San Raffaele, il Vaticano vuole salvare posti di lavoro

La complicata operazione per il salvataggio dell’ospedale San Raffaele, che la Santa Sede intende rilevare mettendo a disposizione almeno 125 milioni dello IOR, è arrivata a un punto molto delicato: il nuovo Cda composto dagli uomini del cardinale Bertone – il manager della sanità Giuseppe Profiti, il presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi, il costituzionalista Giovanni Maria Flick e l’imprenditore genovese Vittorio Malacalza – ha avanzato un piano di risanamento che garantisce l’immissione di 250 milioni di euro e l’accollamento di debiti per 750 milioni (il buco ammonta a un miliardo e mezzo), ma la Procura di Milano non ha ancora deciso sul da farsi.

Su La Stampa e su Vatican Insider nei giorni scorsi avevo riassunto alcune delle domande e delle inquietudini che attraversano i palazzi vaticani e più in generale i vertici della Chiesa italiana per l’operazione, considerata da molti troppo rischiosa e da qualcuno persino spericolata. Nei giorni scorsi, dalle pubbliche dichiarazioni dei protagonisti, qualche spiegazione comincia a filtrare. È stato lo stesso Profiti a dichiarare che il fine principale della partecipazione del Vaticano è la salvaguardia dei posti di lavoro.

«Il risultato di oggi, frutto del nostro lavoro – ha dichiarato Profiti lo scorso 15 settembre – è l’avvio di una soluzione finalizzata alla salvaguardia in primo luogo dei cinquemila posti di lavoro che confermo essere patrimonio unico e esclusivo del San Raffaele». «Il motivo di generale soddisfazione – ha spiegato il manager – è l’aver adempiuto a un primo passo concreto, finalizzato in primo luogo a trasmettere serenità e a tutelare i cinquemila lavoratori e le loro famiglie in un momento che, sentendo anche il Santo Padre domenica ad Ancona, è particolarmente difficile».

Le domande restano aperte, in attesa di sapere qualcosa di più sul progetto globale.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

42 risposte a San Raffaele, il Vaticano vuole salvare posti di lavoro

  1. bo.mario scrive:

    Non sarebbe male Tornielli che ci facesse la storia di questo debito. Non si arriva a quella cifra in poco tempo. Poca professionalità, incuria o c’è dell’altro? Salvare dei posti di lavoro è giusto e chi ha prodotto il tutto deve finire nelle patrie galere. Se non da l’esempio la chiesa a chi ci dobbiamo rivolgere? Il sistema chiesa funziona come al precedente post? coprire quanto possibile e poi chiedere aiuto. Faccia uno sforzo Tornielli ci indichi nomi e cognomi di chi ha fatto il disastro, chi lo ha coperto e perchè. Faccia uno sforzo, un saluto.

    • luca scrive:

      uno delle ragioni più profonde del disastro san Raffaele è propio stato essere inseguitore delle “modernité” (non intendo in materia di ricerca medica)e del plauso dell’opinone pubblica,in antitesi al pragmatismo e all’obbedienza della chiesa,avessero i responsabili avuto un rapporto di collaborazione con la chiesa ufficiale e gerarchica questo disastro non sarebbe stato di così vasta proporzione,bisogna andar a leggere il pensiero di don Verzè e allora si capisce bene che il disastro era annuciato e prevedibile.

      • andrea scrive:

        Luca, non confonda piani molto diversi del problema (e qui esistono entrambi i problemi): TUTTA la sanità “cattolica” e “privata” presenta bilanci disastrosi. Col San Raffaele ci metta la Casa Sollievo della Sofferenza, il Gemelli e anche il Bambino Gesù…Mi sono permesso di virgolettare “privata” perché questi Enti ricevono cospicui finanziamenti e rimborsi pubblici (legali, certo!), e quindi, come tutta la sanità non statale o regionale, sono privati per modo di dire…d’altra parte in Italia chi si cura pagando di tasca propria ( o anche tramite casse o polizze private)?
        Credo esista un problema gestionale specifico per gli Ospedali Cattolici, che evidentemente sopportano costi supplementari e impropri per un’azienda (un bilancio è un bilancio…).
        Se questi costi riguardano un personaggio come Don Verzè, il tutto assume i caratteri grotteschi della mitomania…

  2. dario scrive:

    Don Verzè ha commesso errori di gestione dell’indebitamento e qualche spreco autocelebrativo. Ma il vero problema finanziario è sorto quando, successivamente alla costruzione del S. Raffaele a Roma, contrariamente alle promesse ricevute, si vide bloccato l’accreditamento pubblico dall’allora ministro Rosy Bindi ( per servirlo su un piatto d’oro agli amici degli amici), dopo aver effettuato per intero l’investimento, con il personale assunto e inoccupato per anni. Il S. Raffaele accumulò perdite significative ( 1 miliardo di vecchie lire per ogni giorno di inattività) e da allora non si risollevò più.
    Il S. Raffaele ha gravi problemi : tra questi, per un ospedale di ispirazione cattolica, i principi morali che vengono insegnati ( Mancuso e soci ) e applicati ( sperimentazione medica).
    Ma il S. Raffaele costituisce anche un approdo sicuro in caso di necessità sanitarie, non solo per i lombardi, ma anche per tutti quei connazionali,comunisti compresi, provenienti dalle regioni del sud Italia, i cui amministratori spesso di sinistra, sparlano di questo ospedale e della gestione lombarda della sanità. Comunisti compresi!
    Dario

    • andrea scrive:

      Dicono che quando Ferdinando II di Borbone si ammalò in viaggio verso Bari, gli presentarono due medici: uno bravo ma liberale, l’altro ciuccio ma reazionario. Il Re volle fare una scelta politica, e morì… Politica e Sanità convivono da sempre in modo complesso. Investire in base a semplici promesse politiche è appunto folle…se poi ti ritrovi indebitato, vuol dire che non hai investito con soldi tuoi, l’hai data a bere a qualcun altro, che si ritroverà il vero problema, quello di essere un tuo creditore… credo poi che un medico debba curare tutti, anche i comunisti, e che costoro abbiano tutto il diritto di farsi curare anche al San Raffaele. Non era Don Verzè quello che non semplici cure, ma guarigioni?

    • luca scrive:

      Dario,buon post,come gli altri del resto,ma che c’entra Mancuso con i pricipi insegnati,non colgo bene il nesso,puoi spiegare il tuo pensiero?ciao e grazie.

  3. Andrea Tornielli scrive:

    Luca, credo che Dario si riferisca al fatto che nell’università del San Raffaele Vito Mancuso tiene dei corsi.

    • lauraromana scrive:

      … ed essendo VitoMancuso, per chiamare le cose con il loro nome, un eretico, non si capisce cosa ci faccia in una universita che si pretende “cattolica”.

      • Carlo scrive:

        In realtà l’università non deve essere cattolica, musulmana o buddhsta. Deve essere università e basta.

        Come non si capisce cosa c’entri il Vaticano con strutture ospedaliere

        • luca scrive:

          centra eccome,guai se la chiesa non promovesse studi,ricera,cultura,assistenza,soccorso……
          io ho cominciato i miei studi in un università cattolica in un paese luterano/relativista.questa università fà un ottimo servizio allo stato e alla gente propio perchè “cattolica”.
          ma credo sia tempo sprecato discutere con chi parla solo a slogan o ha posizioni sempre pre-giudiziali,inidiscutibili che negano la realtà.
          a proposito alcune settimane fà ho visto un museo di anatomia comparata e anatomia patologica della metà del settecento,esso fu voluto, fondato,finanziato con anessa biblioteca e scuola da Papa Lambertini che mi risulta sostenne una delle prime pratiche di vaccinazione di massa(ed era gratuita) contro il vaiolo detta “vaiolizzazione” di Montagu,pratica proposta da medici greci a cui il Papa aveva dato fiducia.

    • luca scrive:

      ok grazie,capito,ma non credo che da Mancuso e dai suoi corsi dipendano i bilanci e le spese;credo che don Verzè abbia sempre avuto le sue idee e da molto tempo e habbia molto imposto le sue idee,credo che uno dei mali a volte di grandi enti sia quello che a capo ci sia un capo che si consiglia poco e si confronta poco con chi forse potrebbe aiutarlo…………..

  4. Simone scrive:

    Grazie per averci spiegato come deve essere l’Università. Così, io posso dire di essermi laureato e basta all’Università e basta, non alla Statale.
    Dando per buona la parola Vaticano come sintesi (un pò semplicistica), un pochino c’entra, li hanno inventati loro, gli ospedali…

    • Piero scrive:

      e l’hanno fondata loro, l’Universita’ di Roma…

      • il maccabeo scrive:

        cosiccome la Sorbonne e tutte le Universitá con tradizione centenaria son state fondate dagli ordini mendicanti… Bologna inclusa.
        Ma questo non lo scrivon sul Corriere e su Repubblica.

  5. ADRIANO MEIS scrive:

    Simpatica la fraseologia iniziale (“gli uomini del cardinale Bertone”); evoca efficacemente quasi uno scenario bellico ,di gruppi di interesse contrapposti, ed era dai tempi di Dumas che non leggevo una espressione di tale tipo.
    Fa un pò sorridere, poi, il provinciale revanscismo cattolico di Simone, portabandiera infantile dell’idea che dobbiamo tutto alla chiesa, a cominciare dagli ospedali. A sentir costoro, pare davvero che ,prima della chiesa, in Europa regnasse solo la tenebra e l’antropofagia….

    • Alessandra scrive:

      Ora non esageriamo. E’ un dato di fatto che l’ospedale come noi oggi lo conosciamo è stata una “invenzione” dettata dall’ispirazione cristiana. Prima se stavi male ti curavi in casa. Sempre se una casa ce l’avevi e se avevi sufficienti mezzi economici….Altrimenti peggio per te..

      • Anna scrive:

        scusi Alessandra,ma non credo proprio che l’ospedale sia stata un’invenzione cristiana.I malati si curavano ancora prima che la chiesa cristiana prendesse il sopravento.Anzi ,se devo essere sincera è stata la chiesa che ha proibito la cura dei malati,perchè le faceva comodo che le persone morissero d malattia senza che nessuno le curasse, così poteva avvallare la malattia come “castigo”di Dio.Solo successivamente ha creato gli ospedali,ma a pagamento.I poveri non potevano curarsi,se non sborsavano
        Per questo che poi ha raccolto così tanti aderenti l’ideologia comunista.Se la chiesa avesse messo in pratica gli insegnamenti del Cristo,NESSUNO si sarebbe ribellato al vaticano e ai preti,cadendo così nella trappola dei comunisti,o degli unti di dio che vorrebbero dominare il mondo ancora una volta con il terrore e la paura.

        • ilsanta scrive:

          Mi dispiace Anna, ma in questo Alessandra ha ragione, almeno per quanto concerne l’Europa.
          Che ci si curasse anche prima dell’avvento degli ospedali è indubbio, ma appunto non c’erano gli ospedali come li intendiamo noi.

    • Simone scrive:

      Ciumbia! “Provinciale revanscismo cattolico”… quale onore, per aver scritto che qualcosina la Chiesa c’entra. Siam proprio dei poveretti. Ci scusi tanto.

  6. ADRIANO MEIS scrive:

    @ Caro cittadino Simone,
    Lei si irrita e allora mi permetta di documentare meglio le mie affermazioni.
    Però, dovremmo tentare di ragionare spassionatamente, cioè evitando l’accecante pregiudizio positivo di cui i cattolici soffrono nei confronti della chiesa cattolica. Secondo loro, la civiltà universale deve tutto alla chiesa cattolica e questo semplicemente non è vero.
    E,dunque, tornando agli ospedali, dobbiamo tener presente due cose:
    PRIMO, l’aspetto puramente storico.
    Già nei poemi dell’Ellade,infatti, si parla di personaggi che posseggono la conoscenza delle erbe per guarire. Non solo divinità, ma anche esseri umani, che hanno appreso quest’arte da qualche dio.Il preteso marchio della religione sulla scienza delle guarigioni è assai antico, come si vede.
    Essendo anche la medicina antica essenzialmente teurgica (il dio diffonde la malattia, il dio salva) ,ne viene che sono i templi le prime istituzioni conosciute che tentavano di guarire i malati; e questo accadeva in Egitto, a Babilionia, in Oriente. I templi greci dedicati al dio della medicina Asklepio potevano ammettere i malati, che aspettavano che il dio li guidasse in un sogno. I Romani adottarono il suo culto: a Esculapio fu costruito un tempio (291 a.C.) su un’isola nel Tevere a Roma, come luogo di accoglimento degli ammalati, dove si oscillava tra pratiche terapeutiche ed invocazioni. Qualcosa di embrionalmente simile a Lourdes, per intenderci.
    Nè va dimenticato Ippocrate, il padre storico della medicina, con le cui scuole l’arte di guarire non solo si laicizzò, ma iniziò a basarsi su fondamenta razionali (anamnesi, ispezione, diagnosi, terapia). Ed, anche qui, siamo assai prima della chiesa.
    SECONDO, la successiva presenza degli uomini di chiesa nei luoghi di sofferenza introduce un discorso che si fa,purtroppo, spinosissimo. Infatti, se va comunque apprezzata la nobile dedizione tesa ad alleviare le sofferenze (fatto di altissimo valore), non si può sottacere che ciò avveniva in una chiave di tipo caritatevole ed assistenziale. Questo, da una parte offriva alla chiesa il vantaggio di un fortissimo ritorno di immagine, dall’altra dava ampia cittadinanza a sentimenti di passività, di accettazione, di rassegnazione;; di sottomissione,insomma, a volontà superiori, eventualmente superabile solo con la fede e la preghiera ai santi protettori. E, nuovamente, poichè il management dei santi protettori era di esclusiva pertinenza ecclesiale, alla fine la sofferenza si trasformava in un potente mezzo di fidelizzazione.
    Concludendo, se davvero vogliamo rispolverare degli orgogli, esaminiamo,invece, non tanto da dove prende origine l’ospedale, quanto piuttosto le metodologie messe in atto dalla modernità circa la qualità delle cure ospedaliere. Queste,infatti, sono davvero migliorate da quando la Scienza è stata lasciata libera di effettuare ricerche in tutti i campi (e non possiamo certo dire che la chiesa abbia brillato, nei secoli, per la promozione della libera ricerca scientifica).
    La chiesa è intervenuta nel campo delle scienze (scuole, Università…) più per mantenerne il controllo e dirigerne lo sviluppo che per promuovere il genuino spirito scientifico : ancora oggi, la chiesa continua a tentare tale dirigenza.
    Mi perdonerà, Simone, se -a questo punto- io aggiungo che condivido l’idea di quanti sostengono che la chiesa ha avuto molto da perdere (come potere istituzionale) dall’affermarsi della Scienza. Se,infatti, scoppia una epidemia di peste e la chiesa può mantenere il monopolio della risposta portando in processione il corpo di F. Borromeo, il suo ruolo resta di fondamentale rilievo; ma ,se arriva un maledetto scienziato che ti inventa l’antibiotico, me la saluti la taumaturgia semi/magica…..

    • Simone scrive:

      La ringrazio molto per l’esaustiva lezione (che tra l’altro non toglie niente a ciò che scrivevo, rispondevo a chi pretenderebbe di escludere la Chiesa da un tema e sembra invece che volessi negare ad altre realtà di occuparsene, lungi da me questo pensiero), ma non mi sono mica irritato, sa? Mi è parso vero il contrario…

    • Piero scrive:

      h**p://it.wikipedia.org/wiki/Chirurgia,_anatomia_e_Chiesa_cattolica_nel_Medioevo

      • enrico scrive:

        @ Piero

        Ho letto che ha voluto ricordare l’interessante pagina di wikipedia che riassume il rapporto fra Chiesa e chirurgia e il problema delle fonti per la ricostruzione di tale rapporto etc etc.
        L’avevo già postato tempo fa, sempre qui, sempre medesimi interlocutori.
        (anzi ne avevo estrapolato parti per facilitare la discussione).

        Non credo che i medesimi interlocutori lo leggeranno, presumo, nemmeno stavolta…
        Ma tentar non nuoce…

    • Reginaldus scrive:

      quando il furore anti-cristiano raggiunge il grottesco: il tempio di Esculapio in parallelo a Lourdes!. Io auguro a questi signori accecati dal fanatismo più becero, se mai cadessero nel bisogno, un bel ritorno nel tempio di Esculapio sull’isola del Tevere … Chissà!

  7. Andrea Tornielli scrive:

    Gentile Adriano Meis, l’espressione “gli uomini del cardinale Bertone” voleva solo esprimere i fatto che si tratta della “squadra” indicata dalla Santa Sede, persone di fiducia del cardinale, che il cardinale ha chiamato a lavorare in Vaticano dopo essere diventato Segretario di Stato (Profiti al Bambin Gesù, Gotti Tedeschi allo Ior), oppure che sono comunque considerate di sua fiducia (è noto che Bertone avesse indicato Flick anche per la presidenza dell’Istituto Toniolo, che controlla l’Università Cattolica).

  8. il maccabeo scrive:

    Ma Andrea, l´incontro tra FSSPX e il Papa il 14 settembre scorso lo snobbi proprio sul tuo blog? Non capisco, hai scritto un articolo sulla Bussola e qui neanche un cenno?
    O é il mio PC che ci vede male?

  9. giovannino scrive:

    Mi sembra riduttivo parlare di posti di lavoro . Si tratta di professionisti qualificati , ricercatori capaci e in genere di una struttura di ottimo livello . E’ augurabile che possa continuare a svolgere la sua attività ( prof. Mancuso incluso ) .

  10. luciano27 scrive:

    questo blog è molto interessante per la quantità e varietà di commenti. Peccato che molti sfocino in battibecchi che non chiariscono o spiegano nulla.Negativo è anche insultare o disprezzare o compatire chi è ateo o non credente, cosa di cui ho lunga esperienza negli altri blog, pur non essendo mai scorretto,salvo ovviamente esprimere pareri o idee diverse. Penso che questo non si adatti a chi vuole pontificare sulla morale e sulla verità.E per questo non posso che concordare con la richiesta di Adriano Meis di ragionare spassionatamente

    • enrico scrive:

      @ Luciano27?

      Meis scripsit:

      “Fa un pò sorridere, poi, il provinciale revanscismo cattolico di Simone, portabandiera infantile dell’idea che dobbiamo tutto alla chiesa”

      sorridere=le opinioni proposte sono ridicole
      provinciale=idee e pensieri ridicoli tipici di una mente ristretta e limitata..provinciale
      infantile=idee e pensieri prima ridicoli, poi ristretti e limitati, infine non sviluppati non di una ragione matura

      Fantasticne

  11. ADRIANO MEIS scrive:

    Ringrazio coloro che mi hanno dedicato una replica.
    Al dr Tornielli, volevo dare assicurazione di non aver avuto intenti nè polemici nè beffardi : commentavo esclusivamente una fraseologia di stile esteriormente riferibile ad una certa stagione letteraria. Un fatto puramente estetico.
    A Simone vorrei dire che mi bacchetta di nuovo senza che io lo meriti : non pensavo di fare lezioncine, cercavo solo di essere esaustivo.
    Ringrazio anche Luciano27, concordo che bisognerebbe sempre cercare di evitare l’accecamento passionale in una discussione. Non la passione, dico, ma l’accecamento (…dote rara).

    • Simone scrive:

      Beh, che dire: mi scuso se il termine “lezione” l’ha fatta sentire bacchettato, ma da qui a fare la vittima, insomma… Non è che il suo primo post fosse proprio denso di gentilezze, e di una certa aria di “superiorità”, ma la cosa, ripeto e poi chiudo perchè in fondo non mi importa, non mi ha causato irritazione. La sua replica l’ho letta con piacere, anche se lei, nella prima parte, parlava di storia della medicina (in modo esaustivo ed interessante), mica degli ospedali. E nella seconda affermava alcune cose, sulle quali semplicemente non concordo. La saluto, e chiudo qui.

  12. vincenzo da torino scrive:

    Salvare il San Raffaele vuol dire salvare una eccellenza medica necessaria ed indispensabile per i cittadini tutti. Il Vaticano vuole sì salvare i posti di lavoro, ma anche probabilmente avere un centro per medici ed operatori cattolici che, causa leggi non accettabili per i cattolici, vengono ostracizzati da alcune branchie della medicia. Questo vuol dire un cambio di registro al San Raffaele. — Don Verzè è un grande comunicatore, un idealista e pure ammalato di megalomania. Si è immedesimato oltre a averci lavorato molto, con lo stile di Berlusconi. A chi fa il bene o ritiene di farlo è permesso tutto , ogni mezzo diventa improvvisamente lecito, anche se contrario alle leggi finanziarie, commerciali o sociali. In Vaticano(Ilor) ne sanno qulcosa, vero?

  13. vincenzo da torino scrive:

    pardon “Ior”

  14. peccatore scrive:

    Così va il mondo.
    Meglio prepararsi… ed essere un oi’ meno tonti (e falsi) di una Marcegaglia qualsiasi…

    Crisi economica: una demolizione controllata di Maurizio d’Orlando (da asia news)

    La crisi greca, l’attacco al debito dell’Italia, i rischi per l’euro, le proposte inflazionarie per il dollaro, lo yuan volutamente sottoquotato stanno scuotendo i Paesi e i governi nel mondo intero. Tutto sembra andare secondo un disegno calcolato: costruire un governo economico universale “di tipo monocratico”. Proprio stanotte l’agenzia Standard & Poor’s ha abbassato il rating del debito sovrano italiano, portandolo da A+ ad A, accrescendo i timori per alcuni foschi scenari nella crisi economica mondiale, una crisi che sembra “una demolizione controllata”, con scopi precisi. Le contraddizioni insite nell’economia mondiale e nel suo modello di sviluppo non sono nuove, evidenti almeno dal 2003. Chi non ha chiuso gli occhi ha potuto osservare e chiarire alcuni fenomeni che poi sono divenuti elementi comuni ed imprescindibili di qualsiasi seria analisi economica successiva. La globalizzazione, così lodata fino a pochissimi anni fa, si è basata, infatti, su di una simbiosi singolare: da una parte ha alimentato una crescita asiatica ed in particolare cinese, imperniata sulle esportazioni, con tassi intorno al 10 % annuo, mantenuti per di più quasi costanti per circa un ventennio; dall’altra parte una rapida trasformazione dei Paesi occidentali ed in particolare degli Usa in economie non più manifatturiere, ma basate su servizi, finanza e consumo (tra cui una consistente spesa militare), alimentati dall’emissione monetaria.

    Senza precedenti nella storia sono sia la durata ed il ritmo di crescita cinese, sia l’esplosione del debito pubblico (e privato) occidentale ed in particolare americano, passato ufficialmente dal 60 % circa a più del 100 % in pochi anni (non c’entra niente il debito pre-euro). Si tratta in entrambi i casi di un meccanismo truffaldino che si autoalimenta: da un lato il tasso di cambio cinese fortemente ed artificialmente sottovalutato rispetto alla parità di potere d’acquisto (dal 30% al 45%, un’imbattibile sovvenzione alle esportazioni cinesi) e dall’altro un’emissione di moneta di riserva valutaria (principalmente il dollaro) senza alcun freno e limite. Per chiarirci basta ricordare, ad esempio, quanto affermato lo scorso agosto dall’ex governatore della banca centrale americana (Greenspan): “Gli USA possono pagare qualsiasi debito perché possono sempre stampare moneta per farlo. Perciò ci sono zero probabilità d’insolvenza”. Infatti, c’è la certezza dell’insolenza e dell’arroganza di chi detiene il potere sovrano di battere a proprio arbitrio moneta di conto valutario. Questa tracotanza in fondo è facile da attuare, perché non occorre disporre di miniere d’oro e d’argento, come un tempo, e non è solo monopolio americano: pochi giorni fa la Banca Nazionale Svizzera ha affermato che avrebbe difeso il tasso di cambio del franco anche immettendo una quantità illimitata di moneta nazionale. Il 16/9/2011 si è data notizia di un intervento coordinato di 5 banche centrali per l’immissione di liquidità (in dollari) sul mercato interbancario. Tra una settimana è probabile che Bernanke annunci una nuova ondata di “quantitative easing”, che tecnicamente è un allentamento dei vincoli di riserva ed in pratica non è niente altro che una forma di emissione monetaria mediante l’acquisto di buoni del Tesoro USA. Dopo la QE2 del novembre 2010, esauritasi nel luglio 2011, sarà la volta della QE3 , cui farà seguito la QE4 e poi di seguito fino alla QEn. Si tratta di un meccanismo simbiotico perverso.
    L’esito è quasi scontato: un collasso finanziario, bancario ed infine economico senza precedenti. In merito all’esito può essere opportuno fare delle ipotesi sul quando e sul come. Dal punto di vista dei tempi si può dire che pare molto prossimo, perché di fatto tutti i fattori determinanti per il collasso sono già presenti nel sistema economico. Ad esempio, dato un tasso d’incremento di tre miliardi di dollari al giorno, già nei prossimi giorni il debito pubblico americano supererà il tetto stabilito con fatica a luglio in un accordo parlamentare tra democratici e repubblicani, mentre a metà ottobre il governo greco non avrà più euro per pagare i dipendenti pubblici. Significativo è anche che venerdì scorso, 16 settembre, Moody’s abbia annunciato che completerà la sua analisi se ridurre la propria valutazione sul debito pubblico italiano posto sotto osservazione per un suo possibile declassamento già tre mesi fa. Questa notte Standard & Poor’s ha abbassato il rating dell’Italia da A+ ad A, aggiungendo che le previsioni per il Paese sono “negative”. Tutto sembra quindi coincidere e la scadenza pare imminente. Per far precipitare la situazione sembra non manchi che una qualche scintilla, di cui non c’è penuria, e questo ci porta al come. I quotidiani economici di tutto il mondo – che sembrano muoversi all’unisono, come se non fossero possibili ipotesi diverse – in merito al debito pubblico parlano di rischio di “contagio” tra la crisi europea e quella americana. In realtà si tratta di situazioni tra loro ben diverse e pertanto in teoria facilmente isolabili tra un’area economica del mondo e l’altra. Questo perciò autorizza a supporre che la parola “contagio” stia in realtà a significare che si assisterà ad una serie di detonazioni contemporanee o a catena dal più grande al più piccolo, come in una demolizione controllata, e che questo darà l’impressione del propagarsi improvviso dell’incendio. Ad esempio, si è parlato spesso in questi ultimi due mesi del debito pubblico italiano e come questo possa essere il detonatore di un collasso generalizzato del debito pubblico in tutto il mondo. Questo da l’idea della strumentalità delle analisi proposteci.

    Dato questo presunto “contagio” si deve esaminare un po’ più da vicino la possibile scintilla del probabile prossimo incendio: le vicende italiane. L’Italia aveva più o meno l’attuale livello di indebitamento pubblico già all’inizio degli anni novanta. Nel corso dell’attuale crisi il debito pubblico italiano, aumentato del 7% del Pil, è stato quello che ha avuto il minore tasso d’incremento dal 2007 al 2011. Al confronto Regno Unito (47%), Stati Uniti (38%) e Giappone (37%), hanno avuto incrementi ben maggiori (il record è dell’Irlanda con un incremento del 65%) Vedi tabella. Inoltre l’Italia ha approvato in pochi mesi due manovre di riduzione del deficit di bilancio la prima, nel luglio scorso, di 25 miliardi e la seconda lo scorso 15 settembre con un’ulteriore riduzione di 55 miliardi di euro: non è poco, in relazione al Pil italiano ed al fatto che l’economia occidentale è in una fase decisamente più tendenzialmente contrattiva che espansiva. Si tenga poi conto del fatto che l’Italia ha avviato misure di riduzione strutturale del deficit della spesa previdenziale e sanitaria, con effetti di lungo termine, mentre altri Paesi non solo non l’hanno ridotto, ma hanno approvato al contrario leggi che nel futuro ne provocheranno un forte incremento. Ad esempio, negli Stati Uniti il valore degl’impegni di spesa futuri (“unfunded liabilities”) privi di copertura è di circa 115mila miliardi di dollari, e questo fa sì che il debito pubblico americano è in realtà ben superiore Vedi: Laurence Kotlikoff, “A Hidden Financial Crisis,” in Finance & Development, September 2010, Vol. 47, No. 3 : “U.S. government debt is not $13.5-trillion (U.S.), which is 60 per cent of current gross domestic product, as global investors and American taxpayers think, but rather 14-fold higher: $200-trillion – 840 per cent of current GDP. Hence let’s get real, The U.S. is bankrupt” , Prof. Kotlikoff . circa 840 % del Pil, rispetto a quello pubblicato, circa il 100%.

    Dal punto di vista tecnico non ha perciò senso la decisione di Moody’s dello scorso giugno di porre ora sotto osservazione il debito pubblico italiano per un suo possibile declassamento. Se poi, a fine mese, dopo che l’Italia ha approvato ed attuato una doppia manovra di rapida e forte riduzione del deficit pubblico, operativa già dal 2011, Moody’s dovesse confermare, come è probabile, una valutazione peggiorativa, si arriverebbe al ridicolo. Tale valutazione peggiorativa andava fatta 10, 20, 30 anni fa, quando il debito pubblico italiano cresceva, non ora. Farlo oggi è molto sospetto.

    Il fatto è che chi fornisce tali valutazioni – Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch, le tre agenzie di valutazioni di merito (“rating”) relative ai titoli di credito – è privo di credibilità in termini di autonomia ed imparzialità a causa dell’enorme conflitto d’interessi per gli intrecci azionari relativi agli azionisti di controllo. Dalla tabella riportata in calce la malafede di Moody’s è peraltro evidente. Moody’s, deve il suo monopolio mondiale – che si spartisce con le due altre agenzie consorelle – ad una società di diritto privato, davvero poco nota al di fuori di circoli molto ristretti, la International Swaps and Derivatives Association, Inc., ISDA. È la società consortile di un gruppo esclusivo di operatori sul mercato dei derivati, il cui valore nominale globale d’interscambio è pari a circa 10-12 volte il Pil mondiale. È perciò triste, ma logico, che una piccola società come Moody’s si presti probabilmente a qualche piccolo favore, a qualche piccolo mercimonio sulla pelle della gente comune.
    Probabilmente proprio Moody’s fornirà dunque la scintilla per innescare il collasso del sistema monetario e finanziario mondiale. Sarà perciò una demolizione controllata, come quella dell’edificio WTC 7, il terzo edificio crollato a New York l’11 settembre 2001, molte ore dopo che i due aerei si erano schiantati contro le Torri Gemelle. È chiaro che, quando ancora non si poteva supporre che il governo Berlusconi, questo impiccio, sarebbe riuscito a far approvare la messa in sicurezza dei conti pubblici italiani, qualcuno ha stabilito che l’Italia andava “tirata giù” in autunno. Malgrado la sopravvenuta incongruenza non è stato possibile, se ne può dedurre, modificare in corsa la scaletta, da tempo accuratamente preordinata, a beneficio della logica argomentativa dei mezzi di comunicazione internazionali. Lo spettacolo deve continuare secondo il copione originario.
    Pur non avendo copia di questa scaletta (purtroppo), è abbastanza facile intuirla e qui di seguito ne diamo una lettura. L’esplosione della crisi in Grecia, come si è detto, è prevista a metà ottobre. Questa, però, non ha un sufficiente potere detonante perché la Grecia è un Paese troppo piccolo per innestare una crisi generale. La scaletta prevede perciò che vi sia un’ulteriore fase ed è la volta delle banche francesi e tedesche che hanno un forte quantitativo di titoli di Stato greci, soprattutto le francesi Société Générale, BNP Paribas e Crédit Agricole. Fin qui tutto “bene”, tutto sta procedendo secondo copione, senza impicci.

    Da qui in avanti s’innesta, invece, il declassamento del debito pubblico italiano, la parte della sceneggiata resa meno logica e credibile dalle due manovre del governo Berlusconi (ormai inviso alla stampa e soprattutto alla finanza “che conta”). Secondo il copione, essendo esse stesse in difficoltà, le banche francesi devono ridurre il loro investimento in titoli italiani posti sotto osservazione o declassati e di cui esse sono tra i maggiori detentori. Ad ottobre perciò si sarebbero dovuti sommare alcuni effetti in un drammatico crescendo, che si estende a tutta l’Europa come nel 1848. Si scopre che ottanta miliardi (25 +55) di riduzione, il 10 % della spesa pubblica italiana, non sono sufficienti: ne occorrono altri cento. L’analisi è corretta, ma una dieta troppo rapida può provocare scompensi, nella fattispecie tumulti ed insurrezioni. Ci saranno, ma non è sufficiente. A questo punto si deve inserire un colpo di scena, un ribaltamento di sorti: la Federal Reserve annuncia che, insieme al Fondo Monetario Internazionale, interverrà per salvare l’Euro, a condizione che i Paesi europei facciano la loro parte. È una mossa geniale, le borse mondiali si riprendono, all’apparenza, le sommosse cessano. Berlusconi, però, deve andare via, comunque, perché così è scritto sulla scaletta. Non è caduto sui conti pubblici, non era caduto su Ruby Rubacuori, alias Karima El Maghroub, alias Karima Heyek (notare: la sbadata, in almeno un’occasione prima dei fatti, aveva presentato ai Carabinieri un documento d’identità diverso e contrastante da cui, in base all’anno di nascita, non risultava minorenne). Qualcosa però si troverà, basta applicare il “modello Libia”. Berlusconi viene costretto alle dimissioni da una rivoluzione, “spontanea”, ovviamente, e s’insedia o un governo di “transizione” o di “unità nazionale”.

    Il nuovo governo privo della legittimità elettorale è debole e molto diviso a suo interno. Non riesce perciò ad effettuare i tagli necessari e la riduzione del debito pubblico preventivata ed in un paio di mesi, nonostante l’intervento americano, l’Italia è costretta all’insolvenza. Essendo uno dei maggiori paesi dell’Unione Europea l’effetto è la disgregazione dell’Euro. A questo punto il traguardo è finalmente in vista: la Fed ha infatti emesso una sufficiente valanga di dollari da rendere la situazione irreversibile. Dopo alcuni mesi, minimo sei, più probabilmente dopo un anno, va in scena il dramma finale: appesantito dal peso dei salvataggi bancari del 2008, 24mila miliardi di dollari, dalla QE1, QE2, QE3, … , QEn, dal salvataggio mancato dell’Europa, il dollaro schianta e con esso, a cento anni dalla sua costituzione, la Federal Reserve.
    Con la scomparsa del dollaro i contratti derivati sono privi di valore ed i soci della ISDA che avevano potuto leggere la scaletta in anticipo festeggiano: hanno convertito quanto potevano in oro ed argento. Sulle ceneri della Fed si avviano le trattative per le quote di ripartizione di una nuova moneta unica mondiale, riservate a ciascuna macroregione del mondo. Non occorrono grossi sforzi teorici. Di fatto, tale moneta esiste già, è l’unità di conto del Fondo Monetario Internazionale, i Diritti Speciali di Prelievo (SDR, nell’acronimo inglese). Occorre semplicemente ampliarne la composizione, finora formata da dollaro, euro, yen e sterlina, monete che a questo punto della vicenda sono ormai defunte. Definita la nuova moneta unica, si procede a formalizzare poi la costituzione di una banca centrale mondiale e quindi di un governo mondiale con le conseguenze che si possono immaginare.
    A parte il concreto elevato e catastrofico rischio di una guerra mondiale a causa delle divergenze di interessi, di questo progetto quello che non ci sta bene è tutto. Ma quello che indigna di più è la menzogna e l’artificialità con cui viene perseguito, mentre quello che preoccupa maggiormente è il rischio per la libertà di miliardi di persone. È, infatti, un piano per stabilire un sovraStato in cui ingabbiare tutta la terra in una sorta di Unione Sovietica (aggiunta mia: massonica).

    È la premessa per quel “pericoloso potere universale di tipo monocratico” di cui ha scritto il Papa nella sua enciclica “Caritas in Veritate”.

    Tabella: elaborazione dell’autore su dati desunti da: Stephen G Cecchetti, M S Mohanty, Fabrizio Zampolli, The future of public debt: prospects and implications, BIS Working Papers No 300, vedi: http://www.bis.org/publ/work300.pdf .
    2007 2010 2011
    previsioni Incremento 2007 -2011
    Austria 62% 78% 82% 20%
    Francia 70% 92% 99% 29%
    Germania 65% 82% 85% 20%
    Grecia 104% 123% 130% 26%
    Irlanda 28% 81% 93% 65%
    Italia 112% 116% 119% 7%
    Giappone 167% 197% 204% 37%
    Paesi Bassi 52% 77% 82% 30%
    Portogallo 71% 91% 97% 26%
    Spagna 42% 68% 74% 32%
    Regno Unito 47% 83% 94% 47%
    Stati Uniti 62% 92% 100% 38%

  15. massimo scrive:

    peccatore,ringrazio per questo lungo ma utile post.

  16. peccatore scrive:

    Caritas in Veritate paragrafo 57

    … La sussidiarietà rispetta la dignità della persona, nella quale vede un soggetto sempre capace di dare qualcosa agli altri.
    Riconoscendo nella reciprocità l’intima costituzione dell’essere umano, la sussidiarietà è l’antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo paternalista. Essa può dar conto sia della molteplice articolazione dei piani e quindi della pluralità dei soggetti, sia di un loro coordinamento.

    Si tratta quindi di un principio particolarmente adatto a governare la globalizzazione e a orientarla verso un vero sviluppo umano.

    Per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il governo della globalizzazione deve essere di tipo sussidiario, articolato su più livelli e su piani diversi, che collaborino reciprocamente.

    La globalizzazione ha certo bisogno di autorità, in quanto pone il problema di un bene comune globale da perseguire; tale autorità, però, dovrà essere organizzata in modo sussidiario e poliarchico, sia per non ledere la libertà sia per risultare concretamente efficace.

    Grande Benedetto XVI, e come fischiano le orecchie agli oligarchi.
    E che povere “opposizioni” popolano le politiche asservite dei “governi” delle nostre “democrazie evolute”… Ah se non ci fosse la Chiesa bisognerebbe inventarla, per sentir dire cose sensate e ridestarsi dall’ottundimento di una informazione “drogata” e perciò sempre stupefacente nel non dire ciò che non bisogna dire.

  17. luciano27 scrive:

    egr. peccatore ,quale sarebbe e da dove verrebbe il potere monocratico? oggi esiste già ed è concentrato nell’ area occidentale,a parer mio guidato dalla volontà di globalizzazione U.S.A.a esclusivo loro benefico, volontà alla quale v’è stata una prostrazione unanime del resto dell’occidente.Se,per ipotesi,il mondo si convertisse al cristianesimo, o a qualsiasi altra religione,lei pensa che l’organizzazione possa avvenire in modo sussidiario e poliarchico? (Sussidiario non capisco cosa significa, poliarchico penso si riferisca a diversi tipi di governo.)Io penso di no

    • Sal scrive:

      Crisi economica: una demolizione controllata
      di Maurizio d’Orlando
      La crisi greca, l’attacco al debito dell’Italia, i rischi per l’euro, le proposte inflazionarie per il dollaro, lo yuan volutamente sottoquotato stanno scuotendo i Paesi e i governi nel mondo intero. Tutto sembra andare secondo un disegno calcolato: costruire un governo economico universale “di tipo monocratico”. L’analisi di un economista politico (Prima di due parti).
      h**p://www.asianews.it/notizie-it/Crisi-economica:-una-demolizione-controllata-22680.html

  18. Sal scrive:

    Le religioni si praticano a casa, gli stati sono laici e le religioni sono motivo di discordia.

    “Francia, scatta il divieto di pregare per strada, prime proteste dei musulmani

    Dalla mezzanotte di giovedì 15 settembre è entrato in vigore in Francia il divieto di pregare per strada, divieto voluto fortemente dal ministro degli interni e ministro dei culti, Claude Guénant. “Pregare nella strada è indegno di una pratica religiosa e viola il principio di laicità” afferma il ministro in un’intervista concessa a Le Figaro, spiegando come tale usanza “urta la sensibilità di numerosi Francesi, scioccati dall’occupazione dello spazio pubblico da una pratica religiosa” e che di questo fatto, d’altra parte, ne sarebbero convinti gli stessi responsabili del culto musulmano.”

    Pensi se ci fosse già un unico governo laico come e dove dovrebbero correre le sottane vaticane per farsi dare il contributo.

    “Per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il governo della globalizzazione deve essere di tipo sussidiario, articolato su più livelli e su piani diversi, che collaborino reciprocamente. “

    Per questo loro non sono d’accordo.