Chiesa e Cina, la saggezza di Tong

Il neo-cardinale John Tong Hon, vescovo di Hong Kong, nel 1985 da sacerdote partecipò all’ordinazione illegittima del vescovo di Shanghai Jin Luxian, che sarebbe stato riconosciuto da Roma parecchi anni dopo. Lo racconta lo stesso porporato nell’intervista pubblicata sulla rivista 30Giorni, firmata da Gianni Valente e intitolata «Gratitudine, pazienza, attesa. Tre parole per la Chiesa in Cina». Dalle parole del cardinale Tong emerge tutta la complessità della situazione dei cattolici cinesi ma anche la speranza rappresentata da una Chiesa viva e vitale. Come pure emerge un’attitudine attenda e dialogante, che pur senza deflettere in alcun modo dai principi segna l’avvio di una stagione nuova. Riporto alcuni dei passaggi più significativi dell’intervista, nella quale Tong ha sintetizzato il suo intervento al recente concistoro, e vi invito anche a leggere l’intervista che lo stesso porporato cinese ha rilasciato a Gerard O’Connel su Vatican Insider.

«Per descrivere la situazione in Cina ho usato tre parole. La prima è wonderful, sorprendente. È un fatto sorprendente che negli ultimi decenni la Chiesa in Cina sia cresciuta e continui a crescere, anche se è sottoposta a tante pressioni e restrizioni. Questo è un dato oggettivo, si può riscontrare anche con dei numeri. Nel 1949 i cattolici in Cina erano 3 milioni, ora sono almeno 12 milioni. Nel 1980, dopo che era iniziata la riapertura voluta da Deng Xiaoping, i sacerdoti erano 1.300. Ora sono 3.500. E poi ci sono cinquemila suore, i due terzi delle quali appartengono alle comunità registrate presso il governo. E anche 1.400 seminaristi, di cui mille si stanno formando nei seminari finanziati dal governo. Ci sono dieci seminari maggiori riconosciuti dal governo e sei strutture simili legate alle comunità clandestine. Dal 1980 a oggi sono stati ordinati tremila nuovi preti, e hanno emesso i loro voti 4.500 suore. Il 90 per cento dei preti ha un’età compresa tra i venticinque e i cinquant’anni».

«La seconda parola con cui ho descritto la situazione della Chiesa in Cina è stata la parola difficult, difficile. E la prova più difficile che la Chiesa si trova ad affrontare è il controllo imposto sulla vita ecclesiale dal governo attraverso l’Associazione patriottica dei cattolici cinesi (Ap). Ho citato una lettera inviatami da un vescovo molto rispettato della Cina continentale, che ha scritto: «In ogni Paese socialista il governo ricorre allo stesso metodo, usando qualche cristiano a parole per dar vita a organizzazioni estranee alle strutture proprie della Chiesa, a cui affidare il controllo della Chiesa stessa». L’Associazione patriottica è un esempio di questo modus operandi. E nella Lettera del Papa ai cattolici cinesi pubblicata nel giugno 2007 è scritto che questi organismi non sono compatibili con la dottrina cattolica. Lo si è visto di nuovo nelle ordinazioni episcopali illegittime imposte alla Chiesa tra il 2010 e il 2011».

«La terza parola che ho usato per descrivere la condizione della Chiesa in Cina è la parola possible, possibile. Per far capire il motivo di questa scelta, ho letto altri brani della lettera del vescovo che ho già citato. Quel vescovo si diceva sereno e fiducioso rispetto al presente, anche perché guardava ai problemi di oggi anche a partire dalle esperienze da lui vissute nei tempestosi decenni della persecuzione, tra il 1951 e il 1979. Lui, in quelle dure prove passate, aveva potuto sperimentare che ogni cosa è nelle mani di Dio. E Dio può disporre le cose in modo che anche le difficoltà possano infine concorrere al bene della Chiesa. Così vediamo che di per sé non è l’aumento dei controlli che può spegnere la fede. Anzi può accadere che l’effetto sia quello di far crescere l’unità nella Chiesa. Così, il futuro può apparire anche luminoso. E noi possiamo attendere con fiducia la grazia di Dio. Forse la soluzione di certi problemi non avverrà domani. Ma nemmeno bisognerà aspettare un tempo troppo lontano».

«Io per mio conto sto provando a essere moderato. È preferibile essere pazienti e aperti al dialogo con tutti, anche coi comunisti. Sono convinto che senza dialogo nessun problema può essere davvero risolto. Ma mentre noi dialoghiamo con tutti, dovremmo nel contempo mantenere saldi i nostri principi, senza sacrificarli. Questo vuol dire che, ad esempio, un nuovo vescovo può accettare l’ordinazione episcopale solo se c’è il consenso del Papa. A questo non possiamo rinunciare. Fa parte del nostro Credo, nel quale confessiamo la Chiesa come una, santa, cattolica e apostolica. E poi anche la difesa della vita, i diritti inviolabili della persona, l’indissolubilità del matrimonio… Non possiamo rinunciare alle verità di fede e di morale così come sono esposte anche nel Catechismo della Chiesa cattolica».

«Sì, ero presente alla messa dell’ordinazione di Jin Luxian. Era il 1985. Io allora ero un sacerdote della diocesi di Hong Kong e dal 1980 dirigevo l’Holy Spirit Study Centre [l’autorevole centro di ricerca sulla vita della Chiesa in Cina, ndr]. Jin mi chiese che fossi presente. Voleva avere il mio sostegno, in quel momento. Mi aveva raccontato di essere stato in prigione, che voleva conservare la sua fede e la sua comunione con la Chiesa universale e che avrebbe mandato lettere a Roma per ribadire la sua sottomissione alla Sede apostolica e al primato del Papa. Diceva di aver ponderato tutto in coscienza, e che in quel momento storico gli sembrava che non ci fosse altra strada che quella di accettare l’ordinazione episcopale. Date le circostanze, gli sembrava una scelta obbligata per far andare avanti la diocesi di Shanghai e salvare il seminario. Sette anni fa la Santa Sede ha accolto le sue richieste e lo ha riconosciuto come legittimo vescovo di Shanghai. Ma queste sono cose passate. Ora bisogna guardare al futuro…».

«Non ci si può fissare sul singolo punto, non si può stare a sindacare ogni decisione, e pretendere che ogni gesto e ogni scelta compiuta dai membri della Chiesa in Cina siano sempre perfetti, in ogni istante e in ogni situazione. Siamo esseri umani, siamo esseri umani! Tutti noi sbagliamo e cadiamo tante volte lungo il cammino. Ma poi si può chiedere perdono. Se invece ogni errore viene isolato e diventa motivo di condanna senza appello, chi si può salvare? È nel lungo periodo che si vede se un prete o un vescovo hanno nel cuore un proposito buono. Si vede se quello che fanno lo fanno, pur con tutti i loro errori umani, per amore di Dio, della Chiesa e del popolo. Questo è importante: scoprire che le persone perseverano nella fedeltà perché sono mosse dall’amore di Gesù, anche nelle situazioni difficili. Alla fine tutti lo vedranno. E certo lo vede Dio, che scruta il cuore di ognuno di noi».

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

33 risposte a Chiesa e Cina, la saggezza di Tong

  1. Jacu scrive:

    Bel discorso sofistico: oggi disobbedisco, mi attiro la scomunica latae sententiae, tanto poi mi pento, rimedio e rimango vescovo…
    Belle parole da parte di un cardinale, di grande aiuto e conforto per tutti i fedeli, sacerdoti e vescovi cinesi che hanno subito e subiscono ancora persecuzioni (quanti sacerdoti e vescovi scomparsi nel nulla) per rimanere fedeli alla Chiesa universale e al Papa e non volersi piegare alle pressioni del partito comunista cinese che vuole una Chiesa indipendente da Roma.
    Complimenti al Vaticano per la grande scelta di “premiare” questo cardinale con la berretta rossa.

    • Reginaldus scrive:

      …quei “mille seminaristi che si stanno formando nei seminari finanziati dal governo” riusciranno a dissentire dal governo quando il governo con le sue regole entra in collisione con le regole della fede/morale cristiana? E i dialoganti cattolici cinesi ( e come si potrebbe oggi essere cristiani senza essere dialoganti???) come si comportano, che so, nei confronti di quella regoletta che impone la mono-figliolanza???
      E poi Jacu, dici benissimo, ma purtroppo perché meravigliarci ancora delle scelte vaticane di oggi??? Non sono i cardinali i vescovi i preti ( e quanti ‘fedeli’…) le fotocopie del modello unico vincente, quello conciliare aperturistico sempre-dialogante sempre smussante??? La verità la disciplina la testimonianza a costo che non sia zero, sono robe che intralciano il rapporto con gli altri : Dio non vuole i nostri puntigli…E vedi come se la ride il blavo ( e fulbo) neo-caldinalone, promosso per conformità al modello…

      • Cherubino scrive:

        che squallore questi post … non c’è mai nulla di positivo per voi sedevacantisti fondamentalisti. Poverini, dovete essere proprio infelici !

  2. bo.mario scrive:

    Che la chiesa sia universale negli intenti può essere. Dire che ciò avviene è prendersi in giro. Ci sono esempi da tutti le sedi rappresentate che rasentano il fallimento. Un suo collega in un articolo invece di dare indicazioni generiche si avventura in numeri. Il Messico aveva 88%(??) di cattolici e adesso 84%(??) di cattolici. Quello che avviene in Messico è sotto gli occhi di tutti e dire quelle cose è prendere in giro i fedeli. Ci va il pope?, a che fare?. Non sarà tutta colpa del diavolo? come sono stati convertiti i messicani? Se vogliamo parlare anche del Brasile, meglio di no. Questo vescovo cinese dimostra che di universale non c’è niente. Trovato un escamotage per difenderlo e promuoverlo. Ci deve essere una confusione al di là del Tevere che sarebbe bene non indagare oltre. Un saluto.

  3. Eremita scrive:

    Avrei voglia anche io di lanciare l’accusa di opportunismo, ma lo farei seduto in una comoda sedia a casa mia, e non sono autorizzato a criticare chi dopotutto vive una situazione oggettivamente complicata e difficile. E poi non vedo che differenza corre fra i seminari cinesi finanziati dal governo ed i seminari ultratradizionalisti finanziati dall’estrema destra nazista in Europa. Quasi quasi corrono meno rischi i primi.

    • Mattia scrive:

      In Europa non c’è dittatura e non ti mandano in galera se dissenti dal governo, a differenza che in Cina. Il Vaticano sbaglia nel voler dialogare perché pensa che il dialogo possa a portare dei risultati, ma il governo cinese vuole fondarsi sul valore del comunismo e nella loro visione la religione non deve esistere. Vi possono essere dei momenti di tregua, ma poi l’attacco alle religioni continuerà. Non posso non essere d’accordo con chi dice che la scelta vaticana è stata uno vero schiaffo a quanti sono morti nei laogai per testimoniare la loro fedeltà alla Chiesa Cattolica.

    • luciano27 scrive:

      da lungo tempo cerco di capire,senza riuscirci, come si possa coniugare”ogni cosa è nelle mani di Dio”e sia fatta la sua volontà, con l’arrabattarsi sull’interpretazione di quello che succede,nel bene e nel male”E Dio può disporre le cose in modo che le difficoltà possano concorrere al bene della chiesa”e allora perchè lamentarsi delle piccole o grandi cose,ritenute fatte contro di essa?. Se gli uomini di chiesa,e i credenti, si comportassero alla stregua di queste parole, che sono dette molto spesso,non solo in questo articolo, ragionevolmente si potrebbe dare credito alla chiesa; se ne vedrebbe la coerenza con quello che predica,ma la coerenza non è mai stata una caratteristica peculiare dei religiosi

  4. L. scrive:

    Articolo illuminanteante. La situazione cinese è veramente complessa, frastagliata, difficile. E’ decisamente consigliabile astenersi da giudizi apodittici. Come del resto fa saggiamente la Santa Sede.

  5. Antulio scrive:

    Dialogo indubbiamente difficile quello fra chiesa e Cina. Magari i Cinesi avranno paura che lasciando troppa mano libera alla Chiesa, questa finisca poi con l’imporre le proprie condizioni, come avviene negli altri Paesi. Pensandoci bene, non gli si può dare torto.

    • Mattia scrive:

      Imporre le proprie condizioni agli altri paesi? E dove accadrebbero simili imposizioni? Solo lei vede questo potere nella Chiesa e senza dubbio in Cina sono i cattolici a essere vittime rischiando il laogai per mantenere la loro fede.

  6. ritaroma scrive:

    “Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».
    E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette! Mt18,21)
    —–
    ” Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte” (gn4,15)
    —–questo tredh può essere benissimo confrontato con questi due versetti del nuovo e del vecchio Testamento….
    le parole di Gesù “sconvolgono! la vecchia tradizione che diceva- occhio x occhio dente x dente” e che si rifaceva al brano di Caino….vendicarsi fino a 7 volte….
    solo che gli uomini hanno frainteso come al solito le parole di Dio…. è Lui- Dio- che avrebbe provveduto a fare giustizia, non il contrario….. in tale inquinamento Gesù ribalta la tradizione che ammetteva la pena di morte per vendicare offese personali e a Dio……..ma Gesù chiede giustizia con misericordia e non più con vendetta….e perdono col cuore, cosa questa viene solo da Lui!…………… infatti. quelle popolazioni sembra non trovino mai pace!
    ————-
    La Chiesa x contro tenta di mettere in pratica quello che gli insegna il Maestro, mentre vedo, dai post, tante raffiche di mitra sparate a caso….

    • emiliano scrive:

      ai ragione qui nel blog sparano a caso su tutto quello che la chiesa fa.

    • Reginaldus scrive:

      Pietro dopo avere rinnegato il suo Maestro, pianse amaramente…. e lo seguì sulla via della passione fino alla morte, in croce… Questo qui dopo avere ballato in onore di uno dei più spietati persecutori di Cristo, se la ride ora beatamente per il premio ricevuto dal ‘vicario di Cristo’ …

    • luciano27 scrive:

      il settanta volte sette è esattamente quello che fanno i cristiani?direi proprio di no: quando citate i passi evangelici scegliete quelli che rispondano, a delle realtà perchè non è logico dire ad altri di fare quello che non si fà. Cara ritaroma, è vero: la chiesa, tutta, fedeli compresi tenta,ma solo a parole di mettere in pratica gli insegnamenti del Maestro, a fatti ne è ben lontana

      • Carlo scrive:

        Ed infatti in Italia il 98% e passa dei cittadini si dichiara cattolico, ma in pratica non ci crede nessuno!!!

      • Reginaldus scrive:

        perché, oggi per perdonare uno nella Chiesa gli si dà il cardinalato??? Se il perdono esige il pentimento, il pentimento cerca la penitenza, non gli onori….Se essere fatti cardinali significa essere chiamati a testimoniare, questo neo-card. Tong che cosa testimonierà, che ‘peccando’ si riceve anche un premio??? E ‘ certamente una testimonianza consolante…Tanto le parole di Cristo si possono cucinare per tutti i gusti…

        • Sal scrive:

          Applauso ! Molto logico e razionale.

        • Cherubino scrive:

          certo, leggere il cardinalato come un premio e non come una chiamata al servizio è tipicamente fondamentalista, e soprattutto non è conforme al vangelo …
          Inoltre la lettura come “premio” mostra tanta invidia e mi ricorda tanto il figlio maggiore della parabola, quello che non voleva entrare in casa perchè il padre era troppo buono…

  7. L. scrive:

    Che è successo al mio commento? Non mi sembrava particolarmente “hot”…

  8. giovannino scrive:

    Credo che i cattolici che collaborano con il regime totalitario cinese commettano un grave errore. Sarò forse un po’ donatista, ma credo che il Papa non dovrebbe essere minimamente indulgente verso quei sacerdoti , che accettano di essere nominati Vescovi dalle autorità cinesi , cioè di fatto dal Partito Comunista Cinese. Questo ” realismo cattolico ” ( così lo ha definito Tornielli ) , puzza di cinismo e ipocrisia. Da’ una vera testimonianza cristiana colui che non si piega , accettando vessazioni e torture , come ad esempio Liu Xiaobo , premio Nobel per la pace. E come non essere solidali con il popolo tibetano e con il Dalai Lama ? Il problema è che da una parte sta la coerenza con ideali e valori autenticamente cristiani , dall’ altra l’ interesse materiale e non è difficile capire cosa è più importante per la Curia .

  9. ritaroma scrive:

    A parte il fatto che non si può fare di tutt’erba un fascio,
    chi lo dice che dicono e non fanno?
    è strano che si vogliono vedere solo gli aspetti negativi….- come sempre si sà, – il bene
    non fa rumore e viene anche declassato….
    ………La Chiesa cattolica non ha per fine quello di dare spettacolo, ma piuttosto quello di adempiere ad un dovere semplice e divino: la conversione della nostra vita grazie ad un cambiamento di cuore, ispirato dalla grazia. La Chiesa ritiene che, facendo ciò, ha fatto tutto mentre, se non fa ciò, non vale la pena di fare nient’altro. Essa prega, predica e soffre per un vero battesimo del cuore, a fine di liberarlo perché accolga Cristo.!
    ………………..
    che ” non ci crede nessuno” è una parola grossa….se vuole dire che il vero credente non lo porta scritto in fronte, glielo concedo…. xchè non tutti quelli che sfoggiano grandi croci attaccate al collo e alle orecchie, sono cristiani…è una bufala!
    —————–
    “Tanto le parole di Cristo si possono cucinare per tutti i gusti…”
    “………non vi basta stancare la pazienza degli uomini,xchè ora vogliate stancare la pazienza del mio Dio”? (IS 7, 13)
    …………….
    quanti vorrebbero disfarsi dell’invidia e dell’orgoglio e non ci riescono!
    …………………

    • john coltrane scrive:

      “quanti vorrebbero disfarsi dell’invidia e dell’orgoglio e non ci riescono!”.

      Assolutamente vero, cara Rita.
      L’umiltà, il sapere di non sapere, il riconoscere che senza DIO concludiamo la vita nella polverizzazione del nulla, nella confusione totale, ecco, tutto ciò non si improvvisa a piacimento.
      Come in tutte le cose, se non c’è ‘allenamento’, ci si ritrova incapaci a superare gli esami.
      Essere umili significa essere nella Realtà: ma poichè all’io autonomo da DIO l’umiltà non fa piacere, ecco che può verificarsi quanto lei dice: si sà di essere ridicolmente orgogliosi/invidiosi ma non si è (più) in grado di liberarsi da queste malattie.
      Grazie, buona giornata.

    • Sal scrive:

      @ritroma
      “La Chiesa cattolica non ha per fine quello di dare spettacolo, ma piuttosto quello di adempiere ad un dovere semplice e divino” Già, con il cappello a bocca di pesce, ( la tiara) Il bastone dell’indovino, la palandrana multicolore (la stola) l’incenso le processioni, e i misteri ….,

      “soffre per un vero battesimo del cuore, a fine di liberarlo perché accolga Cristo.!” chissà come farà un neonato a fare il battesimo del cuore e come avrà fatto appena nato ad avere un cuore occupato che deve essere liberato per accogliere cristo. Sempre misteri…. boh ?

    • luciano27 scrive:

      è vero che non bisogna fare di tutt’erba un fascio ma gli aspetti positivi,sono talmente pochi che quando ci sono viene dato loro il massimo risalto come se fosse norma.Che insegnamenti di conversione e di cambiamento di cuore ha prodotto la chiesa in 2000 anni se deve parlarne ancora adesso?Neha sempre parlato senza un comportamento coerente ai discorsie più che mai lo fa adesso.forse l’invidia no, ma l’orgoglio presuntuoso di conoscere Dio è prerogativa dei cristiani che per questo vogliono dar lezioni a tutti. buona serata

  10. ritaroma scrive:

    SAL ….quando la smetterà di sentirsi cretino farà sempre in tempo….cmq quando nasce ( il neonato) ha il cuore occupato dal peccato più grande….il suo… quello dell’invidia e della superbia!
    …….e LUCIANO 27
    Potete dire ciò che volete e pensare come più vi piace , …ma quello che dite non è esatto! Un cuore colmo di rabbia e di dolore non riuscirà mai a trovare ciò di cui ha bisogno!
    buona notte

    • Sal scrive:

      @ ritaroma
      Distinta rita, in qualunque tribunale, quando ci si accinge a fare una difesa, si devono usare argomenti logici, prove, testimonianze, dimostrazioni. Se al contrario si assume l’atteggiamento che normalmente usa lei, senza costruzione, senza logica, senza collegamenti, senza esempi, solo con gli insulti, e gli spot di circostanza, non vincerà mai una causa, anche avendo ragione e si dirà che la colpa è stata dell’avvocato incapace.
      Lei non fa un buon servizio alla sua causa, la degrada e la rende ridicola. Allora le suggerisco di leggere un libretto piccolo ma interessante scritto da Joseph Antoine Dinouart Toussaint (Amiens, 1716-1786), ecclesiastico «mondano» ed enigmista del secolo XVIII, canonico di Saint-Benoît di Parigi.E’ famoso per aver diretto il «Journal ecclésiastique», titolato “L’Arte di Tacere” – Capito ? L’arte !
      “Dovremmo smettere di tacere soltanto quando abbiamo qualcosa da dire che valga più del silenzio. “
      Tratta del parlare e dello scrivere poco, a proposito, sensatamente, del non aprire bocca a vanvera.
      Si faccia un regalo, potrà averne solo vantaggio. E’ pure un cattolico !

    • luciano27 scrive:

      ritaroma un cuore pieno di rabbia ce l’ha lei che dà del cretino a chi pensa in modo diverso dal suo;mi dimostri che quello che ho scritto non è vero, ma invece mi conferma che si ritiene un essere superiore che può tranciare giudizi a vanvera credendo di saper tutto;pensavo che lei fosse una dellerare persone cattoliche con cui è possibile dialogare rispettandosi a vicenda ma, e me ne spiace, mi sono sbagliato. buona domenica

  11. ADRIANO MEIS scrive:

    Ritaroma non è gentile, con i suoi aggettivi ruvidi ; chi le dà il diritto di lanciare insulti a quelli che pensano diversamente?
    Siamo sempre alle solite, i cattolici, come i comunisti, come i nazisti, sanno riservare solo bastonate, roghi, esecuzioni o gulag a tutti quelli che si permettono di ragionare e dissentire.

  12. ADRIANO MEIS scrive:

    Ottimamente,signor Sal !
    Sono isterici che sanno solo insultare…

  13. ritaroma scrive:

    la cosa strana in questo vostro parlare è che ritenete me maleducata xchè vi ho risposto sul tono, mentre non riconoscete tutte le volte che insultate la Chiesa e i cattolici!
    bravi, ripassate amche voi il libretto consigliato…vi aiuterà a ridimensionarvi e vi farà bene!

    • Sal scrive:

      Lo sa che non bisogna mai rispondere “sul tono” dovrebbe farlo un tono più alto, così rivelerà di più la partigianeria……