Esami al Papa

Una delle deformazioni circa la Chiesa e il suo magistero che si sono prodotte in certi circoli mediatico-intellettuali negli ultimi anni riguarda alcune espressioni «tecniche» assurte al ruolo di slogan imprescindibili. La presenza o meno dei quali è divenuta, per qualche osservatore, il criterio di giudizio con cui vagliare i discorsi e le omelie del Papa. Così, se a cadenza regolare nelle parole proferite dal vescovo di Roma non si trova una esplicita condanna, ad esempio, delle unioni gay, quel magistero viene presentato come monco, silente, non completo, poco battagliero contro il relativismo, magari troppo buonista.

Può accadere così che dopo tre i significativi interventi dedicati al tema della famiglia – il primo, venerdì scorso, alla plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia, il secondo sabato ai partecipanti alla festa in piazza San Pietro, il terzo durante la messa della domenica nello stesso luogo – ci sia chi fa notare come Papa Francesco in nessun caso abbia mai esplicitato che il matrimonio è quello «tra uomo e donna».

Nell’intervista con padre Antonio Spadaro su «Civiltà Cattolica» Bergoglio aveva spiegato: «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione». Ma qui non si tratta affatto di questo.

Le famiglie venute a pregare sulla tomba dell’apostolo Pietro nell’Anno della Fede, partecipando a un incontro intitolato «Famiglia, vivi la gioia della fede!», non sembravano avere il bisogno impellente di sentirsi ripetere il «no» della Chiesa al «matrimonio» gay. Apparivano liete, distese, testimoniavano visivamente il proprio essere coinvolte nella grande avventura della vita familiare. I volti inquadrati dalle telecamere erano volti di persone grate, che vivono l’esperienza dell’amore gratuito. Non avevano l’aspetto di corrucciati militanti della giusta causa.

Si ha come l’impressione che questo passare al setaccio, questa minuta esegesi delle parole papali da parte di chi si ritiene custode della «buona dottrina» o di chi appare in crisi d’astinenza da prese di posizione sui temi eticamente sensibili, finisca per produrre l’incapacità di cogliere l’essenza del messaggio del Papa.

«La famiglia si fonda sul matrimonio – ha detto il Papa alla plenaria del Pontificio consiglio – Attraverso un atto d’amore libero e fedele, gli sposi cristiani testimoniano che il matrimonio, in quanto sacramento, è la base su cui si fonda la famiglia e rende più solida l’unione dei coniugi e il loro reciproco donarsi…». Sono forse parole ambigue perché non vi ha trovato posto la specificazione «tecnica» circa il fatto che si sta parlando di un maschio e di una femmina?

E che dire del discorso di sabato? Francesco ha affermato: «Quello che pesa di più è la mancanza di amore. Pesa non ricevere un sorriso, non essere accolti. Pesano certi silenzi, a volte anche in famiglia, tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli. Senza amore la fatica diventa più pesante, intollerabile». «Marito e moglie», «figli e fratelli»? Ma questo non significa proprio parlare della famiglia formata nel matrimonio tra un uomo e una donna? Non è evidente, anzi palese? Eppure se manca la frase tecnicamente e antropologicamente corretta, lo slogan da inserire come il prezzemolo nei discorsi per stare dalla parte giusta, ecco che scatta la critica sul «silenzio» del Papa.

Chi ha seguito gli incontri dello scorso fine settimana senza il problema di cogliere in fallo (per omissione) il successore di Pietro è rimasto colpito dal clima, dall’empatia tra il Papa e le famiglie presenti, dalle parole semplici ed efficaci che Francesco ha pronunciato, non prive di indicazioni concrete: quella di non far mai tramontare il sole senza fare la pace in famiglia; quella di trovare sempre il tempo per una preghiera in comune; quella delle tre parole che rappresentano il segreto di una buona convivenza. Il tutto profondamente radicato nell’esperienza di fede.

Ha scritto Luis Badilla sul «Sismografo»: «Le parole sono definizioni e perciò, nella stragrande maggioranza, in tutte lingue, significano una cosa precisa. Tra le poche parole che possono avere più di un significato non c’è la parola “matrimonio”. L’espressione “matrimonio” è univoca, non ammette dubbi o fraintendimenti, anche se da qualche anno buona parte della stampa cattolica è caduta nel tranello sentendosi – non si capisce perché – di dover specificare sempre “… tra un uomo e una donna… Chi pensa, come afferma da sempre la Chiesa, che il matrimonio è uno solo (le altre unioni si possono chiamare in modo diverso) non deve sentire il bisogno di aggiungere che si sta parlando di un maschio e di una femmina».

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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