Sinodo, autocritica e missione

«Ci siamo rinchiusi in noi stessi mostriamo un’autosufficienza che impedisce di accostarci come una comunità viva e feconda che genera vocazioni, tanto abbiamo burocratizzato la vita di fede e sacramentale». Sono parole pronunciate al Sinodo dei vescovi in corso in Vaticano dal presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, l’arcivescovo Rino Fisichella.

Parole ancora più dure sono quelle dette dall’arcivescovo filippino di Lingayen-Dagupan, Socrates B. Villegas: «Perché in alcune parti del mondo ci sono una forte ondata di secolarizzazione, una tempesta di antipatia o pura e semplice indifferenza verso la Chiesa che richiedono nuovi programmi di evangelizzazione?… La nuova evangelizzazione richiede nuova umiltà. Il Vangelo non può prosperare nell’orgoglio… L’evangelizzazione è stata ferita e continua ad essere ostacolata dall’arroganza dei suoi agenti. La gerarchia deve evitare l’arroganza, l’ipocrisia e il settarismo».

Da questi giudizi emerge la consapevolezza dei rischi che derivano da una Chiesa che si considera autosufficiente, tutta ripiegata sulle beghe infra-ecclesiali, flagellata dalla piaga del carrierismo, dall’arbitrio di chi arriva a stravolgere a piacimento l’essenziale del suo messaggio come pure dall’avanzare di un neo-clericalismo che si autodefinisce «ratzingeriano» ma che ha poco a che fare con la profondità dell’insegnamento di Benedetto XVI. Una Chiesa così occupata con se stessa e le sue discussioni ermeneutiche da apparire distante dal vissuto concreto delle persone. Perché in alcune parti del mondo ci sono una forte ondata di secolarizzazione, una tempesta di antipatia o – peggio – una pura e semplice indifferenza verso la Chiesa?

Sicuramente qualcuno risponderà – e giustamente – che la Chiesa non deve cercare di essere «simpatica», ricordando l’inevitabile segno di contraddizione e l’opposizione del «mondo» alla presenza di Cristo. Ma anche questo oggi può diventare un alibi. Perché anche «l’odio del mondo» può risultare ragione auto-assolutoria per discorsi teologicamente perfetti sulla missione, per un’infinità di pagine di documenti e piani pastorali che non toccano il cuore ferito degli uomini e delle donne del nostro tempo. Quando non copre lotte di potere e cordate, come hanno tristemente dimostrato le vicende vaticane degli ultimi anni.

Davanti alle critiche qualcuno nella Chiesa sembra quasi compiacersi. C’è chi dice: se ci odiano, questa è la prova che siamo testimoni autentici, senza sconti. Ma l’immagine di una Chiesa che deve quasi per statuto essere repellente finisce per stravolgere la dinamica stessa con cui si comunica il fatto cristiano, che è sempre stata ed è una dinamica di attrattiva: le persone si avvicinano a Gesù perché si avvicinano a qualcosa di bello, a Qualcuno dal quale ci si sente amati, accolti, voluti bene.

Il più grande errore che si può fare, nel leggere i giudizi autocritici emersi nel Sinodo è quello di pensare che riguardino gli altri: l’istituzione ecclesiastica, i prelati vaticani, le gerarchie insensibili, etc. etc. È quello di guardare a questa realtà senza dolore e compartecipazione, senza partire dalla necessaria consapevolezza che la Chiesa non è solo il Papa e non sono soli i cardinali e i vescovi, ma sono – siamo – tutti i battezzati. L’urgenza di una rinnovata testimonianza ci riguarda tutti.

Ha detto il Papa nella meditazione a braccio all’inizio dei lavori sinodali: «Noi non possiamo fare la Chiesa, possiamo solo far conoscere quanto ha fatto Lui. La Chiesa non comincia con il “fare” nostro, ma con il “fare” e il “parlare” di Dio. Così gli apostoli non hanno detto, dopo alcune assemblee: adesso vogliamo creare una Chiesa, e con la forma di una costituente avrebbero elaborato una costituzione. No, hanno pregato e in preghiera hanno aspettato, perché sapevano che solo Dio stesso può creare la sua Chiesa, che Dio è il primo agente: se Dio non agisce, le nostre cose sono solo le nostre e sono insufficienti; solo Dio può testimoniare che è Lui che parla e ha parlato. Pentecoste è la condizione della nascita della Chiesa: solo perché Dio prima ha agito, gli apostoli possono agire con Lui e con la sua presenza e far presente quanto fa Lui».

L’anno scorso, ad Aquileia, Benedetto XVI disse: «È necessario che i cristiani, sostenuti da una “speranza affidabile”, propongano la bellezza dell’avvenimento di Gesù Cristo, via, verità e vita, ad ogni uomo e ad ogni donna, in un rapporto franco e sincero con i non praticanti, con i non credenti e con i credenti di altre religioni. Siete chiamati a vivere con quell’atteggiamento carico di fede che viene descritto dalla Lettera a Diogneto: non rinnegate nulla del Vangelo in cui credete, ma state in mezzo agli altri uomini con simpatia, comunicando nel vostro stesso stile di vita quell’umanesimo che affonda le sue radici nel cristianesimo, tesi a costruire insieme a tutti gli uomini di buona volontà una “città” più umana, più giusta e solidale».

Stare in mezzo agli altri uomini «con simpatia», cioè, come ebbe a scrivere don Giovanni Battista Montini, guardando al mondo «non come a un abisso di perdizione ma come a un campo di messe».

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

43 risposte a Sinodo, autocritica e missione

  1. homo biblicus scrive:

    autocritica e missione
    quando si parte con l’autocritica si parte bene e si può sperare di arrivare a definire meglio la missione; a voler salvaguardare la continuità molto spesso si rischia di incanalare un discorso di rinnovamento nelle solite secche. Qualche volta è meglio la rottura, saper dire “Basta!”. Se il messaggio è una “Buona notizia”, si potrebbe anche dire “una bella notizia”, perché ci arroghiamo il diritto-dovere di renderla una notizia che non abbia niente di accattivante. La vicinanza di Dio non è forse una cosa bella accattivante? soprattutto se non coincide con l’invadenza di una Chiesa (essenzialmente quella gerarchica) che pretende di displinare tutti i momenti della vita sociale per credenti e non credenti faccendo leva molto spesso su statistiche fasulle. Ricordo ancora i discorsi che si sono fatti sul card. Martini che come uomo di Chiesa (della istituzione) che non rispettava le parole d’ordine che circolavano all’interno di essa, si diceva, “per mietere consensi nel mondo” tra i non credenti e quindi in contrasto con la beatitudine citata anche in questo articolo “Beati quando parleranno male di voi”. C’è da dire che questa beatitudine poi l’ha meritata grazie al disprezzo maturato “all’interno” della chiesa, in verità da pochi ma chiassosi credenti.

  2. macv scrive:

    “Non rinnegate nulla del Vangelo in cui credete”. Questa è la frase fondamentale !!!, Cerrto che si si può , anzi si deve , “stare in mezzo agli uomini con simpatia” , mitezza, benevolenza, gentilezza senza per questo “rinnegare” nulla delle verità della fede. il vero cristiano ( guardiamo ai grandi santi, da San Francesco in poi) è sempre una persona La mancanza di fascino dei molti cristiani odierni non sta tanto nei “modi” ma nella sostanza del messaggio che propongono: . un messagio che per voler piacere
    a tutti e non dispiacere a nessuno è stato annacquato e ormai si discosta anni luce dal Vangelo originario. Proprio per voler piacere non piaciamo più !!!!!!!.
    fra l’essere una persona affascinante come i grandi santi ed essere un “piacione” , come i bebiamini dei media, c’è una bella differenza. Il piacione è disposto a tutto a rinunciare a qualsiasi sua convinzione pur di riscuotere popolarità. La persona affascinante non rinuncia a nessuna sua convinzione e nello stesso tempo , proprio per questo, attira a se’ gli altri.

  3. Reginaldus scrive:

    come, questa chiesa che si è aperta al mondo, cha ha spalancato le sue finestre sul mondo, dialogato incessantemente col mondo, ha fatto sue e benedette tutte le conquiste del mondo in termini di umani diritti , insomma ha rovesciato sul mondo la sua gioiosa primavera …..ora prende atto e si lamenta di questa “tempesta di antipatia” che si è rovesciata su di essa? Non sarà, come dice la saggezza antica, che chi semina vento raccoglie tempesta???

  4. minstrel scrive:

    C’è chi dice: se ci odiano, questa è la prova che siamo testimoni autentici, senza sconti.

    La quale è la riproposizione della cieca, sterile e irrazionale affermazione di molti Testimoni di Geova quando gli si fa notare che citano a sproposito scritture di proprietà altrui.

  5. Simon de Cyrène scrive:

    Le categorie “ci odiano” oppure “ci amano” non possono essere quelle al quale si misura il cristiano in generale ed il cattolico in particolare per valutare lo sforzo apostolico.

    Le categorie d valutazione apostoliche dovrebbero essere piuttosto quanto “perdoniamo” e “amiamo”.

    Lasciandoci interpellare da Cristo stesso, già laviamoci i piedi mutualmente senza troppi discorsi e nella vita concreta quotidiana e, senza dubbio alcuno perchè tale è la Sua promessa, parteciperemo al festino delle Nozze dell’Agnello.

    In Pace

    • homo biblicus scrive:

      Il riferimento alla lavanda dei piedi mi interpella sempre molto da vicino; una volta ho citato l’esempio di un alto prelato che si offriva di lavare i piatti tra persone umili; qualcuno ha commentato che non era importante per un uomo di Chiesa fare lo sguattero. Anche dietro la lavanda dei piedi c’è una beatitudine e che altro siamo noi cristiani se non i testimoni delle beatitudini promosse da Cristo, rigettando le beatitudini secondo il mondo? Qui si gioca la discriminazione: non si tratta di piacere al mondo perché accettiamo le sue categorie di felicità ma gli altri, anche i non credenti, possono giudicare accattivante un messaggio se notano che sappiamo amare e perdonare proprio in quanto poveri e liberi dalla tentazione di sopraffare gli altri neppure con le nostre inossidabili certezze. L’unica certezza è che Dio ha dato se stesso per noi non in quanto capaci di prodezze ascetiche ma in quanto peccatori. Anche se il senso delle beatitudini è priettato in un futuro escatologico possiamo testimoniare che sin d’ora partecipiamo al festoso banchetto come commensali di Dio e partecipi della sua gioia.
      Simon, ho postato come replay ma chiaramente sono d’accordo con quanto hai scritto.

    • Sara scrive:

      Bravissimo Simon.
      :-)

      • stefano scrive:

        Nel leggere Simon qui sopra con tanto di imprimatur di homo biblicus, e appresso il tuo “bravissimo”, mi ha preso un senso di smarrimento. Mi sono detto, stai a vedere che fino ad ora ho capito fischi per fiaschi. Poi sono andato a rileggere il Vangelo e ho trovato: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia” (Matteo 5,11). E ancora: “Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti” (Luca 6,26). Allora mi sono chiesto: ma questi che parlano delle “categorie su cui si dovrebbe misurare il cristiano in generale ed il cattolico in particolare”, ma quale Vangelo hanno letto? Stai a vedere che esiste veramente il quinto. Sennò, chissà se mi perdonano.

    • Sal scrive:

      Già, davvero bello, peccato che a Paoletto l’hanno carcerato e condannato. Con il consenso della trinità. Così disse il giudice.
      E la moglie e i figli “sfrattati in fretta”.
      E’ la nuova evangelizzazione !

    • luciano27 scrive:

      belle parole Simon di Cyréne ma quanti cattolici lo fanno?e non mi dica *comincia a farlo tu*come mi rispose un cattolico in un contesto simile

      • Simon de Cyrène scrive:

        Quanti cattolici lo fanno? Molti , moltissimi a giudicare le persone che frequento nel mio ambiente e ognuno lo fa come può e secondo i carismi propri ma ognuno con gratuità e genrosità.

        Di solito chi lava i piedi ad altrui non è notato, è considerato quantità senza valore e per questo, forse, Lei pone questa domanda: eppure è la gratuità di questi atti e l’umiltà di chi li compie che i realtà regge il nostro mondo quotidianamente, salva vite, dà speranza, aggiunge un pizzico di carità che cambia tutto, al modo di uno yod che cambia il valore ontologico di una lettera ebraica.

        Ma, contrariamente alla Sua supposizione, gentile luciano27 non Le chiedo di farlo, semplicemente perchè solo Cristo può farlo: chiunque vede nell’altro una persona i cui piedi debbono essere lavati e si mette in ginocchio e lo fa con amore e personale abnegazione incontra il Cristo e si riveste di Lui, anche se non ne è cosciente o non Lo conosce.
        In Pace

        • luciano27 scrive:

          Symon, io conosco moltissimi che non lo fanno,e quello che dico io vale quello che dice lei, salvo che si trovi in un’oasi privilegiata. Piuttosto se quelli che devono farlo lo facessero in proporzione fisiologica,tenuto conto dell’argomento cioè almeno un 30-40 % andremmo molto meglio,l’ho già detto e lo ripeto

  6. macv scrive:

    Anch’io sono d’accordo con Simone: il perdonare e l’amare sono le categorie (evangeliche) fondamentali su cui basare e giudicare l’Apostolato.
    Peccato oggi siano state sostituite dal “dialogare”.
    La “Chiesa del dialogo” è oggi lo slogan in voga: strano però che la parola dialogo non sia mai citata nei Vangeli e neppure da San Paolo. Gesù comanda ai suoi di annunciare il Vangelo e San Paolo dice nella Lettera i Romani che il suo compito e il suo “onore” è l’Annuncio del Vangelo.
    Evidentemente all’evangelico “Annuncio” che suona alle orecchie moderne troppo preciso, troppo limpido e puro , si preferisce oggi il più ambiguo e prudente e sfumato “dialogo”, parola condivisa colla filosofia, da Platone in poi.
    speriamo almeno che sia un dialogo appassionato dettato dall’Amore e non , come a volte sembra, un dialogo tiepido e insulso dettato dalla paura ,dall’ambiguità e dalla prudenza .

    • Sara scrive:

      Stringi stringi, son cavilli.

    • luciano27 scrive:

      macv. lei pensa che sia possibile annunciare una buona novella(il vangelo)solo a parole?io no ,non seguirei mai chi mi dice che è bene per tutti,fare qualcosa,se lui non lo fa o perfino fa l’opposto di quello che dice.La buona novella è considerata essenzialmente la possibilità di salvarsi da una sicura dannazione, ma io vedo più utile l’etica evangelica complessiva per migliorare i rapporti terreni fra gli uomini infatti dopo2000 anni di predicazione della buona novella i risultati non sono granchè buoni.A conoscerla sono pochi, e non sono neanche d’accordo tra loro come insegnarla Come scrive lei, i grandi santi affascinano, non a parole ma con fatti; tra quelli designati dalla chiesa non sono molti

      • luciano27 scrive:

        aggiungouna riflessione sulle parole in gassetto dell’articolo,COMUNICANDO NEL VOSTRO STESSO STILE DI VITA chi lo fa?i l papa, i prelati no di sicuro

  7. Sal scrive:

    “«Ci siamo rinchiusi in noi stessi mostriamo un’autosufficienza che impedisce di accostarci come una comunità viva e feconda che genera vocazioni, tanto abbiamo burocratizzato la vita di fede e sacramentale»” (Rino Fisichella)

    “«Perché in alcune parti del mondo ci sono una forte ondata di secolarizzazione, una tempesta di antipatia o pura e semplice indifferenza verso la Chiesa che richiedono nuovi programmi di evangelizzazione?” (Lingayen-Dagupan, Socrates B. Villegas)
    Avevano dimenticato Osea. Osea chi ? Il profeta.

    “Poiché continuano a seminare vento e mieteranno tempesta. – Almeno così dice (Osea 8.7)
    “Richiedono nuovi programmi “ – E’ solo l’ammissione di una sconfitta durata 1500 anni.
    “Ogni pianta che il mio Padre celeste non ha piantato sarà sradicata. ( Mt 15.13) – Sta avvenendo ! Bastava crederci prima.

    • minstrel scrive:

      Ha ragione Sal!
      Infatti lo sa che stanno vendendo la villa Betel di Roma? Già i poderi sono andati…

  8. homo biblicus scrive:

    ha ragione macv: la parola dialogo nella Bibbia non esiste, pochi secondi per avere la laconica risposta “hai cercato il testo dialogo e la ricerca non ha dato risultati ” … però, anche affermare che nella Bibbia non esista la capacità di ascoltare l’altro; che sia solo un annuncio lanciato con un potente megafono … Penso al dialogo tra Dio e Abramo che tenta con la sua insistenza di salvare Sodoma; penso al dialogo di Gesù con la donna siro-fenicia, quella che ha allargato gli orizzonti salvifici di Gesù; penso a Paolo che si è fatto tutto a tutti … E se poi penso all’Annuncio fatto ai nativi del nuovo mondo senza nemmeno tentare di capire la loro cultura, preferendo una cristianizzazione spiccia (talvolta battesimo e pallottola). Ma, la Bibbia è on è il libro che racconta il dialogo tra Dio e il popolo che si è scelto? La stessa Parola, quella che ha preso carne, (in greco Logos da cui dia-logo) non implica relazione? Lo stesso Dio non si attende una risposta dia-logica dall’interlocutore libero che si è scelto? Sembra che l’ascolto dell’altro implichi scarsa considerazione di se stessi ma è proprio il contrario.

    • Sara scrive:

      Dio è relazione. (vedi Trinità).

    • minstrel scrive:

      Sembra che l’ascolto dell’altro implichi scarsa considerazione di se stessi ma è proprio il contrario

      Straordinario!
      San Paolo in Romani dice che la la fede viene dall’ascolto.
      E come dimenticare la categoria principe di Israele: quella dell’ascolto

      Shema’ Ysrael, Ado-nai Eloheinu, Ado-nai echad!

      Ah, c’è il tetragramma nella preghiera e naturalmente viene pronunciato Adonai, da TUTTI!

    • macv scrive:

      Il fatto che la parola dialogo non ci sia nella Bibbia, caro Homo biblicus , è perchè il concetto di -dialogo almeno come lo intendiamo noi è quanto di più lontano dallo spirito ebraico ( Antico Testamento) e cristiano.
      Nella Bibbia non è citato nessun esenpio di una “discussione” fra un ebreo e un non ebreo. Un ebreo non discuteva la propria religione e non ci teneva a parlare, come fosse parlare del più e del meno, della religione altrui.
      Le parole non avevano importanza . Uno era ebreo, circonciso, oppure non ebreo. Punto.
      La stessa cosa nel cristianesimo. I cristiani non hanno
      fatto dei “dialoghi” platonici per convincere i pagani- Testimoniavano semplicemente la loro fede in Gesù. Per questo erano martirizzati, vedi san Pietro. Punto.
      Quale dialogo sarebbe stato possibile? la gente dell’epoca non aveva tempo da perdere, come noi. Solo i filosofi di professione avevano il tempo di fare i dialoghi. Ma i primi cristiani non erano dei filosofi di professione.

  9. Reginaldus scrive:

    odio… amore … ma questi sono sentimenti forti che si dirigono verso obiettivi forti….Verso obiettivi spregevoli si ha solo antipatia disprezzo o indifferenza…. Come succede al sale diventato scipito…

  10. gibici scrive:

    Caro dottor Tornielli,
    apprezzo molto l’apertura che caratterizza il Suo blog nel quale si possono esprimere liberamente le opinioni piu’ disparate e La ringrazio. Penso cosi’ di non offenderLa se esprimo dissenso su parte dell’ introduzione da Lei scritta, quando Lei dice “Il più grande errore che si può fare, nel leggere i giudizi autocritici emersi nel Sinodo è quello di pensare che riguardino gli altri: l’istituzione ecclesiastica, i prelati vaticani, le gerarchie insensibili, etc. etc… L’urgenza di una rinnovata testimonianza ci riguarda tutti.”
    Lei dice cio’ che ci sentiamo sempre ripetere e che e’ vero, ma serve per nascondere il vero problema, altrettanto vero ma ormai molto piu’ rilevante, al quale accennano gli arcivescovi Fisichella e Villegas, quello della riforma della Chiesa, alla quale la santita’ personale di Domenico, Francesco, Filippo Neri, Rosmini.. Pio IX e X, non hanno sostanzialmente contribuito, non perche’ la santita’ personale non sia rilevante, ma perche’ le distorsioni nelle strutture, alle quali si riferiscono chiaramente i due arcivescovi da Lei citati, sono compatibilissimi con la santita’ personali, ma sono disastrose per la Chiesa nel suo complesso. C’e’ un potenziamento dell’attivita’ personale che dipende dall’iniziativa di ognuno e ce n’e’ uno che dipende dall’istituzione: se il laicato e’ ignorante, muto e percio’ disinteressato ad un’attivita’ che gli dicono propria della gerarchia e sulla quale comunque non ha voce, sono le strutture che devono cambiare (chi sono i laici che Lei cita? E perche’ rappresentano il pensiero del laicato quando fanno parte di movimenti di minoranza e non possono che parlare a nome proprio o del proprio movimento?). Il discorso sarebbe lungo, ma il nucleo e’ tutto qui.

    • luciano27 scrive:

      caro gibici la chiesa si è fermata non a 200 anni fa, ma agli stati pontifici e all’ignoranza del popolo e deve considerare Dio come può essere e non decidere com’è o cosa vuole,altrimenti si arriva all’assurdo dei peccati, mortali perchè Dio lo vuole ,declassati per disposizione della chiesa.come la cremazione , il digiuno dalla mezzanotte, e la non toccabilità dell’eucarestia. Sui santi c’è da discutere, perchè,come si dice, Dio decide subito dopo la morte il destino di ogni anima. I credenti, più che alla fede in Dio, essenza spirituale,presente in cielo,in terra e in ogni luogo,(quale miglior cosa,per un credente che pensarlo vicino e rivolgersi a lui in qualunque momento) sono indirizzati a una fede idolatrica, piena di riti e di simboli

  11. gibici scrive:

    Caro Luciano,
    ho accennato a secoli di storia , perche’ l’esautorazione del laicato fu il frutto soprattutto del sistema feudale che governo’ l’Europa cristiana e divenne intrinseco alla struttura ecclesiale. Questi problemi per certi versi riguardano solo gli storici e i teologi. Oggi pero’ e’ necessario ricostruire la Chiesa, compito che richiede ispirazione, preveggenza e pazienza, ma in primis avrebbe bisogno del concorso delle doti di tutti, concorso che non puo’ esserci in un regime nel quale la circolazione delle idee e’ impedita.

  12. gibici scrive:

    Aggiungo che nella competizione tra reggitori feudali cattolici che avrebbero dovuto organizzare cattolicamente il laicato, ma non comprendevano che la guerra di rapina, e la gerarchia che curava l’aspetto cultuale e sacramentale, quest’ultima vide la scomparsa della controparte nel XIX secolo e resto’ l’unica a reggere la Chiesa che resto’ sbilanciata a favore dell’aspetto cultuale. Tutto pertanto viene risolto nella dimensione simbolica e verbale. All’epoca di Gregorio Magno, quel grande papa sfamava Roma. Ancora nel 1500 i suoi successori hanno spinto i sovrani alla lotta contro il turco. I successori odierni pensano di aver fatto il loro dovere con una questua simbolica, gestita da loro, e una preghierina, per problemi come la fame nel mondo, catastrofi, guerre politiche ed economiche e simili: il laicato destrutturato assiste impotente e … si allontana.

  13. bruno frusca scrive:

    Amare: giusto !

    Perdonare : giustissimo !!

    io vorrei però aggiungere anche : Chiedere di essere perdonati !

    Cordialità a tutti

    • luciano27 scrive:

      egr. bruno frusca: però si può anche interpretare così:*io amo e perdono ma faccio ciò che voglio e, come faccio io, voi mi perdonerete*.ricambio la cordialità

  14. Ambretta scrive:

    Cristo Gesù faceva ciò che diceva, sia come vero uono che come vero Dio: semplicemente la Chiesa gerarchica deve fare lo stesso: fare della parola, azione, e fare dell’azione una testimonianza di fede. Tutta la vita della Chiesa deve essere “Parola vivente”, sostenuta dall’amore per Dio e dall’amore reciproco, di cui la preghiera ne è il sostentamento. Forse sono banale, ma spero che questo Sinodo porti buoni frutti!

    • Sal scrive:

      @ Ambretta
      “Cristo Gesù faceva ciò che diceva, sia come vero uomo che come vero Dio:”

      Convengo con lei che Gesù Cristo faceva quello che diceva. Capisco anche che lei come molti altri è abituata a ripetere frasi fatte con una certa naturalezza, senza soffermarsi troppo sul senso di ciò che dice, quindi mi permetto porle una domanda, semplice.

      Lei ha qualche idea perché mai l’apostolo Paolo sostiene che Gesù riteneva l’usurpazione del titolo una rapina, l’essere paragonato uguale a Dio ?

      “Mantenete in voi questa attitudine mentale che fu anche in Cristo Gesù, il quale, benché esistesse nella forma di Dio, non prese in considerazione una rapina, cioè che dovesse essere uguale a Dio. No, ma vuotò se stesso e prese la forma di uno schiavo, divenendo simile agli uomini.” ( Fil 2.5-7)

      Infatti non si capisce perché mai Gesù parla del “Suo Dio” e Lo pregava pure. Non o avrebbe fatto se lui stesso fosse stato Dio. Nessuna prega se stesso !

      “Ma va dai miei fratelli e di’ loro: ‘Io ascendo al Padre mio e Padre vostro e all’Iddio mio e Iddio vostro’”.” ( Gv 20.17)
      “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice. Tuttavia, non come io voglio, ma come tu vuoi”. ( Mt 26.39)

      • luciano27 scrive:

        in effetti Cristo si è sempre nominato *figlio di Dio*:Dio è diventatoper decisione umana, ecclesiastica si,ma pur sempre umana.piuttosto non capisco questi attriti fra credenti cristiani.

        • Sal scrive:

          Che c’è da capire sig. Luciano27 ci sono figli e figli, alcuni se ne vanno e altri rimangono. Succede in tutte le famiglie.

          Per es: – Come si legge qui – Documenti del Concilio di Trento – ”

          “(Decreto di inizio del Concilio).
          Reverendi Padri, credete opportuno, a lode e gloria della santa e indivisa Trinità, Padre, Figlio
          e Spirito santo, per l’incremento e l’esaltazione della fede e della religione cristiana, per
          l’estirpazione delle eresie
          , per la pace e l’unione della Chiesa, per la riforma del clero e del popolo,
          per la repressione e l’estinzione dei nemici del nome cristiano, decretare e dichiarare aperto il
          sacro, generale Concilio Tridentino? [Risposero: sí].”

          Me lo spieghi dove l’hanno trovato nel Vangelo l’estirpazione delle eresie, per la pace e l’unione della Chiesa, per la riforma del clero e del popolo, per la repressione e l’estinzione dei nemici del nome cristiano,?

          Gesù non ha mai detto di estirpare le eresie, e come avrebbero potuto riformare il popolo ? ed estinguere i nemici ?
          Oggi sono fratelli dei mussulmani ….. è possibile ?

          • luciano27 scrive:

            sig.sal,ma qui non sitratta di di famiglia: si tratta di credenti in un Dio unico, divisi i mille rivoli, ciascuno ostile all’altro. Tutti gli uomini, si dice, sono figli di Dio;le spiegazioni del perchè vi sono tante divinitàsalvo quella inverosimile del Dio che cambia nome, caratteisice e volontà secondo le etnie e le regioninon le ho mai sentite

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  16. bruno frusca scrive:

    Caro Luciano27

    Il mio ” chiedere di essere perdonati ” voleva significare un atto di piena coscienza dell’ errore ed un atto di grande umiltà nel chiedere il perdono e non un generico, stucchevole e negativo ” volemose bene, io te perdono a te, tu me perdoni a me… ”

    Cordialità

    • luciano27 scrive:

      lo pensavo,caro bruno frusca, volevo solo sottolineare come sia facile esporre un buon pensiero e interpretarlo in modo diverso.mi scusi, ricambio e aggiungo buona notte

  17. Francesco Vaccarello scrive:

    Il rifiuto,la indifferenza,l´ostilitá da parte del mondo verso la Ciesa sono visti da alcuni come segni favorevoli: ” Hanno perseguitato me, lo faranno anche con voi “. Ma questo vento contrario non é per la nostra fedeltá a Vangelo, alla giustizia, a Gesú, ma per la infedeltá a Lui, ai suoi valori; per la nostra incapacitá di essere testimoni credibili. Gesú é ancora ammirato e nessuno parla contro di lui.