Elogio dell’illuminismo

Cari amici, vi sottopongo un passaggio interessante di uno scritto sul rapporto tra cristianesimo e illuminismo, che mostra l’assoluta modernità del suo autore (scritto a ridosso dell’elezione pontificia)

«Il cristianesimo, in quanto religione dei perseguitati, in quanto religione universale, al di là dei diversi Stati e popoli, ha negato allo Stato il diritto di considerare la religione come una parte dell’ordinamento statale. Ha sempre definito gli uomini, tutti gli uomini senza distinzione, creature di Dio e immagine di Dio, proclamandone in termine di principio, seppure nei limiti imprescindibili degli ordinamenti sociali, la stessa dignità».

«In questo senso l’illuminismo è di origine cristiana ed è nato non a caso proprio ed esclusivamente nell’ambito della fede cristiana. Laddove il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato (…) È stato merito dell’illuminismo aver riproposto questi valori originali del cristianesimo e aver ridato alla ragione la sua propria voce. Il Concilio Vaticano II, nella costituzione della Chiesa nel mondo contemporaneo, ha nuovamente evidenziato la corrispondenza tra cristianesimo e illuminismo, cercando di arrivare ad una vera riconciliazione tra Chiesa e modernità».

Colpisce questo passaggio sul cristianesimo che “contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato”.

PS L’autore è Joseph Ratzinger alla vigilia di diventare Benedetto XVI. Una chiave di lettura interessante e intelligente del suo pontificato la potete trovare nel libro di Massimo Borghesi «Senza legami. Fede e politica nel mondo liquido: gli anni di Benedetto XVI» (edizioni Studium)

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

76 risposte a Elogio dell’illuminismo

  1. macv scrive:

    Pura massoneria.

  2. macv scrive:

    Contro ogni “illuminismo” ed affini nella pia e catto-progressista illusione che l’illuminismo sia l’ultima parola della razionalità! NO! la Razionalità , la filosofia , di ultime parole ne ha ben altre ! L’Illuminismo è stato bem contestato dal punto di vista storico e filosofico da tanti autori . Mi limito alla folosofia del ’900.
    LUDWIG WITTGSTEIN, filosofo, epistemologo, matematico, ateo, forse in ricerca, comunque ed irreparrabilment RAZIONALE:

    “Il cristianesimo non si fonda su una VERITA’ STORICA, bensì ci da’ una notizia ( storica) dicendo : adesso credi!. Ma non dice credi a questa notizia con la fiducia che spetta a una notizia storica, bensì: credi al di là di ogni ostacolo! E questo lo puoi fare solo come risultato di una VITA!
    Eccoti la notizia, ma non ti comportare verso di essa com verso un altra notizia storica. Fa’ che essa occupi nella tua vita un posto del tutto diverso!

    • Reginaldus scrive:

      caro macv,

      come puoi pensare che questo Ratzinger sia un papa, che una congiura iniqua ha costretto al ritiro? Non papa e non cristiano: un vero campione dell’ illuminismo, quello che si pavoneggiava con le fiaccole (di Baviera) in diagonale sulle croci templari del suo pallio! I segni hanno pur sempre, in quanto tali, un significato. In questo caso il significato di una assoluta e da sempre professata apostasia dalla fede cattolica….Che Dio lo perdoni! (ma attenzione ai peccati contro lo Spirito Santo…) -non so se questa mia osservazione passerà la censura….

  3. Reginaldus scrive:

    scusate gli errori di battuta, dovuti allo sdegno…, e quindi riposto:

    … ma la Chiesa ha sempre considerato lo Stato come parte integrante dell’ordine divino, nel quale il fine terreno e il fine celeste si armonizzano reciprocamente. La dissociazione Stato – Chiesa è un’ infamia ideologica anti-cristiana, scaturita solo da chi vuole semplicemente mettere la Chiesa – la fede- ai margini della vita umana, individuale e sociale, fino a ridurle a un puro nulla, a una semplice espressività estetica o consolatoria di tipo privatistico. Ratzinger sostenitore di questa infamia è davvero di una ASSOLUTA MODERNITÀ, un campione incomparabile di FOLLIA MODERNISTICA. E i risultati della follia sono sotto gli occhi di tutti -se ci fossero ancora occhi per vedere! L’illuminismo- l’ideologia che prende il nome dai Lumi massonici, contrapposti alle tenebre chiesastiche, l’ideologia che prende religiosamente le sue mosse dallo gnostico monaco apostata Lutero e viene alla luce ufficialmente con il suo nome per opera del gesuita apostata Weishaupt di Baviera, l’ Illuminismo culturale di Diderot e di Voltaire – quello dell’ ” Ecrasez l’infame! – detto figliazione della Chiesa! E detto da Ratzinger il modernissimo! Certo, il modernissimo, figlio della sua Chiesa luterana e apostata ( in ritardo di 5 secoli) … Niente a che fare con il pensiero eterno della Chiesa di Cristo!

    E ci sono cattolici ben intenzionati che credono ancora alla panzana di Ratzinger grande teologo cattolico, ultima espressione vera della papauté!!! E lo rimpiangono!

    • Reginaldus scrive:

      mi raccomando, tanta attesa…

      • Reginaldus scrive:

        ma questa messa in attesa esagerata non è la prova che avete paura della contraddizione??? Forse perché mette a nudo le vostre magagne celebrative???

        • Squilpa scrive:

          Il cristianesimo ha storicamente tratto un immenso vantaggio dalla sua alleanza con lo stato.
          Oggi, si può forse consentirsi il lusso di storcere il naso e riscoprire la dignità di una fede che non sia “parte dell’ordinamento statale”, ma è un fatto che, da Costantino in poi, tale schema fece molto comodo. Più genericamente, il contubernio con lo stato non è stato mai assente dalle politiche vaticane : la “santa sede” ha sempre badato con estrema cura che il Tevere fosse stretto, come si suol dire.
          E’ poco generoso rinnegare oggi un atteggiamento perseguito con tenacia in ogni epoca della storia cattolica, sopra e sotto la superficie esterna delle cose. Inoltre, se si può , con cento forzature, trovare un apparentamento tra religione ed Illuminismo, è ancora più vero che le due posizioni divergono per molti altri fattori, forse più consistenti..

          • macv scrive:

            ha proprio ragione Squilpa : in questo i cattolici seri e gli atei si trovano d’accordo “se si si può , con cento forzature, trovare un apparentamento tra religione ed Illuminismo, è ancor più vero che le due posizioni divergono per molti altri fattori, forse più consistenti..”
            eh certo, molto più consistenti!!!
            Altrimenti non si capirebbe perché l’Illuminismo e la Massoneria, che dell’Illuminismo è stata l’occulta fonte, ( ricordate il Flauto Magico di Mozart? La regina della Notte, la bieca e cattiva madre-matrigna non era altri che .. la Chiesa Cattolica!) abbiano sempre preso come Nemico per excellence la Chiesa cattolica.
            se c’era così sintonia di principi e di idee tra Illuminismo e Chiesa cattolica non si capisce perché Voltaire lanciò la sfida “Ecrasez l’infame!
            va bene essere ignoranti della Storia delle Idee, va bene non avere memoria storica, va bene scrivere per il giornale delle èlite torinesi “illuminate” , ma a tutto c’è un limite! l’inciucio fede cattolica-illuminismo non c’è mai stato storicamente . e spero mai ci sarà. Anche se di “MOSTRI” ne abbiamo v isti tanti nella storia
            speriamo di non dover vedere questo!

          • Squilpa scrive:

            Il punto è (secondo me, si capisce) che la chiesa ha necessità si piazzare il proprio cappello su tutte le sedie: ciò le consente di restare sempre al centro dell’attenzione e del dibattito ed anche perchè così ognuno “ci può stare dentro a suo modo”, come scrisse qualcuno.
            A Napoli, vidi una volta una lapide dedicata a Giacomo Leopardi ,nella chiesa di san Vitale, il cui testo è un capolavoro di ambiguità ma che , letto frettolosamente, sembra alludere alla devozione del poeta. A leggere certe fonti, si direbbe che la chiesa abbia favorito l’unità d’Italia, che Copernico tolse la Terra dal centro dell’universo perchè era un canonico e che Robespierre faceva la comunione ogni mattina.
            Quante persone ,in un paese lasciato per secoli nell’ignoranza, vanno ad approfondire come stanno realmente le cose? L’importante è sollevare polvere..

          • Ilsanta scrive:

            Assolutamente daccordo.

          • gibici scrive:

            @Squilpa

            Gentile Signora, non si puo’ darle del tutto torto, ma le storture che Lei vede, a me e a centinaia di milioni di altri fedeli, anche di studiosi, non hanno fatto e non fanno lo stesso effetto che a Lei, perche’ guardano a tutto il bicchiere e non solo alla meta’ vuota. Faccio spesso una riflessione personale che verte sul fatto che sono tutt’altro che un buon cristiano, ma che, se non fossi cristiano, sarei peggio di quel che sono. Magra ma, secondo me, importante consolazione.

            Applicata alla chiesa come societa’ dei credenti e non come gerarchia a se’ stante, un’analoga riflessione mi permette di vedere in ogni tempo il pieno del bicchiere, che probabilmente supera la meta’ (media), come peso qualitativo. Sempre ci sono stati singoli e movimenti che hanno intrapreso cammini evangelici meravigliosi e che hanno reso quella testimonianza evangelica che ha convinto la gente e impregnato la cultura occidentale, annunciando il Vangelo attraverso i secoli.

          • Squilpa scrive:

            E come si può dire, caro amico, che , non essendo cristiani, saremmo peggio di quel che siamo? Potrebbe essere, certo, ma non possiamo esserne sicuri.
            La storia ricorda molte figure di uomini eccellenti in epoche o in società non cristiane, così come , specularmente, non sono mancati gli invasati della fede che hanno commesso atrocità in nome della stessa.
            Come Lei stesso dice, la medesima cosa si può dire di società cristiane ma non cattoliche : è difficile sostenere che gli evangelici o i valdesi, ad esempio, sono figure moralmente ambigue o peggiori cristiani perchè non fanno riferimento alle gerarchie ecclesiali.
            All’opposto, dobbiamo chiederci quanti aspetti ipocriti del nostro carattere nazionale e quanta immaturità derivano dall’avere scarsamente introiettato il messaggio del cristo, proprio per la pratica esteriore che la chiesa sembra facilitare.
            Non sono certa, insomma, che il clero cattolico, che si occupa per mestiere della direzione delle nostre anime, ci abbia davvero reso un buon servizio.

          • gibici scrive:

            @Squilpa
            Con me sfonda una porta aperta se dice che non cristiani o non cattolici possono essere, anche dal nostro punto di vista, sante persone, basti citare Gandhi e Martin Luther King. Ne’ ho parlato direttamente di gerarchie ecclesiastiche e neppure dell’Italia, bensi’ dell’emergere della santita’ nella Chiesa in tutti i secoli. L’emergere della santita’ e del desiderio in generale di riforma (conversione) in forme sempre diverse e’ derivato dal fatto che la Chiesa, negli ultimi secoli per noi la chiesa occidentale e poi quella cattolica, nonostante tutti i suoi difetti e quelli della gerarchia che la guidava, e’ riuscita a portare avanti nel tempo e nello spazio l’annuncio evangelico, di fronte al quale tutti ci sentiamo inadeguati. Sono comunque convinto, e ciascun credente lo e’, che l’attrattiva non deriva tanto dalla sublimita’ del messaggio, ma anche dal fatto che esso si sia continuamente incarnato in forme ordinarie e straordinarie nella vita sia dei santi canonizzati, sia in quella di innumerevoli e sconosciuti credenti.
            Il clero, cattolico e no, ha provveduto a strutturare il culto e a favorire una elementare conoscenza dell’annuncio cristiano, molto meno a guidare una vita pubblica conforme al vangelo o anche soltanto, talora, a fornire una testimonianza all’altezza delle esigenze evangeliche. Mi permetta pero’ di non entrare ora in questo complicato aspetto della storia cristiana.

          • gibici scrive:

            @Squilpa
            Dovevo completare la risposta, ma il commento e’ andato ad inserirsi a casaccio piu’ sopra. Volevo solo evidenziare il punto che puo’ permettere di comprendere la particolarita’ del messaggio cristiano: esso e’ il piu’ esplicito nell’indicare la Via, la Verita’ e la Vita. L’essere esplicito, per merito della Rivelazione divina, e’ un aiuto non indifferente sulla via del bene, ma non costringe nessuno e neppure impedisce che la giusta via venga seguita anche da altri non raggiunti da quel messaggio, con piu’ sforzo e – ceteris paribus – con piu’ merito. Tutti sono chiamati alla santita’ perche’ per tutti e’ la redenzione.

          • Squilpa scrive:

            Mi scuso, Gibicì,
            ma la mia risposta –postata due volte– non compare.
            Spero compaia almeno questo breve scritto!

          • Reginaldus scrive:

            e l’ “UOMO” che cosa ha tratto di vantaggio da questa ‘alleanza’? Confrontare il grande vantaggio che l’UOMO ha tratto dall’assenza – o volontà di negazione – di questa ‘alleanza’, con quello dell’UOMO risultante da questa questa stessa ‘alleanza’…. e poi ragionare…Per fortuna ora siamo di nuovo al punto di sperimentare dal nostro vivo i grandi effetti che sul nostro essere UOMO sta producendo la rottura di questa alleanza… C’ è già da stare allegri…

    • P.Danilo scrive:

      Reginaldus, condivido pienamente le prime (otto) righe del suo commento; le rimanenti no, in quanto personalmente non me la sento di criticare le idee “politiche” degli ultimi sommi pontefici. In ambito cattolico più nessuno conosce e riconosce la triade storico-cosmica: “Sacerdotium-Regnum et Ars”; sempre mi chiedo: come possa star in piedi il “Sacerdotium” (la testa) senza il “Regnum” (le gambe) e le “arti o corporazioni” (braccia) come si aveva ad esempio ai tempi della Cristianità-Europa. Mi rispondo: è tutta colpa di quella quarta casta che non si può nominare, la casta dei fannulloni, i cui membri si sono infiltrati in tutte le altre tre al fine di distruggerle. E ci sono quasi riusciti.
      Cordiali saluti, P.Danilo S.

      • Reginaldus scrive:

        caro Padre Danilo,

        grazie per le sue gentili osservazioni e felice per la parziale condivisione. Ma scusi se insisto, e non per amore di polemica o di attaccamento costi quel che costi alle mie idee: io non vedo affatto nelle idee al riguardo degli ultimi pontefici un carattere politico, sebbene uno prettamente religioso: del tipo di quello presente nel Sillabo di Pio IX quando condanna gli errori ‘politici’ del mondo moderno-liberale. Infatti quello di Pio IX è un giudizio politico – che come tale esula dalla competenza del carisma petrino – o un giudizio prettamente religioso, che riguarda il comportamento ‘morale’ della società umana? Come si fa, come espressamente dice il Ratzinger che come papa di quel carisma dovrebbe fare un retto uso, e obbligato, a sostenere che i ‘valori’ dell’ Illuminismo, quelli che si concentrano nella triade di Liberté Égalité Fraternité, siano riemersi – tornati alla Luce – dopo i secoli di abbandono e di spregio da parte della Societas Christiana – violenta e oscurantista – grazie all’opera della Nuova Ideologia, che per tale rivalutazione, deve essere detta essenzialmente cristiana? Liberté da ogni autorità – che non sia quella della Volonté Générale, e quindi da ogni autorità religiosa o ‘politica’ di derivazione religiosa; Egalité come distruzione di ogni Gerarchia di carattere sacro, essenziale all’armonioso articolarsi della società secondo il Disegno divino- eccezion fatta per le gerarchie dei Nuovi Poteri…; Fraternité, senza più alcun rapporto con la Paternità divina quale si è manifestata in Gesù Cristo, il primogenito di molti fratelli, ma caratterizzante esclusuiavamente il legame di ‘ sangue’ stabilito tra adepti della setta diabolo-massonica, che col nome di fratelli appunto si riconoscono…: questi i valori cristiani riaffermati dall Illuminismo??? Quei Nomi , presi materialmente identici dal vocabolario cristiano, per scagliarli come bestemmie contro il nome cristiano, sarebbero la prova del carattere cristiano dell’ Illuminismo???

        • Reginaldus scrive:

          caro padre Danuilo, deve avere pazienza, la mia risposta la potrà leggere quando decideranno i moderatori…. e per fortuna che siamo in tema di elogi all’ ILLUMINISMO! Chissà che sarebbe se fossimo qui ad elogiare l’ INQUISIZIONE!!!

  4. Marino scrive:

    Anche io sono rimasto affascinato da questa frase. Frase assolutamente campata per aria poi.

    Anzitutto dal 313 d. C. a oggi il cristianesimo è sempre stato religione di Stato qui o là per il mondo. Sembrerebbe quindi che, felice di essere smentito, il cristianesimo sia stato vissuto, insegnato, predicato contro-natura per circa 1800 anni dalla sua nascita.

    Quindi forse non è proprio così contro-natura il fatto che il cristianesimo calzi a pennello per essere religione e tradizione di Stato. E poi che senso ha dire che “il cristianesimo ha negato il diritto allo Stato di…”. Va bene, il cristianesimo avrà negato allo Stato tutto quel che si vuole, ma i cristiani non hanno certo negato un bel niente.

  5. stefano scrive:

    Come al solito Ratzinger ha detto una cosa assolutamente sensata che si rifà direttamente alle parole di Gesù a Pilato.
    Ma le persone senza sale nella zucca interpreteranno adesso quelle parole nel modo più insensato possibile.

    • Marino scrive:

      @Stefano
      Non mi sento certo chiamato in causa tra le persone “senza sale in zucca” cui si riferisce lei. Tuttavia, faccio umilmente notare, ci sono persone che dall’alto dei loro scranni dicono cose talmente ovvio da non dire assolutamente niente. Certamente Ratzinger si rifà al famoso “date a Cesare…”. E’ solo necessario calare il discorso di Ratzinger nel contesto storico è verificare quanto la massima evangelica sia stata rispettata ed applicata.

      • Stefano scrive:

        Veramente pensavo a “non avresti questo potere se non ti venisse dall’alto”.

  6. Alessia scrive:

    Per chi volesse approfondire:
    La recensione di Tornielli al libro di Massimo Borghesi
    http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/benedetto-xvi-borghesi-32770/
    Per un confronto:
    Voltaire papista. Quanto c’è di illuminismo nella dottrina di Benedetto XVI e quanto c’è di cristiano nel pensiero del filosofo francese. Si analizza il puntuto pamphlet di Vincenzo Ferrone “Lo strano illuminismo di Joseph Ratzinger”
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/17076

  7. pippo scrive:

    Credo che l’affermazione che l’illuminismo sia di origine cristiana sia un paradosso storico di Ratzinger per affermare una verità filosofica che il Nostro ha sempre sostenuto e cioè che nel cristianesimo la fede ha radici nella ragione.
    Se l’ ho intesa bene, sono anche d’accordo.

  8. peccatore scrive:

    Ratzinger onesto, delicato e sensato come suo solito.
    Il cristianesimo è l’unica religione razionale, fondata sui fatti, in cui la fede è luce (Lumen fidei) per leggere nelle trame della storia gli interventi di Dio. Fede e ragione sono strumenti che concorrono (senza farsi concorrenza) alla ricerca e scoperta della Verità.
    Dio fa tanti doni all’uomo e ogni creatura è un potenziale veicolo di Dio verso di noi e di noi verso Dio. L’errore è confondere il dono di Dio con Dio e idolatrare le creature, dimenticandosi il creatore. L’illuminismo non fa eccezione.
    Detto questo, faccio alcune considerazioni sullo spunto proposto da Andrea Tornielli.
    1)se è per dire che all’illuminismo non corrispondono gli “illuminati” che propalano il loro relativismo, direi che si travisa il pensiero di chi ha denunciato la dittatura in atto.
    2)se è per dire che l’illuminismo sano è un portato culturale proprio del cristianesimo, è una verità, nota alle migliori espressioni ecclesiali e ignota al laicismo più becero.
    3) se è per dire che il Concilio è “illuminista”, nel senso di quell’idolatria tipica dei laicume contemporaneo, beh ci andrei piano… per il bene del Concilio stesso.
    4)se è per denunciare un cristianesimo snaturato, incapace di fare i conti con la ragione per inseguire moralismi, sentimentalismi, fobie, legalismi e mode (compreso il modernismo), è l’ennesima conferma che senza la luce della ragione anche una fede può diventare “dea”, cioè “idolo”, generando superstizione come ogni idolatria.
    5)se il cristianesimo “illuminista” deve diventare “illuminato” come certi epigoni del secolo dei lumi, beh, non usiamo Ratzinger per far tacere la giusta denuncia sulla modernità (sull’economia, sull’avidità, sul materialismo, sul nichilismo etc etc) che ha accomunato tutti i Papi post conciliari, Francesco incluso. Dialogare non significa vendre la Verità per trenta denari…
    6)se è per tirare frecciatine alla tradizione, è un argomento che non mi interessa.

  9. Anna Rossi scrive:

    Egr. Dott. Tornielli,
    ma se siete voi, lei, la Stampa e tanti altri giornalisti, che quando vi fa comodo sottolineate, in modo insopportabile, le differenze tra Papa Benedetto XVI e Papa Francesco (umile, semplice, misericordioso, povero, ecc., che arriva al cuore della gente, una nuova primavera per la Chiesa, ecc.) , altre volte, invece, sempre perché avete in mente una vostra “idea” di pontificato sottolineate le continuità, accusando tutti gli altri così: «Con buona pace di coloro che concepiscono il cristianesimo come l’essere perennemente in trincea a combattere contro qualcuno e confondono buona novella ed evangelizzazione con il mostrare i muscoli reiterando quotidianamente le condanne e i divieti».
    Il suo articolo su Vatican insider che recensisce il libro di Borghesi va in questa direzione, come capirebbe chiunque. Non se ne può proprio più!.
    Cordiali saluti.

  10. Giovanni scrive:

    Meno male che questo era definito un Papa “oscurantista”!!!

  11. Squilpa scrive:

    Il cristianesimo ha storicamente tratto un immenso vantaggio dalla sua alleanza con lo stato.
    Oggi, si può forse consentirsi il lusso di storcere il naso e riscoprire la dignità di una fede che non sia “parte dell’ordinamento statale”, ma è un fatto che, da Costantino in poi, tale schema fece molto comodo. Più genericamente, il contubernio con lo stato non è stato mai assente dalle politiche vaticane : la “santa sede” ha sempre badato con estrema cura che il Tevere fosse stretto, come si suol dire.
    E’ poco generoso rinnegare oggi un atteggiamento perseguito con tenacia in ogni epoca della storia cattolica, sopra e sotto la superficie esterna delle cose. Inoltre, se si può , con cento forzature, trovare un apparentamento tra religione ed Illuminismo, è ancora più vero che le due posizioni divergono per molti altri fattori, forse più consistenti.

  12. Reginaldus scrive:

    sì, “l’illuminismo è nato im ambiente cristiano”, proprio perché doveva colpire al cuore l’ ambiente cristiano, la Societas Christiana e i suoi principi… ( come fa l’apostata che vuole distruggere la fede nella quale era nato). Per fare nascere la Moderna Società, quella che abbatte ogni interferenza di ordine cristiano, per fare nascere il nuovo culto della Dea Ragione, con le sue Celebrazioni Liturgiche, a cui sottomettere tutto il Nuovo Ordinamento Statuale… All’Autorità che discende da Dio e che è rappresentata dal suo Unto, si sostituisce l’Autorità che scende da un Nuovo Alto, l’Alto della Gerarchia Massonica, quella che si manifesta come Occhio Onniveggente sul Vertice della lor Piramide. La Volonté Générale di lor Signori Illuminati, spacciata al popolino inebetito come espressione della Sovranità Popolare! Manipolazione Diabolica, della quale non sappiamo ancora renderci conto, nonostante gli ORRORI perpetrati dalla prima entrata in vigore del Nuovo Ordine Mondiale, che tuttora sta distruggendo la vita di interi popoli! E noi cristiani abbiamo un papa (un papa?!?) che celebra i fastigi di simile operazione di inganno e di pervertimento e di riduzione in schiavitù!

  13. Ilsanta scrive:

    “contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato”

    Eh certo, e successe anche ad insaputa degli infallibili Papi …. “Toh guarda, ho un impero e dei sudditi … e da dove spuntano costoro?”

    “Ha sempre definito gli uomini, tutti gli uomini senza distinzione, creature di Dio e immagine di Dio, proclamandone in termine di principio, seppure nei limiti imprescindibili degli ordinamenti sociali, la stessa dignità.”

    Se però ogni tanto qualcuno sgarrava e si permetteva di andare contro l’illuminatissima Chiesa, si aprivano le porte delle carceri e si scaldava la carbonella … tutti creature ma alcuni più cotti di altri …

    • cuba_libre scrive:

      Da dove spuntano? Da una generosissima donazione di Costantino ….. peccato fosse falsa! Ecco perche’ fino ad un certo punto nessuno se ne era accorto!

  14. Reginaldus scrive:

    “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”,

    non vorrà dire:

    “date a Cesare quello che è suo – il tributo della moneta e quello che con esso si rappresenta – e a Dio…TUTTO, essendo Dio il Creatore di tutto, il POSSESSORE di tutto, e quindi non Tale da potergli opporre una Verità che non sia la Sua Verità, una ‘verità’ che ogni volta viene sanzionata dalle volontà parlamentari, in continua rivolta contro la Volontà di Dio???

    E l’affermazione di Cristo a Pilato: “il Mio Regno non è di questo mondo” non significa che il Suo regno non lo stabilisce certo con la violenza delle armi – come il Regno che Pilato rappresenta – , ma con la violenza delle nostre volontà – “violenti rapiunt illud” – che da Lui si lasciano attrarre, secondo il supremo desiderio del Suo Cuore: “quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”???

    Altro che separazione dei ‘regni’ , altro che razionalità della fede alla maniera illuministica, riproposta oggi – finalmente – dalla sedicente chiesa cattolica – di confessione massonica… (Separazione che non esiste nemmeno dall’altro versante, essendo la volontà del regno civile quelòla di sottomettere – e cancellare- il Regno di Cristo… Dall’ “Unam Sanctam” passati all’ “Unicum Imperium Caesaris”…

  15. Squilpa scrive:

    Il punto è (secondo me, si capisce) che la chiesa ha necessità si piazzare il proprio cappello su tutte le sedie: ciò le consente di restare sempre al centro dell’attenzione e del dibattito ed anche perchè così ognuno “ci può stare dentro a suo modo”, come scrisse qualcuno.
    A Napoli, vidi una volta una lapide dedicata a Giacomo Leopardi ,nella chiesa di san Vitale, il cui testo è un capolavoro di ambiguità ma che , letto frettolosamente, sembra alludere alla devozione del poeta. A leggere certe fonti, si direbbe che la chiesa abbia favorito l’unità d’Italia, che Copernico tolse la Terra dal centro dell’universo perchè era un canonico e che Robespierre faceva la comunione ogni mattina.
    Quante persone ,in un paese lasciato per secoli nell’ignoranza, vanno ad approfondire come stanno realmente le cose? L’importante è sollevare polvere.

  16. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Ahi ahi ahi Tornielli. Gli estrati valgono a ben poco, vanno letti nel contesto, c’è sempre una pars destruens e la pars costruens. Si finisce poi per far dire altro a chi lo dice e Joseph Ratzinger non lo merita.
    Quel brano estratto da Communio 200 “Europa e cristianesimo” e questa è la parte che segue e dice ben altro… :

    Con tutto ciò bisogna che le due parti [cristianesimo e illuminismo] riflettano su se stesse e siano pronte a correggersi. Il cristianesimo deve ricordarsi sempre che è la religione del logos. Esso è fede nel Creator spiritus, nello spirito creatore dal quale proviene tutto il reale. Proprio questa dovrebbe essere oggi la sua forza filosofica, in quanto il problema è se il mondo provanga dall’irrazionale, e la ragione non sia dunque altro che un “sottoprodotto”, magari pure dannoso, del suo sviluppo o se il mondo provenga dalla ragione, ed essa sia di conseguenza il suo criterio e la sua meta. La fede cristiana propende per questa seconda tesi, avendo cosi, dal punto di vista puramente filosofico, davvero delle buone carte dagiocare, nonostante sia la prima tesi ad essere considerata oggi da tanti la sola “razionale” e moderna. Ma una ragione scaturita dall’irrazionale, e che è, alla fin fine, essa stessa irrazionale, non costituisce una soluzione ai nostri problemi. Soltanto la ragione creatrice, e che che nel Dio crocifisso si è manifestata con aamore, può mostrarci la via. … … Nell’epoca dell’illuminismo si è tentato di intendere e definire la norme morali essenziali dicendo che esse sarebbero valide etsi Deus non daretur, anche nel caso Dio non esistesse. Nella contrapposizioni delle confessioni e nella crisi incombente dell’immagine di Dio, si tentò di tenere i valori essenziali della morale fuori dall contraddizioni e di cercare per loro un’ evidenza che li rendesse indipendenti dalle molteplici divisioni e incertezze delle varie filosofie e confessioni. Cosi si vollero assicurare le basi della convivenza e, più in generale, le basi dell’umanità. A quell’epoca sembrò possibile, in quanto le grandi convinzioni di fondo create dal cristianesimo in gran parte resistevano e sembravano innegabili. Ma non è più cosi. La ricerca di una tale rassicurante certezza, che potesse rimanere incontestata al di là di tutte le differenze è fallita. Neppure lo sforzo di Kant è stato in grado di creare la necessaria certezza condivisa. Kant aveva negato che Dio possa essere conoscibile nell’ambito della pura ragione ma nello stesso tempo aveva presentato Dio, la libertà e l’immoralità come postulati della ragione pratica, senza la quale, coerentemente, per lui non era possibile alcun agire morale. La situazione odierna del mondo non ci induce forse a pensare di nuovo che egli possa aver ragione? Vorrei dirlo con altre parole: il tentativo, portato all’estremo, di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio ci conduce sempre più sull’orlo dell’abisso, verso l’accantonamento totale dell’uomo. Dovremmo allora capovolgere l’assioma degli illuministi e dire: anchi chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus datetur, come se Dio ci fosse. Questo è il consiglio che gia Pascal dava agli amici non credenti; è il consiglio che vorremmo dare agli amici che non credono. Cosi nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgentemente bisogno. Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento nella storia sono uomini che attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano credibile Dio in questo mondo.”

     

    Ecco che allora, se letto nella sua interezza, se uno capisce, alla fine Ratzinger propone un cambio di paradigma, il vero illuminismo è quello cristiano che si fonda su tutta un’altra certezza.
    Ritengo dovuto riportare tutto ciò per dovuto rispetto alla finezza e profondita intellettuale e filosofica di Ratzinger e alla sua santità.
    Non abbiamo meritato questo “gigante” come Papa, non ne siamo stati degni.

    • peccatore scrive:

      Gentile Ubi humilitas,

      ringrazio per questa doverosa precisazione, che dice assai meglio di me quel che avevo tentato di dire nel mio precedente intervento sull’argomento.

      Non ne farei però una polemica con il nostro gentile ospite.

      E’ piuttosto un “sistema”, in cui lo pseudo-illuminismo ha fatto cadere le masse attraverso le idolatrie spacciate per “scienza”, “democrazia”, “libertà di informazione” e altre manfrinerie manipolatorie, per cui si parla le dittature hanno sempre potuto contare sul “condizionamento mediatico”.

      E’ per questo che un sacco di cattolici dovrebbe concludere ciò che ha concluso lei.

    • Ottimo Ubi,
      intervento perfetto.
      In Pace

    • PetrusLXXVII scrive:

      Ben detto. Non conoscevo il testo integrale, ma era più che evidente che chi ha pubblicato questo stralcio del discorso di Ratzinger era mosso da “finalità non meglio dichiarate”. Che il Signore benedica Benedetto XVI, un grandew dono per la Sua Chiesa.

    • Cherubino scrive:

      Mi spiace, ma la lettura contrapposta dei due brani che fa Ubi è errata. Ratzinger non contrappone Illuminismo e Cristianesimo (del resto il testo riportato da Tornielli è chiarissimo). Quando dice che l’Illuminismo ha una genesi cristiana ciò non vuol dire che poi ne abbia anche la forza e la generatività.
      Un conto è l’origine e la funzione, un altro è lo svolgimento e il destino ultimo di un sistema di pensiero. E l’Illuminismo paga la sua debolezza cedendo all’irrazionalità del sistema post-hegeliano, ossia nietzchiano e/o materialista (in tutte le salse che conosciamo).
      Bisogna quindi leggere bene proprio il testo citato e mal interpretato da Ubi: se il cristianesimo propende per un mondo proveniente dalla ragione trova nell’Illuminismo un alleato, anche se la immanenza antitrascendente del pensiero illuministico non regge alla prova dell’esperienza, la quale indica la nostra razionalità incapace di rendere conto della irrazionalità che pure sperimentiamo. Tale irrazionalità infatti trova risposta solo nella stoltezza della Croce, nella kenosi di un Dio che si spoglia di ogni attributo divino per mostrarne l’essenza, l’essere amore-dono infinito.

      • Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

        Guardi che sono lo stesso brano. Quella che riporta Torniella è la premessa iniziale….
        quella che riporto io è la considerazione finale di Ratzinger.
        Non voglio dire altro però. preche coi “circiter” andate sempre a parare dove dite voi.
        A me bastava rendere giustizia a Ratzinger per non veder travisato il suo pensiero con tagli ed estrapolazioni alla TdG.
        Buona notte.

        • Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

          Mi scuso: “Tornielli”.
          Dato che era già successo un’altra volta per errore di tastiera Tornielli potrebbe pensare lo faccia apposta. Mi scusi ma il digitare velocemente fa fare certi errori.

        • Cherubino scrive:

          era lei che faceva una tiratina d’orecchi a Tornielli:
          “Ahi ahi ahi Tornielli. Gli estrati valgono a ben poco, vanno letti nel contesto …”.

          Ora mi sembra che la citazione e le considerazioni di Tornielli sono del tutto calzanti e rispettose del contesto. Dunque quelle considerazioni positive di Ratzinger verso l’Illuminismo citate sopra non sono affatto “interpretazioni” di chi legge e meno positive perchè poi seguono delle ulteriori considerazioni.

  17. Reginaldus scrive:

    … comunque grazie dott. Tornielli delle citazioni di Ratzinger, già note ma qui provvidenzialmente riproposte: perché sia chiaro che tanto uomo non viene giudicato malevolmente per partito preso, ma esattamente in forza delle sue stesse parole, secondo il detto: ex ore tuo iudico te. L’elogio dell ‘illuminismo, creazione cristiana, fa il paio con l’elogio di Lutero, uomo di Dio… Davvero, dimmi le amicizie che coltivi, e ti dirò chi sei…

  18. Alessia scrive:

    Grazie a UBI. I testi decontestualizzati sono sempre un po’ ambigui. Il Signore benedica il Papa emerito in modo particolare oggi che è il giorno di San Giuseppe. E’ di grande conforto che Joseph-Benedetto sia ancora nostro compagno di viaggio su questa terra.

  19. Reginaldus scrive:

    UN RAPIDO SORVOLO:

    Illuminismo —rivoluzione francese— nazionalismi—guerre intereuropee– – colonialismo — Rivoluzione Bolscevica — due guerre mondiali, con bomba atomica a loro suggello- — guerra fredda — avvicendamento del potere multinazionale al posto del potere coloniale— mondialismo— guerre per l’esportazione della ‘democrazia’ (Iraq Afganisthan Tunisia Egitto Libia Siria Ucraina…)—crisi finanziaria — graduale abbattinento delle sovranità e dignità nazionali… TUTTO per l’instaurazione del GOVERNO MONDIALE…. In luogodell’ INSTAURARE OMNIA IN CHRISTO, l’ INSTAURARE OMNIA IN NOMINE ANTI-CHRISTI…. Ammazzete l’ispirazione cristiana dell’ Illuminismo!!!

    • cuba_libre scrive:

      Reginaldus.

      Sarebbe cosi’ cortese da spiegarmi per favore, cosa c’entrano, a parte la Rivoluzione Francese, tutti gli eventi che ha successivamente nominato, con l’Illuminismo? Sarà sicuramente dovuto a una mia limitatezza cerebrale, ma per quanto mi sforzi non riesco a trovare alcun nesso, anzi…. direi, per usare un neologismo, che si tratti di anti-illuminismo!

  20. Squilpa scrive:

    E come si può dire, caro amico, che , non essendo cristiani, saremmo peggio di quel che siamo? Potrebbe essere, certo, ma non possiamo esserne sicuri.
    La storia ricorda molte figure di uomini eccellenti in epoche o in società non cristiane, così come , specularmente, non sono mancati gli invasati della fede che hanno commesso atrocità in nome della stessa.
    Come Lei stesso dice, la medesima cosa si può dire di società cristiane ma non cattoliche : è difficile sostenere che gli evangelici o i valdesi, ad esempio, sono figure moralmente ambigue o peggiori cristiani perchè non fanno riferimento alle gerarchie ecclesiali.
    All’opposto, dobbiamo chiederci quanti aspetti ipocriti del nostro carattere nazionale e quanta immaturità derivano dall’avere scarsamente introiettato il messaggio del cristo, proprio per la pratica esteriore che la chiesa sembra facilitare.
    Non sono certa, insomma, che il clero cattolico, che si occupa per mestiere della direzione delle nostre anime, ci abbia davvero reso un buon servizio.

  21. gibici scrive:

    @ Squilpa
    Ho dimenticato di evidenziare il punto che puo’ permettere di comprendere la particolarita’ del messaggio cristiano: esso e’ il piu’ esplicito nell’indicare la Via, la Verita’ e la Vita. L’essere esplicito, per merito della Rivelazione divina, e’ un aiuto non indifferente sulla via del bene, ma non costringe nessuno e neppure impedisce che la giusta via venga seguita anche da altri non traggiunti da quel messaggio, con piu’ sforzo e – ceteris paribus – con piu’ merito. Tutti sono chiamati alla santita’.

  22. Reginaldus scrive:

    Resta da fare un’ultima osservazione, al dilà della polemica sulle parole di Ratzinger.

    La potenza dei ‘VALORI’ cristiani è tale che anche le rivoluzioni – ideologiche politiche e sociali- non si sono mai poture fare se non nel nome di quegli stessi VALORI. Per questo le Rivoluzioni sono potute prorompere solo in ambito di civiltà cristiana: Inghilterra, Francia. Russia…. Una controprova attuale ? Nei paesi di civiltà diversa, l’unica rivoluzione consentita a quei popoli è quella della FUGA disperata dai loro paesi, che non consentono loro- costitutivamente- nemmeno la possibilità o la speranza di una vita libera e dignitosa, e del cercare rifugio nei nostri, dove quella speranza e possibilità divengono concrete, nel nome cristiano, appunto, della accoglienza della solidarietà della fraternità! Peccato che questi ‘valori’, quando sono inalberati o invocati come puri nomi, privi ormai del tutto della lor linfa cristiana – che li ha generati – si ritorcano nel loro contrario, e il nostro destino è quello del ritorno alla pura barbaria, alla legge del più forte…Una Fallaci che strilla a difesa del suo Bel San Giovanni o della sua Basilica del Fiore, in nome di una tradizione cristiana priva di fede cristiana – lei si è sempre dichiata atea – non si accorge che pretende di mangiare ancora pere da un albero a cui ha tagliate le radici….

  23. Squilpa scrive:

    Gibicì,
    la Sua è una lettura ampiamente condivisa tra i fedeli cattolici ed è l’unica possibile quando si parta con un assetto emotivo favorevole all’Istituzione. Aprioristicamente favorevole, secondo la mia opinione : se,infatti, si pensa che vi fosse necessità di “strutturare il culto” e che il messaggio avesse necessità di essere continuamente incarnato in forme ordinarie e straordinarie, ebbene, allora non vi è che da celebrare la vicenda storica della teocrazia papale.

    La questione è assai complessa, naturalmente, ma io inclino a credere che dalla istituzionalizzazione professionale del messaggio, dall’esistenza di un clero di mestiere costituito da “specialisti del sacro”, ciò che si è guadagnato è più di ciò che si è perduto.
    Secondo il mio punto di vista, ciò che vi è di buono nel cattolicesimo c’è nonostante il cattolicesimo stesso , per così dire : mi pare il caso di affermare che il cristianesimo è nell’interesse dell’uomo universale (e può creare eroi), laddove il cattolicesimo esiste molto più nell’interesse della chiesa cattolica e del suo ampio e prestigioso personale e crea più facilmente sudditi e devoti che non campioni del messaggio del cristo.
    Ho cercato di essere stringata, ma l’argomento meriterebbe spazi più ampi : spero, nondimeno, di essermi fatta comprendere. Grazie.

  24. Reginaldus scrive:

    “TUTTO il genere umano è sotto la potestà di GESÙ CRISTO» .
    Né v’è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli. È lui solo la fonte della salute privata e pubblica: «NÉ IN ALCUN ALTRO È SALUTE, né sotto il cielo ALTRO NOME è stato dato agli uomini, mediante il quale abbiamo da ESSERE SALVATI» , è lui solo l’autore della prosperità e della vera felicità sia per i singoli sia per gli Stati: «poiché il BENESSERE DELLA SOCIETÀ non ha origine diversa da quello DELL’UOMO, la società non essendo altro che una concorde moltitudine di uomini»
    Non rifiutino, dunque, I CAPI DELLE NAZIONI di prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza all’impero di Cristo INSIEME COI LORO POPOLI, se vogliono, con l’incolumità del loro potere, l’incremento e il progresso della PATRIA.
    «Allontanato, infatti Gesù Cristo dalle LEGGI e dalla SOCIETÀ, l’ AUTORITÀ appare senz’altro come DERIVATA non da Dio ma DAGLI UOMINI, in maniera che anche il FONDAMENTO della medesima VACILLA: tolta la causa prima, NON V’È RAGIONE PER CUI UNO DEBBA COMANDARE E L’ALTRO OBBEDIRE. Dal che è derivato un generale turbamento della società, la quale non poggia più sui suoi cardini naturali» (Quas Primas,1925 Pio XI)

    —DOMANDA: È stato merito dell’illuminismo aver riproposto questo insegnamento originale del cristianesimo???

    Che ha da dire nello specifico Ratzinger papa nei confronti di queste parole di un suo predecessore, che si ricollegano a quelle di un suo predessore, Leone XIII, che si ricollegano quelle di Paolo in Rom.13,1 e finalmente a quelle di Cristo in Gv. 19,11???
    Io l’ermenuutica della continuità la vedo da PioXI a Cristo: non riesco a vederla tra tutti questi e ‘papa’ Ratzinger…Una ILLUMINAZIONE, please!

    • gibici scrive:

      @Reginaldus
      “…tolta la causa prima, NON V’È RAGIONE PER CUI UNO DEBBA COMANDARE E L’ALTRO OBBEDIRE. Dal che è derivato un generale turbamento della società, la quale non poggia più sui suoi cardini naturali»
      Non le sembra che questo insegnamento mentre si era gia’ installata la dittatura totalitaria in Russia e in Italia e stava per installarsi in altre nazioni avesse bisogno di qualche chiarimento per non essere completamente equivocato? Se poi si considerano i papi dell’ottocento sull’argomento, ci vogliono proprio i miracoli dell’ermeneutica della continuita’ per salvare qualcosa. Il Vangelo e san Paolo sono interpretati in modo molto unilaterale, per invitare all’obbedienza e non al buongoverno, che comunque negli stati pontifici non si sapeva che cosa fosse.
      Ci hanno insegnato che un buon pentimento nasce da esame di coscienza quanto piu’ possibile dettagliato. Questo vale anche per le societa’ e pertanto le richieste di perdono di quel sant’uomo di Giovanni Paolo II attendono ancora le dovute precisazioni.

      • Reginaldus scrive:

        gibici

        qui si discute dell’ ‘elogio dell’ illuminsmo’ in senso cristiano… il resto è un menar il can per l’ aia…

        • gibici scrive:

          Guardi che e’ stato lei a fare la genealogia dell’insegnamento pontificio pre-concilio per farlo risalire fino al vangelo. Forse non era cosi’ evangelico come pensa lei, almeno in molti importanti dettagli, ed era percio’ necessario aprire la finestra e cambiare aria. Se per lei questo e’ menare il can per l’aia, non ho niente da aggiungere, ma continuero’ a dire che voi tradizionalisti sbagliate nel non capire che “Ecclesia semper reformanda est”, perche’ deve sempre pentirsi e correggersi dei suoi peccati.

          • Reginaldus scrive:

            semper reformanda est… in vita, non in doctrina. Et in diebus istis deformata est et vita et doctrina!
            Amen.

          • gibici scrive:

            Lasciamo il latinorum e diciamo papale papale che anche la dottrina e’ spesso da riformare. Il nucleo intangibile della dottrina ne rappresenta solo una percentuale. Tutto il resto sono mezze verita’, che per l’altra meta’ sono non verita’. Questo e’ stato il problema di tutti i concili, che hanno sempre dovuto innovare, ed e’ stato il problema dell’ultimo che ha provocato scandalo tra chi non ne ha compreso la necessita’ per mantenere la Chiesa nell’ortodossia. Anche la pastorale, infatti, puo’ errare come conseguenza di una posizione non perfettamente ortodossa come quella del preconcilio.

  25. Sebastiano Busani scrive:

    Quando Benedetto XVI ( Joseph Ratzinger ) parla, bisogna fare silenzio e provare a capire. C’è solo da imparare. Probabilmente è vero, non lo abbiamo meritato come Pontefice.
    Benedikt Uber Alles!!

    • macv scrive:

      Giusto, ma per “provare a capire” bisogna pur leggere tutto il discorso come ha detto giustamente Ubi Humilitas , e non solo uno stralcio come ci ha presentato Tornielli. Altrimenti più che “capire” Benedetto lo si strumentalizza! Benedetto non è uomo da facili slogan ma da argomentazioni sottili e ed articolate .

  26. Reginaldus scrive:

    e chi lo ha detto che non ce lo siamo meritato il nostro Benedikt? Ce lo siamo meritato eccome, ci siamo meritati il meglio di lui, la sua saggezza di “PAPA NONNO”: una situazione da lui stesso creata a nostro conforto: davvero, in seine Einigkeit , eine Situation ueber alle andere!

  27. gibici scrive:

    Riprendo una citazione di Ludwig Wittgenstein riportata piu’ sopra da Macv e passata senza commenti:
    “Il cristianesimo non si fonda su una VERITA’ STORICA, bensì ci da’ una notizia ( storica) dicendo : adesso credi!. Ma non dice credi a questa notizia con la fiducia che spetta a una notizia storica, bensì: credi al di là di ogni ostacolo! E questo lo puoi fare solo come risultato di una VITA!
    Eccoti la notizia, ma non ti comportare verso di essa com verso un altra notizia storica. Fa’ che essa occupi nella tua vita un posto del tutto diverso!”
    Mezze verita’ e grosse inesattezze.
    Nulla di piu’ irreale del credere in base a una notizia non accertata relativa a duemila anni fa, per di piu’ impegnando la vita, l’unica che abbiamo. Era la pretesa dei conquistatori spagnoli: proclamare “la verita” (in una lingua ignota ai destinatari) e distruggere chi non l’accettava. La verita’ e’ che per chi crede la vita e’ messa in gioco completamente, ma “mezza” perche’ la messa in gioco descritta da W. e’ una buffonata.

    La grande inesattezza riguarda proprio il come si giunge alla fede. Quest’ultima e’ in continuita’ con la fiducia umana anche se va oltre. Se Wittgenstein che proveniva da un ambiente cattolico non sapeva definire meglio l’accesso alla fede e nessuno dei lettori ha trovato nulla da obiettare, e’ perche’ oggettificare nella conoscenza cio’ che avviene nell’esperienza interna non e’ automatico ne’ facile. Per semplificare mi fermo alla descrizione del cammino usuale. In una famiglia cristiana il bambino ha fiducia nei genitori e quindi accetta come affidabili le loro convinzioni religiose. Quando il suo mondo si espande deve trovare affidabile l’ambiente che continua a proporgli la fede. Quando un adulto riceve la fede e’ l’affidabilita’ di chi la presenta che gioca il ruolo primario. Ma questo non e’ tutto. La tradizione ci dice anche che la fede come virtu’ che ci unisce totalmente a Dio, ha bisogno dell’aiuto stesso di Dio. E questo aiuto puo’ agire impercettibilmente nell’animo o manifestarsi in modo travolgente come in s.Paolo e numerosi altri convertiti o in persone che hanno sperimentato in se stesse questo intervento. Se ci fosse solo il primo livello, quello della fiducia umana, non si andrebbe oltre i limiti di questa virtu’, comunque capace di muovere gli uomini anche a grandi sacrifici. Nulla comunque della richiesta di credere impegnando la vita con un affidamento immotivato. In questo senso la “fede cieca” e’ un’ errata idea romantica.

    Il cristianesimo si fonda o no su una verita’ storica? Si, perche’ se Gesu’ non fosse vissuto, morto e risorto vana sarebbe la nostra fede. Ma se un’attento studio del Nuovo Testamento, senza smentire nulla delle nozioni fondamentali, ci precisa meglio i significati e i contesti storici delle Scritture, meglio cosi’. Che la base storica della nostra fede non sia un’invenzione non si deduce solo (ma anche) dai documenti di duemila anni fa, bensi’ dalla ininterrotta testimonianza di santita’ che ci collega alla fonte da cui e’ iniziata duemila anni fa.

    • stefano scrive:

      Hai ragione gibici, la fede cieca non è fede, è fideismo. In verità la fede ci vede benissimo. Quando si parla di oscurità della fede, ciò è solo in riferimento al mistero oggetto di fede, il quale rimane oscuro quanto alla ragione, nel senso che la ragione non potrà mai pienamente comprenderlo, cioè contenerlo.
      Ma credere non è credere sulla fiducia, non sia mai! “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo”.
      Si crede in quanto si riconosce come vera una verità. Ora, questo riconoscimento può solo avviene per la testimonianza dello Spirito, cosa che conferisce a quella verità una certezza al di sopra di ogni dubbio e di ogni prova contraria.
      Quando una verità ci si presenta davanti, credere è riconoscere l’immagine di Dio in noi. Quindi, in ultima analisi, credere è credere sulla fiducia nella testimonianza di Dio.

      • gibici scrive:

        Caro Stefano,
        dici che si crede “sulla fiducia nella testimonianza di Dio”. E’ come la vecchia risposta, poiche’ Dio non puo’ ingannarci…
        Quella risposta e la tua non convincono per due ragioni. La prima che Dio, in genere, non ha parlato a me, quindi devo prima credere a qualche uomo che mi dia fiducia di riportare veramente le parole di Dio. La seconda e’ che non considerando con il dovuto peso la mediazione umana, che non e’ il tutto della fede cristiana, si squalifica anche l’intervento di Dio riducendo la fede alla conclusione di un sillogismo: se Dio ha parlato, credo. Questa conclusione frutto di sillogismo e’ fede umana.

        • Stefano scrive:

          Hai ragione, infatti sono stato ambiguo. Io non nego la mediazione umana (non potrei neppure dirmi cristiano), ma nego che una cosa sia vera solo perché mi fido di chi la dice. Io ho bisogno della mediazione, ma perché possa credere ho bisogno della testimonianza dello Spirito. Per es, io mi fido dei miei genitori, ma quanto alla fede non ho mai avuto i loro dubbi. Ancora, ciò che mi fa credere nella Chiesa non è la fiducia in questo Papa (che nutro), ma la verità del suo insegnamento. Questa, o la riconosci, oppure no, non la dai per scontata perché ti fidi.
          Quindi, non è che credo perché Dio mi parla, ma credo che Dio mi parla perché credo.

  28. Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

    Allora, ecco tutto il testo che è bello chiaro chiaro – a differenza del “taglio” alquanto “interessato”- sia nella premessa e sia nelle conclusioni (e che in realtà parlava del pericolo del tralasciare le radici cristiane come fondamento dell’Europa e della sua Costituzione) che sembrano molto diverse da quelle che ci vorrebbero fare intendere. Senza contare i commenti circiteristici di alcuni…

    Ci eravamo posti due domande: se la filosofia razionalista (positivistica) sia strettamente razionale, e di conseguenza universalmente valida, e se sia completa. Basta a se stessa? Può, o addirittura deve, relegare le sue radici storiche nell’ambito del puro passato, e quindi nell’ambito di ciò che può essere valido soltanto soggettivamente? Dobbiamo rispondere a tutte e due le domande con un netto “no”. Questa filosofia non esprime la compiuta ragione dell’uomo, ma soltanto una parte di essa, e per via di questa mutilazione della ragione non la si può considerare affatto razionale. Per questo è anche incompleta, e può guarire soltanto ristabilendo di nuovo il contatto con le sue radici. Un albero senza radici si secca. Affermando questo non si nega tutto ciò che questa filosofia dice di positivo e importante, ma si afferma piuttosto il suo bisogno di compiutezza, la sua profonda incompiutezza. E cosi ci troviamo di nuovo a parlare dei due punti controversi del preambolo della Costituzione europea. L’accantonamento delle radici cristiane non si rivela espressione di una superiore tolleranza che rispetta tutte le culture allo stesso modo, non volendo privilegiarne alcuna, bensì come l`assolutizzazione di un pensare e di un vivere che si contrappongono radicalmente, fra l’altro, alle altre culture storiche dell’umanità. La vera contrapposizione che caratterizza il mondo di oggi non e quella tra diverse culture religiose, ma quella tra la radicale emancipazione dell’uomo da Dio, dalle radici della vita, da una parte, e le grandi culture religiose dall’altra.
    Se si arriverà ad uno scontro delle culture, non sarà per lo scontro delle grandi religioni – da sempre in lotta le une contro le altre ma che, alla fine, hanno anche sempre saputo vivere le une con le altre -, ma sarà per lo scontro tra questa radicale emancipazione dell’uomo e le grandi culture storiche. Cosi, anche il rifiuto del riferimento a Dio, non e espressione di una tolleranza che vuole proteggere le religioni non teistiche e la dignità degli atei e degli agnostici, ma piuttosto espressione di una coscienza che vorrebbe vedere Dio cancellato definitivamente dalla vita pubblica dell’umanità e accantonato nell’ambito soggettivo di residue culture del passato. Il relativismo, che costituisce il punto di partenza di tutto questo, diventa cosi un dogmatismo che si crede in possesso della delinitiva conoscenza della ragione, ed in diritto di considerare tutto il resto soltanto come uno stadio dell`umanità in fondo superato e che può essere adeguatamente relativizzato. In realta ciò significa che abbiamo bisogno di radici per sopravvivere e che non dobbiamo perdere di vista Dio, se vogliamo che la dignità umana non sparisca.
    Il significato permanente della fede cristiana
    Questo é un semplice rifiuto dell`illuminismo e della modernità? Assolutamente no. Il cristianesimo, fin dal principio, ha compreso se stesso come la religione del logos, come la religione secondo ragione. Non ha individuato i suoi precursori in primo luogo nelle altre religioni, ma in quell’illuminismo filosofico che ha sgombrato la strada dalle tradizioni per volgersi alla ricerca della verità e verso il bene, verso l’unico Dio che sta al di sopra di tutti gli dei. In quanto religione dei perseguitati, in quanto religione universale, al di la dei diversi Stati e popoli, ha negato allo Stato il diritto di considerate la religione come una parte dell’ordinamento statale, postulando cosi la liberta della fede. Ha sempre definito gli uomini, tutti gli uomini senza distinzione, creature di Dio e immagine di Dio, proclamandone in termini di principio, seppure nei limiti imprescindibili degli ordinamenti sociali, la stessa dignità. In questo senso l’illuminismo é di origine cristiana ed é nato non a caso proprio ed esclusivamente nell’ambito della fede cristiana. Laddove il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato. Nonostante la filosofia, in quanto ricerca di razionalità – anche della nostra fede – sia sempre stata appannaggio del cristianesimo, la voce della ragione era stata troppo addomesticata. E stato ed é merito dell’illuminismo aver riproposto questi valori originali del cristianesimo e aver ridato alla ragione la sua propria voce. Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, ha nuovamente evidenziato questa profonda corrispondenza tra cristianesimo ed illuminismo, cercando di arrivare ad una vera conciliazione tra Chiesa e modernità, che é il grande patrimonio da tutelare da entrambe le parti.

    Con tutto ciò bisogna che le due parti [cristianesimo e illuminismo] riflettano su se stesse e siano pronte a correggersi. Il cristianesimo deve ricordarsi sempre che è la religione del logos. Esso è fede nel Creator spiritus, nello spirito creatore dal quale proviene tutto il reale. Proprio questa dovrebbe essere oggi la sua forza filosofica, in quanto il problema è se il mondo provenga dall’irrazionale, e la ragione non sia dunque altro che un “sottoprodotto”, magari pure dannoso, del suo sviluppo o se il mondo provenga dalla ragione, ed essa sia di conseguenza il suo criterio e la sua meta. La fede cristiana propende per questa seconda tesi, avendo cosi, dal punto di vista puramente filosofico, davvero delle buone carte da giocare, nonostante sia la prima tesi ad essere considerata oggi da tanti la sola “razionale” e moderna. Ma una ragione scaturita dall’irrazionale, e che è, alla fin fine, essa stessa irrazionale, non costituisce una soluzione ai nostri problemi. Soltanto la ragione creatrice, e che nel Dio crocifisso si è manifestata con amore, può mostrarci la via. Nel dialogo, cosi necessario, tra Iaici e cattolici, noi cristiani dobbiamo stare molto attenti a restare fedeli a questa linea di fondo: a vivere una fede che proviene dal logos, dalla ragione creatrice, e che è perciò anche aperta a tutto ciò che é veramente razionale. Ma a questo punto vorrei, nella mia qualità di credente, fare una proposta ai laici. Nell’epoca dell’illuminismo si è tentato di intendere e definire la norme morali essenziali dicendo che esse sarebbero valide etsi Deus non daretur, anche nel caso Dio non esistesse. Nella contrapposizioni delle confessioni e nella crisi incombente dell’immagine di Dio, si tentò di tenere i valori essenziali della morale fuori dalle contraddizioni e di cercare per loro un’ evidenza che li rendesse indipendenti dalle molteplici divisioni e incertezze delle varie filosofie e confessioni. Cosi si vollero assicurare le basi della convivenza e, più in generale, le basi dell’umanità. A quell’epoca sembrò possibile, in quanto le grandi convinzioni di fondo create dal cristianesimo in gran parte resistevano e sembravano innegabili. Ma non è più cosi. La ricerca di una tale rassicurante certezza, che potesse rimanere incontestata al di là di tutte le differenze è fallita. Neppure lo sforzo di Kant, seppure immane, è stato in grado di creare la necessaria certezza condivisa. Kant aveva negato che Dio possa essere conoscibile nell’ambito della pura ragione ma nello stesso tempo aveva presentato Dio, la libertà e l’immoralità come postulati della ragione pratica, senza la quale, coerentemente, per lui non era possibile alcun agire morale. La situazione odierna del mondo non ci induce forse a pensare di nuovo che egli possa aver ragione? Vorrei dirlo con altre parole: il tentativo, portato all’estremo, di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio ci conduce sempre più sull’orlo dell’abisso, verso l’accantonamento totale dell’uomo. Dovremmo allora capovolgere l’assioma degli illuministi e dire: anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus datetur, come se Dio ci fosse. Questo è il consiglio che già Pascal dava agli amici non credenti; è il consiglio che vorremmo dare agli amici che non credono. Cosi nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgentemente bisogno. Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento nella storia sono uomini che attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano credibile Dio in questo mondo.”
    La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui, ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto la porta all’incredulità. Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da li la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio puo far ritorno presso gli uomini. Abbiamo bisogno di uomini come Benedetto da Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, sprofondo nella solitudine più estrema, riuscendo, dopo tutte le purificazioni che dovette subire, a risalire alla luce, a ritornare e a fondare Montecassino, la città sul monte che, con tante rovine, mise insieme le forze dalle quali si formò un mondo nuovo. Cosi Benedetto, come Abramo, divento padre di molti popoli. Le raccomandazioni ai suoi monaci poste alla fine della sua Regola, sono indicazioni che mostrano anche a noi la via che conduce in alto, fuori dalle crisi e dalle macerie. “Come c’e uno zelo amaro che allontana da Dio e conduce all’inferno, cosi c’e uno zelo buono che allontana dai vizi e conduce a Dio e alla vita eterna. E a questo zelo che i monaci devono esercitarsi con ardentissimo amore: si prevengano l’un l’altro nel rendersi onore, sopportino con somma pazienza a vicenda le loro infermità fisiche e morali. .. Si vogliano bene l`un l’altro con affetto fraterno… Temano Dio nell’amore. ._ Nulla assolutamente antepongano a Cristo il quale ci potra condurre tutti alla vita eterna” (capitolo 72).”

    E’ grande la nettezza e finezza intellettuale logica e filosofica di Joseph Ratzinger, ma ancor più grande è la Sua fede. Ripeto, un gigante in un epoca di nani, non lo abbiamo meritato come Papa, non ne siamo stati degni.

    • macv scrive:

      Bravo Ubi Humilitas !!!, ma tu credi veramente che la gente legga tutta questa
      intelligentissima e raffinatissima prosa? Sei un idealista , un utopista allora!
      oggi la gente va per slogan , facili e semplici! Non vuol pensare , riflettere, far fatica!
      Da questo blog si apprende che “Ratzinger fa l’Elogio dell’Illuminismo” E’ uno slogan facile , semplice. Leggersi TUTTA la sua prosa è più difficile e faticoso.
      Non ti sei chiesto perchè questo Papa Francesco vada tanto di moda e piaccia così tanto? Ma è semplice : perchè parla per slogan!
      Semplici, facili, anzi semplicistici e demagogici : la Chiesa povera, le periferie esistenziali, i cardinali carrieristi, i fedeli ipocriti, le suore zitelle acide, i cattolici tradizionali cattolici da salotto o da pasticceria, i buoni da una parte i cattivi dall’altra, come nei film.
      Facile , semplice , non complesso, magari falso ma che importa?
      se pure falso è un falso di successo!
      come diceva un famoso gesuita del 1600 “le parole servono a NASCONDERE
      il pensiero”

      • Ubi humilitas, ibi sapientia. scrive:

        Macv, sono idealista utopista e pure cattolico. E ho voluto rendere onore alla verità e al merito di Ratzinger-Benedetto XVI che è ancora in Vaticano da Papa, seppur emerito.
        Detto questo però non posso tacere sul fatto che le contrapposizioni che pone lei non mi piacciono.
        Penso che Papa Francesco non parli per slogan ma con semplicità, anche se ammetto che troppa semplicità a volte nuoce, specialmente per colpa di un mondo dei media troppo interessayo a tirare acqua al suo mulino. Altresì tengo a precisare che parlare di “chiesa povera, le periferie esistenziali, i cardinali carrieristi” è cosa buona. Come non ho alcuna remora a dire che del Papa non condivido certi giudizi trancianti e poco meditati che poco si addicono al suo ruolo e alla sua persona. Essendo cattolico mi sento libero di dissentire su tutto ciò che non è Parola di Dio, Dogma o Magistero, pur facendolo col dovuto rispetto e in spirito di filiale obbedienza.

      • cuba_libre scrive:

        @ Ubi

        Ho letto la sua lunga riflessione e devo dire che si presta a delle considerazioni interessanti, anche se prima di cimentarmi in una risposta organica dovrei leggerla piu’ di una volta, onde evitare di trarre conclusioni errate.
        Purtuttavia, vi sono due cose su cui credo poter dire la mia fin da adesso: sono del tutto d’accordo che molti del relativismo ne hanno fatto una loro religione con tanto di dogmi contrapposti a quelli religiosi; ma diro’ di piu’: molte filosofie materialiste si sono evolute traendo la loro linfa vitale, dall’essere visuute in senso dogmatico: pensiamo al marxismo per esempio: ma questo non vuol dire che il pensiero marxista originario fosse questo, anzi: Marx non pretese MAI che il suo pensiero venisse elavato a sistema di potere non suscettibile di alcuna revisione o critica. Kant purtroppo non lo conosco ma mi fido di lei.
        La seconda e’ che mi viene un po’ difficile seguire l’insegnameto di pascal secondo il quale anche chi non riesce ad accettare l’esistenza di Dio si dovrebbe comportare come se Dio vi fosse. Guardi, senza saper ne’ leggere ne’ scrivere (leggasi: senza che io conosca il Pascal filosofo, ma solo lo scienziato) questa consiedrazione la feci scrivendo su un altro blog di natura opposta a questo ossia laico per definizione: mi e’ statao risposto: e chi l’ha detto che solo Gesu’ possa dare la salvezza? perche’ uno che vive sccondo i dettami del rispetto del prossimo deve per forza riconoscersi in Gesu’ e non per esempio in un altro dio o nella propria ricerca?
        Non le nascondo che la cosa mi ha messo in difficoltà perche’ le cose che uno deve trasmettere devono tener conto di chi si ha davanti e non sempre e’ facile!
        saluti

    • gibici scrive:

      @Ubi…
      ammiro il fervore, ma non vedo la concisione che aiuta a esporre chiaramente le tesi sostenute.
      Il problema dell’ispirazione cristiana degli stati e del riconoscimento delle loro radici originarie non mi sembra che nasca dal relativismo, modernismo, americanismo, indifferentismo e da tutte le astrazioni che di volta in volta sono state proposte come scorciatoia per evitare di approfondire il problema della scristianizzazione. Se non possiamo costringere nessuno a credere, neppure possiamo aspettarci che una societa’ in maggioranza di non credenti accetti di ispirarsi ad un passato credente. Piuttosto dovremmo chiederci se, invece di preoccuparci tanto del livello politico, abbiamo fatto non solo il possibile, ma almeno il dovuto ai livelli inferiori, ai quali secondo il principio di sussidiarieta’ saremmo tenuti ad intervenire.
      La risposta e’ purtroppo “neanche per sogno!”, perche’ il problema non si pone neppure, a causa della completa ignoranza tra i cattolici del principio di sussidiarieta’ di cui si sciacquano la bocca.
      Qualche esempio. Sotto Natale e’ stato pubblicato su Vatican Insider un intervista di un missionario delle Filippine che descriveva la situazione tragica di migliaia di bambini abbandonati a causa del tifone, senza cibo e rifugio, vittime della fame e di malattie e preda di trafficanti del sesso e forse di organi. Possiamo essere sicuri che la notte di Natale anche per loro non c’era posto tra i “fedeli-infedeli” delle nostre chiese, dove, chiuse le porte si e’ tranquillamente festeggiato, senz’altro inserendo nella preghiera per i fedeli un’ invocazione al Signore per le vittime del ciclone: ci pensi Lui. In un angolino delle mura vaticane le suore di Madre Teresa hanno chiesto l’autorizzazione ad aprire un piccolo centro d’accoglienza per i senza tetto, ai quali nessuno, entrando o uscendo dallo “Stato della Chiesa”, avrebbe prestato attenzione se non per dare, talora, una monetina. Eppure e’ la diocesi del papa: bell’esempio. Gli stati del primo mondo hanno deciso qualche anno fa di dimezzare il numero degli affamati presenti sul pianeta entro il 2015 (chissa’ perche’ l’altra meta’ avrebbe dovuto aspettare) e a questo fine si sono proposti di dedicare lo 0,7% del loro bilancio. Purtroppo la percentuale che di fatto e’ stata dedicata e’ stata molto inferiore, per l’Italia, mi sembra, dello 0,2 %. Chi ha visto tra le chiese cattoliche dei vari paesi una qualche iniziativa, non dico per coprire il deficit, ma almeno per autoorganizzarsi per raccogliere quanto sarebbe spettato ai loro membri e magari prevedere di aggiungere qualcosa per la meta’ abbandonata.
      Non mi si parli della Caritas. Meglio che niente, ma poco piu’ di un simbolo, che non ha che una proporzione vergognosamente bassa con le potenzialita’ economiche dei fedeli.

      • cuba_libre scrive:

        Impeccabile come sempre caro Gibici. Purtroppo c’è troppa gente che non VUOLE vedere la realtà, perche’ troppo impegnativa da affrontare e che si crogiola in discorsi filosofici di dubbio profilo.

        Una considerazione per UBI: lei ha detto (testualmente) che si definisce idealista, UTOPISTA e pure cattolico! Non crede che questa sua frase sia una contraddizione vivente? Come puo’ un cattolico, ossia uno che segue rigorosamente un credo basato su dottrine altrettanto rigorose (a cui lei appartiene, visto che dice che dissente dai Dogmi) essere UTOPICO? Utopia per definizione e’ un qualcosa che viene si’ proposto come modello e ideale da seguire, ma che NON trova alcun riscontro nella realtà! Un esempio classico e’ l’anarchismo.

  29. gianrico scrive:

    Non per niente Dio creò la luce