intendimento,
            La cui vivacità si deve frenare perfino con morso o cavezza”
            ( Salmi 32.9)

            Caro Jacu, l’ubbidienza va data solo a Dio, solo a Jehovah, non lo sapeva ?

  14. Simon de Cyrène scrive:

    E’ assolutamente lamentevole quel che è successo in diocesi di Treviso: purtroppo è qualcosa che accade in molte diocesi e c’è, in effetti, da chiedersi se non ci sia un “nework” di vescovi che si accordano tra di loro per non applicare il S.P. malgrado la legislazione universale promulgata dal Santo Padre quattro anni fa.
    Purtroppo il problema è essenzialmente ideologico, l’ideologia essendo per definizione il peccato il più crudo del pensiero intelligente: questi vescovi percepiscono in modo erroneo e sbagliato la forma straordinaria come una sconfessione della forma ordinaria e come una disapprovazione del S.S.Concilio Vaticano II.
    Ora non c’è assolutamente niente in questa forma dell’unico Rito latino che possa esprimere tale contraddizione come lo mostra, da un punto di vista pratico, la sua adozione non solo da parte degli Istituti Ecclesia Dei ma anche da congregazioni come i Francescani dell’Immacolata e da un punto di vista Magisteriale la promulgazione dello stesso motu proprio S.P. e dei documenti ad esso annesso.
    Se questi vescovi non sono capaci di uscire dalla loro rachitica visione ideologica che scambiano presuntuosamente per virtù di religione, il primo passo tocca però a chi ama la forma straordinaria alfin di fare di tutto per differenziare vigorosamente l’amore verso la forma straordinaria dalla critica sterilissima che certi sottogruppi molto vocali, anzi troppo vocali, i quali fanno della santa messa gregoriana il vessillo della ribellione contro i Successori legittimi degli Apostoli, contro i Sommi Pontefici di Roma, Vicari del Cristo ed il loro Magistero che si esprime in modo autentico in quanto Chiesa Docente.
    E’ più tempo di marcare la distanza e di separarsi definitivamente da questi questi gruppetti scismatoidi alfine di proteggere la rapida accettazione della forma straordinaria nel modo il più largo possibile secondo l’intenzione di S.S. Benedetto XVI
    In Pace

  15. Davide scrive:

    Caro Tornielli e cari Amici,

    siamo sicuri che in questo caso sussistessero le condizioni previste dal Motu proprio di Benedetto XVI “Summorum Pontificum”?
    Mi riferisco in particolare a:

    Art. 5. § 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta la Chiesa.

    Cordialmente
    Davide

    • Jacu scrive:

      Davide,
      hai letto l´articolo? Il prete era d´accordo, il consiglio parrocchiale era d´accordo, la messa era una tantum.
      Spiegami dove si troverebbe la turbativa?
      Spiegami come mai l´arcivescovo non risponde ai fedeli?
      Sarebbe ora che il Papa si mettesse a mettere ordine e a far capire che è lui il Papa!

    • Jacu scrive:

      inoltre a me sembra che l´unità della Chiesa la stia mettendo in pericolo proprio la curia trevigiana, la quale ritiene di non essere vincolata dalla legge universale della Chiesa che risiede nella Sede Apostolica, cioè il Papa.

  16. GIUSEPPE scrive:

    Arrivati a questo punto, credo sarebbe opportuno che la Curia Vescovile di Treviso faccia sapere a tutti i motivi del diniego.
    Lo farà?

  17. admin scrive:

    Devo una risposta a Davide: la citazione che lei fa del Summorum Pontificum fa riferimento a un gruppo stabile di fedeli per concedere regolarmente la messa secondo l’antico rito, vale a dire ogni domenica. Qui non c’era bisogno né di gruppi stabili (a parte che la decisione comune del parroco e del consiglio pastorale qualcosa dovrebbe valere) perché ci troviamo di fronte a una celebrazione straordinaria, una tantum, per un giubileo sacerdotale. In questo caso non servivano gruppi stabili di fedeli. E ancor di più non servivano placet…

  18. Alessandro Veniero scrive:

    Mi pare che Davide non abbia letto bene il Motu Proprio:

    Art. 2. Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino , sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l’uno o l’altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario .

    Questo l’art 2. Poichè l’obiezione sarà “ma questa Messa sarebbe stata col popolo!” ecco l’articolo 4:

    Art. 4. Alle celebrazioni della Santa Messa di cui sopra all’art. 2, possono essere ammessi – osservate le norme del diritto – anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volontà.

    Ora, qui c’era stata une deliberazione del CONSIGLIO PARROCCHIALE, più democratico di così si muore, ed erano stati stampati volantini per INVITARE i fedeli che volessero assistere, perciò chi si preparava ad assistere lo faceva certamente di sua “spontanea volontà” a meno di sostenere che il parroco ha precettato i parrocchiani e avesse i mezzi per andarli a stanare in casa uno ad uno.

    Anche senza istruzione, è un vero scandalo. Ed è difficile pensare che non si tratti di malanimo intenzionalmente volto a spingere i fedeli legati alla liturgia antica verso i gruppi più settari a forza di ingiustizie.

  19. antonellalignani scrive:

    Leggo nel sito “Messa in latino” che a Treviso c’è una chiesa in cui si celebra una messa in forma straordinaria (sia pure solo una volta al mese). Consiglio i fedeli “pro bono pacis” a fare la celebrazione in questa chiesa. Data la mia età, pur non essendo “talebana” in questo settore, ho nostalgia del passato. Inoltre, come sapete, le “mie” suore fanno celebrare sempre secondo la forma straordinaria. In quanto alle resistenze dei vescovi, penso che siano motivate dalle resistenze dei fedeli. Infatti oggi giorno (nella Chiesa come in ambienti laici) dichiarare interessi per il latino provoca una immediata e laica scomunica. Poi però tutti chiedono traduzioni e lezioni … a titolo di volontariato!

  20. Esprimo la mia solidarietà e vicinanza al parroco don Pietro Mozzato e a tutta la comunità parrocchiale.

    Esprimo tutto il mio biasimo nei confronti di chi non ha permesso la celebrazione.
    Le leggi della Chiesa DEVONO ESSERE R I S P E T T A T E, è un Imperativo Categorico .
    Così come deve essere rispettato un parroco ed i suoi fedeli che hanno deciso per una celebrazione secondo la Forma Extra-Ordinaria del Rito Romano, per festeggiare un importantissimo anniversario di Ordinazione Sacerdotale.
    Mi auguro che la commissione competente presso il vaticano, veda ma soprattutto PROVVEDA!

  21. Lorenzo scrive:

    Ho appena scritto una mail all’indirizzo della segreteria del Vescovo, riportato sul sito della diocesi di Treviso (vescovo.segreteria@diocesitv.it), esprimendo preoccupazione e chiedendo se possibile una smentita.
    Forse sarebbe opportuno che il segretario del Vescovo ricevesse altri messaggi di questo tenore, per far capire a chi è abituato ad agire nella segretezza delle curie e senza confronto con l’esterno che grazie ad Internet questi atti non possono più passare inosservati e vengono conosciuti subito anche a grande distanza, oltre che in Vaticano (dove i blog si leggono eccome).
    Mi piacerebbe vedere con che faccia S.E. Gardin si presenterà di fronte al Papa tra pochi giorni…

  22. Desolato scrive:

    Scrivete tutti in massa alla diocesi di Treviso!!!!!!!!!!!!!!!!!
    La cosa più grave è che un pastore del gregge(il vescovo) non permetta ai fedeli di godere degli innumerevoli benefici della Santa Messa di sempre.
    Le priorità evidentemente sono altre!!!

    Dopo Mirano anche Vetrego, avanti così….
    Tanto, finchè nessuno dice niente, questi personaggi padroneggiano come dei boss!
    Ricordiamoci e raccomandiamoci nel pregare per questi uomini di chiesa !!

  23. antonellalignani scrive:

    Anch’io ho scritto al vescovo di Treviso. Ma insomma, tante belle cose, come il “Veni Creator” e il “Tantum ergo” non dovrebbero essere dimenticate. Possibile che oggi, quando ci sono tante possibilità, nessuno si sforzi a capire ancora un po’ di “latinorum”? Magari parlano papuaso …

    • Desolato scrive:

      Non si tratta ( solo) dei canti in latino!!
      A tal proposito infatti era stata proposta una messa NO con canti in latino!!

      Invito declinato!

  24. pedro pablo scrive:

    Anch’io ho scritto esprimendo la speranza o che il vescovo smentisca in modo inequivoco quanto riportato, o che da Roma si comincino ad adottare misure esemplari. La Chiesa cattolica è fatta di Fede e di disciplina. Sono sicuro che basterebbe applicare per una sola volta una sana misura sanzionatoria nei confronti di un vescovo irrispettoso verso la parola del Papa e come per incanto molti suoi confratelli ricorderebbero il voto di ubbidienza a suo tempo formulato.
    Pedro Pablo

  25. Marco N. scrive:

    Malgrado tutto, qui si continua ancora con la becera contrappisizione tra tradizionalisti e ” altri …isti”, dando ora una bottarella al cerchio ora uno spintone alla botte….

    Inutile dire, caro Tornielli, che ormai non sorprende più nulla…..salvo una cosetta marginale: perchè, anzichè usare i soliti aggettivi connotanto gli amanti o merno della Tradizione, non si chiamano con il loro nome questi preti e questi personaggini di curie diocesane che in modo del tutto disinvolto e maligno trasgrediscono non solo le disposizioni del Papa, ma addirittura la lex orandi?
    Sono semplicemente degli APOSTATI che sul seminare veleni tra il popolo di Dio costruiscono le loro misere fortune carrieristiche.
    Nulla di più.

  26. antonellalignani scrive:

    Oggi giorno, non si tiene più conto di quello che il Concilio ha detto dell’uso del latino:
    http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html
    Inoltre tutti si meravigliano, quando si dice che al Concilio Vaticano II si parlava esclusivamente in latino. Qualcuno dice: “Parlavano in latino, quindi non si capivano … “. Mentre è evidente che si capivano benessimo. Che dire? Petrarca scrisse un’operra intitolata “De sui ipsius et multorum ignorantia”.

  27. Alessandro scrive:

    Bravo Tornielli,
    fa bene a denunciare questi gesti, che denotano mancanza di carità verso i fedeli e disobbedienza alla legge della Chiesa.
    Chi è mons. Rizzo per abusare del proprio potere imponendo a un sacerdote di non fare una cosa lecita e ammessa?

  28. Cherubino scrive:

    a mio parere l’accaduto dimostra semplicemente la necessità del decreto con l’Istruzione con le norme applicative del motu proprio Summorum Pontificum.
    Circa il fatto in sè, preciso innanzitutto che personalmente avrei visto senza problemi celebrare la messa per don Pietro nella forma straordinaria.
    Leggendo però le varie opinioni espresse, avanzo qualche ragionamento dubitativo, sperando che non si alzi come al solito un coro di ostracismi.

    Gli articoli coinvolti sono il 2, il 4 e il 5 comma 2. Vediamoli uno per uno.

    Artt. 2 e 4. E’ stato ricordato che il motu proprio all’art. 2 precisa come il sacerdote che celebra senza il popolo possa seguire il rito di Giovanni XXIII senza permesso dell’Ordinario o del Superiore. A tali Messe (art. 4) “possono essere ammessi – osservate le norme del diritto – anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volontà.” E’ chiaro che la partecipazione di tali fedeli è possibile finchè la Messa “sine populo” conserva tale caratteristica, quindi sia una partecipazione sporadica e motivata da rapporti di conoscenza o di parentela o di interesse speciale. Sarebbe del tutto illogico e contrario alla norma che tale possibilità si traduca in una vanificazione di fatto della regolamentazione che lo stesso motu proprio impone in caso di Messa con il popolo. Se quindi una Messa è aperta a chiunque sia di passaggio o ne abbia avuto notizia, non rientra più in questo caso.

    L’art. 5.2 considera un’altra ipotesi, quella dell’occasione particolare: “Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.” Il caso di Vetrego sembrerebbe rientrare in realtà in questa fattispecie. E io sarei favorevole a considerarlo in tal modo, tuttavia va anche notato che quelle “circostanze particolari” sono tipizzate da DUE chiare caratteristiche e non una sola, quella dell’occasionalità. Oltre a questa infatti quegli eventi hanno in comune di essere di interesse almeno diretto di un gruppo più ristretto dell’intera comunità parrocchiale, anche se si potrebbe obiettare che spiritualmente un matrimonio e un’esequie sono eventi parrocchiali. A mio parere qui la norma poteva essere più diretta e adatta a distinguere concretamente la fattispecie considerata. E’ quindi lecito, seppur discutibile, che chi ha valutato la cosa in curia, abbia ritenuto l’evento di interesse dell’intera comunità parrocchiale e quindi sottratto al disposto dell’art. 5.2, nonostante il carattere occasionale (meglio: eccezionale). E, paradossalmente, proprio il fatto che sia stato coinvolto così ampiamente il Consiglio Pastorale potrebbe avvalorare questa valutazione.
    Ciò, come dicevo all’inizio, dimostra come è auspicabile che l’Istruzione ormai prossima chiarisca ogni punto di ambiguità, in modo da evitare conflittualità che non fanno bene alla Chiesa.

  29. mauro scrive:

    Caro Cherubino

    se lei leggesse con piu’ attenzione l’art. 5 comma 2 si renderebbe conto che il parroco permette le celebrazioni secondo il rito antico ai fedeli ed ai sacerdoti che lo richiedono.

    Noi invece ci troviamo in una diversa situazione, in cui è il parroco che decide per il rito antico a ricordo del suo 60esimo e 40esimo anniversario e non certo il consiglio parrocchiale che non è composto da tradizionalisti. Al massimo il consiglio, conosciuto il desiderio del loro parroco, vi avrà aderito in quanto il loro unico scopo era festeggiarlo, non deliberare che fosse piu’ opportuno seguire il rito attuale, secondo la loro concezione.

    Ciò vuol dire che il caso rientra nelle caratteristiche generali dell’art. 2 in cui non vi è necessità dell’autorizzazione per il rito antico sine populo.

    E poichè il Consiglio parrocchiale era in ogni caso a conoscenza di quelle due ricorrenze ed intendeva festeggiare il parroco, saputo che sarebbe stata officiata per suo desiderio da un altro sacerdote una messa con rito antico a ricordo di quei due momenti della sua vita sacerdotale, vi ha aderito spontaneamente, rispettando quanto prescrive l’art.4 in accordo all’art. 2.

    Non vi è nessuna ambiguità ma se non le sono chiari per primi i concetti base che hanno ispirato il motu proprio, poi rischia di perdersi quando va a trattare delle specificità e commette gli stessi errori della Curia.

    • Cherubino scrive:

      se lei sapesse leggere si sarebbe accorto che c’è scritto “anche … in situazioni particolari” quindi non è affatto sufficiente la sola richiesta. Certamente la esplicitazione della condizione “per exemplum” (matrimoni, esequie, pellegrinaggi) non è stata felice, però indica in modo chiaro che è necessario il criterio della particolarità, oltre quello della occasionalità, lasciando nel vago (forse di proposito, per rispettare la discrezionalità dell’Ordinario locale, al quale comunque il parroco è sottoposto).

      Inoltre la frase è sfumata, perchè usa un congiuntivo esortativo “permetta” dove il linguaggio giuridico, qualora avesse escluso la discrezionalità dell’autorità ecclesiale, avrebbe usato un imperativo o un “deve”. Ciò è proprio dovuto all’intenzione del papa di non operare un cambiamento del vigente codice canonico il quale prevede la giurisdizione del Vescovo e quindi il discernimento nel caso concreto (come vuole anche il principio di equità canonica).
      In ogni caso, anche volendo leggere quel “permetta” in modo più forte, resta la necessità della particolarità, che per la festa del parroco può essere legittimamente messa in dubbio.
      Con questo personalmente avrei evitato di far fare marcia indietro a quanto era ormai stato approntato.

  30. Il mio canto libero scrive:

    Che dispiacere questa storia! Poveri noi, la modernità sta intaccando anche la chiesa fin’ora fedele ai suoi principi, da Pietro fino ai giorni nostri. Ci deve essere rinnovamento, per carità, ma non si deve cadere nella tentazione di rinnegare la nostra storia e le nostre radici, filo conduttore della nostra vita. Modernità non è sinonimo di mondanità, ricordiamolo sempre. Capita ormai anche nella mia parrocchia che per parlare con il sacerdote si debba chiamare al campanello la perpetua, che avvisa l’incaricato che ti chiede cosa vuoi e al limite ti fissa un appuntamento per la settimana prossima per avere un colloquio. Questo è solo un piccolo esempio di come NON dovrebbe essere la vita sacerdotale. L’epilogo si è avuto con l’ormai storia di Vetrego dove Vescovo e Sacerdoti, contravvenendo al Motu Proprio del Santo Padre hanno scritto una brutta pagina di storia, mettendo alla luce il loro “essere uomini” piuttosto che buoni pastori.

  31. ritaroma scrive:

    dr Tornielli, scusi l’ardire, ma questo benedetto consiglio pastorale di Treviso non sa andare su you tube e raccontare tutto alla Diocesi di Roma, al Papa? Lei e altri mi direte che il Papa non sarà messo al corrente, ma un bel baccano sicuramente verrà fatto! Eh perbacco, come si dice a Roma, quanno ce vò ce vò!
    La Madonna ci dice continuamente…pregate per i sacerdoti, pregate… noi preghiamo ma a qualcuno un bel solletico sotto ai piedi non gli farebbe mica tanto male…!

    • Sal scrive:

      M allora non serve pregare, ci vuole altro e non è d’accordo con quelle preghiere. No ?

  32. Dante scrive:

    Bene ha fatto l’ arcivescovo di Treviso a vietare la messa antica. Non è una rappresntazione teatrale e deve essere celebrata se c’è un gruppo stabile che lo richiede…

    • Dante scrive:

      Ma non vi vergognate voi cattoliconi? Vi scannate anche su come celebrare la divina eucarestia? Che schifo che pena!

      • john coltrane scrive:

        Scusi, lei da che pulpito parla, visto che lancia strali sui “cattoliconi”?
        Poichè è inorridito dalle discussioni sulla Divina Eucarestìa, ci comunichi almeno quale è il suo pensiero su di Essa-
        Disprezza i Cattolici e parla con rispetto dell’Eucarestìa.
        Allora?
        Ci illumini, Maestro.

  33. Venet scrive:

    Questo episodio, piccolo ma significativo, dimostra la deriva “episcopaliana” del moderno cattolicesimo. Contribuiscono a questo fenomeno anche le cosiddette “leggi imperfette”. Esempio: il Papa promulga un motu proprio in cui si dice: bisogna fare questo. Ma non è prevista nessuna pena per chi non lo fa… Faccio una legge: nons i può rubare. Poi se uno ruba che gli si fa? Niente.

    • Cherubino scrive:

      un altro esperto… le “pene” sono quelle previste dal Codice canonico, se lo legga che le trova. Deriva “episcopaliana” poi è del tutto infondato. Oltre ad essere squalificante verso il papa stesso che fanno apparire come un inetto incapace di gestire l’autorità.
      Sarebbe forse più corretto ammettere che il papa non ritiene così grave questo distribuzione dell’autorità da intervenire in modo diretto, pur potendolo fare.

  34. Marco N. scrive:

    Inutile dire che ancora una volta i soliti noti, con i loro contorcimenti verbali e le loro insolenze ( del tipo “se lei sapesse leggere”) , sia pure annaspando nella loro stessa mota, cercano di dimostrare l’indimostrabile, affermando che certi comportamenti chiaramente apostatici , ribelli e sediziosi di certi preti e di certi monsignori derivino dala presunta ‘insertezza della norma o da altre confusioni non meglio attribuite…
    Signori, come cattolici siamo alla frutta!

  35. Pietro scrive:

    Io non dico niente perché lo sapete già come la penso, però certe persone miserrime se tacessero farebbero meglio. W San PIO V.

  36. Marco D. G. scrive:

    Come ho già scritto altrove, quando la Santa Sede comincerà a chiedere conto ai vescovi del loro operato non sarà mai troppo tardi. Sono diventati tutti dei “papetti” di piccole proporzioni, non rendono conto di niente a nessuno: non alla Chiesa, non allo Stato. Sono peggio di certi magistrati, intoccabili e liberi da responsabilità civile. Ci vuole tanto a capirlo? Se la Chiesa è in queste condizioni la colpa è in gran parte loro. E noi laici dobbiamo cominciare ad esigere giustizia tagliando i cordoni della borsa, altro che 8 per mille! Visto che non vogliono servire veramente il vangelo che vadano a lavorare per mangiare! Lo sapete che ognuno di questi prende come minimo 2000 euro al mese?

  37. Marco N. scrive:

    Sono diventati tutti dei “papetti” di piccole proporzioni, non rendono conto di niente a nessuno:

    Come definirli dunque se non apostati?

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  39. mauro scrive:

    Caro Cherubino,

    prima vi sono le regole a carattere generale, poi le particolarità che non si rifanno alle regole a carattere generale.
    L’art. 5.1 e 5.2 sono particolarità ed eccezionalità.

    Dunque perchè vuole insistere quando è evidente che il parroco non deve chiedere a sè stesso il permesso di celebrare col rito antico?
    Sa o no leggere che il parroco non deve chiedere alcuna autorizzazione in quanto è lui a capo della comunità?

    La festa è un’iniziativa spontanea proposta dal Consiglio (possono o no festeggiare il proprio parroco per quelle due ricorrenze o si devono astenere dal farlo?) che si accompagna a quanto il parroco ha deciso autonomamente in virtu’ di quanto “non gli vieta il motu proprio”.

    • Cherubino scrive:

      cos’è, il concorso delle barzellette? sig. Mauro dica qualcosa di serio quando posta per me, o trolleggi con qualcun altro.

      • mauro scrive:

        Non faccia lo spiritoso, qui siamo in tanti a leggere le sue barzellette interpretative, quali quelle sul possibile uso dei preservativi da parte un cattolico, con il quale ha riempito intere pagine in contrasto con Simon de Cyrène. Io vedo solo aria fritta quando scrive perchè se lei non mi risponde punto per punto a ciò che le scrivo con il giusto riferimento a quanto vi è scritto nel motu proprio del Papa, vuol dire che ha sparato a salve per l’ennesima volta.
        Si vada a leggere quello che ha scritto.

        • Cherubino scrive:

          Ma se lei non sa neanche che la norma speciale o eccezionale prevale su quella generale, cosa le rispondo a fare?
          Se lei non sa che il parroco non è il “capo della comunità” in quanto la potestas iurisdictionis gli è affidata dal Vescovo che rimane l’autorità dell’intera Diocesi e di ogni parrocchia vi rientri… cosa le rispondo a fare?
          Se lei porta dei finti argomenti (“possono festeggiare o no…” non è ciò di cui si parlava, è la modalità in discussione)… cosa si parla a fare con lei?

          E’ lei che riempie il blog di interventi manifestamente fuorvianti e senza alcun fondamento, spesso privi di logica. Il suo modo di intervenire è tipicamente quello di un troll.
          Ora, a riprova di quanto dico, lei rilancerà con una ulteriore risposta illogica o “bertoldina”, cercando di intortigliarmi in una finta discussione. E’ l’obiettivo dei troll, creare “guerre di religione” tanto insignificanti quanto inutili.
          Le auguro quindi una buona giornata, sperando che nella vita riesca a fare di meglio…

  40. Renzo T. scrive:

    Rev.mo Arcivescovo Gardin e mons. Rizzo, perché tanta avversione al Motu Proprio Summorum Pontificum? Perché sconsigliate (o addirittura impedite) i vostri sacerdoti di celebrare secondo le disposizioni del Santo Padre? I fedeli di quella parrocchia erano perfettamente in linea con il predetto documento papale. Perché tanta ostinazione? Perché privare quei fedeli, che amano pregare secondo la liturgia di sempre, di un loro legittimo diritto?
    Ed ora un sommesso consiglio ai fedeli della diocesi di Treviso che amano la Santa Messa di sempre e non trovano esaudimento da parte del clero tarvisino: invocate lo stato di necessità per il precetto domenicale e frequentate la la santa Messa delle ore 10,30 nella cappella della B.Vergine di Lourdes in via Matteotti a Lanzago di Silea celebrata dalla Fraternita Sacerdotale san Pio X, oppure, se più comodi, a Venezia alle ore 11,00 nella chiesa di San Simeon Piccolo (di fronte alla stazione ferroviaria).
    Invocate lo stato di necessità al quale vi ha costretti il Vostro arcivescovo!!!

    • Cherubino scrive:

      la Messa dei lefebvriani non è celebrata in comunione con Roma, quindi non è celbrata lecitamente. Chi vi partecipa “si espone al rischio di impregnarsi di mentalità scismatica” (cito letteralmente da una lettera ufficiale del card. Perl della Commissione Ecclesia Dei).
      Va poi ricordato che la Confessione amministrata da un prete sospeso a divinis come sono quelli della FSSPX è invalida, ossia non trasmette la Grazia e quindi la remissione dei peccati.

      • Renzo T. scrive:

        Caro Cherubino, visto che sembra conoscere molte cose, colgo l’occasione per rivolgerle alcune domande: la messa celebrata da San Simon Piccolo a Venezia, officiata da un sacerdote della Fraternità sacerdotale San Pietro, è valida? E la confessione fatta presso quel sacerdote è invalida?
        Sono valide le messe novus ordo celebrate con la massima libertà interpretativa delle parole del canone, o del Credo, per renderle più vicine alla gggente??? Cosa dice, lei che lo sa, il Card. Perl su queste parodie di quelli che un tempo si chiamavano “sacrifici eucaristici”???
        E’ per questi abusi che invoco lo “stato di necessità”

        • Fabio Sansonna scrive:

          La Fraternità S .Pietro, che celebra a Venezia in S. Simon Piccolo, è stata fondata il 18 luglio 1988 dal neo-beato Papa Giovanni Paolo II. Il Patriarca di Venezia cardinale Angelo Scola nel 2006 ha affidato alla Fraternità Sacerdotale San Pietro la chiesa di San Simon Piccolo, di fronte alla stazione ferroviaria, nominando Padre Konrad zu Loewenstein, FSSP, cappellano per i fedeli che seguono la liturgia secondo la forma extraordinaria del Rito Romano. Il cappellano a San Simon celebra la Santa Messa quotidiana e festiva, confessa e tiene lezioni di dottrina cattolica.
          Il 6 marzo 2010, in occasione della visita pastorale, il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, ha assistito pontificalmente, presso questa chiesa, alla Santa Messa nella forma extraordinaria del Rito Romano celebrata da Padre Konrad zu Löwenstein, FSSP.
          Quindi oltre che valida è celebrata in piena comunione non slo col Papa , ma anche col vescovo locale , il Patriarca di venezia.

  41. Giuliano scrive:

    Caro dr. Tornielli,
    seguo con interesse le sue pubblicazioni che ritengo di valore, ma in questo fatto particolare mi pare che lei abbia usato toni e giudizi – scatenandone altrettanti come risulta da questo blog – dai quali mi permetto di dissentire. Anche a partire dalle poche notizie sul fatto da lei pubblicate, mi chiedo se sia del tutto fuori luogo porsi la domanda che quel parroco si è posto. Papa Benedetto nella lettera “Summorum Pontificum” ha disposto la possibilità della ‘forma straordinaria” della Liturgia della Chiesa, ma rispettando il significato proprio di Liturgia e con l’intenzione di promuovere la “comunione ecclesiale” come indicato dal seguente passo:
    “Art. 5, § 1. In paroeciis, ubi coetus fidelium traditioni liturgicae antecedenti adhaerentium stabiliter exsistit, parochus eorum petitiones ad celebrandam sanctam Missam iuxta ritum Missalis Romani anno 1962 editi, libenter suscipiat. Ipse videat ut harmonice concordetur bonum horum fidelium cum ordinaria paroeciae pastorali cura, sub Episcopi regimine ad normam canonis 392, discordiam vitando et totius Ecclesiae unitatem fovendo”.
    Penso sia lecito che il parroco si sia chiesto, laddove non esiste un gruppo di fedeli che stabilmente celebra la liturgia nella forma straordinaria, se la richiesta, valutata in consiglio pastorale, di celebrare una S. Messa in questa forma per “festeggiare” l’anniversario della sua ordinazione sacerdotale fosse realmente motivata. Come l’avrebbe vissuta tutta la comunità? Come vi avrebbe partecipato? Secondo quell’”actuosa participatio” tanto richiamata da Benedetto XVI in ‘Sacramentum caritatis’? E se per caso quel parroco, dubbioso sulla bontà della proposta, si fosse consultato con i suoi superiori per “comprendere” meglio che cosa il bene delle anime avrebbe richiesto, sarebbe un male? La valutazione di non “ridurre” la forma straordinaria della Liturgia a cerimonia occasionale, perchè così sarebbe stata vissuta con tutta probabilità da molti fedeli, plasmati nel loro cammino di fede dal rito ordinario della Liturgia, non può essere immediatamente considerato un suggerimento contrario al Magistero pontificio. Ritengo, piuttosto, che sia una indicazione davvero rispettosa delle intenzioni del successore di Pietro bene espresse nel motu proprio “Summorum Pontificum”.
    Che poi i laici non siano stati ascoltati e i Superiori non si siano degnati nemmeno di dare una risposta andrebbe attestato con una lettera debitamente firmata dagli interessati della quale lei non fa menzione. Mi auguro che queste brevi note possano contribuire a prestare più attenzione a quanto la Liturgia, in particolare la Liturgia Eucaristica, produce nella vita ecclesiale: la comunione che è gerarchica e ci chiede ad un tempo di riconoscere il dono dello Spirito Santo nel Papa e nei Vescovi che con il Papa formano l’unico Collegio episcopale.

  42. Antonius scrive:

    …Ho preferito aspettare lo sfogo di tanti di voi per formulare un mio pensiero. Sul fatto che ci siano delle normative PRECISE, INEQUIVOCABILI E SACROSANTE, non v’è dubbio! Il Motu proprio parla molto chiaro e la sua chiarezza supera di gran lunga lo stesso concilio vaticano II che è il più gran calderone che la Chiesa abbia mai visto e disgraziatamente vissuto!! I “padri conciliari” per giustificare la confusione che esso ha prodotto e continua a produrre dicono sempre che è stato “mal-interpretato”. A casa mia, se una cosa è mal-interpretabile vuol dire che non è certa, vuol dire che non è stata fatta bene, vuol dire che contiene qualche deficienza, un po’ come le pentole del diavolo senza coperchi! E scusate se è poco! L’ accostamento diabolico non è casuale, perché il caso non esiste e lo stesso Papa Paolo VI se ne è reso conto: in primis con la famosa frase “da qualche fessura è passato il fumo di satana”. Cara quella fessura! Il caro concilio ha spalancato le porte e anche le finestre a satana e cioè al modernismo, alla massoneria, ai protestanti e galoppini vari: eretici sempre condannati dalla Chiesa in tutte le epoche e nelle varie forme di eresia e apostasia. Così la Chiesa doveva entrare e comprendere il mondo ed invece il mondo è entrato nella Chiesa contaminandola come abbiamo modo di vedere ogni giorno. Anche in altre occasioni Paolo VI si è dimostrato preoccupato con affermazioni che non lasciavano dubbi ad un amaro pentimento di ciò che ha prodotto (se qualcuno si informa bene se ne potrà rendere conto), tuttavia quelle affermazioni sono nascoste, passano in sordina perché scomode. Eppure, la Madonna nelle varie apparizioni e nei diversi luoghi, ci ha sempre messi in guardia: ma allora siamo proprio somari! Se sfogliamo un calendario, ci accorgiamo che è tappezzato da centinaia di Santi e non son neppure tutti perché non ci stanno e quelli considerati “minori” si alternano…Ora mi chiedo, in quale contesto hanno vissuto per diventare tali, in quale realtà dottrinale, liturgica e morale hanno vissuto per meritare la Santità, sapendo che non è così semplice la procedura stessa di canonizzazione? Padre Pio da Pietrelcina perché era così “ostinato” con la vecchia Messa e non voleva sentire neppure nominare il concilio vaticano II?? Ora è Santo, sappiamo quanto sia stato maltrattato dagli stessi “uomini” di Chiesa, quanti doni avesse ricevuto da Dio e quanto era e sia tuttora legato intimamente col Signore Gesù. Possibile che se avesse sbagliato nel rifiutare la nuova messa, Gesù non glielo avrebbe detto e non avrebbe così cambiato atteggiamento?? L’ antica Messa, la Messa di sempre, la Messa che ha “forgiato” centinaia e centinaia di Santi in quasi due millenni, senza contare quelli che nel silenzio della propria vita sono stati dimenticati, è sempre stata e sempre sarà (e Dio me ne è testimone) la più grande Grazia Santificante che Gesù, Dio fatto uomo, abbia potuto lasciarci!
    Ad Maiorem Dei Gloriam !!!

    • Cherubino scrive:

      caro Antonius il “fumo di Satana” di cui parlò Paolo VI era riferito a ciò che avversava i frutti del Concilio, al contrario di ciò che i tradizionalisti vorrebbero far credere. Si rilegga il testo “Crediamo in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé.”.
      Sarebbe ora di smettere di offendere la verità e lo stesso Paolo VI dando una versione distorta di quelle parole che non erano affatto un ripensamento del papa nei confronti del Concilio!

      http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/homilies/1972/documents/hf_p-vi_hom_19720629_it.html

  43. ritaroma scrive:

    Le preghiere servono xchè i sacerdoti che hanno una enorme responsabilità davanti a Dio possano essere ” sostenuti e salvati”….a volte penso che ogni tanto dovrebbero stendersi bocconi per terra davanti al tabernacolo e ricordare le promesse del giorno dell’ordinazione….un pò come quello che dovrebbbero fare gli sposati quando cominciano ad andare fuori di testa, ricordare le loro promesse e buone intenzioni…ci sarebbe più rispetto x la famiglia e i figli..ma questo è OT. dunque

    signor Dante, anche lei è invidioso come l’arcivescovo, ( e qualche parrocchiano) che non essendo stato invitato alla festa, gli ha proibito di farla? Eh si, xchè penso proprio che qualcuno non invitato sia andato a ” sparlare ” all’arcivescovo!
    anche i Chiesa, ci sono tante gole profonde!
    Cmq sulla Costituzione della Chiesa del Concilio Vaticano II nel paragrafo 27 si legge;( stralcio alcune parti)”I Vescovi reggpno le Chiese particolari a loro affidate…col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autorità e la sacra potestà…(io dico che quando l’autorità diventa autoritarismo è sbagliato)
    ” quando questa potestà, che personalmente esercitano in nome di Cristo, è propria ordinaria, immediata, quantunque il suo esercizio sia in ultima istanza sottoposto alla suprema autoritò della Chiesa…..il vescovo mandato dal Padre di famiglia a governare la sua famiglia, tenga innanzi agli occhi l’esempio del Buon Pastore, che è venuto per servire e non per essere servito”
    Ecco, secondo me questo Vescovo ha preso tutto alla lettera tranne “esempio del Buon Pastore” xchè altrimenti sarebbe andato in parrocchia, riunito il consiglio pastorale e “visto” che quello che volevano fare o celebrare non era una” commedia teatrale” ma un gesto d’amore, riconoscenza e gratitudine!
    mah!

  44. Antonius scrive:

    Grazie ad Andrea Tornielli che mi ha dato la possibilità di esprimermi in questo contesto a cui tengo moltissimo…Nutro per Andrea un grande rispetto e una profonda stima, poiché è un Buon Cattolico, sincero ed integro. Continua la tua grande Missione che fai Onore a Dio!

  45. ritaroma scrive:

    MARCO D.G: contesto, non è vero che prendono 2000 euro al mese.
    1° lavorano come tutti, spesso insegnano nelle scuole,
    2° dalle offerte che raccolgono con la questua devono pagare. come in tutte le famiglie, luce, candele, pulizie, il sacrestano, e i poveri che quotidianamente vanno a chiedere soldi ecc…e tutte le spese necessarie per la parrocchia e i sacerdoti che vanno a celebrare…. e tutto quello che entra e esce è scritto sui registri…certo, come in tutte le cose ci sono le pecore nere …., ma non sono milionari e non possiamo fare di tutt’erba un fascio…così come non possiamo dire che tutti i Vescovi sono come l’Arcivescovo di Treviso!

    • xagena scrive:

      ——-a te non girerebbero se dovessi pagare luce gas pulizia poveri di qualche “tenutario” di moschea o parificata, di qualche rabbino ,di qualche pastore ?
      ah già i lcattolicesimo è l’unica religione “vera”……………………..ed è l’unica che ha ormai un miserrismo 10% di pacchetto votanti …ma conta oh se conta in questo desolante panorama politico.

    • mauro scrive:

      Cara ritaroma,

      i sacerdoti ricevono di norma uno stipendio di circa 900 euro al mese a fronte dell’8 per mille assegnato alla Chiesa Cattolica dallo Stato italiano. A chi di loro insegna nella scuola tale cifra non viene assegnata in quanto percepiscono uno stipendio che, come esempio, nelle scuole medie oscilla fra i 1250 ed i circa 1900 euro al mese ( proporzionalmente agli anni di servizio), poco di piu’ nelle superiori fino a sfiorare i circa 2100 euro a fine carriera scolastica (dati dell’anno scorso).
      Non c’è solo quanto raccolto dalle questue, dimentica tutte le offerte spontanee ed anche quelle ricevute in occasione di matrimoni, funerali, benedizioni richieste od offerte come a Pasqua. Così come dimentica che non avendo il voto di povertà, chi ha dei beni personali li assomma a quelli della Chiesa.
      Non mi risulta che i sacerdoti diano soldi a chi, trovandosi in stato di necessità, glieli richiede. Se vi fosse un caso del genere sarebbe come trovare l’araba fenice o un Don Camillo.

      Non intendo certo fare i conti in tasca ai sacerdoti, e di rimando alla gestione della Parrocchia, ma di certo gli unici sacerdoti che si trovano in difficoltà sono coloro non insegnano e si trovano a gestire una piccola comunità, al pari delle famiglie che vanno avanti con un solo stipendio.

      Mi sembra che abbia voluto semplificare troppo come volesse far credere che ogni sacerdote incontri le stesse difficoltà patrimoniali nella gestione della Parrocchia. Non è davvero così, anche loro fanno parte di un piu’ che variegato mondo, quel mondo di cui fa parte anche l’arcivescovo di Treviso per quel discostarsi dalle decisioni di altri suoi pari.

      • Federico scrive:

        “Non mi risulta che i sacerdoti diano soldi a chi, trovandosi in stato di necessità, glieli richiede. ”

        Mah, a me risulta proprio il contrario…

  46. xagena scrive:

    ………………….a voi non frega nulla della messa x il 60° del prete .è solo il piede di porco che scardina gli odi al vostro interno! Odi nel vero senso della parola,basta leggervi!WORNING:annate tutti all’inferno, xchè di “cristiano” avete ben poco…state affà il campionato di chi è piu’ adente a ciò che hanno deciso degli uomini e non Dio!
    Ma tanto è quasi certo che Dio non esiste………………………………..

  47. lauraromana scrive:

    Non credo sia mai accaduto nella storia della Chiesa, prima del Vaticano II, di dividersi e accapigliarsi su un rito della Messa: che, comunque, è sempre la Santa Messa, ossia il sacrificio del Corpo e del Sangue di Nostro Signor Gesù Cristo che si rinnova sull’altare; né è mai esistito e non esiste – perché non ha alcun fondamento logico né teologico – di attribuire ad uno dei più di quaranta riti esistenti nella Chiesa questa o quella posizione errata o aberrante; tanto per capirsi, sarebbe assolutamente falso attribuire al Messale di Paolo VI – quello attualmente in vigore -la responsabilità di posizioni errate e condannate dalla Chiesa come quella della Comunità dell’Isolotto di Firenze o come la cosiddetta teologia della liberazione.
    Atteso che il Vaticano II non è stato un concilio dogmatico, ossia che non ha cambiato di una virgola la teologia cattolica, non si comprende se non con motivazioni ideologiche – cioè aberrate e non sempre in buona fede – l’ostracismo votato al Messale di Giovanni XXIII o S. Pio V che dir si voglia.
    In quanto al latino, la lingua che ci da ragione di concetti e modi del nostro pensare, pare che per vasti settori della chiesa sia diventato la lingua del demonio, così come per i musulmani, all’inverso, l’arabo è la lingua di Allah, e mentre si vanta e si decanta la magnificenza delle”diversità” degli altri che tutte ci arricchiscono si disprezzano e si combattono quelle splendide nostre diversità che rappresentano la testimonianza di una spiritualità altissima e perennemente attuale;
    Consigli: 1) leggere tutta la Sacrosanctum Concilium, costituzione Apostolica sulla liturgia che apre gli Atti del Concilio e dove si prescrive ai parroci di curare” che i fedeli sappiano recitare e cantare IN LATINO le parti invariabili della Messa”;
    2) insegna la dottrina cattolica che in caso di un vescovo che disobbedisca al Papa, i fedeli sono tenuti ad obbedire al Vicario di Cristo e non al vescovo.

  48. admin scrive:

    Gentile Giuliano, grazie per il suo contributo.
    Le sue ipotesi sono interessanti. Restano i fatti:
    1) decisione presa dal parroco con l’assenso del consiglio pastorale (che non è composto da tradizionalisti)
    2) La celebrazione era prevista alle 18, non si trattava certo della messa principale della domenica (i fedeli che vi avrebbero partecipato sarebbero stati avvertiti che si trattava di una celebrazione speciale in rito antico)
    3) Il ripensamento del parroco è avvenuto a manifesti già stampati, e dopo sollecitazione.
    4) Purtroppo è (triste) abitudine di diverse curie in questi casi di non rispondere. Nel caso specifico a me risulta che il parroco sia stato sconsigliato e gli sia stato fatto capire che la curia non avrebbe apprezzato né approvato. E’ anche evidente che difficilmente ci sarebbe potuta essere una risposta scritta, perché in tal caso si sarebbero dovute mettere nero su bianco le motivazioni del diniego.
    5) Vede, ultimamente non sono stato tenero con certo mondo tradizionalista e con quelle che considero esagerazioni e storture: ad esempio, certe cerimonie con i valletti in polpe, e con cardinali che amano vestirsi di cappamagne purpuree smisurate (cioè fuori misura, più lughe rispetto al sacrosanto taglio stabilito dal venerabile Pio XII) con corredo d’ermellino e di galero. Più che amore alla tradizione, a me sembrano autocompiacenti sfilate di moda rinascimentale (e in questo è invece da ammirare – lo dico sinceramente – la sobrietà dei lefebvriani, che non sono mai corsi dietro a certe forme di estetismo: tutta l’attenzione dovuta al rito, ai paramenti per la liturgia, ma poi i vescovi della Fraternità San Pio X si vestono in nigris, non fanno sfilate né fanno a gara a chi ha la coda – della cappamagna – più lunga…). Detto questo però credo che l’autorità della Chiesa debbe distinguere. Evitare gli eccessi, ma favorire ciò che il Papa espressamente ha chiesto nella lettera di accompagnamento al motu proprio. Pur con tutto lo sforzo benevolo della mia immaginazione, mi riesce difficile pensare che in questo caso specifico si sia agito seguendo le indicazioni del Papa.
    6) Mi sono deciso a segnalare questo episodio anche perché segue non di molto un altro caso, avvenuto a Mirano, nella stessa diocesi. Come sapete non seguo la liturgia tradizionale, non ne ho nostalgia, non faccio parte di gruppi tradizionalisti. Non ho però mai capito perché verso queste persone si usi un atteggiamento di totale chiusura. Non ho mai capito perché taluni vescovi riscoprano il carisma dell’autorità soltanto quando hanno a che fare con questi casi, lasciando invece correre su tante, tantissime celebrazioni a-la-carte che avvengono nelle loro diocesi.
    7) In ogni caso, se il Papa ha creduto di fare ciò che ha fatto con il motu proprio del 2007, credo che il compito dei vescovi, dei loro vicari, dei parroci sia quello di cercare di comprendere le sue motivazioni e di mettere in pratica le sue disposizioni. Anche se non sono condivise.
    8) L’episodio di cui parliamo me ne ha fatto venire in mente un altro, accaduto nel 2002 (allora non c’era il motu proprio), quando la curia di Torino vietò le esequie secondo l’antico rito a un imprenditore cattolico morto ancora giovane dopo una malattia, il quale aveva chiesto, anzi supplicato, di poter avere i funerali more antiquo. Si trattava di un benefattore della Chiesa. Ma la risposta dell’arcivescovo di allora, il cardinale Poletto, fu negativa. Ricordo ancora che cosa mi disse in proposito l’allora cardinale Ratzinger, quando lo incontrai nel corso di un’udienza che mi concesse in occasione dell’uscita della biografia che gli avevo dedicato. Parlammo del caso Torino… Io credo che Benedetto XVI abbia promulgato il motu proprio anche per evitare che casi del genere non si ripetessero
    9) Ho un sogno. Sogno che l’arcivescovo-vescovo di Treviso, padre Gardin, che ha lavorato nella curia romana, scriva una lettera ai fedeli della parrocchia di Vetrego e spieghi loro che a norma del motu proprio di Benedetto XVI la messa secondo il messale del 1962 è stata liberalizzata: dunque il parroco ha tutto il diritto di celebrarla. Sogno che Gardin inviti don Pietro a ripristinare l’annuncio ritirato. E che quella sera si presenti anche lui in quella comunità, per far comprendere che con quella messa non si sta celebrando un rito magico o esoterico, ma la forma straordinaria del rito romano secondo le disposizioni del Papa.
    10) Sogno, infine, che tutti coloro che citano – giustamente – il Concilio Vaticano II (evento di grazia per la Chiesa del Novecento, checché ne dicano alcuni), ricordino che il decreto conciliare meno applicato si intitola Apostolicam actuositatem e parla del ruolo dei laici della Chiesa. L’iniziativa di questa messa era proposta da laici, il consiglio pastorale aveva approvato, tutto avveniva secondo le leggi stabilite dalla Chiesa. Questi laici meritavano un po’ più di attenzione: almeno una risposta, almeno una spiegazione (e una spiegazione dovevano dargliela il parroco, il vicario che ha sconsigliato, il vescovo) da parte dell’autorità ecclesiastica.

    Buon Giovedì Santo

    andrea tornielli

  49. Pasquale scrive:

    Capito spesso a Roma. In Vaticano e altrove ho a volte partecipato (casualmente) alla messa in latino. Devo dire che me la son goduta tutta, ma non posso tacere di sguardi appannati e malcelati sbadigli di tanti.

  50. Marco N. scrive:

    “dica qualcosa di serio quando posta per me, o trolleggi con qualcun altro.

    Pur non essendo indirizzata a me questa battuta di Cherubino, la ritengo assolutamente emblematica del suo essere: si ritiene una persona seria, ma viene qui a insolentire tuttti e a dire tutto e il contrario di tutto.
    Mi auguro che i frequentatori di questo blog lo lascino perdere e non si lascino trascinare in beghe pettegole e infantili nelle quali lui è maestro, rovinando così ANCHE questo nuovo blog.

    • Cherubino scrive:

      Ormai è tipico dei suoi interventi: quando non ha più argomenti insulta. Forse però le è sfuggito che prima di quella frase ho mostrato al destinatario almeno tre punti su cui era evidente il vuoto delle sue obiezioni.
      Ma è talmente forte ormai il suo impulso a denigrarmi che qualsiasi cosa io scriva, lei parte lancia in resta.

  51. mauro scrive:

    Caro Cherubino,

    è stato lei a riportare l’art. 5 comma 2 e poichè scrive:
    ““Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari….”

    Non mi venga a dire che è il consiglio che ha deciso per la messa per rito antico perchè è del tutto evidente che il parroco voleva ricordare quel sessantasimo anniversario esattamente come l’aveva vissuto.

    E dove sarebbe il sacerdote che lo richiede al Parroco? potrà mai il parroco chiederlo a sè stesso e dare o meno l’assenso!

    • Cherubino scrive:

      Complimenti, in 9 righe è riuscito a dire… niente!
      Comunque se si impegna riesce a migliorarsi.

      • mauro scrive:

        Lo sa benissimo che non ho scritto nulla che sia a lei comprensibile.
        E sufficiente leggere la sua non risposta!

  52. AnnaE. scrive:

    I cattolici tradizionalisti strumentalizzano la liturgia del concilio tridentino per scagliarla contro il Concilio Vaticano II. E’ ovvio che finché ci sono queste strumentalizzazioni i vescovi siano corrette guide della loro comunità. Il motu proprio del papa si è rivelato quello che sembrava fin dall’inizio, non un mezzo di riconciliazione, ma di più profonda spaccatura.

  53. Marc o N. scrive:

    quando non ha più argomenti insulta

    Quali argomenti occorrerebbe avere per e con Lei? Le caselle della battaglia navale tra bambini?
    La smetta di insultare tutti e di sporcare ogni argomento con i suoi stracciamenti di vesti e i suoi belletti svolazzanti.

  54. Pietro scrive:

    Il signor “se lei sapesse leggere” è come i cavalli che hanno la “brea” (il paraocchi). Buona Pasqua nella carità di Cristo.

    • Cherubino scrive:

      vi aspetto in piazza S. Pietro alla beatificazione di Giovanni Paolo II… ci sarete vero ?

      • mauro scrive:

        Aderirei, se potessi, al concerto del 1° maggio, luogo dove non si ascolta la solita musica cattolica.
        Non le sembra strano che il Papa abbia deciso per tale data? A me no! Proprio niente di nuovo sotto il sole, essattamente come la festa pagana del 25 dicembre del “sol invictus” fatta propria dalla Chiesa.
        Ci vuole intelligenza per non fare gli stessi errori ma si sa che è merce rara.

  55. Antonius scrive:

    …Doveva essere, codesto, un momento di riflessione sincera, di pensiero profondo a Dio, a Cristo SACRIFICATO per noi e invece è diventato il solito mercato, né più, né meno di ciò che si assiste dopo ogni “messa” domenicale. Troppi luoghi Sacri subiscono sempre più spesso queste manifestazioni irrispettose e al limite della nausea, in particolar modo proprio durante la “liturgia” (chiamiamola così). Proposi a don Pietro, ancora un anno fa, questa discussa Messa in Rito Romano Antico per ricordare la sua Ordinazione Sacerdotale che però era di 59 anni e lui ne era felicissimo: sembrava un bambino al quale veniva promessa una giornata a Gardaland. Purtroppo, dopo pochi giorni, scoppiò un incendio (doloso) alla Sacrestia che compromesse anche la chiesa con fuliggine, puzza acre e imbrattamento generale. Non parliamo del morale del don e dei fedeli attoniti e irritati. Questo fatto ci ha costretti a rimandare il tutto a tempi migliori. Se non che, mi ritornò il desiderio con l’ idea, trascorso ormai un anno, del giubileo Sacerdotale: tutto era perfetto, i 60 anni di sacerdozio, i 40 anni di permanenza nella parrocchia, il tutto portato alla domenica in Albis, Ottava di Pasqua e della Divina Misericordia che nel Vangelo recita: “pace a voi! Come il Padre ha mandato Me, così anch’io mando voi! Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati, resteranno rimessi ecc…. Insomma calzava a pennello per l’ occasione. Neppure il momento era casuale (la sera alle 18.00), perché lo stesso Vangelo riporta quel particolare momento della giornata. In più, per la felicità di tutti i parroci del circondario, non venivano compromesse le celebrazioni mattutine nelle varie parrocchie…cosa volete di più! Ma non finisce qui: doveva essere anche un evento che apriva il mese Mariano (1° maggio) e quindi sensibilizzare la pratica e la devozione del Santo Rosario alla Beata Vergine Maria, troppo spesso dimenticato. La Domenica in Albis, inoltre è una festività fra le poche rimaste che accomuna sia il Novus Ordo che il Vetus Ordo Missae, così da non turbare neppure i fedeli per ciò che avevano assistito la mattina. Una curiosità che mi ha fatto pensare ma anche sorridere è stata di trovarmi come Santo della Vigilia in Albis, fatalità, proprio San Pio V (Santo particolare per chi lo conosce), fatto “slittare” in quel giorno dalla “riorganizzazione” conciliare (prima era il 5 maggio). Insomma, al nostro caro don Pietro volevamo dedicare un momento unico e con lo stesso carattere, la stessa atmosfera, e quella Sacralità Intima e Devota che SOLO il Rito Antico può donare! Per il parroco doveva essere un bellissimo ricordo da portare nel suo cuore, invece è stato un pestifero veleno che guasta, oramai, gli ultimi anni che Dio gli concede, donato per lo più vergognosamente e in modo vile dai suoi superiori che hanno deciso deliberatamente, assieme comunque ad altri parroci, di IGNORARE I PRECISI ED INOPPUGNABILI DECRETI DEL MOTU PROPRIO !!
    Da molto tempo, inoltre, sentivo il desiderio di portare questa mia esperienza, ma anche l’ esperienza dei miei cari amici di Venezia, nel mio paese, ai miei parrocchiani, al mio parroco. Da pochi anni frequento la chiesa di San Simeon Piccolo di Venezia in qualità di cantore, assieme a dei cari amici e solo qua ho trovato quella Pace, quella Devozione e quell’ intima Preghiera che nel canto si triplica e mi cambia, mi accende quel fuoco d’ amore per Cristo che prima era solo triste tiepidezza. E’ chiaro che tutto è diverso nel Rito Antico, pure le omelie di Padre Konrad, che da buon sacerdote, sereno, ordinato e distaccato dalle mondanità insulse, sono vere e proprie Catechesi e non gossip cretini che più di qualche “don” ama esibire da perfetto show man che si muove tra i banchi e se non c’è tempo…saltiamo pure il Credo, tanto Dio ci ama lo stesso…
    MA, QUAND’ E’ CHE LA FINIAMO CON QUESTE SCHIFEZZE !!!

  56. Antonius scrive:

    Errata corrige: compromise anzichè compromesse. Scusate ho sonno!

  57. Antonius scrive:

    Scusate, ma a proposito di ora… io faccio l’ una e dieci. Non siamo sballati di due ore nel blog?

  58. ritaroma scrive:

    esatto, l’orologio del blog va indietro.
    buona Pasqua

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  61. Giuliano scrive:

    Gentile dott. Tornielli,
    la ringrazio della replica ma su un punto lei evita di rispondere alle osservazioni da ma poste. Proprio per non generalizzare su “obbedienti” e “disobbedienti” così da poter comprendere le intenzioni del Papa è necessario stare al testo della “Summorum Pontificum” che all’art. 5 esplicitamente afferma “sub Episcopi regimine ad normam canonis 392″. Quale sarebbe sarebbe il significato di tale espressione? Se non c’è alcun bisogno di riferirsi al Vescovo perchè si può celebrare ordinariamente nella forma straordinaria in qualunque circostanza, allora quell’espressione risulterebbe del tutto inutile. Quando, invece, la normativa canonica, compresa quella dei Prenotanda ai libri liturgici, rinvia la competenza al Vescovo, significa che il Vescovo ha la possibilità di esprimere il proprio giudizio che non dovrà essere interpretato contro la volontà del Papa, legislatore supremo, ma in sintonia con quella in quanto il Papa stesso ha previsto che in sede locale ci siano situazioni che richiedono una valutazione peculiare. Se è corretta questa interpretazione è leggittimo anche il “presunto” (perchè di tali fatti in verità non si ha una conoscenza diretta, almeno da quanto risulta dal suo racconto) intervento dei Superiori sarebbe del tutto legittimo. Se, invece, non c’è alcuna competenza in merito, allora avrebbe ragione lei, posto il fatto che il parroco fosse d’accordo e poi si sia tirato indietro per l’intervento del Superiore e non per sua libera scelta.

    • Renzo T. scrive:

      Caro Reverendo,
      siete molto precisi nell’invocare, canoni, codici, codicilli, indicazioni pastorali, principi e norme e quant’altro possa essere utile ad impedire, o scoraggiare, una celebrazione Vetus Ordo.
      Amerei sperare (e vedere) un giorno tanta solerzia nel contrastare i tanti, forse troppi, abusi liturgici che molti sacerdoti della vostra diocesi tarvisina compiono quotidianamente nella celebrazione di quello che un tempo si chiamava “Santo Sacrificio Eucaristico”. Forse è la consuetudine di questi abusi a non farli percepire tali, ma ci sono. Come Lei ben sa, un aiuto a contrastare gli abusi in argomento, potrebbe essere offerto dall’Istruzione Redemptionis Sacramentum, emanata dall’ora pontefice Giovanni Paolo II (non Ratzinger); se c’è stata l’esigenza della promulgazione di un simile documento, vuol dire che il problema esiste e far finta che tutto vada bene, non è certamente la soluzione: una patologia va curata, viceversa, se ignorata, può, nei casi più gravi, condurre alla morte.
      Una considerazione finale: le celebrazioni Vetus Ordo, rispetto ad una ventina d’anni fa sono sempre più diffuse; a queste celebrazioni partecipano sempre più giovani che quel rito non hanno mai conosciuto e, pertanto, non possono essere considerati nostalgici. Solo un’ipotesi: è possibile che l’aumento della frequenza a queste celebrazioni V.O. sia dovuto ad un senso di nausea verso tante celebrazioni N.O. sciatte, banali, nelle quali c’è poca spiritualità, quando non si compiono dei veri eproprio abusi liturgici?
      Cari sacerdoti sacerdoti della Curia Tarvisina, almeno tra di voi, nel chiuso dei vostri uffici, fate una riflessione su questo, naturalmente in spirito di verità e di carità. E Voi, cari pastori d’anime, sapete bene quant’è importante la carità!
      Laudetur Jesus Christus

      • Cherubino scrive:

        ovviamente che siano “tante” le celebrazioni sciatte ecc. ecc. con il Rito ordinario della Santa Messa è tutto da dimostrare.

      • Cherubino scrive:

        inoltre la risposta basata sul diritto canonico si rende necessaria proprio dal fatto che le critiche rivolte alla Curia (e in genere ai Vescovi) sono di non rispettare il dettato del papa, che invece -come fa notare Giuliano e come avevo accennato anche io- con quell’inciso tanto breve quanto importante non intende modificare il CIC che attribuisce comunque il discernimento e la responsabilità finale all’Ordinario diocesano.
        Quindi non di abuso si può parlare da parte di costoro, ma semmai di un orientamento forse meno “incoraggiante” o “comprensivo” rispetto a quello del pontefice, ma comunque legittimo.
        Resta infine a mio modesto parere il fatto che nel caso della festa parrocchiale di don Pietro mancasse l’elemento di “particolarità” dei destinatari affermata implicitamente dalla norma mediante gli esempi fatti dall’art. 5.2 (“esequie, matrimoni… pellegrinaggi”). Se la Messa per la festa è destinata a tutta la parrocchia e oltre, mi sembra che il motu proprio non contempli in tal caso il rito nella forma straordinaria.

        • Venet scrive:

          Io ora uscirei ad questo eccesso di legalismo: codici, commi, interpretazioni, ecc. La questione mi sembra molto semplice: il parroco era d’accordo, il consiglio pastorale d’accordo, i laici d’accordo, la parrocchia non era divisa, gli organizzatori hanno sempre usato toni “tranquilli”, nessuna traccia di “integralismo tradizionalista”. Perché quindi fermarli? Non ne vedo, francamente, il motivo.

          • Cherubino scrive:

            un conto è non condividerne l’opportunità o lo “spirito”, un conto è ritenerlo un atto illegittimo, contro la norma.
            Chi afferma la seconda sposta il discorso sulle norme, non chi risponde richiamando proprio quel motu proprio che si vorrebbe violato.

        • Renzo T. scrive:

          E l’assenza di vigilanza da parte dell’Ordinario diocesano sugli abusi liturgici, o la complice connivenza, come la spiega alla luce dell’inapplicata Redemptionis Sacramentum mdi Giovanni Paolo II?

  62. Lorenzo scrive:

    Mons. Gardin, mio vescovo, ha tra le righe parlato di tale questione nella sua omelia per la messa crismale. Ve ne consiglio la lettura. Buona Pasqua!
    Lorenzo

  63. Francesco B. scrive:

    Non ho trovato, nell’emelia crismale del vescovo, particolari riferimenti al caso “Vetrego”, se non vaghe allusioni a presunte “esteriorità” nel considerare il rito cattolico. La cosa più importante, tuttavia, non è il personale giudizio sulla liturgia di questa o dell’altra forma del Rito Romano; il fatto più grave è la precisa volontà di Gardin di non applicare quanto previsto da una Bolla Papale nella sua diocesi, come se ubbidire o meno al Vicario di Cristo sia a sua discrezione e non piuttosto un preciso obbligo (sancito da giuramento) di un membro del collegio episcopale cattolico. L’ubbidienza filiale al Successore di Pietro non è una opzione per un vescovo e non spetta a lui scegliere se e in cosa uddidire al Sommo Pontefice.
    Inoltre, questo caso di Vetrego può essere considerato esemplare per dimostrare la pericolosa virata di tipo episcopaliano che sta conoscendo la Chiesa cattolica romana in questi anni. Questo è un segnale preciso da non sottovalutare.
    Eppoi, se Gardin ritiene la Messa antica una semplice opzione meramente estetica, perchè tanto timore nel consentirla? Il vero e proprio terrore, la paura, l’odio, l’insofferenza che l’episcopato nutre verso questa venerabile e antichissima forma del Rito Romano si possono giustificare soltanto ammettendo che essa rappresenta una religione che, agli occhi dei nostri vescovi, non esiste più o non dovrebbe esistere più: una Chiesa (la cattolica) che è stata soppiantata da un’altra completamente diversa e distinta (la chiesa conciliare), incompatibile con la precedente.
    Ecco allora che si fa ancora più urgente il superamente di quell’ermeneutica della rottura e della discontinuità che Benedetto XVI riconosce come la causa prima e più grave della terribile crisi che sta vivendo la Chiesa a partire dagli anni settanta.
    Riguardo alla Messa giubilare di Vetrego, è chiarissimo che si tratti di una delle circostanze particolare (o celebrazioni occasionali) a cui fa riferimente il Motu Proprio e per le quali non è neppure prevista la presenza del gruppo stabile. Qualunque pretestuoso tentativo di affermare il contrario risulta patetico oltre che manifestamente infondato.

  64. Pietro scrive:

    Oggi ho assistito alla televisione all’Azione Liturgica del Venerdì Santo in S.Pietro a Roma, presieduta dal PAPA. Mi è molto piaciuta, molto semplice che ha messo in risalto la povertà dell’uomo. Il Papa è stato semplicemente fantastico nella sua grande umiltà. Il trono papale non più al centro dell’altare, ma scostato in basso a sinistra, per lasciare la centralità alla Croce e a Cristo. Cristo è Lui la vittima Pasquale e quindi al centro dell’altare, non più preti o presidenti di liturgie al centro, perché il nostro spirito deve guardare a Cristo non a colui che presiede. Bellissima pure la pianeta che indossava per rendere onore alla commemorazione della morte di Cristo. Ritorniamo a mettere al centro Cristo, perché è Lui il nostro Re. Facciamo ritornare i tabernacoli al centro dell’abside sull’altare maggiore e non releghiamo mai più l’Eucaristia in altari laterali o cappelle contigue. Buona Pasqua.

    • Cherubino scrive:

      facciamo tornare gli ultimi al centro della Chiesa e della nostra vita, piuttosto. Come ha fatto Cristo.

  65. Antonius scrive:

    Parole Sante, caro Pietro! (il tuo nome è già un programma)
    Una Serena Pasqua a tutti voi
    Semper in Christus, Semper Fidelis!

  66. Pietro scrive:

    ANTONIUS, grazie pure a te Buona Pasqua, domani alle 9:00 ti ricorderò così pure tutti gli amici e il padrone del Blog nella Messa in Rito Antico. Surrexit Christus est vere Halleluja Halleluja .

  67. luciano scrive:

    il “problema” della S. Messa in latino, che non si vuole dire, è la seguente: con il nuovo rito la Messa è diventata una messa protestante (lo disse anche Paolo VI, che poi firmò la modifica. Per chi lo ignorasse, la differenza sostanziale tra la Messa di San Pio V (celebrata per 500 anni), e quella attuale è la seguente: la Messa di San Pio V, è il rinnovo del Sacrificio di Cristo in modo non cruento, la funzione attuale è il ricordo dell’ultima cena di Cristo.
    Per finire, una domanda: cosa penserà di tutto questo tradimento, in modo particolare dei propri sacerdoti, Gesù Cristo?
    Luciano

  68. Pietro scrive:

    Vorrei sapere perché in questa faccenda non è intervenuto il Metropolita, dato che l’Ordinario Suffraganeo si è reso latitante. Mi sorge un dubbio, il Metropolita è di origine di Rito Ambrosiano, quindi può anche essere geloso della concessione del Motu Proprio ai Cattolici di rito Romano. Tutto ciò è il massimo del disorientamento.

  69. Illiteratus scrive:

    Dobbiamo tenere conto che nel momento presente una delle più grandi vergogne per un prete è essere considerato “tradizionalista” dai propri confratelli preti, e quindi da compatire e da evitare come se fosse lebbroso.
    Allora questi vescovi – arcivescovi – cardinali, che si sforzano in mille modi nel tentativo di dissuadere un prete dal celebrare col Messale di San Pio V, lo fanno per l’eccesso d’amore che trabocca dal loro cuore paterno verso i sacerdoti, che considerano come la pupilla dei loro occhi.
    Perché non vedere in tutto questo la grandezza dei cuori episcopali tutti incendiati di sublime carità per il loro clero che vaga come un gregge sempre più abbandonato e disperso?

  70. Antonius scrive:

    Caro illiteratus, o hai un gran senso dell’ humor, o uno scarso senso pratico di ciò che sta succedendo REALMENTE in seno alla Chiesa. Con ciò che affermi, noi avremmo in secoli di storia della Chiesa un mega “sanatorio” di lebbrosi che vede come “ospiti” Santi, Beati, Papi, Cardinali, Vescovi e sacerdoti. Da fin troppo tempo e in fin troppi casi ho avuto modo di vedere “l’eccesso d’ amore che trabocca dal cuore” di cardinali, arcivescovi, vescovi, vicari e compagnia cantante verso sacerdoti e fedeli (seriamente impegnati) e ti assicuro, senza far di tutta l’ erba un fascio, che la tua visione è pura illusione (purtroppo!) Quanto “all’ incendio di sublime carità dei cuori episcopali”, preferisco non commentare! Per caso scrivi poesie? Sai, potresti avere buone possibilità…
    Ricorda: Ubi Veritas et Iustitia, ibi Caritas !
    Fraternamente, Antonius.

  71. Pietro scrive:

    ILLITERATUS dice: “……..una delle più grandi vergogne per un prete è essere considerato “tradizionalista” dai propri confratelli preti…….” //////// Carissimo posso anche condividere il tuo pensiero, ma se i preti si comportano come banderuole che preti sono? Dove è la loro personalità? O devono solo dire sì sì per accontentare il proprio Ordinario, affinché poi non prenda delle decisioni e lo releghi in una parrocchia di montagna e lontana della città (vedi il film di don Camillo, quando Peppone va dal Vescovo a chiedergli di mandarlo via). Diversamente chi dice sempre sì sì al suo Ordinario ha parrocchie grosse, comode, senza debiti, vicine alla città o in uffici importanti in Curia. E costoro che preti sono? Non sono misteri sono realtà, poveri preti ………..come è difficile fare il prete………tutti i giorni ha combattere contro qualcuno.

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  73. Antonius scrive:

    …Comunque, riprendendo il discorso aperto da Illiteratus, comprendo che le sue espressioni derivino da un gran desiderio di vedere dopo secoli di storia, una coerenza sempre più viva e più autentica al messaggio di Cristo, perché così dovrebbe essere, purtroppo la realtà, nel maggioranza dei casi, è ben diversa. E’ bene che fra consacrati di tutta la gerarchia vi sia grande rispetto, amore fraterno e anche stima profonda, ma parlare di amore che trabocca dai loro cuori e cuori incendiati di sublime carità, francamente mi sembra utopistico per non dire addirittura ridicolo. Piuttosto, cerchiamo di dedicare e conservare questi INCENDI D’ AMORE che TRABOCCANO DAL CUORE al Nostro Signore Gesù Cristo e alla Sua e Nostra Madre Celeste la Santissima Vergine Maria e mettiamo DIO al primo posto nella nostra misera esistenza e non l’uomo, anche se si trattasse del Papa. Nella Chiesa “moderna” o intrisa di modernismo (sempre condannato dalla Chiesa in ogni epoca), si sta inconsciamente frabbricando il “vitello d’ oro”, che fra l’altro è a buon punto, ponendo sempre più in rilievo un aspetto antropocentrico sotto varie forme. Ora, il buon Cristiano Cattolico che pensa in primis a DIO, deve pensare, vivere e agire, per essere coerente, con l’ ottica Teocentrica. Nulla di più, non dobbiamo cercare altro che la gloria di Dio e la salvezza di tutte le anime!!!
    Ad Maiorem Dei Gloriam !!!
    Antonius

  74. Illiteratus scrive:

    Caro Antonius, la mia era pura e semplice ironia: molto amara se considero certi fatti terra-terra, molto divertita se guardo le cose un po’ più dall’alto…

  75. Antonius scrive:

    Caro Illiteratus, lo speravo proprio che si trattasse di sarcasmo e umorismo, ma non si può mai dire, se ne sentono di cotte e di crude, specialmente in questi tempi e in questo particolare e delicato contesto. Restiamo pertanto saldi nella fede e riscaldiamo i nostri cuori, troppo spesso “tiepidi”, d’ amore per Dio.
    Un caro ed affettuoso saluto.
    Fortes in Fides, Semper Fidelis !!!
    Antonius.

  76. Fabio Sansonna scrive:

    Non ho capito se la domanda ” …la messa celebrata da San Simon Piccolo a Venezia, officiata da un sacerdote della Fraternità sacerdotale San Pietro, è valida? E la confessione fatta presso quel sacerdote è invalida? ” sia fatta in senso provocatorio o meno e comunque non c’è stata risposta.
    E’ evidente che le messe celebrate secondo il Motu Proprio, come quella di Venezia, sono valide , come pure le confessioni dei sacerdoti che le celebrano , essendo gesti compiuti in piena comunione col Papa e con la Chiesa Cattolica, tanto che il card Scola , Patriarca di Venezia non solo ne è al corrente , ma ha visitato la Chiesa di S Simon Piccolo e ha incoraggiato l’esperienza di quella comunità.
    Del resto sono valide anche le Messe celebrate dalla Fraternità S Pio X, anche se canonicamente illecite in quanto non in piena comunione con il Papa, malgrado il fatto ch e da anni il nome del Papa sia citato nella Messa. I dubbi sono stati da sempre sollevati circa la validità (non solo la liceità) delle loro confessioni in quanto non autorizzate dall’Ordinario locale, in quanto secondo il cateschismo di S Pio X per la validità della Confessione (non solo per la liceità come per la Messa) occorre la giurisdizionalità. Non ho neanch’io le idee chiare in proposito, per cui nel dubbio, non mi confesserei mai da un sacerdote della Fraternità S. Pio X se non in istato di necessità. Tuttavia, dalle informazioni che ho raccolto da vari sacerdoti con cui ho parlato, con il Concilio Vaticano II certe regole sono cambiate, e paradossalmente , come ne può beneficiare un qualsiasi sacerdote ne possono beneficiare anche quelli della Fraternità S Pio X. In altre parole prima per confessare validamente occorreva l’autorizzazione esplicita del vescovo, per cui un religioso in transito in una Diocesi non poteva farlo senza autorizzazione.
    Con il Concilio la richiesta di perdono prevale sulla giurisdizionalità, però al di fuori dello stato di necessità non vedo che motivazioni potrebbe avere un normale fedele di rivolgersi ad un sacerdote della Fraternità S Pio X piuttosto che ad un sacerdote in piena comunione con il Papa. Non è una questione banale : il perdono sacramentale non è un fatto individuale, esso ci restituisce alla piena comunione con la Chiesa, ma può questo avvenire attraverso un ministro, pur rispettabile, che non intende ancora lui per primo vivere questa comunione piena ? A me sembrerebbe un controsenso ed una interpretazione troppo individualistica della Riconciliazione, per cui se non sono in grado di valutarne la validità sacramentale, sicuramente ne dubito fortemente circa l’efficacia e gli effetti spirituali di grazia santificante .

    Non condivido quindi la proposta di snobbare il vescovo di Treviso per andare alle Messe della Fraternità S Pio X con questa motivazione , cioè ad onta del vescovo stesso, (fare questo sarebbe già un atto scismatico) , anche se non condivido per niente la sua decisione di impedire la celebrazione di quella Messa per i motivi già esposti da altri in questo thread. Da un punto di vista strettamente canonico , quel parroco poteva celebrare ugualmente la Messa con suo consiglio pastorale perchè il Motu Proprio non prevede per niente che l’Ordinario possa intervenire e dare un suo assenso o un suo diniego. Tuttavia, quel parroco ha preferito, pur potendo agire comunque secondo il Motu Proprio in piena comunione col Papa, senza tener conto del parere del suo vescovo e avendoq quindi la coscienza a posto anche davanti a Dio, ha preferito agire in modo da non rovinare il rapporto col suo Vescovo. La comunione e la pazienza vengono prima di ogni legittimo diritto nella Chiesa, è la famosa la carità di cui parla S Paolo nel suo inno. Speriamo che il suo Vescovo apprezzi questo nobile gesto e conceda da ora in poi a quella comunità di celebrare seconod il Motu Proprio.
    Tra l’altro, un tale, di cui ora non ricordo il nome, aveva detto : ” Da questo vi riconosceranno , da come vi amate gli uni gli altri” non dimentichiamo l’ essenziale.