Lo scopo di Martini

Cari amici, tante e diverse sono state le reazioni e i commenti in occasione della morte del cardinale Carlo Maria Martini, e della sua ultima intervista pubblicata sul «Corriere della Sera», nella quale ripresentava in sintesi osservazioni sullo stato della Chiesa e qualche proposta per il futuro. Si tratta peraltro di temi da lui già trattati più volte, sia sui media, sia in occasione del Sinodo del 1999, sia ai cardinali nel pre-conclave del 2005. È stato fatto notare come arcivescovo emerito di Milano abbia ricevuto un plauso quasi incondizionato dagli ambienti laici, da chi non crede, dagli esponenti di altre religioni. Non sono mancate invece critiche, anche molto forti, di commentatori di area cattolica, che hanno accusato Martini di essere troppo preoccupato di piacere, di essere politically correct, contestandogli anche indebite aperture in campo bioetica.

È vero che la morte del cardinale è stata accompagnata dal tentativo di presentare la sua cattolicissima scelta di non essere sottoposto ad accanimento terapeutico come un viatico all’eutanasia, con paralleli e paragoni del tutto indebiti. È vero anche che a mio avviso quell’ultima intervista – concessa da un uomo stanco, affaticato e alla fine dei suoi giorni – pur rappresentando una sorta di testamento spirituale va letta almeno del contesto di ciò che Martini ha scritto e ha detto negli ultimi anni. Ed è anche vero che sarebbe stato più opportuno da parte dei suoi estensori attendere i funerali prima di divulgarla, invece di contribuire – nel momento del dolore, del distacco e della preghiera – a rinfocolare polemiche fuori e dentro la Chiesa, finendo in qualche modo per confermare il cliché del Martini anti-Papa proprio nel momento in cui 12 cardinali, 139 vescovi e 1200 sacerdoti si riunivano attorno alla sua per l’estremo saluto. Da tutto ciò emerge come non sempre l’entourage martiniano sia stato all’altezza di Martini e forse anche è l’ennesima conferma del fatto che Martini non fosse un martiniano, come secondo me Ratzinger non è ratzingeriano.

Ma al di là delle polemiche, vorrei soltanto osservare che il flusso di persone sfilate davanti corpo dell’arcivescovo nei giorni e nelle notti in cui è stato esposto nel Duomo di Milano non si può spiegare, a mio avviso, soltanto come un riflesso mediatico, come frutto di un’emozione simile a quelle che hanno scosso l’opinione pubblica per la morte di un giovane campione come Marco Simoncelli. Dieci anni dopo che Martini aveva lasciato la diocesi, c’erano tante persone, di ogni estrazione sociale, che hanno voluto rendere omaggio a un pastore rimasto per più di quattro lustri sulla cattedra di Ambrogio e Carlo, lasciando un segno.

Che segno ha lasciato? Una possibile risposta si può trovare in ciò che Martini disse nel coso di un’intervista per i suoi cinquant’anni di sacerdozio, nel giugno 2002, quando ormai era prossimo l’annuncio della nomina del suo successore. Gli chiesero del suo popolo si sentiva più «padre» o più «pastore». Questa fu la sua replica:

«Non amo molto questi termini. Il termine “padre” non mi ha mai detto molto perché mi ricorda molto la frase di Gesù: “Non chiamate mai nessuno padre sulla terra”… Ritengo che ci sia sicuramente una certa paternità e responsabilità, ma non è il titolo che evangelicamente mi pare più adatto. Rido un po’ quando si rivolgono a me dicendo: “Non la chiamiamo Eminenza, ma padre, perché è più evangelico”. Anche il termine pastore non mi convince fino in fondo, mi fa un po’ paura. I titoli che personalmente preferisco sono due: uno è quello di Giovanni (3, 29-30), “l’amico dello sposo”: l’amico dello sposo gode alla voce dello sposo, lui deve crescere, io diminuire. Mi pare molto importante, in questo senso sono in polemica con quelle forme di dominio, di paternità, di possesso, di plagio. Sono contento invece quando un prete o un laico ha incontrato Gesù. L’altro termine è simile, si trova nella seconda Lettera ai Corinti, là dove si dice: “Io provo per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo” (11,2). Questa è la cosa che più mi piace: le persone devono incontrare Cristo, uno serve per far incontrare Cristo bene, poi si deve tirare indietro. Lo scopo è far arrivare a Cristo».

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

209 risposte a Lo scopo di Martini

  1. Giovanni scrive:

    Ringrazio il Signore di avermi donato il cardinal Martini come maestro di fede soprattutto perchè mi ha avvicinato alla Parola di Dio con la “lectio divina” a cui ho partecipato nel corso del suo ministero a Milano e anche personalmente, con l’ausilio dei suoi libri che sono ancora momento di preghiera e riflessione personale.
    La lectio divina permette di raggiungere quella familiarità con la Sacra Scrittura che è fondamentale per la vita cristiana.

    • Sal scrive:

      “Ringrazio il Signore di avermi donato il cardinal Martini come maestro di fede”
      Ecco uno che ha capito tutto.

      • minstrel scrive:

        Sal, non hai capito un tubero australiano se credi che Giovanni con quella frase volesse dire che Martini è il suo rabbì al pari di Gesù.
        Tsk

  2. laura-clara mantovani scrive:

    Sono convinta, e l’ho già scritto, che ci voglia per Martini un periodo di silenzio e di decantazione, dati i suoi troppi elogiatori e/o adulatori.
    Soltanto il tempo dirà se sia stato un rivoluzionario come pretendono i suoi sostenitori atei e anticattolici militanti, oppure un riformatore illuminato come ritene il progressismo cattolico che lo aveva eletto suo papa( ritenendo il Pontefice, sia Giovani Paolo II che Benedetto XVI, un usurpatore) , oppure uno che ha trovato più facile tentare di adeguarsi alle mode del mondo cercandone il consenso, come sembrerebbe apparire da molte sue azioni e parole. Soltanto il tempo potrà forse cancellare tutte queste ipotesi, magari sbagliate tutte e tre, e dirci chi era veramente Martini,anche al di là del suo muoversi con agililtà assoluta tra le parole con una ricerca, a mio avviso, ecessiva dell’originalità; perché, con buona pace del Defunto, mai la Chiesa ha avuto tanto bisogno di Buoni Pastori che guidino il gregge: gregge che oggi appare quanto mai smarrito.

    • Alfonso Zito scrive:

      “ricerca eccessiva dell’originalità”. Credo che queste parole riescano a dire cosa è stato il Cardinale Martini. Che riposi in pace.

      • Antulio scrive:

        O bella! E perché mai Martini, degno di essere nominato Papa ad honorem, non dovrebbe riposare in pace???
        Sono ben altri quelli che dovrebbero rivoltarsi nella tomba, già passati ed ancora da passare.

  3. Lella Mingardi scrive:

    Non amavo il Cardinal Martini,perchè non avevo mai letto nulla scritto di suo pugno,e lo conoscevo solo attraverso quello che molti dicevano di lui, prendendo qua e là frasi delle sue interviste o scritti,e mettendone in risalto quello che volevano.
    Mi è stato regalato “qualcosa di così personale” ed ho scoperto un uomo completamente diverso da come lo avevo immaginato.
    Il mio parere non conta nulla,so sempre troppo poco di lui per emettere un qualsiasi giudizio e poi …io non sono Dio,e solo a Lui spetta giudicare,a Lui che conosce anche i respiri che non emettiamo.
    Credo però che non tutti riescano ad avvicinarsi a Cristo sentendosi respinti,ed in questo,condivido il suo pensiero. Nel mio piccolissimo, mi trovo spesso con dei ragazzi ribelli, lontanissimi dalla voglia di conoscere Cristo,e se riesco a farglielo vedere non come un nemico che li vuole tenere legati e immobili, ma come un amico che è pronto ad assisterli e ad insegnargli un cammino,mi sento già di aver scavato un piccolo foro in cui il Signore potrà seminare…a volte è meglio essere una zappa che un buon seminatore ,per certi terreni impervi.

  4. bo.mario scrive:

    Martini parlava alla gente dei problemi della gente. Il pope pare che impartisca ordini senza avere il minimo sentore con chi parla e di cosa parla. Differenza abissale. Si può iniziare con la visita in Africa, non nel Benin, non si rendeva conto di portare corda a casa degli impiccati, se era responsabile almeno non parlava dell’argomento. Il discorso di S.Marino sulla crisi e ha detto una cosa che ha fatto sorridere la gente. Ad Ancona ha parlato del lavoro e non l’ha capito nessuno. Il pope dovrebbe avere almeno il tatto di capire prima le situazioni e poi parlare. Martini penso che non ci sarebbe caduto in quella spira che ti costringe a parlare anche se non hai niente di corretto da dire. Non si tratta di chiesa antica o moderna, la sensibilità ce l’hai o non ce l’hai. Il pope attuale non è quello che disse che gli eserciti devono aprire la strada al crocefisso? Il pope precedente non è quello che voleva svertirsi per andare a combattere in Polonia? Leggende metropolitane? Di intrallazzi finanziari penso che c’entrano tutti, anche Martini. Essendo fuori dal post non vado oltre. Un saluto.

    • Sara scrive:

      Caro Bo leggendoli attentamente non sono così diversi Martini e Ratzinger. Anche l’ultima intervista con questo accorato appello al rinnovamento, alla purificazione e alla riscoperta della fede è molto ratzingeriana.
      Per quanto questi termini possano valere nella loro limitatezza.
      Le polemiche e le adulazioni di parte di questi giorni spiacciono ma non devono nemmeno sminuire l’impatto che la figura di Martini ha avuto sulla Chiesa.

      • bo.mario scrive:

        Sara hai scritto bene che quando si parla di cose spirituali sono in sintonia. Io avevo scritto altro, di come i pope quando parlano di cose reali non ci azzeccano. La differenza con Martini è grande in questo campo della vita e non la sottovaluterei. Il pope che parta di preservativi, di lavoro e della crisi a me fa sorridere, non so a te. Ciao.

        • guglielmo scrive:

          Posso sapere perchè continua a dire pope invece che Papa?

          • Giuliana scrive:

            Se non sono indiscreta, lo vorrei sapere anch’io…e, poi, guarda un pò, anche se sono “indiscreta”…Il pope? Mah,…chissà, in che regione o nazione abita questa persona! In ogni modo, in qualsiasi posto abiti…rispetto ed educazione dovrebbero aver raggiunto anche i posti più remoti! Per quanto riguarda la morte del Cardinale Martini, ritengo, che le parole più giuste e ben dosate siano state “esclusivamente” quelle dette dal Papa… In ogni modo, al di là, dello sgometo o dolore che ogni morte porta con sè…la fila interminabile di milanesi e non, per visitare la salma del Cardinale, nonostante la buona impressione, mi ha lasciata anche perplessa…e con un grande dubbio e cioè:… La morte pianifica tutto, e va bene …ma non nascondiamoci dietro un dito!!!

        • Sara scrive:

          Fa sorridere se non lo ascolti con attenzione. La caritas in veritate ad esempio analizza molto attentamente i problemi della crisi attuale e offre anche delle soluzioni.
          Mentre sul preservativo è ovvio che se riduci la questione della prevenzione a un pezzo di lattice invece che ad un’educazione completa della persona metti solo un cerotto senza risolvere il problema.
          Come mangiare mezzo chilo di carne al giorno e poi prendere una pastiglia contro il colesterolo.
          E’ questione di stili di vita.

          • Reginaldus scrive:

            “…offre delle soluzione…”: certo, quelle del Novus Ordo Seclorum, a direzione Governo Mondiale…Povera chiesa Lumen Gentium…

          • bo.mario scrive:

            Sara nel pianeta sono molti di più quelli che fanno fatica a mettere il pranzo con la cena o mangiare a giorni alterni. Parli di stili di vita? a chi sarà indirizzato quel messaggio? Come tu ben sai gli scandali nel vaticano sono sempre avvenuti, in tutte le forme, e caritas in veritate a chi era destinata? Urbi o orbi? Un compitino fatto tanto per farlo e non citare cose che non risolvono niente.
            A Guglielmo devo dire, l’ho scritto altre volte, che l’ultimo Papa vero è stato GPI, gli altri li chiamo pope, ma è un complimento per quello che hanno combinato.
            Un saluto a tutti e due.

          • Sara scrive:

            Caro Bo Mario se uno non mette insieme pranzo e cena come potrà pensare al preservativo?
            Poi è un discorso complesso.

  5. Fiorellino Blu scrive:

    Faccio seguito all’annotazione del dott. Tornielli sulla folla di fedeli accorsi a pregare dinanzi alla salma del card. Martini. Devo dire, che pur in presenza di fortissime riserve sulle sue posizioni, se vivessi in Arcidiocesi di Milano o nelle sue vicinanze sarei comunque andato anch’io a rendere omaggio al mio ex-arcivescovo, e ciò non avrebbe sicuramente rappresentato un’approvazione delle sue posizioni.
    Propongo comunque a tutti, sia agli estimatori del defunto arcivescovo, sia soprattutto a chi ha qualche legittima riserva sulle sue posizioni, di offrire tre Sante Messe a suffragio della sua anima. Suggerisco anche di offrire il perdono per lo scandalo provocato da certe sue posizioni – il nostro perdono alleggerirà e abbrevierà la sua purificazione, e di chiedere perdono per l’acrimonia, talvolta eccessiva e priva di carità – mostrata verso di lui in questi giorni. A chi prega il santo rosario suggerisco di aggiungere una sesta decina con l’intenzione per la sua anima – a Lourdes la Madonna è apparsa con un rosario di sei decine, proprio perché là vi era la tradizione di pregare una sesta decina per le anime del Purgatorio. Che questa sia l’occasione di ricordarci di perdere meno tempo sui forum di internet e di pregare di più per i nostri pastori, e ancor di più per i pastori defunti – soprattutto in un’epoca in cui non si parla più del Purgatorio e non si spinge a pregare per le anime del Purgatorio.

    • homo biblicus scrive:

      io proporrei di dirottare tutte le messe e tutti i rosari di 60 poste per l’ultima intenzione “chiedere perdono per l’acrimonia, talvolta eccessiva e priva di carità – mostrata verso di lui (Martini) in questi giorni”

  6. stefano scrive:

    “… è l’ennesima conferma del fatto che Martini non fosse un martiniano, come secondo me Ratzinger non è ratzingeriano”. Ecco come dire tutto in due righe.

    • Reginaldus scrive:

      a Martini è stato più che sufficiente essere stato Martini piuttosto che martiniano, come a Ratzinger è più che sufficiente esser Ratzinger piuttosto che ratzingeriano…

  7. Francesco73 scrive:

    Grandissimo Andrea, hai detto tutto il succo, il vero, il necessario.

  8. Antulio scrive:

    Lo scopo di Martini, così come quello di Luciani se lo avessero lasciato vivere, era quello di salvare la chiesa dalla cricca di talebani che la sta distruggendo. Compresa l’eminenzissima che fece fallire i referendum, ovviamente.

  9. macv scrive:

    “l’ennesima conferma che Martini non fosse un martiniano, come secondo me Ratzinger non è un ratzingeriano” Bella frase : si potrebbe anche dire che Cristo
    non fosse un cristiano.. nel senso che uno non è responsabile della stupidità dei propri
    seguaci….

    • Eremita scrive:

      E neppure della stupidità dei suoi detrattori, per par condicio.

    • stefano scrive:

      Beh, in effetti, in senso stretto, Gesù non era un cristiano. Lo si evince anche dalla liturgia odierna: “… Il Signore sa che i disegni dei sapienti sono vani. Quindi nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1Corinti 3,18-23). Ergo, neppure Martini amerebbe, immagino, essere ricordato come martiniano, o Ratzinger come ratzingeriano, ma come di Cristo. E, in Cristo, come figli di Dio.

  10. Maxwell scrive:

    Spett.le dott. Tornielli,
    seguo il sito da mesi, avrei voluto qualche volta commentare, ma poi ci si divide sempre in guelfi e ghibellini e ho sempre lasciato perdere……
    Personalmente ho fatto parte da giovane del Rinnovamento nello Spirito, poi sono stato un cattolico adult(erat)o, oggi sono un baciapile ratzingeriano, seguace del “Ruinesimo”, propagatore del “Motu Proprio”, appena ho la possibilità una Messa in Latino è una boccata d’aria pura………….
    Le chiedo scusa del disturbo e della mia richiesta :
    ….sono stufo di sentire l’insulto razzista ed omofobo “talebano” !!!!!!!!!! ……

    Lei ha la possibilità di fare qualcosa?

    • antonella lignani scrive:

      Maxwell, per molti aspetti le do veramente ragione.

    • laura-clara mantovani scrive:

      @caro Maxwell, il fatto è che , seguendo San Paolo, dovremmo tutti essere di Cristo; essere cattolici dovrebbe significare riconoscerci nell’UNICA Chiesa e confessare( dal latino “confiteri”= dire liberamente la verità) gli stessi perenni articoli di fede espressi nel Credo.E’ un danno devastante che le ideologie siano entrare nella Chiesa, producendo quel fenomeno purtroppo diffusissimo che sono i “cattolici-però”: quelli che introducono il discorso dicendo “sono cattolico, però…” cui seguono ogni sorta di stravaganze assolutamente aberranti rispetto alla Dottrina Cristiana.
      Questo (mal)vezzodi dare dell’intollerante, del talebano, dell’integralista a chi vuole , e si sforza di, essere semplicemente cattolico e cattolico-perciò( perciò, in poche parole, coerente), è lo stesso strattagemma con cui prima si dava del fascista.
      E’ divertentissimo poi che certi epiteti, certe condanne, certe scomuniche vengano da chi rimprovera continuamente alla Chiesa l’inquisizione (attribuendole magari anche orrori mai commessi9 e considera le scomuniche un ferrovecchio della Chiesa pre-conciliare.
      E’ quanto mai opportuno seppellire costoro nel ridicolo di cui si rendono protagonisti, sempre riaffermando la felicità di appartenere a Cristo.

      • gibici scrive:

        Lei sembra non sapere, o non considerare che alla formulazione del credo si ne’ giunti attraverso una quasi guerra civile interna alla chiesa e che credere solo a quel credo oggi riunirebbe tutti cattolicio, ortodossi, protestanti ecc. Il problema e’ che nessuno puo’ tornare a quel credo soltanto perche’ subito nascerebbero questioni di tutti i generi: e il vescovo di Roma ecc. fino a quelle che dividono i cattolici d’oggi. Il maggiore errore teologico e pratico dell’odierna direzione ecclesiastica e’ di voler lasciare nella (ignorante) bambagia i fedeli perche’ non si sa e non si vuole affrontare la questione storica che imporrebbe di rivedere non poche posizioni fondate su tradizioni culturalmente condizionate, non sull’autentica tradizione ecclesiale. Anche la teologia dell’attuale papa usa una storia ad usum delphini, poco meglio del card Ottaviani di venerata memoria. Il problema nella Chiesa e’ che la verita’ non ufficiale non si puo’ discutere senza cadere nel crimine di lesa maesta’.

        • Maxwell scrive:

          ma essere cattolico non significa sapere ad es. i 4 peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio?

          1° Omicidio volontario; 2° peccato impuro contro natura; 3° oppressione dei poveri; 4° frode nella mercede agli operai.

          E, nel caso di aborto ed omosessualità sopraelencati,
          essere cattolico significa considerare le opere di misericordia spirituali n° 4 5 e 6
          Consolare gli afflitti.
          Perdonare le offese.
          Sopportare pazientemente le persone moleste

          oppure

          Consigliare i dubbiosi.
          Insegnare agli ignoranti.
          Ammonire i peccatori.

          Oppure tutte e 7?
          In questo caso perchè devo sentirmi dire “talebano”?
          A me quello che fa male è il “fuoco amico”, non il ragliare degli asini………..

          • minstrel scrive:

            ma essere cattolico non significa sapere

            no, o meglio non solo poiché il cristianesimo cattolico non è né una religione gnostica né una religione “dei libri”, ma una religione dell’incontro col divino e della conseguente apertura a motivo di tale incontro.

            “Le donne, l’amore e il sesso sono il tema di innumerevoli discorsi conviviali della letteratura mondiale.[...]
            Il tema diventa vivo anche durante il banchetto descritto da Luca (7, 36-50) – e cioè nel personaggio di una nota prostituta d’alto bordo che va da Gesù. Con lo stesso trucco con cui adesca sempre gli uomini, ci prova anche con Gesù: la carezza con i capelli, il bacio e il massaggio con l’olio profumato ne fanno parte. Le lacrime che versa sono per lo meno ambigue. Nel frattempo non pronuncia parola. Gesù non lo vieta, valuta le sue azioni come amore. L’accetta per come è. E soprattutto per come ama. I moventi di quest’amore non vengono spiegati. Li si può certo chiamare ambivalenti. La donna quindi non presta la benché minima professione di fede. Anche i nostri motivi per avere dei contatti con Gesù è lecito essere ambigui. [...] Nessuno possiede la fede pura, l’amore puro non sarebbe di questo mondo. Ed è l’aspetto consolante di questa storia: Gesù accetta anche i nostri ‘sentimenti contrastanti [...]
            Bisogna davvero discutere la questione dogmatica se bisogna prima amare o prima ricevere il perdono dei peccati? [...] Ma è un’unità! Fin dall’inizio, infatti, si tratta dell’incontro, quello decisivo, con Gesù – e non di una motivazione didattica delle varietà d’amore e pentimento. [...]
            Nel caso della donna non si stratta né di pentimento d’amore né di qualacos’altro di astratto, ma del fatto che nella persona di Gesù è presente la totalità della salvezza. Si tratta soltanto di incontrarlo. E se soltanto non si è contro di lui, egli accetta il ruolo in cui lo si incontra. Gesù, nella sua persona, è la salvezza e a chi sa mostrare una reazione – comunque ciò accada – a chi non è insensibile e morto, essa viene donata. La grazia sta nel fatto che ci è consentito vivere la comunione con Gesù. [...]
            La promessa di Dio è più forte dei nostri tentativi d’amore difettosi. Cosa vuol dire qui amore? Perché il Signore lo accetta anche senza una chiara professione di fede? Chi può dire di amare Gesù? Persino Guglielmo di Saint-Thierry, l’amico di San Bernardo di Chiaravalle, dice: vorrei amare. [...] Il nostro amore, infatti, è troppo umano. [...]
            Così anche il nostro amore, nel complesso egoistico, viene accettato, se mantiene elementi di desiderio, se non può essere appagato da nulla al mondo. E questo non è un merito, una prestazione, ma si coniuga con il candore dei bambini e la capacità di stupirsi. Non serve altro.

            Berger, Klaus. Jesus, Munchen, Pattloch Verlag GmbH & Co., 2004 (tr. it. Anna Bologna, Gesù, Brescia, Queriniana, 2006) pp. 226 – 229

          • Maxwell scrive:

            ??????????????

            mammamia !!!!!

          • lauraromana scrive:

            @maxwell
            Certo che è così come dice Lei; il problema è che anche nella Chiesa si è insinuato il razzismo che vige a livello intercontinentale nel mondo della cultura e in plitica, per cui il “progressista” è culturalmente, intellettualmente, eticamente superiore: chi ha una diversa cooncezione della vita e delle cose è un paria, dato che “tutte le differenze ci arricchiscono” l’intelletuale collettivo progressista ha fatto suo il peggio dell’Induismo.

          • minstrel scrive:

            Se la mia citazione o la mia risposta ha offerto il destro per pensare che io mi creda “intellettualmente superiore” chiedo venia.

  11. Giovanni scrive:

    Il card. Martini ha avuto il merito grandissimo di mettere al centro la Parola. L’ha amata sopra ogni cosa e ha aiutato ad amarla. Circa le categorie e le distinzioni, osservo che sono spesso sistemi che gli uomini sono soliti adottare per semplificare e rendere comprensibili a se stessi realtà più complesse. Vi sono poi fazioni ideologiche e schieramenti politici in eterna crisi di identità, capaci di eleggere a proprio demiurgo o punto di riferimento chiunque brilli di autenticità: “adottano”, in occasione della loro morte, personaggi anche molto distanti tra loro. Un po’ di serietà e di riflessione in merito non guasterebbe. Si valuta una vita, una persona, da un gesto, una mezza parola, una frase mal riportata: questo non è conoscere! Concordo con Tornielli, i martiniani e i ratzingeriani sono altro rispetto a Martini e a papa Ratzinger. E forse non gli assomigliano nemmeno troppo.

  12. Ester scrive:

    Martini non era un “disturbatore di coscienze”, per questo era così venerato dal mondo. Per lui il cardine non era il diritto divino ma la singola coscienza. Dio ci ama – si può sintetizzare così il suo pensiero – mi ama anche quando commetto un errore (non diceva quasi mai la parola “peccato”). È vero, Dio ci ama sempre. Eppure, pur continuando ad amare le anime dannate, le lascia all’inferno!

    «Qualcuno potrebbe dire: ma non si deve giudicare nessuno. Verissimo. Nessuno pretende giudicare la coscienza del cardinale Martini, che solo Dio conosce e quindi solo Dio può giudicare. Ma gli errori sì: questi si possono e si devono giudicare. Altrimenti va bene tutto… e se va bene tutto, ognuno può costruirsi il suo cristianesimo» (Corrado Gnerre, da “Riscossa Cristiana”, 05/09/2012)

    • Reginaldus scrive:

      “… venerato dal MONDO…”: detto benissimo.

    • minstrel scrive:

      Gli errori eventuali si riconoscono, si correggono e si portano provea sostegno della propria critica. Non si giudicano! Stiamo a scherzà?!

  13. Antulio scrive:

    La miope gerarchia vaticana, questa volta, nonostante gli sforzi in atto, non riuscirà ad arruolare Martini nelle sue fila, come suo solito.
    Perfino la povera Eluana hanno tentato di inglobare, orrore massimo, questa gente senza verecondia.

  14. Reginaldus scrive:

    Alla fin fine , dopo tutte le diquisizioni, per arrivare al dunque, mi chiedo: questo cardinal Martini, dopo aver per la sua parte demolito la Vecchia Chiesa insieme alle sue regole la sua liturgia la sua fede con l’operazione vaticano secondo ( il cardinal Suenens parlava al riguardo di fine da Ancien Regime…)… dopo avere auspicato e lottato per l’avvento di un vaticano terzo per dare alla nuova chiesa quella struttura che corrispondesse pienamente al suo ( e dei suoi pari ) sogno progettuale….chissà se sarà rimasto soddisfatto dell’ impianto della Chiesa Trionfante del Cielo…. sempre che il Cielo davvero esista e non sia anche questa un’idea obsoleta da chiesa superata…

    • stefano scrive:

      Leggevo la liturgia di oggi e mi è sovvenuto che anche S.Paolo forse si è scocciato di questa discussione. Vedete un po’ se non è così: “Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele. A me però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso, perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio” (1Cor 4,1-5).

  15. Gianpaolo1951 scrive:

    Marcello Veneziani scrive:
    «Possibile che non ci sia un conservatore, un tradizionalista, un liberale antisinistra, chiamatelo come volete, che non meriti l’elogio canonico, a meno che non si sia pentito?
    Perché Napolitano oggi e Scalfaro ieri sono intoccabili mentre Cossiga e Leone erano calpestabili? Perché il Cardinal Martini miete adoranti necrologi da papa e il Cardinal Biffi, per esempio, va via quasi in silenzio? Perché il cattolico progressista preferisce il progressista non cattolico al cattolico non progressista, come se la sostanza sia il progressismo e l’accidente sia la fede?
    Perché il Montanelli che fonda il Giornale è sparato nel silenzio sprezzante della stampa e il Montanelli che fonda La Voce diventa eroe e mito? E potrei continuare all’infinito in politica o nella cultura.
    Possibile che non ci sia un conservatore, un tradizionalista, un liberale antisinistra, chiamatelo come volete, che non meriti l’elogio canonico, a meno che non si sia pentito? Dov’è l’ufficio che rilascia o nega i permessi e le patenti di santità, chi gestisce la fabbrica degli eroi, del fango e dell’ oblio?
    Esorto i tenutari di questo potere a esplicitare con rigore il loro criterio: chi sta dalla parte opposta a noi è razzialmente inferiore, sul piano etnico e intellettuale, morale e antropologico.
    Chi sta dalla parte nostra è di razza superiore. Non trovo un’altra spiegazione. Accresce la pena il passivo e vigliacco allinearsi a quel giudizio di chi non fa parte della razza superiore ma si dice moderato o liberale equidistante. Sposano le stesse tesi dei razzisti ma in versione debole, perbenista. Questo razzismo è più velenoso perché non è di quattro dementi o straccioni, ma di ceti egemoni e influenti. Razzismo dall’alto. Il peggiore.»
    Fonte: il Giornale, 5/9/2012

  16. carlo scrive:

    E indubbio che tutte queste polemiche, non si può fare finta che non ci siano, che il cardinale martini ha suscitato, sia da vivo che da morto, è propio di una persona che non è stato così chiaro nella sua testimonianza ha Cristo. Le parole non si possono cancellare e fare finta che dicono una cosa e nello stesso tempo possono dire altro. Una figura discussa e discutibile….solo il buon Dio lo potrà giudicare, e, se i suoi frutti sono sani, il tempo c’è lo dirà. Comunque il mio puntodi vista, per quello che vale, non è positivo, troppa ambiquità nei suoi discorsi che hanno favorito i nemici della chiesa ha continuare ad insinuare l’oscurantismo della religione cattolica.

    • gibici scrive:

      Caro Carlo, come dici la storia chiarira’. E per cio’ che riguarda le tue presenti perplessita’ penso che dara’ una bella responsabilita’ all’ignoranza in cui la presente direzione ecclesiastica tiene i fedeli, come ho scritto rispondendo sopra a laura-clara mantovani. Le “Cinque piaghe della Chiesa” del Rosmini hanno quasi duecento anni, ma si preferisce l’assurd0 e irresponsabile ottimismo di Gregorio XVI. Posso dirlo senza secondi fini, perche’ non avro’ gli onori di Martini, ne’ in vita ne’ post mortem.

  17. Sal scrive:

    Lo scopo di Martini ? Non poteva essere che quello di far accrescere il prestigio dell’istituzione chiesa, della quale lui era parte integrante. Tutti coloro che ne fanno parte hanno lo stesso scopo. L’alternativa sarebbe l’abbandono dell’istituzione, ma così non è stato. Come in tutte le organizzazioni, ci sono sempre tante idee e modi diversi per raggiungere lo stesso scopo, anche Martini contribuiva ad accrescere il prestigio facendo dimenticare una storia di orrori e di ingiustizia.

    Si sente spesso dire “E’ meglio il bastone o la carota ?” E’ chiaro che la scelta è dettata dalla personalità di chi sceglie, ma c’è un detto popolare che dice : “se vuoi prendere il miele, non deve dare calci all’alveare”. Evidentemente Martini conosceva questo tipico sistema per sottrarre alle api il loro prodotto e lo preferiva ad altri più sbrigativi, di chi pensa invece che le imposizioni sono modi più semplici e diretti per raggiungere lo scopo. Così c’è chi per raggiungere lo stesso scopo usa la furbizia, la gentilezza, la lusinga, i complimenti, la falsa umiltà, proprio come coloro che si vogliono prendere il miele. Lo fanno con delicatezza per non contrariare le api. Non le trattano male e loro sono felici di farsi derubare.

    Poiché non è sempre facile capire le motivazioni degli uomini, la Scrittura viene in aiuto invitando a non farsi ingannare dicendo che ci sarebbero stati : “ uomini, apostoli falsi, operai ingannevoli, che si trasformano in apostoli di Cristo. E non c’è da meravigliarsene, poiché Satana stesso continua a trasformarsi in angelo di luce. Perciò non è nulla di grande se anche i suoi ministri continuano a trasformarsi in ministri di giustizia…(2Cor 11.13-15) e spiega : “affinché non siamo sopraffatti da Satana, poiché non ignoriamo i suoi disegni.” ( 2 Cor. 2.11)

    Vero è che Martini disse :” Lo scopo è far arrivare a Cristo».” ma non sembra che una volta arrivato Cristo, la chiesa” si sia tirata indietro” (vedi la storia di Lutero per es.) o abbia intenzione di farlo; al contrario la sua presenza continua ad essere sempre invasiva, incalzante, insistente, prepotente, sempre pronta a pontificare su come ci si deve comportare, come si deve vivere e come morire, applicando poi a se stessa regole diverse da quelle indicate agli altri, confermando le parole del Vangelo: “non fate secondo le loro opere, poiché dicono ma non fanno. Legano gravi carichi e li mettono sulle spalle degli uomini, ma essi stessi non li vogliono muovere neppure col dito…. Tutte le opere che fanno le fanno per essere visti dagli uomini;” ( Mt 23.5-8)

    In fondo che differenza c’è tra un lupo gentile e un lupo cattivo ? Nessuna. Tutti e due si voglio mangiare la pecora. E se le pecore si fanno ingannare da quei lupi travestiti, poi non possono lamentarsi.
    “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in manto da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti ( Mt 7.15-16)

  18. Reginaldus scrive:

    Nella famosa ormai intervista in cui il cardinale testé defunto parla della Chiesa ritardata di 200 anni, troviamo anche queste parole:

    “…Dove sono le singole persone piene di generosità come il buon samaritano? Che hanno fede come il centurione romano? Che sono entusiaste come Giovanni Battista? Che osano il nuovo come Paolo? Che sono fedeli come Maria di Magdala? Io consiglio al Papa e ai vescovi di cercare dodici persone fuori dalle righe per i posti direzionali. Uomini che siano vicini ai più poveri e che siano circondati da giovani e che sperimentino cose nuove. Abbiamo bisogno del confronto con uomini che ardono in modo che lo spirito possa diffondersi ovunque”.

    E perché il cardinale in questione non è stato nessuno di questi esempi??? Che vuol dire a riguardo della fedeltà di ‘Maria di Magdala’? Non è stata, quella di costei, una fedeltà a Cristo e una rinuncia ai piaceri della carne, e non un accomodamento a questi? E che cosa sull’ ‘osare’ di ‘Paolo’? In che cosa questo Apostolo ha ‘osato’ rispetto all’insegnamento degli altri Apostoli e di Cristo stesso? Forse nella sua morale sul corpo, quella che appare in Rom.1 ??? Forse nella sua predicazione, quella che insiste sull’unicità della salvezza in Cristo, quella che rifiuta ogni compromesso dialogante ed ecumenico??? ( e da notare la sua ‘finezza’ dell’uomo – di uomo di mondo? – nel citare questi personaggi senza mai fare precedere ai loro nomi l’ appellativo abituale di’ Santi’- certamente un uso, anche questo, da chiesa ritardata …)

  19. gibici scrive:

    da quello che ho letto il cardinale si e’ impegnato in prima persona e non e’ stato come troppe figure di pastori una figura evangelicamente insulsa.

  20. peccatore scrive:

    Non posso presumere di comprendere esattamente quale fosse l’intenzione del Card. Martini nell’intessere dialoghi con chiunque si mostrasse disponibile, ma penso di poter spiegare la mia e quella di ogni uomo innamorato di Gesù, come certamente è stato Carlo Maria Martini: comunicare la bellezza della mia fede, la sorprendente ragionevolezza del cristianesimo e della Bibbia intera e fare un pezzettino di cammino insieme, alla ricerca della verità (che non ho in tasca, ma mi tiene nel suo taschino), in compagnia di quel frammento di verità che c’è in ogni essere umano, per il semplice fatto di essere umano, malgrado ogni peccato, sbaglio, illusione e sviamento.

    Il mio ragionare è volto a mostrare la rivelazione di Dio in Gesù, croce compresa (e caricata in spalla), alla luce sfolgorante della risurrezione. Questo, dialogando, non parte immediatamente e irrispettosamente dal punto dove sono (più o meno umilmente) arrivato io, ma deve tener conto (sapientemente e con carità) di dove si trova l’interlocutore: con un ateo si potrà far parlare la natura e la società umana, accessibile anche a lui; con un islamico o un ebreo si potrà utilizzare l’antico testamento; con un fratello separato ci si potrà appoggiare al nuovo; con un altro cattolico si potrà attingere per la disputa a tutto il depositum fidei.

    Con tutti, comunque, si può dialogare per aprire l’intelligenza alla verità di Cristo e non per chiuderla a doppia mandata al solo dono che posso regalare.

    In tal senso bisognerebbe interrogarsi di quanto fallimentari sono certi dialoghi, in cui l’interlocutore, rimasto chiuso all’intelligenza della fede, attacca pure i fedeli che non si limitino a dialogare al livello, desolato e limitato, in cui sono ancora ingabbiati. Nel caso specifico di tanti estimatori del card. Martini quello che più intristisce molti osservatori è la totale assenza di fede cristiana (fede teologale, cioè come dono di Dio, e non come “mia scelta”, mio possesso, mio merito) e ancor più, non di rado, il totale disprezzo per chi la fede cristiana (cristiano, come Martini) la abbraccia a tutto tondo, per quella che è: un tuffo nel desiderio del trascendente, a motivo degli avvenimenti storici che hanno mostrato e mostrano l’Eterno nella vicenda umana.

    L’eccesso di etica, il moralismo, il legalismo e l’utilitarismo, il “montismo”, sono tutte caricature del cristianesimo, ancor più sciocche se fatte da chi, dialogando con le anime più aperte e sapienti della Chiesa, non ha capito proprio nulla… La fede non sta sulle banalità care a chi è schiacciato sul saeculum o che nel saeculum ha tutte le sue voglie e le sue mire, più o meno confessabili. La fede è luce per comprendere il saeculum ed abitarlo con l’amore che Dio è e ci dona, senza abbandonare Quello, ma distaccandoci dal mondo.

    La fede è di un Corpo di Cristo, popolo di Dio, che è appunto “popolare” perché abita in genere le strade e i cortili e non solo i salotti buoni, dove il potere, a pancia piena, discetta del bene e del male senza sporcarsi le mani, piene di soldi e abili a farli, adorandoli e avidamente avvinti al modo di aumentarne il possesso. Certo, falsi come sono, sono capaci di dirsi filantropi: usano, al bisogno, l’umanità di Gesù, per blandire l’uomo, palesandosi e paludandosi come solidali fautori di melense fratellanze in salsa relativista.

    Questi estimatori non dicono di Martini che ha fatto scoprire loro Gesù vero uomo e vero Dio. Eppure la fede dell’uomo di Chiesa, dell’amico dello Sposo, che diminuisce perché Lui cresca, era fulgidissima e limpida! L’etica, la psicologia, la sociologia, la politica, sono tutte meno importanti del dono di Dio. Il Card. Martini stesso è stato un dono: e molti lo hanno solo “scartato”, senza capirlo.

  21. Federico scrive:

    Forse il Card. Martini non era un “martiniano”, ma di sicuro ha permesso che i “martiniani” si facessero scudo delle sue parole per portare avanti visioni del cattolicesimo e della Chiesa fortemente discutibili, alcune apertamente relativiste. Perchè non è mai intervenuto? Perchè ha accettato di diventare un paladino di un certo cattolicesimo “progressista”? Mi spiace dirlo, ma se le parole di Martini hanno sempre diviso il mondo cattolico, la responsabilità è certamente anche sua.

    • guglielmo scrive:

      Questo me lo sono sempre domandato anche io.

    • gibici scrive:

      Caro Federico, non conosco la diocesi di Milano e puo’ darsi che Lei mi possa smentire, ma non capisco come il card. Martini con tutto quello che aveva da fare potesse star dietro a presunti martiniani che evidentemente pensavano e dicevano quello che volevano. Dovunque sono stato non ho mai sentito della presenza di martiniani, anche se autentici martiniani non avrebbero fatto danno, ma indubbiamente del bene.

      • gibici scrive:

        Inoltre non era uomo da fare il paladino di altri. Le sue idee le esponeva anche al papa perche’ convinto e a proprio rischio.

    • Sara scrive:

      Ma anche i ratzingeriani travisano il pensiero di Ratzinger. Vedi in questi giorni. Benedetto definisce Martini pastore fedele e i ratzingeriani fanno finta di niente e continuano ad offenderlo.
      Alla fine ognuno risponde delle proprie azioni.

      • guglielmo scrive:

        Ognuno è responsabile delle proprie azioni, ed è assolutamente vero: non si possono imputare automaticamente al cardinal Martini le opinioni di chi dice di rifarsi al suo pensieroe e a ciò che diceva. Quello che ci domandiamo è: come è stato possibile che nella Chiesa e al di fuori di essa si possa far leva sulla sua figura per mettere in discussione ciò che i Papi hanno detto sul celibato, sulle tematiche legate alla sessualità, alle unioni civili anche omosessuali,alla Comunione ai divorziati risposati ecc; e tutto ciò non succede da ieri o l’altro ieri ma da anni, altrimenti tutta questo discutere non ci sarebbe stato. O sbaglio?
        In quanti sperano che una qualche discussione possa portare a togliere il celibato ai preti, al divieto di contraccezione a permettere la Comunione ai divorziati risposati giocando sui dubbi esposti più volte dal Cardinale stesso?

        • Sara scrive:

          Due anni fa i Ratzingeriani hanno detto peste e corna contro la beatificazione di Giovanni Paolo II. In pratica hanno usato le parole di un Papa contro un altro Papa.
          perchè? bho, però a meno di non voler riabilitare l’inquisizione (e certi giorni lo farei!!) bisogna a quanto pare accattare che alcuni (anzi molti) intendano la Chiesa e il Vangelo in modo non corretto.
          In ogni caso queste liti tra tifoserie ci sono sempre state.

          • guglielmo scrive:

            Mi dispiace ma non mi sembra per niente simile a ciò di cui stavamo parlando perchè un conto è mettere in discussione punti ben precisi della Fede e della morale cattolica un altro è evidenziare difficoltà nell’affrontare la beatificazione di un uomo, Papa o no che sia (dubito poi che si sia fatto leva su parole stesse di Papa Benedetto per “attaccare” la beatificazione del Papa). E in fin dei conti non mi sembra che adesso si invochino discussioni per ripensare alla beatificazione di Giovanni Paolo II facendo leva su parole di Benedetto xvi…

          • guglielmo scrive:

            Mi dispiace ma non mi sembra per niente simile a ciò di cui stavamo parlando perchè un conto è mettere in discussione punti ben precisi della Fede e della morale cattolica un altro è evidenziare difficoltà nell’affrontare la beatificazione di un uomo, Papa o no che sia (dubito poi che si sia fatto leva su parole stesse di Papa Benedetto per “attaccare” la beatificazione del Papa). E in fin dei conti non mi sembra che adesso si invochino discussioni per ripensare alla beatificazione di Giovanni Paolo II facendo leva su parole di Benedetto xvi…

          • Sara scrive:

            Ma secondo lei perchè non si accetta la beatificazione di un Papa? Perchè non si accetta il suo insegnamento su tanti punti no?
            A me pare uguale.

          • Sara scrive:

            E quando Veneziani si permette di scrivere contro Martini è perchè ha interpretato le parole di Benedetto e della Chiesa in senso esclusivamente conservatore e allora anche li si potrebbe rimproverare il cardinal Ratzinger di aver dato troppo materiale con le sue critiche al concilio ad una sola parte ben precisa.
            Però Ratzinger non è solo un conservatore se a qualcuno piace vederlo solo così che gli puoi fare?

          • guglielmo scrive:

            Che non l’accettano è tutto da vedere: un conto, e lo ripeto, è esporre difficoltà, un’altro è battersi per cambiare ciò che è già stato determinato. Io però non ho capito, lei ha notato o no che nel corso di questi anni hanno usato le parole di Martini pubblicamente, e sottolineo pubblicamente, per scopi non certamente edificanti?o mi sbaglio?
            lo dico senza nessuna insinuazione

          • Sara scrive:

            Dare dell’eretico ad un Papa beato e accusarlo di aver coperto i pedofili è un po’ di più di avere delle difficoltà.
            Sul fatto che i media abbiano tirato Martini per la tonaca ho già scritto, anche sul fatto che altri media tirino il Papa dall’altra parte.
            Poi ognuno, come è ovvio, rimane della sua idea.

          • guglielmo scrive:

            ecco, e io penso che non sia normale e che bisognerebbe mettere le cose in chiaro più in fretta possibile
            Riguardo all’accusa di eresia e copertura di preti pedofili: ma lei che ratzingeriani frequenta?

          • Sara scrive:

            Quelli che hanno colonizzato il web. Sul carro di Ratzinger, con la scusa che è un conservatore, ci è salito di tutto ed è tutto un mescolone, tra lefebvriani sedevacantisti, neofascisti più o meno dichiarato, forzanovisti.
            Anche lì andrebbe fatta chiarezza però l’anno scorso è stato chiarito che «La Santa Sede ha da tempo escluso l’ipotesi che si possa in qualche modo applicare un “bollino cattolico” a siti e blog che si presentano come cattolici… Non siamo una setta».
            Immagino valga quindi anche dall’altra parte.

          • Sara scrive:

            Ad esempio un articolo come questo le sembra corrispondere alle parole che la Chiesa (nella persona del Papa, di Bertone, Bagnasco, Scola ecc.) ha avuto per il cardinal Martini?

            http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1JWRMZ

          • Sara scrive:

            Butta lì come nulla Pio X e l’eresia facendola ricadere sul povero cardinale.

          • guglielmo scrive:

            a be sicuramente,

          • guglielmo scrive:

            ma insomma, fino a prova contraria il cardinal Martini non era un articolo di Fede, era un Vescovo e Cardinale di Santa Romana Chiesa; esprimere riserve sul suo conto non è eresia d’altro canto però per il ruolo eminente che aveva, prima di affermare ciò che scrive è bene che sia stra-sicuro per non cadere nel peccato di diffamazione ( che è un peccat grave)
            E poi qui non sta usando le autorevoli parole del Papa o di altri per dire che è necessario discutere su legge o pratiche contrarie alla fede o alla morale, sta partendo da ciò che il Cardinale ha fatto in vita, su ciò che hanno detto coloro che in vita seguivano il suo pensiero o erano suoi interlocutori e su come lo hanno presentato una volta morto. Detto questo se lei non è d’accordo porti prove contrarie ai fatti esposti da Agnoli.

          • guglielmo scrive:

            A me però sembra che lei sia personalmente irritata per ciò che dicono del Cardinal Martini, ciò può essere assolutamente leggittimo ma risponda contrastando alle argomentazioni che presentano non portando esempi, che secondo me che non c’entrano niente però parere mio, di altre considerazioni poco lucide

          • Sara scrive:

            Irritata di certo dato che son di Mantova e sono cresciuta con la sua influenza. Che adesso un pincopallo qualsiasi si permetta di dargli dell’eretico mi da fastidio.
            Se posso dare dell’eretico liberamente a Papa e Cardinali posso dire qualsiasi cosa scusi.

          • Sara scrive:

            E in ogni caso il Foglio è un giornale che si è definito spesso ratzingeriano, quindi travisa si le parole del Papa dato che ha definito Martini un pastore fedele. Se sei ratzingeriano ti va bene questo. Altrimenti sei ratzingeriano come Repubblica è Matiniana (cioè solo per quello che ti conviene).

          • guglielmo scrive:

            Il problema è che siamo proprio in quella situazione: posso dire liberamente ogni cosa, posso mettere in discussione ogni cosa.
            Per me se lei è così legata al defunto Cardinale e leggeva e comprendeva ciò che lui diceva non dovrebbe dilungarsi a portare esempi di persone che travisano Ratzinger perchè non serve a niente, dica chiaramene cosa pensa della confusione attorno a Martinie in cosa sbagliano coloro che lo dipingono come un eretico e coloro che lo dipingono come antipapa.
            Alla mia domanda iniziale sul perchè si sia lasciato che le persone si esprimessero così su giornali e in tv su Martini, basterebbe anche un non lo so, non servono mille discussioni

          • Sara scrive:

            Mi scusi mi pare invece che si è permesso che qualsiasi persona dicesse ciò che voleva su Martini (compreso l’Agnoli del Foglio) così come si è permesso che qualsiasi persona dicesse qualsiasi cosa su Ratzinger.
            Non è che puoi mettere il bollino o mettere a tacere giornali e opinione pubblica.
            Quando si dice che Martini e Ratzinger sono diversi da martiniani e ratzingeriani si dice questo.

          • Sara scrive:

            Sarà anche la personalità eccezionale e fuori degli schemi di entrambi a portare a queste reazioni esagerate.

          • guglielmo scrive:

            e allora, diciamo entrambi la stessa cosa.

          • Sara scrive:

            Non mi pare, quando dice che si può benissimo criticare Martini se la prende con Martini e non con i martiniani.
            Se Martini in quanto cardinale non era articolo di fede non lo era neppure Ratzinger. Se Giovanni Paolo II può essere definito eretico allora posso fregarmene anche di Benedetto XVI.

          • guglielmo scrive:

            Io non me la prendo con Martini mi domando perchè nelle sue varie interviste non abbia mai fatto chiarezza su questa contrapposizione visto che tale contrapposizione veniva portata avanti dalle stesse testate che pubblicavano le sue interviste e che scrivevano elogi su di lui.
            se sai la risposta bene, altrimenti dormo ugualmente

        • Sara scrive:

          Martini scriveva sul Corriere non sull’Unità o il Manifesto.
          Sul Corriere per dire scrive anche Messori che è un altro che contrappone spesso Papi e Cardinali a gusto.
          Quando Ratzinger scrisse con Pera non prese posizione?
          O tutti o nessuno.

          • guglielmo scrive:

            allora basta, mi sarò sbagliato. coloro ai quali il cardinale rilasciava interviste e con cui dialogava non hanno usato le sue posizioni per chiedere ripensamenti su determinati temi

          • Sara scrive:

            Adesso mi offendo: il cardinale dialogava anche con me che a 16 anni leggevo i suoi libri e non ho mai chiesto di rivedere nulla di nulla, così come ho sempre letto i libri di Benedetto senza chiedergli di annullare il concilio come altri invece a gran voce fanno.
            Se non le piace Martini basta dirlo e leggere altri giornali. A seconda della loro sensibilità interviste di vescovi e cardinali si trovano su tutte le testate.

          • Sara scrive:

            Ma poi proprio due giorni fa Ruini ha concesso un’intervista sul corriere.

          • guglielmo scrive:

            visto che si offende per cose che dico senza volontà di offendere visto che per me dialogare significa avere un confronto e non leggere allora basta

          • Sara scrive:

            Dialogare però significa anche cercare di capire, il cardinal Martini non era solo un tipo che dava interviste sui giornali e ridurlo a questo è offensivo.
            Il primo libro che ho letto di lui è stato sul salmo miserere, si ricorda? “Distogli il Tuo sguardo da ogni mio peccato,
            cancella tutte le mie colpe.
            Crea in me un cuore puro, o Dio,
            rinnova in me uno spirito saldo”
            Era un biblista prima di tutto.

        • stefano scrive:

          Che duetto! Sembrate Sandra e Raimondo.

          • Sara scrive:

            Quei diversi modi di «fare bioetica»
            di Francesco D’Agostino
            in “Avvenire” del 7 settembre 2012
            I modi di fare bioetica sono molti e tra di loro ben diversi: c’è la bioetica dei filosofi e dei teologi, la
            bioetica dei medici e quella degli scienziati, la bioetica dei giuristi e dei politici e da qualche tempo,
            a ragione, anche la bioetica degli storici. Esiste pure, e va presa molto sul serio, più di quanto
            comunemente non si faccia, la bioetica pastorale.
            I diversi interventi del cardinal Martini in tema di bioetica (e aggiungerei anche in tema di famiglia,
            ma questo è un altro discorso), interventi affidati in genere ad interviste, più che alle riflessioni
            doverosamente organiche e strutturate, proprie della bioetica filosoficoteologica, hanno tutti un
            carattere pastorale. La dimostrazione è data dalla delicatezza con la quale egli li ha proposti, dalla
            pensosità del suo ragionare, dal costante – implicito, e ancor più spesso esplicito – riferimento alla
            parola di Dio, per come essa opera nel cuore dell’uomo, che accetti di ascoltarla, e soprattutto dalla
            sua stessa identità di vescovo e quindi di pastore, mosso a trattare temi di bioetica non nella qualità
            di studioso, di titolare di cattedra, di direttore di un istituto di ricerca o di responsabile di un
            dicastero della Santa Sede, ma appunto nella sua qualità di pastore, quella che ha colpito nel
            profondo le migliaia e migliaia di credenti e non credenti che ne hanno pianto la morte.
            Una bioetica pastorale non può mai essere fredda, dura, severa, tagliente, come a volte (ma
            fortunatamente non sempre) deve pur essere il pensiero teorico-dottrinale. Il vero pastore è colui
            che si pone alla sequela di Cristo, che definiva se stesso «mite e umile di cuore». Il vero pastore non
            è tale, solo perché governa severamente il gregge, ma perché si fa carico di tutte le sue pecore,
            soprattutto di quelle che si smarriscono.
            Ecco perché leggere i tanti interventi del cardinal Martini sulle questioni più cruciali della bioetica,
            come se essi avessero un carattere teologico e dottrinale, interpretandoli come auspici di nuove
            biopolitiche legislative, è assolutamente inaccettabile. Ed ecco soprattutto perché i tentativi di
            strumentalizzare biopoliticamente la malattia terminale e la morte del cardinale sono ingiustificabili.
            La bioetica pastorale è qualcosa di grande, ma non può in quanto tale fornire argomenti alla
            riflessione biogiuridica e biopolitica: sia perché in questo modo si inquinerebbe il doveroso
            carattere laico del dibattito bioetico (che deve concernere tutti, credenti e non credenti), sia
            soprattutto perché la bioetica pastorale deve sempre essere finalizzata al singolo e al suo cuore,
            mentre la biogiuridica e la biopolitica devono avere un carattere ‘pubblico’, devono cioè rispettare
            l’ammonimento aristotelico, quello per il quale tutte le leggi (anche e soprattutto quelle «eticamente
            sensibili») devono essere il frutto di una «ragione senza passione».
            Una pastorale che partisse dai dettami di una ragione senza passione sarebbe ben poca cosa e
            tradirebbe se stessa, perché non arriverebbe mai a parlare al cuore degli uomini. Ecco perché
            dobbiamo rendere omaggio al cardinal Martini, bioeticista perché pastore, senza pretendere di
            trasformare le sue istanze pastorali in proposte biogiuridiche e biopolitiche, come egli non ha mai
            preteso di fare.

            http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/quei-diversi-modi-di-fare-bioetica.aspx

            Avvenire va bene come giornale, è abbastanza cattolico o è in mano alla massoneria anche lui?
            :-)

  22. marco scrive:

    sono un cattolico dubbioso ma mi sento molto piu’ vicino a MARTINI che non a Ruini, Bagnasco o Scola….8come lo chiamano a Milano quest’ ultimo?? l’ insignificante ciellino

    • Cherubino scrive:

      marco marco … perchè dici così ? Martini per primo non condividerebbe queste parole …
      E poi Scola non è affatto insignificante (e forse anche meno ciellino di quello che si crede). Quanto ai ciellini, in ogni famiglia ci sono mele di ogni genere. Anni fa ho conosciuto dei ciellini che venivano a pregare nei gruppi del RnS di Milano, con la benedizione di don Giussani … così in Cattolica vi sono ottimi studenti, per niente bigotti, che camminano con CL. Così dovrebbe essere la Chiesa e così spesso è.

  23. Cherubino scrive:

    riporto questo bell’articolo sul tema tratto da MissioOnline http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=4881

    La brace, più dei duecento anni
    di Giorgio Bernardelli
    Perché fermarsi alla superficie tradisce il pensiero dell’ultima intervista del cardinale Martini

    Sono sempre più convinto che la più grave malattia del nostro tempo non sia il tumore o la depressione, ma la miopia. Il male che ti porta a focalizzare lo sguardo solo su un punto a cui stai vicino, divenendo incapace di abbracciare tutto ciò che sta intorno. E proprio questo mi veniva in mente riflettendo – passato ormai qualche giorno – sulla tanto discussa ultima intervista del cardinale Carlo Maria Martini, pubblicata dal Corriere della Sera sabato scorso.

    Su che cosa stiamo tutti dibattendo? Purtroppo solo su una frase, quella sulla Chiesa «rimasta indietro di 200 anni». Ho letto che qualcuno ha persino già aperto una pagina su Facebook, trasformandola in uno slogan. Mentre (dall’altra parte) c’è chi si straccia le vesti per questo estremo gesto «di sfida» del cardinale Martini.

    A me è piaciuta molto questa intervista. Ma quella frase è davvero l’ultima cosa che mi ha colpito. È l’espressione forte, magari anche un po’ sopra le righe, che ci sta comunque quando parli di qualcosa che profondamente ami. Ma è come quella di Giovanni nell’Apolicalisse sulla Chiesa di Laodicea, «né calda né fredda, che sto per vomitare dalla mia bocca» (a proposito: come avranno reagito allora da quelle parti?). Se la leggi da sola è un’invettiva; se invece la guardi alla luce dell’intero libro capisci che vuole spronare a camminare più veloci incontro allo Sposo.

    Ecco, così io ho letto la riflessione a cuore aperto dell’arcivescovo a pochi giorni dalla sua morte. E mi piacerebbe che più che sugli anni avanti o indietro ci azzuffassimo sulla citazione di Karl Rahner, proposta da Martini. «Usava volentieri l’immagine della brace che si nasconde sotto la cenere – ricorda nell’intervista il cardinale -. Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell’amore? (…) Solo l’amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».

    O partiamo da qui o resteremo sempre schiavi delle nostre miopie. Quelle che ci fanno ridurre anche la Chiesa e la missione a un gioco di schieramenti. Era un uomo libero il cardinale Martini. Ma lo era solo perché fedele alla Parola di Dio. Solo per quel suo richiamare – prima di ogni altra cosa – la «dimensione contemplativa della vita», come fece fin dal primo giorno a Milano.

    Questa intervista – secondo me bellissima – è lo sfogo di un innamorato, non la sentenza di un oracolo. Il messaggio di un «uomo di Dio» – come lo ha chiamato il Papa – che con un ultimo guizzo vuole provare ancora una volta a scuotere dalla pigrizia. Non lanciando proclami o dettando programmi da lasciare dietro di sé, ma rivolgendosi a ciascuno personalmente: «Che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».

    Che brutta la miopia. Ci fa vedere il dito puntato, anziché la fedeltà del fratello che va avanti indietro nella carovana per esortare tutti a non lasciarsi prendere dalla stanchezza. E soprattutto ci porta a giudicare sempre gli altri, senza mai cambiare noi stessi.

    Non ha lasciato un testamento il cardinale Martini. Solo la frase del salmo, incisa sulla sua tomba: «Lampada ai miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino». «Solo chi percepisce nel suo cuore questa Parola può far parte di coloro che aiuteranno il rinnovamento della Chiesa», diceva padre Carlo Maria nell’ultima intervista. Cominciamo dal cuore. Senza fermarci alle singole (e a volte piccole) nostre parole.

    • Sal scrive:

      “La brace, più dei duecento anni – di Giorgio Bernardelli”
      “Sono sempre più convinto che la più grave malattia del nostro tempo non sia il tumore o la depressione, ma la miopia.” -

      Anch’io !

      “Il male che ti porta a focalizzare lo sguardo solo su un punto a cui stai vicino, divenendo incapace di abbracciare tutto ciò che sta intorno.” E perché mai si dovrebbe abbracciare ciò che sta intorno se ciò che sta intorno è male ? Bisognerebbe abbracciare il bene. Ma come lo riconosci ? La divisione tra le pecore e i capri si fa alla fine come pure il grano e le zizzanie crescono insieme. Come si riconoscono, per poterle abbracciare se è già difficile separarli quando uno ci vede bene ?

      E per rispondere alla domanda “cosa puoi fare tu per la Chiesa?»” La risposta è scritta, ed è semplice. Non sono le pecore che portano il cibo al pastore ma è il pastore che cura le pecore e le nutre. Non è il caso di ribaltare le responsabilità e i compiti. E se qualcuno è miope dovrebbe mettersi gli occhiali per leggere meglio.

      • luciano27 scrive:

        egr. sal, il pastore non porta il cibo alle pecore,ma le CONDUCE al cibo:poi sono quelle che si cibano dell’erba che più gli aggrada e se l’erba non gli piace,cercano un’altro prato,obbigando il pastore , o i suoi cani a tentare di impedirglielo. sal, cos’è per lei il bene? quello che gli suggerisce la sua ideologia o fede in un ambito molto ristretto;ma intorno può non esserci solo il male, ma anche del bene a lei sconosciuto o che addirittura esecra. caro sal, l’errore delle ideologie è quello di FARCI ritenere i migliori e di avere diritto di impartire lezioni a gli altri

  24. Cherubino scrive:

    segnalo due aspetti del card. Martini che forse in questi giorni passano un in sordina, coperti dalle discussioni su altri aspetti.

    Il primo è l’amore e la grande vicinanza con la fede ebraica, che il padre Martini condivideva con il padre Tomaso Beck, ebreo convertito grazie ad una particolare esperienza mistica mariana. Martini ha sentito fortemente tutto lo spessore dell’ebraicità di Gesù, la profonda valenza della sua incarnazione nel popolo dell’Antica Alleanza. La carità fraterna verso i “fratelli maggiori” lo accomuna a S. Paolo e al beato Giovanni Paolo II.

    Il secondo aspetto, non noto forse al grande pubblico, è che il padre Martini è stato tra i fondatori del movimento carismatico in Italia. Estraggo dall’articolo di Salvatore Martinez su Zenit http://www.zenit.org/article-32356?l=italian

    “… Anch’egli si sentiva legato da speciale affetto al Movimento Carismatico Cattolico, conosciuto negli USA alla fine degli anni ’60, dunque sin dal suo primo svolgersi a livello mondiale.
    Fu – e lo ricordava spesso – tra gli iniziatori del Rinnovamento in Italia, alla Università Pontificia Gregoriana, già nel 1971, insieme ad altri confratelli e colleghi gesuiti. Tra tutti p. Francis Sullivan, animatore dei primi gruppi romani di lingua inglese, italiana, francese, tedesca e spagnola che trovarono impianto e prima “accoglienza ecclesiale” proprio alla Gregoriana.
    Altro padre gesuita al quale il nostro Cardinale era legato da speciale affetto, a Milano, fu p. Tomaso Beck, pilastro del Rinnovamento delle origini, con il quale condivideva una particolare capacità di esporre e attualizzare la Parola di Dio, oltre che l’apertura alle culture e alle religioni (p. Beck era un convertito dall’ebraismo).
    Cordiali e sempre prodighi di attenzioni pastorali i rapporti del Cardinale con altre due figure imprescindibili del Rinnovamento in Italia: mons. Dino Foglio, coordinatore nazionale, e p. Mario Panciera, direttore della nostra Rivista “Rinnovamento”.
    Il giorno che apprese della sua elezione ad Arcivescovo di Milano, p. Carlo Maria Martini volle che i suoi confratelli italiani pregassero per lui, perché da figlio obbediente alla regola di Sant’Ignazio potesse accogliere la volontà del Papa. Alcuni dei presenti, ancora in vita, mi raccontarono di un uomo desideroso di un discernimento spirituale comunitario, che steso a terra ai piedi dei gesuiti presenti invocava lo Spirito Santo e chiedeva una parola profetica che lo guidasse nella sua nuova missione.
    Il Cardinale Martini fu presente a Rimini in occasione della Convocazione Nazionale del 1988, invocando – tra i primissimi – “la maturità ecclesiale del Rinnovamento nello Spirito a quindici anni dai suoi inizi”, come ebbe a dire nella sua indimenticabile Omelia, nella quale proponeva “il guado di Cafarnao” da oltrepassare per entrare in nuova stagione d’impegno.
    Personalmente ho sempre ritenuto questo discorso dell’Arcivescovo di Milano al RnS una pietra miliare del nostro cammino; ne ho fatto una ragione di svolta nella mia vita, provando ad attualizzare l’invito dell’Arcivescovo di Milano a far sì che fosse “la carità ad irradiare lode e gioia”.
    Nel suo lungo e proficuo episcopato milanese (1979 – 2002), il Cardinale continuò a conservare rapporti di fiducia con i responsabili del nostro Movimento, a livello locale e nazionale. Fu tra i membri del Consiglio Permanente della CEI che approvò il nostro Statuto, ad experimentum nel 1996 e in via definitiva nel 2002. …”

  25. Reginaldus scrive:

    ma alle domande scomode sul personaggio in questione si preferisce non rispondere, magari le si avvolgono e nascondono tra le nuvole dell’incensazione allo stesso…Ma io torno a chiedermi che cosa intendeva il cardinal defunto col riferirsi alla fedeltà di Maria di Magdala ( che è SANTA Maria Maddalena) o all’osare di Paolo ( che è SAN Paolo Apostolo ). Per stare a quest’ultimo, non era il coraggio di SAN Paolo quello di volere predicare solo Cristo e Cristo Crocifisso, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani??? Era questo un modo per ingraziarsi il MONDO, per farsi applaudire, per avere la DIRETTA in TV per i funerali, con quei bei campioni del pensiero e di vita cristiana che si sono visti in quella cerimonia???

    • gibici scrive:

      Ma, caro Reginaldus, e’ difficile rispondere alla Sua domanda per chi, come me, vede in Martini un seguace di s.Paolo, apostolo dei gentili, altre che un seguace del Cristo, che ha affrontato posizioni scomode e per nulla gratificanti per rispondere alla chiamata evangelica. Per avere l’onore del mondo e insieme quello della chiesa avrebbe avuto ben altre strade, tutte a lui aperte e in discesa.

      • Reginaldus scrive:

        gibici,
        però, dài, ammettiamolo, per amore dell’evidenza , un po’ di quella “stoltezza” e di quello “scandalo” il Martini cardinale ce l’ha messa tutta per smussarli….un riccio senza aculei, tanto da farlo risultare al tatto dei Vendola dei Fo e dei Pisapia così morbido da accarezzare……

        • Sara scrive:

          Con questa fissa dello scandalo e della stoltezza certi cattolici diventano come Vasco Rossi.
          Dato che la gentilezza è politicamente corretta buttiamoci nelle risse contro i benpensanti.
          Ma lo scandalo del cristianesimo è anche offrire l’altra guancia.
          Troppo semplice?

          • Reginaldus scrive:

            Sara,

            c’è o non c’è lo scandalo e la stoltezza ( della Croce)??? Risponda qui e non divaghi: che c’entra la fissa? Come non so che cosa c’entri Vasco Rossi, e tutto il resto sulla rissa e i benpensanti…mah!

    • domenico scrive:

      è molto semplice rispondere alla tua domanda.
      Si vada a Milano e si veda come Martini, allora cardinale, abbia applicato alla sua diocesi quello che ora consiglia al Papa.
      Ha messo lui nei ‘posti direzionali’ queste figure che ora elenca?

      • gibici scrive:

        Caro Domenico, potrebbe essere che Martini abbia maturato il consiglio dopo le sue dimissioni da Milano, comunque il consiglio va valutato in se stesso. Aggiungo che non ho potuto inserirmi nel dialogo precedente tra te e Sara, per questo aggiungo qui una considerazione di principio. Il celibato, le tematiche legate alla sessualità, le unioni civili anche omosessuali, la comunione ai divorziati risposati ecc. sembra che per te siano dogmi definiti, ma Martini a ragione sapeva che non erano tali e che le norme in vigore non sembravano le piu’ sagge. Oggi le gerarchie cattoliche non possono negare il diritto di Martini di dire pubblicamente cio’ che ha detto, che nel clima culturalmente arretrato di 200 anni suona scandaloso. Scomodo ma vero.

  26. Stefano Santini scrive:

    CIAO ANDREA OGNI TANTO LEGGO TUE RECENSIONI O ARTICOLI IN INTERNET. PERO OGGI MI FAREBBE PIACERE CHE DA PARTE TUA COMO ESPERTO, MI POTESSI BREVEMENTE DARE LA TUA OPINIONE SUL CARD. MARTINI ( APPENA DECEDUTO ) SUL QUALE SI FA UN GRAN PARLARE CON DIVERSE OPINIONI.
    IO HO LETTO VARI SCRITTI SUOI E LO CONSIDERO UN GRANDE UOMO E NON SOLO PER LA CHIESA.
    SO CHE TU SEI MOLTO IMPEGNATO , PERO SE AVESSI UN ATTIMO PER UN TUO COMMENTO TENE SAREI GRATO.
    TI MANDO TANTI SALUTI DA PARTE MIA E DA QUESTO MESSICO DALLA VIOLENZA PIU´ SPIETATA. A PARTIRE DAL 1o DI DIC. AVREMO DI NUOVO AL
    GOVERNO IL VECCHIO PARTITO CHE PER PIU¿’ DI 70 ANNI HA FATTO IL BELLO E IL BRUTTO, CHISSA’ COSA CI ASPETTA ??
    IN GUADALAJARA IL FAMOSO CARD . SANDOVAL IÑIGUEZ E´STATO SOSTITUITO, PERO NON HA ABBANDONADO LA BELLA CASA CHE ANCHE TU HAI
    CONOSCIUTO IN TLAQUEPAQUE EDIL NUOVO HA DOVUTO CERCARSENE UN’ALTRA ¡¡¡
    TANTI CARI SALUTI NUOVAMENTE ED ANCHE ALLA TUA FAMIGLIA
    STEFANO SANTINI

  27. laura-clara mantovani scrive:

    Da tutti questi commenti vedasi quanto è saggia la Chiesa nel prescrivere che siano passati almeno 25 anni prima dell’apertura di un processo canonico per la beatificazione di chicchessia. a parte ecezioni come Giovani Paolo II e Madre Teresa – e Martini NON è né l’uno né l’altra – quetsa norma è stat rispettata per tutti, perfino per Padre Pio – e Martini NON è Padre Pio – proprio per consentire che il tempo lasci evaporare polemiche, tensioni, ed anche entusiami passeggeri o fallaci adulazioni.
    Lasciamo almeno che passino dieci anni per far psare il poverono che s’è alzato attorno al cardinale emerito di Milano.

    • Cherubino scrive:

      qua non è in gioco la beatificazione del cardinale, ma il giudizio di eventuali errori dottrinali nel suo magistero. Anche se una persona, specie un vescovo, non è un beato o santo, non vuol dire che allora ogni fedele può dire ciò vuole senza tenere conto del potere gerarchico secondo cui è solo il papa e la CDF ha giudicare sulla dottrina. E su questa la parola definitiva è già stata detta: errori dottrinali nell’insegnamento del card. Martini non ce ne sono ed egli è stato “un pastore fedele”, parola di Benedetto XVI e della Congregazione per la dottrina della fede.

    • Cherubino scrive:

      qua non è in gioco la beatificazione del cardinale, ma il giudizio di eventuali errori dottrinali nel suo magistero. Anche se una persona, specie un vescovo, non è un beato o santo, non vuol dire che allora ogni fedele può dire ciò vuole senza tenere conto del potere gerarchico secondo cui è solo il papa e la CDF ha giudicare sulla dottrina. E su questa la parola definitiva è già stata detta: errori dottrinali nell’insegnamento del card. Martini non ce ne sono ed egli è stato “un pastore fedele”, parola di Benedetto XVI e della Congregazione per la dottrina della fede.

      • lauraromana scrive:

        @cherubino, non confonda: non ci penso proprio a fare beato martini. Ho detto e ribadiscio che la Chiesa è saggia nel chiedere che passi molto tempo dalla sua per poter giudicare serenamente di una persona, figurarsi per Martini che, avendo fatto “l’amico dello Sposo” anzichè il Pastore, si è preso la libertà di dire cose 2originali e diverse” che l’hanno reso popolarissimo tra i più accaniti osdiatori della Chiesa come scalfari, Mancuso e flores-d’arcais.
        Sono una cattolica obbediente, ma mi risulta che, nonostante la sempre(?) vigile presenza della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, uno dei motivi per cui le cause di beatificazione sono lunghissime è che espertissimi teologi devono esaminare tutti gli scritti del candidato per vedere che siano in linea con il Magistero della Chiesa e non contrastino in alcun punto con la dottrina e la morale cattolica.
        Figuriamoci …con tutte gli scritti e le esternazioni del Cardinal Martini…

        • Cherubino scrive:

          lei gioca con le allusioni e con le ambiguità. La maggior parte degli scritti di Martini sono datati, anche se pubblicati recentemente, quelli recenti o sono brevi articoli o saggi o ancora trascrizioni di interviste.
          Anche ammettendo che a Roma siano così distratti da non accorgersi che un arcivescovo cardinale (a proposito: sa che la parola viene da “cardine” ? I cardinali sono quelli che il papa giudica adatti ad essere cardini della Chiesa…) affermi errori dottrinali, pensare che con le centinaia di migliaia di lettori (tra cui quelli dediti a cercare la pagliuzza nell’occhio del fratello) non vi sia neanche uno che segnali alla CDF tali errori è ridicolo. Lo faccia lei, altrimenti, o ha paura di essere lei bollata per erronea ? Per di più vi sono anche le Conferenze Episcopali nazionali che sono coinvolte in tale vigilanza.

          In secondo luogo, esiste una presunzione positiva verso il clero e soprattutto verso i vescovi: finchè non ci sia una condanna o una correzione da parte del papa e della CDF è d’obbligo presumere che il Magistero individuale sia corretto. Lei nel diffondere basse insinuazioni improvate e contrarie alle parole del papa (“che ha definito Martini un pastore fedele … oltre tutto il resto…) offende la Chiesa e va contro il chiaro dettato del Codice di diritto canonico.

  28. macv scrive:

    purtroppo cara Laura c’è già un proposta di “legge Martini” avanzata da Paolo Flores d’Arcais sul “diritto alla sedazione definitiva”. se per assurdo questa proposta di legge dovesse essere accolta avremma una legge che porta il nome di un cardinale cattolico e che ammette qualcosa che è contrario alla religione cattolica!!! pensate che imbarazzo, che schiaffo per la chiesa ! Certo mi si risponderà che Martini stesso magari non avrebbe voluto tale onore….
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/06/%e2%80%9clegge-martini%e2%80%9d-per-fine-vita/344480/

    • stefano scrive:

      Se mai passasse una legge Martini, la sperimenteremmo subito su Flores d’Arcais.

    • lauraromana scrive:

      @MACV
      nulla più ci stupisce; siamo del resto l’unica Nazione al mondo ad avere una , peraltro pessima, legislazione sul divorzio e una legge sull’aborto che portano la firma di un Presidente della Repubblica e di un Presidente del Consiglio “cattolici”, e ora il “cattolicissimo” Monti , zitto zitto e chiotto chiotto, ci ha dato anche il “divorzio breve”:con tali “cattolici” i nemici della Chiesa possono dormire sonni tranquilli.

  29. macv scrive:

    Che lo scopo di Martini magari non fosse quello che la Chiesa cattolica fosse presa a schiaffi e ridicolizzata dai suoi detrattori è probabile, ma allora dobbiamo dire che NOn ha per niente raggiunto il suo scopo..( aproposito dopo tutto quel dialogare che ha fatto, coi non-credenti, quanti ne ha convertiti al Cristo ?? nessuno…)

  30. gibici scrive:

    Caro Stefano, anch’io non so che cosa intenda Flores d’Arcais con “sedazione definitiva”, forse non cio’ che p. Lombardi ha definito perfettamente legittimo, riferendosi a Martini. Su questo bisogna ben riflettere. Io mi riferisco invece alla conversione alla quale fino alla fine Martini ha richiamato in primo luogo i credenti, e tra questi i membri della gerarchia non sono certo gli ultimi.

    • stefano scrive:

      Anch’io nel mio piccolo mi pregio di richiamare sempre alla conversione, ma non per questo mi ritengo meno bisognoso di conversione a mia volta.

    • Simone 2 scrive:

      @Gibici.
      Ho letto con molta attenzione e più volte la lettera pubblicata dalla nipote di Martini, sig.ra Giulia, sul Corriere e ho trovato nulla che facesse intendere che al cardinale sia stata praticata una sedazione “definitiva”.
      L’aggettivo “definitivo”, secondo la Treccani, vuol dire “per sempre”, “che pone decisamente fine a una questione”. Il sostantivo “sedazione” vuol dire, sempre secondo la Treccani, qualcosa riferito all’azione calmante, tranquillante che può conseguire, per es., all’ingestione di sedativi.
      Ora, non mi pare, ma è necessaria la consulenza di un medico o di farmacologo, che una sedazione possa essere definitiva.
      La questione che pone Flores d’Arcais non è certo nuova e sarà certamente oggetto di grandi discussioni.
      Ciò che resta sul tappeto è una questione che pare irrisolvibile, almeno in Italia. Nei paesi invece dove lo Stato ha connotazione di autentica laicità, la soluzione è stata sempre trovata con grande soddisfazione di tutti i cittadini.
      Tutto ruota intorno all’assunto, che la propria vita appartiene a Dio e quindi non se ne può disporre. Ora, se per un credente tutto questo è vero e affrontare un lungo calvario, frutto di una libera scelta, può rappresentare un’occasione di sublime espiazione delle proprie colpe, lo stesso non si può dire per chi invece credente non è e ritiene che della propria vita può disporre come meglio crede e che il calvario va quindi evitato con ogni mezzo disponibile.

      • stefano scrive:

        “e ritiene che della propria vita può disporre come meglio crede…” Mah!

        • Simone 2 scrive:

          Ho commesso inavvertitamente un errore di forma?
          Se è così, chiedo scusa.

          • gibici scrive:

            Cari Stefano e Simone2. Da quello che comprendo Flores d’Arcais ha cambiato la “sedazione” in “sedazione definitiva” che mi sa di eutanasia, ma non sono esperto del problema tecnico, che forse Simone2 conosce meglio. Certo il cattolico ha altre motivazioni di fronte al dolore e alla morte che non si possono imporre. Quello che finora e’ stato un discorso ad intra (verso i credenti) deve forse diventare un cercare una base comune anche con altri perche’ le motivazioni cristiane dovrebbero essere in continuita’ con quelle umane. Ma non e’ il mio campo.

  31. bruno scrive:

    “Oggi le gerarchie cattoliche non possono negare il diritto di Martini di dire pubblicamente cio’ che ha detto, che nel clima culturalmente arretrato di 200 anni suona scandaloso”
    ????
    caro gibici,
    infatti pourtroppo non lo hanno negato questo “diritto” ….. in altre epoche per questi sbandamenti(è un eufemismo..) c’era la scomunica!!! ma ormai in questo clima di oggi si lascia perdere tutto con grave sbandamento dei cattolici.

    comunque il “clima culturale” in cui tanti ormai stiamo cadendo non è in ritardo di 200 anni bensì di oltre 2000 in quanto i “liberi pensatori”.. i figli (e purtroppo nipoti e giu giu fino ai nostri giorni discendenti..)della “dea ragione” stanno riproponendo la barbarie dell’epoca ante venuta di Cristo, spodestato dalla Sua casa per far posto all’uomo che si erge e si pone al posto di Dio
    rifletta bene!!!, caro gibici, non è la Santa Chiesa in ritardo di 200 anni ma sono le società “evolute”che piano piano adorano “la bestia” e che sputando sugli insegnamenti di Gesù sono sprofondate e sprofonderanno sempre più negli stessi errori, barbarie e tragedie che avvenivano prima che Dio si facesse uomo.. . quindi finiamola con questa storia del ritardo della Chiesa e guardatevi a voi..che ci volete portare indietro di oltre 2000 anni (col risultato infausto per milioni di esseri che vengono uccisi prima di nascere, di altri che vengono macellati per creare la società perfetta -se va bene si mettono al fresco ma spesso finiscono nella spazzatura…-, ecc. ecc. ecc.
    preghiamo tutti invece e pentiamoci di questa deriva mortale verso cui ci siamo collettivamente diretti se lasciamo la diritta via del Magistero della Chiesa.. e ricordiamoci che anche sotto l’aspetto economico Dio ci abbandonerà se lo gettiamo nella spazzatura per far posto ai nuovi “vitelli d’oro” delle istituzioni umane(guardi come stanno andando le cose in questa decadente Europa apostata!!!)
    bc bruno

    • Cherubino scrive:

      ha parlato papa Bruno I

    • gibici scrive:

      Caro Bruno, non so da che parte iniziare per aiutarti a capire. Faro’ alcune domande, ma la mia intenzione non e’ polemica, perche’ penso di comprendere il tuo disappunto.
      1. Se leggi i commenti della maggioranza delle autorita’ cattoliche su Martini sono di lode, non di sopportazzione o tantomeno di anatema. E’ questa la diritta via del magistero o e’ la tua e di altri lefevriani? Non perche’ ti disprezzerei, ma perche’ dovrei usare altri argomenti, se saro’ capace.
      2. L’Europa apostata non ha radici cristiane? In altre parole non e’ piu’ quella di 2000 anni fa.
      3. Giovanni Paolo II non ha chiesto perdono delle colpe dei cristiani, anche se non ha voluto dire della Chiesa per remore dogmatiche? Leggi qualcosa sullo scisma d’oriente (su cinque patriarcati quattro divennero scismatici: chi era lo scismatico?), sulla riforma quando neppure il concilio di Trento – riunito troppo tardi e che si trascino’ per 18 anni – riusci’ mai a mettere all’ordine del giorno la riforma del papato, il vero problema da cui tutto il trambusto era sorto. Leggi il Consilium de emendanda Ecclesia commissionato dal papa in vista di quel concilio.
      4. Vorresti la passata severita’? leggi della morte del Savonarola (Santo? Martire? Di chi?) e delle sue cause.
      5. Leggi “Le cinque piaghe della Chiesa” del beato Rosmini, ancora attualissimo. E’ stata la risposta alla “Mirari vos”.
      6. Ci sono poi numerosissimi pubblicazioni sall’attualita’ ecclesiale, ma secondo me il passato insegna gia’ molto.
      Non so se ti sono di aiuto, ma ci provo.

      • bruno scrive:

        “1. Se leggi i commenti della maggioranza delle autorita’ cattoliche su Martini sono di lode, non di sopportazzione”

        caro gibici,
        è proprio questo che mi preoccupa, perchè prima si stracciavano giustamente le vesti per i “valori non negoziabili” ma non trovavano nulla da ridire o da censurare – beninteso non ora !!! quando è necessaria solo la preghiera di tutti.., bensì quando arrivavano le “picconate”- riguardo alle varie sparate, quasi da radicale, relative alla demolizione o defenestrazione proprio di quei “valori” , che negli anni ho letto e che mi facevano rizzare i capelli… .
        intendo questo e cioè che se una cosa è bianca sul Catechismo della Chiesa non può dirsi che è nera sul Corriere della sera.., quindi vedrò se dopo le letture consigliatemi saprò capire ma per ora non ci riesco: punto!!

        bc. bruno

        • gibici scrive:

          Caro Bruno,scusami per la doppia zeta di sopportazione.

          Valori non negoziabili e’ un’espressione riferita alla politica. Forse Martini non voleva contestare ne’ negoziare alcun valore, ma confrontarne la loro applicazione con l’operato e l’insegnamento di Gesu’ sul quale meditava quotidianamente e a fondo. Anche gli scribi e i farisei sapevano che i valori della legge mosaica erano eterni, ma Gesu’ non li negava, li poneva in una nuova prospettiva.

          • bruno scrive:

            meglio così per la sua anima… si vede allora che i giornali -particolarmente il Corsera e Repubblica -stravolgevano secondo i loro interessi laicisti -od inventavano ex novo?- per anni il suo pensiero.., ma non ho mai visto smentite!.
            quanto a Gesù , Verbo di Dio, quindi l’unico vero Legislatore dei 2 Testamenti ed al Suo Vangelo, comunque sappia che è “il vino nuovo” , sempre attuale, anzi attualissimo…, irriformabile e che caso mai a lui “i tempi” .., cioè noi uomini, devono adeguarsi se si vuole un poco di pace sulla terra…. e la Salvezza delle anime.
            ma per accogliere Gesù si deve essere “otri nuovi” che devono contenere solo Lui, il Suo Vangelo, la Sua Santa Chiesa e non il “mondo” e le sue “illusioni” ..
            anche io Le consiglio libri:
            -Apparecchio alla morte di S.Alfonso
            -L’arte del ben morire di San Roberto Bellarmino.
            ed anche Salvifici Doloris di Giovanni Paolo II.
            alla mia avanzata età sono fondamentali, ma nessuno può dire che ci arriva se proprio Gesù ci dice di “vegliare” non sapendo il giorno e l’ora.
            buone cose. bruno

  32. Gianpaolo1951 scrive:

    Dal sito del Grande Oriente d’Italia:

    “Un uomo di dialogo e di profonda cultura, che ha saputo parlare ai giovani ed è stato sempre aperto al confronto e al cambiamento. Una spiritualità forte, grande espressione della Chiesa-Parola, cioè di quel ‘kerigma’ che è oltre ogni struttura e convenzione”. Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, ricorda così il cardinale Carlo Maria Martini, morto oggi all’età di 85 anni.
    “Ha creduto nell’ecumenismo e nel dialogo con la società civile e con le altre religioni a cominciare dall’ebraismo – prosegue Raffi – e mancherà a credenti e non credenti la sua grande umanità e l’esempio di una riflessione che ha affrontato i grandi temi della vita umana. In ogni occasione – conclude il Gran Maestro – ha saputo sempre guardare l’altro negli occhi, cercando insieme la verità”.

    Certo che se anche la Massoneria lo elogia, non è che qualcosa non torni?!?

    • Sara scrive:

      Cherchez la maçonnerie!
      :-)

      • bo.mario scrive:

        Sara volevo replicare ad un tuo spunto sui ultimi beati che la chiesa intende promuovere. Non c’erano più repliche possibili e ne riparleremo se ci fosse un post ad hoc. Magari anche di Medjugore…. Voi non avete la sensazione che i vs dirigenti siano nel marasma e carcano la piazza? Ciao.

    • stefano scrive:

      La massoneria elogia quelli che vuole screditare. Quelli che vuole realmente sostenere lo fa tramite il Corriere, Stampa e Repubblica.

  33. Eremita scrive:

    bruno, c’era la scomunica per altre cose che ora si accettano senza problemi. A fine ’800 i sostenitori dell’anestesia dovettero lottare contro la diffidenza dei colleghi e la condanna della chiesa. C’era infatti chi riteneva ingiusto che donne e uomini cercassero di sottrarsi al dolore, se questa era una prova imposta da Dio all’umanità. Bruno, che ne dice, ci facciamo operare previa martellata in testa? Ah, che belli quei tempi…

    • bruno scrive:

      si metta nei panni di un feto che viene ucciso o di un embrione in frigor: altro che martellate le vostre: comunque io non ho mai sentito le assurdità che Lei imputa alla Santa Chiesa. Anzi se ci sono gli ospedali pubblici ha un grande merito.. . bc. bruno

      • gibici scrive:

        Caro Bruno, ho appena postato una breve osservazione alla tua risposta piu’ sopra e ora forse capisco meglio le tue preoccupazioni di fronte all’omicidio nell’aborto e – penso – nell’eutanasia. Non credo pero’ che il card.Martini sostenesse di abbandonare i valori cristiani ne’ in questi ne’ in altri casi.

        • macv scrive:

          “non credo che il card. martini sostenesse di abbandonare i valori cristiani”
          E invece caro Gibici sosteneva proprio questo,!!! insieme ad Ignazio Marino, medico e politico, senatore del PD, che anche oggi sul Corriere rilascia una intervista in cui, dicendosi favorevole ad aborto, eutanasia, e manipolazione genetica aggiunge “IO SONO CATTOLICO.
          Ovviamente nessuno può dire ad Ignazio Marino che se lui sostiene tali cose non è cattolico per niente, come naturalmente nessuno poteva dire al cardinale Martini che su certe cose era contro la Chiesa.
          oggi nessuno può più dire nulla sull’errore dottrinale: qualsiasi richiamo all’ortodossia viene subito bollato come intolleranza , integralismo, bieco dogmatismo, oscurantismo, si evoca l’Inquisizione, il medioevo, e perciò nessuno oggi può dire ad un altro che sbaglia sulla dottrina, se sbaglia sulla dottrina…Non si può
          essere più difensori della verità se non a costo di essere bollati come nemici del genere umano.

    • domenico scrive:

      “A fine ’800 i sostenitori dell’anestesia dovettero lottare contro la diffidenza dei colleghi e la condanna della chiesa. ”

      Assolutamente sbagliato. Non c’è mai stata nessuna condanna dell’anestesia da parte della Chiesa Cattolica nè delle maggiori denominazioni religiose come Anglicani od Ebrei.
      Qui la voce sull’anestesia dalla Enciclopedia Cattolica di inizio ’900 dove si vede che non c’è nessuna riserva verso questa pratica medica:
      http://www.newadvent.org/cathen/01447b.htm

      e come dice Farr:
      ” Despite considerable opposition to obstetric anaesthesia upon medical, physiological, and general moral grounds, evidence of genuine religious opposition in contemporary sources has proved to be virtually non-existent. On examination, this particular ‘conflict’ appears to be an artifact of historiography based upon a contemporary defence prepared against an attack which never materialized.”.
      http://www.ingentaconnect.com/content/tandf/tasc/1983/00000040
      /00000002/art00003

      • domenico scrive:

        giusto per approfondire basti dire che negli Stati Uniti fin dal 1887 a praticare le anestesie erano soprattutto le suore infermiere ovviamente cattoliche.
        “Catholic nuns played an important role in the history of nurse anesthesia. Many early hospitals in the United States were established by religious orders, and in the process of providing patient care the sisters were often trained in the administration of anesthesia. They also set up nurse anesthesia programs at their hospitals, training religious sisters and lay nurses.”.
        http://www.aana.com/aboutus/Documents/historynap.pdf

        • stefano scrive:

          Se si pretende il rispetto della vita umana – tanto più da chi ha fatto la scelta di vivere una vita consacrata – sarebbe opportuno che tale rispetto venga preteso con la medesima veemenza sia verso chi mette in atto comportamenti pedofili, sia verso chi pratica l’eutanasia (magari di sua iniziativa), senza cadere nel tranello diabolico di fare, per puro opportunismo, dei primi dei mostri, e dei secondi dei santi.

  34. Eremita scrive:

    Gianpaolo1951 , che c’entra la massoneria? non tutti i nemici della chiesa sono imbecilli, come non tutti i suoi sostenitori sono intelligenti.

  35. giuseppe maria sesta scrive:

    Credo che per un cattolico le posizioni di oggettiva ‘apertura’ assunte dal defunto Card Martini in contrasto con il Papa sul celibato dei preti , le convivenze omosessuali , la comunione ai divorziati risposati , e per finire l’ultima dichiarazione sulla arretratezza di 200 anni della Chiesa siano motivo più che sufficiente per giudicare per lo meno ambiguo se non scandaloso ( nel senso di indurre all’errore ) il suo magistero di vescovo cattolico . Ripeto di rivolgermi ai cattolici per i quali è Pietro e non altri la roccia . E naturalmente senza pretendere con ciò di giudicare le sue reali intenzioni e la sua persona .

  36. luciano27 scrive:

    anche se non c’è macv mi richiamo a una mia frase:*Martini dal punto vistacattolico, è stato un buon cadinale o no*?a cui ha risposto: la sua domanda non interessa a nessuno; è senza senso.Visti il numero e il contenuto dei commenti non la ritengo una domanda senza senso né provocatoria per i dissensi che ci sono stati sull’argomento. Ovvio che il punto di vista sarà favorevole all’una o all’atra tesi, ma per me la scelta non riveste particolare significato

  37. macv scrive:

    caro Luciano , la mia risposta “la sua domanda non interessa a nessuno” era ovviamente ironica e sarcastica. Nel senso che sì , dovrebbe interessare se il cardinale Martini è stato un buon cardinale, cioè dovrebbe interessare ai cattolici, in teoria, anzi dovrebbe essere l’unica cosa che interessa, ma nella pratica …

    • luciano27 scrive:

      caro macv mi scusi se non ho capito l’ironia.Ho letto anche il suo post e capisco che è molto diifficile far convivere l’attuale con il passato, o la tradizione c’è però da direche l’attuale, piaccia o non piaccia,è una realtà tangibile,mentre le tradizioni che ai loro tempo erano indiscutibili, oggi lo sono, inevitabilmente. Penso che un Dio,unico per tutto l’universo, se esiste, sia immutabile da sempre,e non vincolato alle mutazioni terrene. Ed essendo Dio la base della religione il pensiero spirituale umano deve essere imperniato su di lui. Tutto il resto è solo forma senza valore :non mi sono concepibilile dispute fra i credenti nella stessa divinità

  38. Cherubino scrive:

    leggo con piacere su vaticaninsider http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/news/dettaglio-articolo/articolo/aosta-divorziati-17936/ l’articolo sull’intervento del vescovo d’Aosta sui divorziati risposati.
    Lo cito qui perchè questo tema era caro al card. Martini che lo poneva come un’emergenza pastorale. Mi ha colpito forse anche perchè proprio in questi giorni ho rivisto un’amica dopo tanti anni e ho scoperto che è ora separata. Una donna di fede, con un serio percorso spirituale e una separazione certamente non voluta. La Chiesa non deve permettere che la separazione coniugale si aggravi inducendo una separazione ecclesiale. Occorre che la Chiesa pensi a delle istituzioni e dei segni che, senza mettere in discussione l’indissolubilità del sacramento, “leghino” chi vive una tale croce in una fraternità ancora più forte. “Forte come la morte è l’amore” dice il Cantico dei cantici, e se ciò vale per il matrimonio deve valere a maggior ragione per la Chiesa.

    • homo biblicus scrive:

      condivido
      grazie anche per le riflessioni del blog precedente
      Andrea

    • stefano scrive:

      Cherubino, definire i divorziati risposati un’emergenza pastorale va bene se si pone la problematica in relazione ai numeri in continuo aumento – così come l’aumento dei poveri costituisce un emergenza per le varie Charitas – ma non bisogna far passare il concetto che il problema pastorale sia solo adesso un’emergenza poiché a lungo trascurato. Da decenni la Chiesa considera i divorziati risposati parte integrante del corpo ecclesiale e ha sviluppato una specifica pastorale a loro dedicata. Come afferma il Vescovo di Aosta nel tuo link “È importante che essi si inseriscano il più possibile nella vita della chiesa anche se non possono comunicarsi”. Non si capisce quale attenuazione dell’emergenza possa favorire l’ammissione all’eucaristia di chi vive la propria affettività nel disordine e non accetta di porre in pratica le indicazioni della Chiesa. Per quanto ne so, chi si ritrova separato non per sua colpa non è escluso dalla comunione, a meno che non si sia riaccompagnato. Eviterei poi citazioni improprie del Cantico dei Cantici.

      • Cherubino scrive:

        e chi dice che sono improprie ? Il Cantico parla dell’amore e nel finale , da cui è tratto il versetto, allude a quello divino (“una fiamma di Jahvè”). Se quindi nell’amore coniugale vive la “fiamma di Ja”, insieme all’amore umano, la Chiesa non deve fare in modo di avvolgere questi suoi figli nella “fiamma di Jahvè” soprattutto quando sono nella fatica e sono feriti ?

        Quanto al divorzio come “disordine”, starei attento ad usare categorie che possono dare adito a facili giudizi. Se risposarsi è una situazione di disordine oggettivo, non è sempre detto che lo sia anche sul piano soggettivo. Il caso di scuola è quello del risposato che in retta coscienza, sorretta anche da un confronto ecclesiale, è certo che il proprio matrimonio sia nullo, ma non può provarlo (immaginiamo una precedente volontà di non avere figli da parte del coniuge, confessata in privato e poi negata davanti al tribunale ecclesiastico).
        Questa persona può accedere al sacramento in una chiesa in cui non sia conosciuta la sua situazione per non indurre scandalo.
        Comunque, non ho detto che si debbano ammettere i divorziati risposati all’eucarestia, ma che essi vanno considerati come cristiani feriti, che non solo possono ricevere ma anche dare alla comunità. Non sono certo degli indemoniati. La pastorale parrocchiale non deve farli sentire degli indemoniati o dei poveracci ai margini della Mensa.
        Ad esempio, se io fossi parroco, istituirei una adorazione eucaristica riservata ai divorziati (risposati o no), con tanto di benedizione finale. Farei leggere loro le intenzioni di preghiera della Messa e partecipare al coro. Il punto è proprio in quell’anteporre il giudizio di disordine ad ogni possibile partecipazione alle attività liturgiche, anche quelle cui essi possono legittimamente partecipare, così da aggiungere danno a danno, separazione a separazione. Con grande goduria da parte del Maligno che potrà così trascinarli sempre più lontano.

        • Cherubino scrive:

          giusto a scanso di fustigazione, preciso che il caso di scuola che ho riportato mi è stato spiegato da un dotto sacerdote.

        • stefano scrive:

          @Cherubino
          “… nell’amore coniugale vive la “fiamma di Jahvè”. Appunto, nell’amore coniugale. Sul resto sono d’accordo, ma non mi sembrava di averlo messo in discussione, anzi.

          • Cherubino scrive:

            ma S. Paolo non prende il rapporto tra uomo e donna come “mistero” del rapporto tra Cristo e la Chiesa ? E la famiglia non è “Chiesa domestica” ?

        • Cherubino scrive:

          mi correggo, sempre per evitare eccessi di ira da parte di qualcuno: quello del risposato certo della nullità del matrimonio è questione discussa (quindi non chiusa), ma certamente è da evitare il fai da te.
          Rimando ad un testo di Ratzinger (1998) riportato in parte dall’Osservatore romano
          http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&last=false=&path=/news/vaticano/2011/276q11-Testo-card–Ratzinger-sulla-pastorale-dei-f.html&title=%20%20%20La%20pastorale%20del%20matrimonio%20%20deve%20fondarsi%20sulla%20verit%C3%A0%20%20%20%20&locale=it

          Si veda in particolare alla fine, il punto 3) lettera c, la fine del punto 4) e la nota 3.

        • Cherubino scrive:

          segnalo anche questo articolo di Rodari sul Foglio
          http://www.ilfoglio.it/soloqui/11574

          • stefano scrive:

            Cherubino, non ti seguo. Se il rapporto tra uomo e donna è il “mistero” del rapporto tra Cristo e la Chiesa, come fa questo rapporto a finire? E in che cosa una diversa pastorale ravviverebbe un rapporto uomo-donna dichiarato finito? Dov’è Cristo in questa Chiesa domestica? Forse mi sono perso qualcosa.

          • Cherubino scrive:

            in foro interno non giudica nessuno, neanche il papa. Che sia di fatto finito e finito tutto lo sa solo il Padreterno. E poi lo Spirito agisce anche, anzi soprattutto nell’anima di chi è ferito e peccatore. Il buon pastore lascia le pecore nell’ovile per cercare quella in pericolo.

          • Cherubino scrive:

            in foro interno non giudica nessuno, neanche il papa. Che sia di fatto finito e finito tutto lo sa solo il Padreterno. E poi lo Spirito agisce anche, anzi soprattutto nell’anima di chi è ferito e peccatore. Il buon pastore lascia le pecore nell’ovile per cercare quella in pericolo.

          • Simone 2 scrive:

            Interessante e istruttivo articolo.
            È evidente che è prossima la risposta al quesito che il cardinale Martini aveva posto.
            Possiamo dunque stare certi che la Chiesa troverà il necessario escamotage, non importa se teologico o di altra natura, per risolvere la questione. Le strade da percorrere sono diverse e tutte in parte indicate nell’articolo appena letto. Manca soltanto la volontà di procedere, ma siamo vicini.
            Tutto questo mi conforta, perché come ho sempre pensato il non affrontare seriamente una questione non la cancella e dall’articolo di Rodari, ben si evince che l’esercito planetario dei divorziati risposati che frequentano la Chiesa, piaccia o no, s’ingrossa sempre più e pretende con forza di partecipare al sacramento dell’Eucarestia, e quindi conviene accontentarli.
            Può mai la Chiesa, visti i tempi di magra, continuare a mortificare questa moltitudine di speranzosi, continuando a tener loro sbarrata la porta dell’Eucarestia, che con un minimo di buona volontà si potrebbe cominciare a dischiudere?
            Non sarebbe saggio e, infatti, di nuovo il cardinale Martini aveva dedicato all’argomento una riflessione assai corposa, istruttiva e soprattutto pratica, eccola:
            «I sacramenti non sono uno strumento per la disciplina, ma un aiuto per gli uomini nei momenti del cammino e nelle debolezze della vita. Portiamo i sacramenti agli uomini che necessitano una nuova forza? Io penso a tutti i divorziati e alle coppie risposate, alle famiglie allargate. Questi hanno bisogno di una protezione speciale. La Chiesa sostiene l’indissolubilità del matrimonio. È una grazia quando un matrimonio e una famiglia riescono (…). L’atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l’avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. Se questa famiglia viene discriminata, viene tagliata fuori non solo la madre ma anche i suoi figli. Se i genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura. Prima della Comunione noi preghiamo: “Signore non sono degno…” Noi sappiamo di non essere degni (…). L’amore è grazia. L’amore è un dono. La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta. Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?».
            Qual è dunque l’insegnamento?
            La trascendenza aiuta l’uomo a elevarsi, ma è la vita di tutti i giorni ahimè a fregarlo e a riportarlo giù di corsa con i piedi per terra!
            Dimostriamo l’assunto: “La Chiesa sostiene l’indissolubilità del matrimonio”, questa parte rappresenta la trascendenza, ciò che ci eleva. “Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli”, questa parte invece rappresenta la vita di tutti i giorni, ciò che ci riporta con i piedi per terra e con cui, piaccia o no, siamo costretti a convivere.
            Lo sta capendo perfino la Chiesa.

          • stefano scrive:

            Cherubino, che sia di fatto finito un matrimonio valido lo sa solo il Padreterno, ma nel senso che solo lui può giudicare con certezza se era valido. Però, se era valido, il Padreterno sa, come anche noi sappiamo, che il matrimonio finisce solo con la morte. Nessuno giudica in foro interno, ma non ci si può appellare al foro interno come a un diritto di asilo. E’ nel foro interno infatti che maturiamo le nostre decisioni, anche quelle che hanno rilevanza esterna. Certo, tutti quelli che vogliono rimanere nella Chiesa devono poterlo fare, e il buon pastore ne deve avere cura.

          • Cherubino scrive:

            non è solo il giudizio sulla validità del matrimonio che appartiene solo Dio, in foro interno, ma anche quella su quanto una persona sia ancora unita a Lui e inabitata dallo Spirito Santo. Scola oggi mi sembra abbia detto che “i divorziati risposati appartengono ancora alla Chiesa”.
            Il fatto è che c’è sempre il pericolo di un certo giansenismo nel dividere sulla base di fatti esterni coloro che sono nella Chiesa e coloro che sono fuori di essa. Sono situazioni complesse e i brani del Magistero che ho riportato lo mostrano. Sono questioni su cui la Chiesa riconosce anche la necessità di approfondire.

          • Cherubino scrive:

            per essere più precisi, non è solo questione di validità non validità, ma di vitalità del sacramento. Questo è molto più potente di quanto pensiamo in genere e agisce anche quando due persone sono separate e risposate. Specie se questa separazione va insieme a elementi imperfetti e incompleti di contrizione, ad atti di carità (come diceva Manzoni un gesto di carità copre una moltitudine di peccati) e di perdono. Come negare che in una persona abbandonata e ferita dal coniuge che arrivi a perdonarlo, pur essendo ormai risposata in un matrimonio naturale, non vi sia una presenza forte dello Spirito Santo ? E come non apprezzare il fatto che persone divorziate non si abbandonano alla lussuria ma vivono poi un matrimonio naturale fedele per lungo tempo ? Questa fedeltà non è segno di una obbedienza al precetto morale, anche se imperfetta ? E tale moralità del risposato non ha alcun valore davanti a Dio ?

  39. homo biblicus scrive:

    a Stefano (blog precedente)
    … questo blog sembra il prolungamento del precedente, per questo trasferisco qui la risposta …
    giusta ed opportuna la precisazione su modernismo-modernità; va da se che tutti gli “ismi” hanno una connotazione negativa. La necessità non è solo quella di stare al passo coi tempi utilizzando le nuove tecnologie ma saper interpretare il nuovo della realtà umana, “i segni dei tempi”, alla luce del messaggio evangelico; per questo non possiamo non essere moderni. Non ce l’ho col dogma in se ma con il dogmatismo che riduce il Vangelo a un “summa” di definizioni cui è sufficiente oltre che necessario prestare un assenso incondizionato. È la fede confusa con l’assenso intellettuale a tutto ciò che è definito, con l’ossessione per l’ortodossia, un ossequio formale alla verità che molto spesso rimane ossequio formale anche nei confronti della Verità che è Cristo. A questo punto forse non ci sono dogmi giusti o sbagliati, almeno tra quelli che che sono stati definiti dalla Chiesa nei secoli, ma può essere giusto o sbagliato come ci si rapporta ad essi.
    sto ancora riflettendo su quanto ha scritto cherubino
    grazie e a presto

    • Sara scrive:

      Segno dei tempi non significa che il nuovo è positivo. Significa, io credo, che il tempo che siamo chiamati a vivere ci pone sfide, realtà e problematiche nuove, oltre che risorse.
      Senza mettere assolutamente in crisi la dottrina della Chiesa è una realtà nuova quella di copie non sposate, o allargate, o separate e via dicendo.
      Affrontare questa realtà non significa rinnegare nulla significa solo prendere atto che esiste.
      Gli stessi problemi della bioetica sono problemi nuovi che 100 anni fa non esistevano, uguale per l’ecologia, o per i nuovi modelli di comunicazione.
      Prendete ad esempio la Chiesa e internet: Benedetto XVI scrive ancora con la penna a mano, eppure ha avuto belle parole sul ruolo dei cattolici nel mondo virtuale.
      Invece tanti tradizionalisti che rimpiangono il medioevo hanno un armentario tecnologico da paura, ipad, iphone, facebook, bloog, twitter, usano la modernità senza consapevolezza idealizzando un passato che non conoscono.

      • Simone 2 scrive:

        Spunto assai interessante da cui trarre alcune riflessioni.
        La prima, come giustamente ha rilevato la sig.ra Sara, è che non si può non tener conto, piaccia o no, per esempio del nuovo modo di “far famiglia” che ha preso piede un po’ in tutto il mondo.
        Martini, persona di grande intelligenza e conoscitore del mondo reale, possedeva il dono della lungimiranza e non amava l’ipocrisia: affrontava da tempo queste realtà con serenità, ma anche con grande impegno, ponendo delle domande cui non si può non rispondere e alle quali è imperativo però trovare delle risposte adeguate.
        La seconda riflessione è che sarà necessario modificare l’etica, come in parte è già avvenuto nella bioetica, in modo spontaneo, nelle scelte comportamentali di tantissime persone. E anche di questo non si può non tener conto.
        Il perché è accaduto, non è difficile comprenderlo. L’etica occidentale si è sempre rifatta a principi che potevano essere quelli dell’ordine naturale o a principi che derivavano dai comandamenti di Dio – da qui si capisce il perché si insiste tanto sulle radici cristiane dell’Europa – per cui una volta fissato il principio se ne dovevano trarre le conseguenze oggi, in un contesto governato sempre più dalla tecnica, dove la natura non è più un ordine immutabile, ma è diventata manipolabile in ogni suo aspetto, serve un’etica diversa.
        Se l’etica è organizzata all’interno di un apparato metafisico, dove la natura è pensata come immutabile e addirittura come cristianamente buona perché creatura di Dio, appena la natura diventa, come oggi accade, materia prima manipolabile non si può più obbedire a quella stessa etica. È necessario acquisire consapevolezza che i principi formulati quando la natura era immutabile non funzionano più, che bisogna cominciare a costruire al loro posto un’etica diversa. È molto difficile impedire alla tecnica di fare ciò che è in grado di fare. Non è mai accaduto nella storia.
        E sono queste le vere sfide e le problematiche che dovranno essere affrontati negli anni a venire.

        • Sara scrive:

          Caro Simone, non credo che Martini volesse modificare l’etica, ma proporre il messaggio cristiano (sempre lo stesso) in un mondo cambiato rispetto a cento anni prima.
          Riguardo alla natura credo che sia ancora immutabile ce ne ricordiamo all’improvviso in occasione dei terremoti o quando i fiumi esondando si riprendono il loro letto su cui abbiamo baldanzosamente costruito, quando una malattia si rivela incurabile.
          La risposta della Chiesa in questo senso è globale, riguarda il ruolo dell’uomo nel mondo, la sua importanza, la relazione armonica che deve costruire con gli altri uomini e con l’ambiente che lo circonda, l’accettazione serena del dolore che la vita talora comporta.
          Per questo si parla di sfida antropologica ed è vero che è una questione basilare forse la più basilare in assoluto.

          • Simone 2 scrive:

            Gentile Sara, non ho mai pensato che Martini volesse modificare l’etica e me ne guardo bene dal farlo oggi che non è più di questo mondo. Mi è sufficiente soffermarmi con umiltà su quanto ha già detto e scritto per trovare adeguati spunti su cui ricamare personalissime riflessioni: non è necessario aggiungere altro, mi creda.
            Ha ragione nel considerare la natura non manipolabile dall’uomo nelle sue manifestazioni macroscopiche, ambito in cui l’etica, di qualsiasi scuola di pensiero fosse, non conterebbe comunque nulla.
            E tuttavia la natura non si manifesta soltanto nelle immani catastrofi capaci anche di far scomparire l’intero pianeta e oltre. La natura esprime il meglio di sé e lo realizza, anche nell’ambito microscopico ed è a questo cui facevo riferimento.
            Oggi e non domani, la tecnica consente di compiere delle scelte fino a poco tempo fa inimmaginabili, ne siamo tutti consapevoli e sono scelte che già oggi stridono con l’etica.
            Non è dunque necessario attendere il domani: assistiamo tutti alle polemiche sulla legge 40 e come queste ce ne saranno certamente altre e altre ancora su argomenti diversi. È già in commercio il primo esame del sangue fai-da-te che permette di diagnosticare la sindrome di down dalla dodicesima settimana e sappiamo bene che cosa quel test comporta e rappresenta.
            A questi aspetti era indirizzata la mia riflessione sull’etica e concordo con lei, che tutto questo già rappresenta e rappresenterà sempre più la sfida antropologica, la più basilare in assoluto.
            Ciò che invece non è consentito fare è non tener in debito conto di queste problematiche e ciò che comportano.

        • stefano scrive:

          @Simone
          “… sarà necessario modificare l’etica”. Spero di non esserci più in un mondo dove l’etica si potrà modificare a piacimento. Se non esiste più un’etica (o morale), e se questa non corrisponde più al diritto naturale, allora non esiste più neanche un diritto universale e non c’è più uguaglianza tra gli uomini, neppure di principio. Non auguro neanche a te di arrivarci in un mondo del genere. Non capisco, poi, come le conquiste della scienza e della tecnica possano portarci a dover manipolare la morale, se non come conseguenza di un delirio di onnipotenza che ci fa ritenere Dio a noi stessi. Se, ad esempio, nel 1978 fosse esistita l’ecografia, la legge 194 non sarebbe mai stata votata, e il referendum successivo avrebbe avuto comunque un esito diverso. Anche ai tempi di Gesù c’erano “nuovi modi di far famiglia”, come li chiami tu, ma sappiamo come furono stigmatizzati: “per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così”. In pace.

          • gibici scrive:

            Per etica si puo’ intendere un insieme di norme espresse relative ai comportamenti, l’insieme operante nelle scelte di persone o di gruppi o lo studio e quindi la critica filosofica e teologica dell’etica nei due sensi precedenti. Non abbiamo un’etica evangelica nel primo senso di insieme tendenzialmente completo di norme. Per questo motivo s.Paolo proprio sul matrimonio introduce almeno un’eccezione alla regola evangelica citata da Stefano. Allora il compito di sviluppare un’etica cristiana onnicomprensiva e’ filosofico e teologico. Per questo la teologia sta acquistando un’importanza sempre maggiore. Nel caso in considerazione, ad es., ci si chiede quali siano le condizioni per considerare il vincolo ancora esistente nei casi nei quali non c’e’ piu’ oggettivamente alcuna possibilita’ di ricostituire la vita coniugale, ed es. perche’ l’altro coniuge e’ da anni risposato e con nuova prole. Questa etica filosofica e teologica puo’ cambiare (si spera in meglio). Quella che non cambia e’ l’etica vissuta dal Cristo e che deve modellare la nostra etica privata e quella teologica.

          • bruno scrive:

            la capissero!!!

          • bruno scrive:

            la capissero!! .

          • Simone 2 scrive:

            Non è necessario che tu speri di non esserci, caro Stefano: ci sei, ci siamo già!
            Non sono le conquiste della scienza e della tecnica, ma siamo noi uomini nel mettere in pratica questi potentissimi strumenti che modifichiamo l’etica e la morale corrente senza nemmeno rendercene conto.
            Nel passato nessuno si sarebbe preoccupato di pretendere l’istituzione di un testamento biologico: a che cosa sarebbe servito se bastava una banale bronchite a sotterrare un individuo nel pieno del suo vigore? Oggi invece serve, perché non tutti siamo disposti a subire le conseguenze di protocolli medici in grado di far sopravvivere un individuo anche in presenza di un elettroencefalogramma piatto.
            In passato una coppia portatrice di malattie genetiche gravi, dopo aver messo al mondo un primo figlio, probabilmente malato, avrebbe forse desistito dal ripetere l’esperienza. Oggi la stessa coppia “pretende” di usufruire della tecnica per avere la certezza di generare un figlio sano. E’ giusto, sbagliato, riprovevole, diabolico? Il mio, il tuo giudizio sono ininfluenti, ma non si può non tener conto che quanto “preteso” da quella coppia è realizzabile oggi.
            Stesso discorso per i “nuovi modi di far famiglia”: si possono definire come si vuole o non definirli affatto, ma quel modo di far famiglia non scomparirà.
            Non sono neanche d’accordo su quanto ipotizzi sulla legge 194, ma non è questo lo spazio adatto per ampliare il discorso.

          • stefano scrive:

            @Simone
            Sul piano esistenziale e morale la modernità non ha e non può avere alcuna influenza. Le pulsioni umane sono sempre le stesse, ieri, oggi e sempre. La modernità e la tecnica hanno avuto il solo l’effetto di massificare in senso consumistico l’eterna tentazione mefistofelica dell’onnipotenza umana – una volta appannaggio di poche elites – favorita dalla dittatura del desiderio germinata, nel sostrato del relativismo etico. Credimi, tutto il discorso ruota solo intorno a questo.

      • luciano27 scrive:

        bello scritto, gent. sara, conferma della situazione irreale di un cristianesimo predicato da gente che, come ho letto in uno di questi post,prima di convertire,deve convertire se stessi;le modernità sono evidenti e reali, le tradizioni ricordi di passato, basi di riferimento non più valide. Non sono religioso, ma penso che immutabile sia solo un Dio, sconosciuto perchè puramente spirituale, e non interferente nella vita terrena,un Dio al quale non si facciano dire e si attribuicano tante, troppe cose;la sfida antropologica di cui parla nel suo post successivo non può sorgere da basi fideistiche:la quantità di religioni esistenti ne mina la possibilità di riuscita,evitabile solo se si trovano punti etici in comune,utilizzandoli, ma eliminando tutto il resto

  40. bruno scrive:

    x gibici : Le ho risposto più sopra. buone cose . bruno

    • gibici scrive:

      Caro Bruno, grazie! perche’ ormai ho l’eta’ per cui ogni giorno e’ un regalo su cui non si puo’ contare molto e chi e’ previdente acquista 2 mq di terra.

  41. macv scrive:

    ma vi rendete conto che quelle che vengono definite “conquiste etiche ” della modernità, quello per cui si esaltano i prgrosessiti, sono cose che esistrevano già e sono sempre esistite, anche al tempo di Sodoma e gomorra, come al tempo di Gesù?
    I greci e romani non si facevano grossi problemi sulla sessualità , che poteva essere indifferentemente mono o bisessuale, anche se hanno tenuto sempre l’istituzione del matrimonio rigorosamente fra uomo e donna, le orge esistevano da che esiste il mondo, l’omosessualità pure, come pure l’aborto, non parliamo del divorzio su cui i contemporanei di Gesù interrogarono il maestro, chiedendo se era lecito a un uomo ripudiare la moglie, e Gesù rispose “non separi l’uomo ciò che Dio ha congiunto”. quelle che voi cari progressisti spacciate per “novità etiche” sono solo vecchi vizi e peccati ricoperti di una mielosa retorica a buon mercato, riciclaggio per la massa di teorie psicanalitiche, di ciarpame pseudo-scientifico che li fa apparire “buoni” e salutari.
    non c’è nulla di veramente NUOVo sotto il sole ,come dice la Bibbia ( QOELET): ne’ l’aborto , ne’ il divorzio, ne’ il suicidio, ne’ l’omosessualità .. non sono novità ,scoperte del nostro secolo, neppure l’eutanasia che nell’antichità si praticava tranquillamente con forti dosi di laudano od oppio….. sono cose vecchie come il mondo e come l’uomo… la novità sta nel fatto che oggi i vecchi vizi e peccati , quella che un tempo si chiamava male e corruzione , si sono traformati in “virtù” e coloro che ancora li chiamono col loro nome, cioè peccati, sono sbeffeggiati e trattati da nemici della modernità…ma anche questo trattare i nemici del peccato come nemici dell’umanità non è una novità. lo facevano già al tempo dei profeti, e di Giovanni il Battista..
    perciò nulla di nuovo sotto il Sole , perciò cari contemporanei se volete indulgere liberamente alle vostre debolezza vi prego non spacciatele per “novità e progresso!

    • Sara scrive:

      Sul niente di nuovo sotto il sole sono d’accordo. Sul fatto che qualcuno abbia parlato di “conquiste etiche” non mi pare lo si sia fatto.
      Che la modernità con le sue conquiste tecniche ponga interrogativi che ieri non c’erano mi pare evidente. Per questo il magistero progredisce no?
      Oggi Benedetto XVI pone delle linee su come affrontare il mondo di internet. 20 anni fa non esisteva neppure. L’uomo è sempre lo stesso ma esistono concretamente nuove possibilità di fare il bene o il male e bisogna tenerne conto.
      tutto qua.

      • Simone 2 scrive:

        Complimenti per la sintesi, gentile Sara.
        A volte serve il cucchiaino, ma il fine giustifica i mezzi.
        D’accordo sul far progredire il magistero, attenzione però a non depotenziare troppo l’elastico … si rischierebbe di rimanere in braghe di tela

        • gibici scrive:

          Cara Sara, e’ impossibile dare un giudizio, ma un “pregiudizio” si’ in favore di qualche progresso etico se crediamo, come e’, che il cristianesimo introduce la redenzione nella storia.

    • Reginaldus scrive:

      “…si sono traformati in “virtù” …detto laicamente, in DIRITTI!

      ( e poi questa fissa degli uomini di oggi, di considerarsi , tra tutti gli uomini passati sulla faccia della terra, come gli unici titolari di modernità, un po’ come quei giovani che si ostinano a rivendicare il loro posto in faccia ai vecchi, tanto da non accorgersi che ormai stanno gridando contro con se stessi….Indice davvero di debolezza psico-mentale …)

    • bruno scrive:

      finalmente uno che parla chiaro e che non si inchina al mondo: bravo!!! . bruno

  42. Sal scrive:

    La cosa strana è che non fai a tempo a nascere che già ti hanno arruolato e se te ne vuoi andare democraticamente e in silenzio, senza dare fastidio a nessuno, cercano di impedirtelo in tutti i modi.
    E’ una prepotenza imposta in tempi moderni con l’aiuto di alcuni ipocriti cooptati che formano la casta degli adulti ubbidienti. Difficile cacciarli talmente sono schiavi abituati a servire l’arroganza. Non sanno più apprezzare il profumo della libertà.

    “La bella addormentata” – “ «In questo Paese non si governa senza il Vaticano».” (Gigio Morra) Capogruppo PDL. Ma non si può neanche morire !

  43. peccatore scrive:

    La ragione di fondo per cui esistiamo è che Dio ci ha voluti creare.
    C’è un’unità intrinseca del Creatore con le creature, che muove dalla volontà di Dio ed essa è amare, in quanto Dio è amore. Veniamo dal BENE e desideriamo il bene.
    La creatura umana è immagine e somiglianza di Dio, in quanto abitata dallo stesso Spirito santo che unisce la volontà di amare (il Padre) e la capacità di creare (il Figlio).
    Il cristianesimo ha toccato il vertice più alto della rivelazione di questo fatto, in cui il Figlio fatto carne ha rivelato il Padre, che conosce (essendo una cosa sola con Lui) e ci ha lasciato lo stesso Spirito perchè effondesse in noi, riportandoci a consapevolezza del dono della grazia. Il cristianesimo è il vertice di questa rivelazione perchè la scopre, come dono, dentro il dono della libertà, prerogativa di Dio nell’amare e lasciata all’uomo perchè scelga di esercitarla. Lo Spirito di Dio è già nell’uomo: la contemplazione del creato, delle creature, del desiderio umano di amore, libertà e giustizia può avvenire in comunione con Dio, ma può arrivare a scegliere di farne a meno! Tutta l’unità iniziale viene travolta dalla divisione. Tutta la comunione viene spezzata dalla competizione: in fondo tutte le ideologie sono “darwiniste” e ultimamente massonico-relativiste. E’ l’azione di satana e l’uomo può farsene irretire.

    L’uomo può “farsi dio”, ritenendosene capace, non nel senso di “capace di Dio” (di contenerne l’amore, da contenitore di un dono ricevuto gratis e da condividere), bensì di farne a meno, “conquistando” per proprio merito ogni possibile desiderio della propria volontà. Al contrario aprirsi allo Spirito di Dio, in comunione eucaristica con l’offerta di chi è disposto a morire per redimerci, può divinizzare l’uomo.

    Il cardinal Martini ha interpretato e intercettato l’anelito del mondo, cercando più di scorgerne i barlumi di verità e di “buona fede” che di temerne le derive relativistico-massoniche di certe filantropie e deliri di onnipotenza, sempre più tronfi ed irrispettosi per le ragioni della fede. Eppure Carlo Maria Martini è stato un attentissimo ascoltatore del soffio dello Spirito. In proprio ha certamente saputo discernere.

    Leggendo certi articoli di suoi ammiratori alla “cattedra dei non credenti”, si dubita che abbiamo accolto lo Spirito santo, accontentandosi di vedersi confermati nei propri spiritelli. In fondo siamo assediati dal falsario: non che Martini fosse uno spacciatore, ma di biglietti falsi ne hanno rifilati parecchi pure a lui. Però l’uomo di Dio sa che sopra e oltre questa orribile mistificazione c’è un’unità (che non è il giornalaccio di partito), possibile a motivo della Grazia che ci precede e ci attende: oltre gli schemi di ogni mefistofelica dittatura che oggi impone il proprio tragico errore, di scegliere se stessi come “dio”, costringendo a pensare un mondo senza Creatore, derivato da scimmie, destinato a credere nell’irreversibilità dell’euro, in cui ogni moneta è un debito, emessa dai creatori di valuta: non si possono servire due padroni: o Dio, o Mammona.

    Martini era un uomo di Dio a tutto tondo. Troppi suoi estimatori acritici sono al soldo (falso) di Mammona. E da quella bufala credono (presuntuosi) di sbeffeggiare la Verità. Martini non li ha giudicati, cercando solo di accoglierne il buono. Loro hanno giudicato se stessi “buoni”, Martini chi se ne sarebbe accorto, e gli altri vescovi e uomini di Chiesa l’esatto contrario. E’ una colossale cantonata, indifendibile. Non per criticare Martini (che ha avuto l’umiltà di non giudicarli), ma per denunciare la sciocchezza totale di pericolosi scherani della dittatura che vorrebbero rinchiuderci nei loro lager senza filo spinato e nella loro cultura di morte senza futuro.

  44. peccatore scrive:

    Lo Spirito di Dio è in ogni essere umano, dotato di corpo e anima.

    Il battesimo è un dono specifico, a motivo di Gesù, che ci ha rivelato il Padre: con questo dono fatto a un essere umano dotato di corpo e anima, ci si apre ad una particolarissima opportunità di crescere nella fede (dono di Dio), cioè nella ragionevolezza dello scoprire il dono che ci precede. Un esempio un po’ banale è quello del padre che regala un computer al figlio: finchè il figlio non imparerà ad usarlo, il dono consisterà in una specie di soprammobile con il video variopinto, che la mamma dovrà spolverare. Ma una volta scopertone le potenzialità, ti si apre un mondo…

    Se la Chiesa è una societas di credenti che annunciano la Grazia e il sacramento è un’autostrada per far arrivare la Grazia agli uomini, lo Spirito di Dio non è ingabbiabile in una societas e tanto meno riducibile ai “percorsi autostradali” dei sacramenti: infatti a chi non è concessa l’autostrada non è impedita la Grazia (vedi recenti discorsi sulla partecipazione attiva alla vita ecclesiale dei divorziati risposati, nel pieno rispetto del valore del sacramento e delle parole di Gesù).

    Lo Spirito di Dio abita anche il cuore di Giuda, che però lo tacita, preferendo seguire altri ispiratori: satana entrò in lui… Zagrebelsky (articolo recente su Repubblica) non lo capisce e da giudice schiacciato sul saeculum attribuisce maggiori colpe al “mandante” che all’esecutore del tradimento: solo che, escludendo satana, ritiene il mandante Dio e Giuda al più un povero picciotto costretto a fare il lavoro sporco! Questa è la disgrazia: confondere le carte e accusare gli innocenti, giustificando i colpevoli.

    Lo Spirito è bestemmiato quando lo si spegne: chi prega arde, la preghiera è un grido che sale a Dio. Mentre chiudersi allo Spirito è un silenzio tombale, il gelo dell’anima. La bestemmia contro lo Spirito non conosce il perdono, non perchè Dio sia cattivo, ma perchè Dio è rimasto fuori, per libera scelta. In fondo Dio dice: “sto alla porta e busso”. O anche ribalta i termini: “bussate e vi sarà aperto”. Insomma: stiamo insieme, ascoltiamoci! Ma l’uomo lo esclude. Lo chiude fuori. Dio ci rispetta: quando Lo chiudiamo fuori, Lui è lì con noi, a farci luce per vedere bene la toppa in cui infiliamo la chiave per serrare il catenaccio a doppia mandata…

    Ma lo Spirito di Dio è ovunque ci sia un desiderio di bene. Il credente non ha bisogno di far scendere lo Spirito di Dio, ma deve farLo effondere, come la fuoriuscita della colata da un vulcano. Il non credente deve essere aiutato a cogliere questa consolazione, a motivo della Verità, che è Cristo. La legge (i comandamenti) è necessaria per educarci, ma non salva. A salvare è l’amore. Che tristezza il legalismo farisaico degli impietosi moralisti che fanno della legge il proprio idolo…

    Il Cardinal Martini era un uomo che coglieva il soffio dello Spirito santo.

    Ed ecco, e vado un po’ OT, ma è importante per spiegarmi.
    Pensate la tristezza umana: una banca privata crea dal nulla soldi, attribuendo un valore molto maggiore al costo della banconota e senza copertura alcuna da parte di chi stampa. Per avere quei soldi uno Stato si indebita e deve anche un interesse alla banca. Per pagare l’interesse tassa i cittadini (tutti i cittadini: non solo chi chiede più di quel che ha, perchè il semplice avere quel denaro è già debito in se stesso). Non tutti i cittadini pagano la stessa cifra: dipende dallo “spread” e lo spread è il grimaldello per togliere sovranità nazionale. In più c’è l’inflazione, che determina la nacessità di avere più soldi per fare le stesse cose: ma più soldi, uguale più debito. Poi ci sono quelli che hanno anche un vero debito, contratto all’interno di questo debito globale (ma attenzione: l’Italia lo aveva in lire e certi nostri grandi statisti lo hanno convertito in euro): hanno un ulteriore interesse da pagare, ma adesso lo strozzino non è un tuo parente, ma un’estraneo. Così eccoci al sistema “legale”: l’usura planetaria. Un pizzo globale dal quale è impossibile uscire. Anzi: irreversibile, e pure da difendere con il “libero consenso democratico”! Mi ricorda “indietro non si torna”. Oppure “credere obbedire combattere”. O anche “arbait mach frai”. E’ il mantra di chi foraggia Rapubblica e Corriere, il “montismo”, i “draghi”: gli estimatori dei “dubbi di chi ha fede” e che invoca una legge per tutto, dal divorzio all’aborto, dalla fecondazione all’eutanasia. E vorrebbe una Chiesa addomesticata a questa “legalità”.

    Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. La volontà del Padre ci libererà da questo lager. Mentre addomesticare la volontà di Dio ci consegnerà ancor di più agli adoratori di Mammona, massoni, falsari e omicidi.

    • Simone 2 scrive:

      «… Così eccoci al sistema “legale”: l’usura planetaria. Un pizzo globale dal quale è impossibile uscire. Anzi: irreversibile, e pure da difendere con il “libero consenso democratico”! Mi ricorda “indietro non si torna”. Oppure “credere obbedire combattere”. O anche “arbait mach frai”. E’ il mantra di chi foraggia Repubblica e Corriere, il “montismo”, i “draghi”: gli estimatori dei “dubbi di chi ha fede” e che invoca una legge per tutto, dal divorzio all’aborto, dalla fecondazione all’eutanasia. E vorrebbe una Chiesa addomesticata a questa “legalità”».
      Caro Peccatore, la tua sintesi è lucida e condivisibile, ma non sufficiente.
      Anch’io mi sento vittima di questa irreversibile e mefistofelica “usura planetaria”, e come me moltissimi vivono gli stessi sentimenti.
      La notte sogno di essermi finalmente sottratto a tutto questo. Sogno di vivere in un mondo non egoista e a misura d’uomo. Poi al momento del risveglio il dramma: le utopie svaniscono e mi ritrovo ahimè con i piedi per terra e di nuovo immerso nella realtà che ben conosciamo.
      Così non va bene: stramaledire il sistema e sognare a occhi aperti non basta e con immutata lucidità dovremmo indicare come ovviare a tutto questo.
      Io non so proprio come uscirne, e tu?

      • peccatore scrive:

        Non è questo il tema e vorrei rispettare lo spazio che ci ospita.
        Ho usato l’argomento solo per descrivere la mentalità ipocritamente “legalista”, ma immorale, che in teoria loda Martini. Non voglio sottrarmi: se ci sarà l’occasione scriverò come la penso. Intanto leggere la Caritas in Veritate è utile, specialmente i paragrafi da 32 a 34.

  45. macv scrive:

    Molto belle e commoventi le tue prediche, Peccatore, ma mi puoi spiegare , in due Parole, perchè Martini, un Cardinale cattolico, aveva così tanta paura del momento della morte ( come ha scritto la nipote sul Corriere) da preferire non affrontarlo in piena coscienza ma “anestetizzato” cioè sedato cioè incosciente?? perchè le parole alat e le definizioni roboanti sono belle ma lasciano il tempo che trovano: i FATTI invece hanno una loro austera eloquenza..!!!

  46. macv scrive:

    perchè Martini sarà stato anche un uomo che coglieva il “soffio dello Spirito Santo” ma almento al momento della morte se ha voluto essere sedato con una iniezione e cadere in incoscienza non ha poture sentire o cogliere alcun Soffio.. forse il Soffio dello Spirito, al di la’ delle belle parole, fa anche un po’ paura.. no? forse il SACRO, come un tempo si usava pensare è parente del “TERRIBILE” , forse “timore e tremore” dovrebbero far parte del nostro rapporto con Dio?? Forse meditare le ultime parole del Cristo in croce ( che mi pare di ricordare non è stato “aiutato da una iniziene compassionevole a sentire meno paura) dovrebbero farci un poco riflettere, no? Un tempo i cristiani si preparavano a una “buona morte”, oggi si assicurano soprattutto che ci sia una “buona anestesia” , nel caso….

  47. macv scrive:

    ” Carlo Maria Martini ha deciso, deciso liberamente e sovranamente, il momento in cui voleva perdere definitivamente conoscenza, non “vivere” più la propria agonia e la propria morte. Questo e non altro, infatti, significa essere sedati. Non sentire più nulla, non provare più nulla, essere“fisicamente non cosciente “.

    ecco devo dire che un cardinale cattolico che ha così paura della morte da voler “non sentire più nulla” a me lascia un po’ di perplessità. Certo, come diceva Don Abbondio, se uno il coraggio non ce l’ha non po’ darselo, è vero, tuttavia magari la nipote poteva non sbandierare urbi et orbi , coll’articolo sul Corriere, la testimonianza di questi
    “ultimi momenti”.. oppure l’ha fatto apposta per chiedere appunto , come auspica Flores D’Arcais, una simile possibilità per tutti…

  48. peccatore scrive:

    Gentile macv,
    non ho alcuna intenzione di salvare o beatificare Martini (non avendone ne’ titolo, ne’ competenza), rimanendo anch’io dubbioso sull’opportunità di certe sue esternazioni e dell’ingenuità/leggerezza con la quale le ha consegnate a malevoli e deliberati nemici della verità (falsi profeti alla Mancuso).

    Tuttavia non ho alcun bisogno di scovare nel cardinal Martini un nemico da combattere, avendo ricevuto (anche) da lui innumerevoli insegnamenti su come agire cristianamente nel combattimento in atto contro il male.

    Non ho nemmeno prediche da scrivere: faccio solo notare come l’orizzonte in cui collocare tutta la riflessione sia molto più ampio e come le ragioni degli pseudomartiniani di cui si vantano gli ambienti filobocconiani del Corriere e di Repubblica siano false alla radice e irriguardose innanzitutto di Martini stesso.

    Infine c’è l’uomo: il cardinale ha avuto paura della morte? Può essere. E non è un peccato, anche se non rappresenta il morire virile dell’eroe.
    Il cardinale è morto in modo da dare un segnale e una lezione, addirittura un disegno di legge? E’ un puro processo alle intenzioni, con il concorso di scaltri burattinai.
    Il cardinale non ha mostrato una fede forte? Può essere. Ma non avendo minimamente idea di come morirò io, preferisco non puntare il dito oltre la perplessità.

    Quando il medico disse di mio padre che “non c’era più nulla da fare” non pretesi ne’ l’intervento disperato, ne’ di togliergli l’ossigeno o sedarlo… in piena notte cercai subito un sacerdote per il sacramento dell’unzione, chiamai a raccolta tutti e recitammo la coroncina della divina misericordia… papà però non moriva e allora ci alternammo al suo capezzale, recitando il rosario. E così per ore… I medici avevano detto che non c’era più nulla da fare per il corpo e noi abbiamo scoperto quante cose si possono fare per l’anima.

    La vita continua. Eterna. A Flores d’Arcais non importa. A Monti interessa l’Euro. A un credente interessa il paradiso e l’incontro con Dio, che terrà conto, con infinita giustizia, di ogni nostro atto. E guai a chi non sa che farsene di un passaggio come questo.

    Caro Macv, stiamo uniti nella preghiera, dolendoci (ma senza perdere la pace e offrendo questa piccola croce al Signore schernito, sputacchiato e insultato da carnefici, giudici, opinionisti, filosofi, soldataglia, sacerdoti e falsi testimoni) se ci sentiamo poco sostenuti da un pastore nella nostra fede vacillante; ma non troviamo nemici tra chi è amico di Dio. Sono i Suoi nemici a doverci rendere ancora più uniti nel guardare là dove sta il nostro unico tesoro, che nessun potentato umano potrà scalfire e nessuna menzogna insozzare, mentre non sale nessuna preghiera a Dio, ma solo il laico peana.
    Perciò alzo la voce, punto il dito e mi arrabbio davvero quando sento il blaterar di Mancuso, la morale di Flores d’Arcais, l’ipocrisia di De Bortoli, il plauso di Pannella… Il “mondo” ha il cuore lontano dal cuore di Martini. Noi cristiani siamo nel mondo, ma non del mondo…

    • luciano27 scrive:

      da *esterno*,prima di tutto non capisco questi contrasti tra cattolici sulla figura di un cardinale,che a tutt’oggi, non si è ancora stabilito chiaramente e ufficialmente,se è stato un buon cardinale o no; sono convinto che i suoi ultimi pensieri intimi nessuno li conosce e che le versioni sulle sue ultime parole sono state interpretate in modo diverso,secondo la propria ideologia o meglio secondo il proprio tornaconto ideologico ;da un pezzo, ad Altissimo livello i suoi pregi e difetti sono già stati valutati e *ilvoto* gli è già stato dato,con le conseguenze del caso perciò questo diluvio di battute sui tasti, è secondo me, inutileserve solo a seminare zizzania

  49. gibici scrive:

    A Macv. Il vangelo da nessuna parte dice di affrontare inutilmente il dolore e la sedazione serve a questo: se poi qualcuno si uccide con sedativi o sonniferi e’ chiaramente qualcosa di diverso.
    Simone2 a Peccatore “stramaledire il sistema… non basta e con immutata lucidità dovremmo indicare come ovviare a tutto questo. Io non so proprio come uscirne.” Anch’io penso che con 6/7 miliardi di persone da sfamare non sia possibile ne’ disprezzare tutto, ne’ buttare tutto a mare. Con tutto il rispetto per Peccatore il suo modo di ragionare passa da sommi sistemi senza riferimenti a conclusioni concrete: la via piu’ breve per il disastro. Tutti coloro che per centinaia di anni hanno fuso monete, hanno falsato le leghe. Hanno fatto malissimo, ma senza monete, anche non perfette, non ci sarebbe stato lo sviluppo dell’economia. Monti sta facendo un lavoro piu’ che necessario e urgente. Probabilmente fa anche degli errori, ma anch’io non so dire quali. Soprattutto, caro Peccatore, sbagli nel dividere il mondo in buoni e cattivi.

    • stefano scrive:

      “Probabilmente fa anche degli errori, ma anch’io non so dire quali.” Te lo dico io: rimanere nell’euro.

      • lauraromana scrive:

        @stefano
        aggiungo altri errori:
        1) averci dato, lui, il cattolicissimo Monti!, il divorzio breve;
        2) avere accettato il vitalizio dda senatore a vita, cioè 31.000euri al mese vita natural durante, da pagarsi con i sudati soldi dei contribuenti onesti: e neppure si vergogna!

    • peccatore scrive:

      In realtà il mondo è diviso in uomini che fanno la volontà di Dio, uomini che fanno deliberatamente ciò che non è volontà di Dio e uomini che non sanno esattamente che cosa fare. Il “buono” e il “cattivo” dipendono da quello. Siamo tutti peccatori (anche i santi), per cui non è la perfezione a fare il “buono”, ne’ la caduta a definire il “cattivo”. Ma un sistema che ha programmaticamente in odio la Chiesa e adora mammona non ha attenuanti: è la bestemmia contro lo Spirito santo. Il Papa (non un pincopalla par mio) mette in guardia da tempo sulla dittatura che ci sta schiavizzando. C’è chi non lo prende sul serio, preferendo fantasticare delle “magnifiche sorti e progressive” di questi illuminati al potere, che stanno sgretolando la forma Stato, rendendo fantocci le democrazie rappresentative e turlupinando le masse con le loro fandonie mediatiche. Il male satanico esiste: è una creatura, non è niente di più di una possibilità negativa che si concretizza a motivo della libertà umana di rifiutare il bene, scegliendo e preferendo ciò che lo nega. Il mondo è sotto il potere del suo principe, che ha in odio Dio. Le Scritture parlano chiaro. Certo: disistimare la creazione non è un bel complimento al creatore. E infatti il credente sa che anche dove primeggia e troneggia il male persiste la luce di Dio. Perciò il cristiano detesta il peccato, ma cerca di salvare il peccatore. Perciò il cristiano ama anche il nemico e pratica la correzione fraterna e il perdono (a motivo del perdono ricevuto da Dio). Tutto questo però non elimina la necessità di accorgersi dell’inganno satanico e del prendere le distanze da chi perpetra queste idee insane e deleterie. Giuda è stato chiamato “amico” da Gesù anche la notte del tradimento. Gli aveva appena lavato i piedi. L’ha baciato e poi si è impiccato. E’ terribile il libero arbitrio: nel mondo proliferano le sette sataniche. La massoneria esiste e ha potere. Odia la Chiesa. Odia Dio: vuole “farsi dio”, senza passare dalla contemplazione del Verbo fatto carne. E’ un grave errore e un tremendo problema per tutti. Chi non se ne accorge rischia di farsi trascinare sull’autostrada che è lastricata di filantropiche “buone intenzioni”. La via stretta e tortuosa non la scelgono gli scemi, ma coloro che accolgono la voce dello Spirito invece di bestemmiarlo.

    • Simone 2 scrive:

      @Gibici.
      La mia, caro Gibici, come hai ben compreso, è stata una provocazione.
      Non si può continuamente dire che tutto è sbagliato, che niente va bene, ripetere che non si possono servire due padroni Dio, o mammona e poi ritirarsi in buon ordine, benedicendo tutti, senza indicare con la stessa efficacia e determinazione che cosa fare concretamente per contrastare il presente, quali comportamenti e quali provvedimenti adottare per invertire il corso degli eventi e perseguire pochi ma ben definiti obiettivi, che lo consentono.
      Troppo semplicistico accusare di tutto i “poteri” forti, il sempiterno complotto massonico e tutto quanto il resto che di solito si recita a mo’ di giaculatoria in queste veementi e inconsistenti accuse, dimenticando di elencare anche i troppi errori commessi.
      Spiace, ma il mondo non funziona così e i capitali sono laici e vanno, dove vedono delle opportunità su cui speculare e i Paesi fortemente indebitati sono prede ideali. Per Atene, Madrid e Roma l’unico modo per convincere gli investitori a continuare a prestar loro i soldi per funzionare, per pagare gli stipendi è pagare buoni del tesoro con tassi sempre più alti.
      Per rendersi conto di che cosa stiamo parlando è sufficiente sapere che un punto in meno del tasso di interesse sui Bot vuol dire risparmiare 16 miliardi di Euro. E i miliardi di Euro da pagare non scendono dal cielo ammantati di stelle, ma li paghiamo noi cittadini, o meglio, coloro che NON evadono le tasse, naturalmente.
      Qui mi fermo, perché entriamo troppo nello specifico e questo non è il luogo deputato per affrontare simili argomenti.
      Un ultimo appunto. Non si può nemmeno dimenticare che la Chiesa, non è certo un mistero, utilizza gli stessi strumenti speculativi – vedere le vicissitudini dello IOR – di coloro che di solito sono accusati di tutte le nefandezze di questo mondo e si guarda bene dall’abbandonare quegli stessi strumenti definiti, non so se a ragione o a torto, diabolici.
      Un caro saluto.

    • Ilsanta scrive:

      @gibici

      Visto che lei, giustamente, incita a non divedere il mondo in buoni e cattivi, le faccio sommessamente notare quanto sia difficile stabilire il confine fra sedazione ed eutanasia mediante sedativi. E’ noto (in particolare a coloro che hanno avuto a che fare con malati cronici sottoposti a terpia del dolore) che l’uso prolungato di sedativi ed antidolorifici per lungo tempo provoca asseufazione e quindi alla necessità di aumentare le dosi assunte.
      Oltre una certa soglia le dosi elevate diventano pericolose (possono provocare ad esempio arresti respiratori) pertanto è chiaro che ad una persona già sofferente come Martini la sedazione può aver di fatto ridotto l’aspettativa di vita.
      Spesso quindi, dietro la parola sedazione si cela un metodo legale e accettato da tutti (cattolici compresi) per accelerare il decesso in modo non doloroso. Purtroppo si preferisce pensare ipocritamente che si tratti solo di sedazione e di effetti collaterali …

      • Cherubino scrive:

        è falso che la sedazione terminale sia la stessa cosa dell’eutanasia. Ciò è quanto le organizzazioni pro-eutanasia vorrebbero far credere, ma è falso. La sedazione terminale si usa quando il decorso infausto è ormai avviato e prossimo ed è accompagnato da forti dolori. Lo scopo sedativo è quindi principale, necessario e certo, mentre l’abbreviazione della vita di qualche manciata di secondi è secondaria, non voluta, solo possibile.
        Invito a leggere questo http://www.lahey.org/WorkArea/linkit.aspx?LinkIdentifier=id&ItemID=1710 pag. 3

        • minstrel scrive:

          Exatcly!

          E qui: http://www.sicp.it/rivista_pdf/02_2012_estate/10.pdf

          E ancora:
          2279 CCC «Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L’uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.»

          Cosa si sta criticando quindi? Al solito una dottrina diversa da quella cattolica pertanto tali critiche sono totalmente ininfluenti (oltre che disinformate).

        • stefano scrive:

          Giusto Cherubino. E’ lecito correre i rischi legati alla somministrazione di forti dosi di anestetico, se necessarie a sedare il dolore, anche quando queste dosi fossero così elevate da rendere praticamente scontato l’esito della somministrazione. Non è mai lecito, invece, somministrare anestetici col pretesto del dolore, al solo fine di accelerare o addirittura provocare la morte del paziente (caso Welby). Se esistessero sedativi senza effetti secondari la problematica posta da Ilsanta semplicemente non sussisterebbe.

          • Ilsanta scrive:

            @Stefano

            Replico a lei ma la risposta vale per tutti.
            Che la “sedazione terminale” sia accettata dalla Chiesa non lo metto in dubbio. Che non si tratti di eutanasia è tutto da definire. Di certo se partiamo dalla definizione di eutanasia che circola negli ambienti cattolici questa affermazione che fate è falsa.
            La sedazione terminale infatti comporta, fra l’altro, anche la sospensione della nutrizione ed idratazione artificiale (come riportato anche nell’articolo proposto da Cherubino) pertanto la persona, come direste voi, muore anche di sete e di fame.

  50. gibici scrive:

    Caro Peccatore, ribatto solo perche’ la tua posizione sostanzialmente pessimista (non del tutto, ma molto) ha una diffusione piu’ ampia di quanto si pensi. Essa risale ad Agostino e gode della sua autorita’. Ma come l’attesa della prossima fine del mondo e’ stata superata dopo i primi decenni, la visione della storia di Agostino fondata sulla sua limitata esperienza dovrebbe essere superata a seguito di una piu’ completa visione della storia. Il mondo puo’ essere inteso come cio’ che e’ opposto alla visione cristiana o piu’ globalmente come l’insieme degli uomini di un certo periodo storico o di tutta la storia. Chiamo in aiuto gli esegeti come Minstrel per chiarire i differenti significati nel Nuovo Testamento. A me basta sottolineare che il primo significato non e’ l’unico e che il mondo nel secondo e terzo senso non e’ sotto il dominio del peccato, ma di Cristo, che lo sta liberando dal peccato, per mezzo dello Spirito che soffia dove vuole, cioe’ agendo in modo salvifico nel cuore di ogni uomo e’ capace di portare frutti di bene ovunque: di qui la rinnovata attenzione ai frutti portati fuori dalla Chiesa visibile a beneficio di tutti. Si pensi a Gandhi. Alla resa dei conti, ma solo allora, si vedra’ chi ha prodotto frutti buoni o gramigna. Nella storia quanti hanno raddrizzato la barca di tutti ( dal punto di vista tecnico, economico, politico, educativo, filosofico, teologico) provenendo da ogni angolo.
    Il diavolo e’ una creatura limitata e non riesce ad instaurare un durevole sistema (non fa i coperchi). I sistemi sono un’astrazione perche’ nessuno in questo mondo riesce a realizzarli perfettamente, ne’ in bene ne’ in male, anche se possiamo essere in un momento storico guidato da tendenze distruttrici, esse non prevarranno. Il problema e’ che nessuno, nemmeno il papa e’ in grado di individuare su due piedi queste tendenze distruttrici e la ricetta per uscirne. Questo non vuol dire che per il poco che possiamo capire, non dobbiamo impegnarci per il bene, con l’aiuto di Dio.

    • minstrel scrive:

      Esegeta io? Grazie per l’inaspettato complimento, ma credo sia davvero troppo. Tant’è che al suo lancio non sapevo con precisione dare risposta, anche se di primo acchito la prima risposta è sempre “dipende dal contesto”.

      E infatti ho reperito questo che nella sua semplicità perimetra in modo preciso dove va a parare la categoria di “mondo” nel NT.

      https://sites.google.com/site/tempodiriforma/articoli-1/il-significato-di-mondo
      Poi servirebbe la consultazione di lessicari o dizionari del NT (come quello di Dufour edito da Queriniana) per un preciso inquadramento della categoria nelle varie correnti esegetiche, ma se sono ahimé sprovvisto (ma per poco, mi sono imposto l’acquisto a breve). :)

  51. gibici scrive:

    Caro Simone2, scusa se, non avendo aggiornato la pagina, non ho visto il tuo ultimo post, che condivido.

  52. Alberto scrive:

    “figura di un cardinale,che a tutt’oggi, non si è ancora stabilito chiaramente e ufficialmente,se è stato un buon cardinale o no” … alle soglie dei 50 anni sono infinitamente grato al mio Vescovo, Carlo Maria Martini, di avermi fatto accostare quando ero adolescente la Parola di Dio secondo il metodo della Lectio Divina, di avermi fatto poi comprendere la centralità della coscienza personale e della libertà individuale illuminate dalla Scrittura, di avermi insegnato l’attenzione primaria ai poveri e agli ultimi. Il dubbio di Luciano mi sembra assolutamente ozioso perché so che moltissimi fedeli, della Diocesi di Milano e non, condividono la mia posizione. Tutto il resto è chiacchiera inutile.