I dubbi sull’intervista a Scalfari

Cari amici, come sapete ieri il quotidiano «La Repubblica» ha pubblicato un’amplissima intervista (tre intere pagine, più una parte in prima pagina) a Papa Francesco, firmata dal fondatore del giornale, Eugenio Scalfari. Francesco un mese fa aveva risposto agli articoli di Scalfari con una lettera, nella quale entrava in dialogo con lui. Poi ha ricevuto l’ex direttore de «La Repubblica», che probabilmente desiderava incontrare di persona il Pontefice per ringraziarlo della lettera. È stato lo stesso Scalfari a rendere note le modalità dell’incontro e del dialogo, avvenuto a Santa Marta.

Molti dei temi ripresi nelle risposte sono uno sviluppo di precedenti affermazioni papali: basti pensare alla preoccupazione per la disoccupazione e per la cultura dello “scarto” che elimina vecchi e giovani; alla “corte” e alla “cortigianeria”; al clericalismo; alla Curia troppo Vaticano-centrica. Ma leggendo con attenzione l’intervista ci sono dei particolari che non tornano . Personalmente, mi ha colpito questa affermazione: «I padri conciliari sapevano che aprire alla cultura moderna significava ecumenismo religioso e dialogo con i non credenti. Dopo di allora fu fatto molto poco in quella direzione. Io ho l’umiltà e l’ambizione di volerlo fare». Ecco, non riesco proprio a immaginarmi Papa Bergoglio che parlando di se stesso dice di avere «l’umiltà e l’ambizione» di voler fare qualcosa. Anche la risposta in cui si parla del bene e del male mi era sembrata incompleta.

C’è poi una frase più ampia e virgolettata, che ha contribuito a consolidare questo mio dubbio, ed è quella relativa alle circostanze dell’elezione. Così il testo su «La Repubblica»: «Prima dell’accettazione chiesi di potermi ritirare per qualche minuto nella stanza accanto a quella con il balcone sulla piazza. La mia testa era completamente vuota e una grande ansia mi aveva invaso. Per farla passare e rilassarmi chiusi gli occhi e scomparve ogni pensiero, anche quello di rifiutarmi ad accettare la carica come del resto la procedura liturgica consente. Chiusi gli occhi e non ebbi più alcuna ansia o emotività. Ad un certo punto una grande luce mi invase, durò un attimo ma a me sembrò lunghissimo. Poi la luce si dissipò io m’alzai di scatto e mi diressi nella stanza dove mi attendevano i cardinali e il tavolo su cui era l’atto di accettazione. Lo firmai, il cardinal Camerlengo lo controfirmò e poi sul balcone ci fu l’“Habemus Papam”».

Ora, è noto che non ci sono stanze accanto a quella con il balcone sulla piazza. Più di un cardinale elettore mi ha raccontato che il Papa non si è ritirato per qualche minuto in una stanza prima di accettare l’elezione. L’accettazione è immediata e verbale, poi subito dopo il Maestro delle cerimonie pontificie con funzioni di notaio redige il verbale. Questo episodio può essere, a mio avviso, una spia del fatto che il testo pubblicato da «La Repubblica» non rappresenta una esatta ricostruzione parola per parola del dialogo con Scalfari.

Un’importante conferma in questo senso è venuta questa mattina da padre Federico Lombardi, che rispondendo alle domande dei un giornalisti, ha detto: «Non mi risulta che il testo dell’intervista del Papa su Repubblica sia stato rivisto». Attenzione: Lombardi non ha smentito alcun passaggio del colloquio. Anzi, ha affermato che la ricostruzione complessiva delle affermazioni papali è stata fedele. Ma ha fatto capire che bisogna essere cauti nell’attribuire con esattezza al Papa ogni singola parola virgolettata.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.