Nostalgie per i Papi “distanti”

«Dei precedenti pontefici percepivo che erano diversi da me. In Francesco non colgo il senso del sacro». Sono parole usate da Alessandro Gnocchi, scrittore e giornalista, in una lunga intervista con Stefano Lorenzetto pubblicata su «Il Giornale». Il giornalista, insieme a Mario Palmaro (scomparso dopo una lunga malattia alla vigilia dell’uscita del libro) e a Giuliano Ferrara, ha appena firmato il saggio «Questo Papa piace troppo» (Piemme). Un volume dove vengono raccolti, tra l’altro, gli articoli critici verso Francesco che Gnocchi e Palmaro hanno pubblicato sul «Foglio» nell’ultimo anno.

Mi vorrei soffermare su quelle parole, peraltro non nuove come critica: se non ricordo male, proprio su «Il Foglio» – il quotidiano che si è ritagliato in questi mesi il ruolo di principale oppositore del pontefice argentino – a parlare di «mancanza di distanza» tra il Papa e la gente era stato già Mario Sechi in un lungo e argomentato articolo.

Mancanza del senso del sacro, mancanza di diversità da noi. In altre parole, troppa vicinanza. Francesco è un Papa che annulla le distanze. Ho pensato e ripensato a queste osservazioni critiche. Trovo debolissima l’argomentazione secondo la quale certe piccole innovazioni di stile o certe decisioni porterebbero con sé una sorta di giudizio negativo sui predecessori. La continuità di una tradizione vivente qual è quella della fede cattolica (mai sclerotizzabile, pena la sua riduzione ideologica) riguarda per l’appunto il contenuto della fede, non gli stili di vita o gli atteggiamenti. In nome della perfetta continuità il Papa non avrebbe mai dovuto abbandonare la sedia gestatoria e i flabelli, o meglio, in realtà non avrebbe mai dovuto usarli (non mi sembra di ricordare che se ne parli, a proposito di Pietro nei Vangeli).

Dunque non sono d’accordo con Gnocchi quando afferma – ad esempio – che l’essere rimasto a vivere a Santa Marta di Francesco rappresenta implicitamente un giudizio negativo su tutti i predecessori residenti nell’appartamento pontificio del palazzo apostolico. Non ho nulla contro l’appartamento pontificio, non mi disturbava che i papi lo abitassero, così come non mi disturba che oggi Francesco viva in un luogo che avverte più consono a sé.

Ma la riflessione che volevo proporvi riguarda un po’ più a fondo il tema della mancanza di «distanza». I cristiani professano la fede in un Dio che facendosi uomo ha annullato ogni distanza. Un Dio che si è incarnato, è stato un neonato venuto al mondo in circostanze alquanto precarie, con buona pace di quanti – talvolta per giustificare l’alleanza tra capitalismo e cristianesimo così cara a certi ambienti neocon d’Oltreoceano – contrastano continuamente l’idea di Gesù «povero», temendo di dover mettere in discussione gli unici veri dogmi considerati rivelati e indiscutibili oggi, quelli relativi all’attuale sistema economico finanziario.

Ebbene, se Dio ha annullato ogni distanza, se si è fatto uomo nascendo nella precarietà, se è stato un neonato totalmente dipendente dalle cure di un padre (putativo) e di una madre, se si è fatto abbracciare… se tutto questo ha fatto Dio, perché l’ideale per l’autorità umana nella Chiesa dovrebbe essere quello della «distanza»? È vero, come ricorda Gnocchi, il Papa «è un re». Ma è un re la cui regalità è modellata su quella del Nazareno, non su quella di Cesare Augusto, di Costantino, di Carlo Magno, di Francesco Giuseppe. E quale fosse la regalità di Gesù, lo leggiamo nei Vangeli (che non sono testi post-conciliari inficiati di teologia della liberazione marxisteggiante) cioè in quelle pagine dove si parla di umiltà, di servizio, di vicinanza, di amore. Di un Gesù che si commuove, che ha pietà della vedova di Nain e le dice «donna, non piangere!» prima di risuscitarle l’unico figlio appena morto.

Se Dio fattosi uomo ha detto esplicitamente che colui che vuole essere grande deve farsi piccolo, e ha mostrato questo ai suoi apostoli nell’ultima cena lavando loro i piedi, cioè facendosi servo, perché mai l’ideale per l’autorità del prete, del vescovo e pure del Papa – pastore universale perché vescovo di Roma, la Chiesa che presiede nella carità – dovrebbe essere quello della «distanza»? Perché il Papa non dovrebbe chinarsi, abbracciare, consolare, essere tenero con i più piccoli e i sofferenti (come Gesù nel Vangelo)? Perché non dovrebbe essere accessibile? Perché il modello immutabile dovrebbe essere quello del principe e non quello del servo?

«Chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve». Questo è il programma dettato con l’esempio prima ancora che con la parola da Gesù di Nazaret. Forse sarebbe utile non confondere le pur legittime preferenze per certe forme e stili che via via lungo la sua storia travagliata il papato ha assunto con la centralità del messaggio evangelico. Che in quanto a «distanza» (o meglio, ad assenza di «distanza») a me pare inequivocabile.

Infine, quanto alla diversità, personalmente percepisco ogni giorno che Francesco è «diverso da me» (per usare l’espressione di Gnocchi): vorrei avere un centesimo della sua fede, della sua misericordia, della sua capacità di annunciare il Vangelo in modo semplice e profondo, della sua pace, della sua gioia e della sua capacità di perdonare e di abbracciare chi soffre.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

147 risposte a Nostalgie per i Papi “distanti”

  1. cuba_libre scrive:

    La Fede non si misura con il metro, quindi con la vicinanza o con la lontananza: la Fede o la si percepisce o non la si percepisce.

    Certo, la “distanza” che esisteva fra certi papi con la loro “cattedraticità” e le condizioni oggettive in cui nacque e visse Gesu’ non aiutava di certo chi si vuole avvicinare alla Fede e al messaggio evangelico.

    A chi rimprovera questo papa di non interpretare tale messaggio secondo il magistero affidatogli, vorrei chiedere se non e’ dipeso forse da una certa interpretazione del Magistero e soprattutto dalle modalità con cui e’ statao portato avanti in passato, il fatto che la gente si sia via via allontanata progressivamente dal Cristianesimo. E non parlo del cattolicesimo con i suoi scismi remoti o meno che siano.

  2. Carolus scrive:

    Non mi soffermo su tutto il post, ma solo su un concetto.
    Il dott. Tornielli afferma: “non sono d’accordo con Gnocchi quando afferma – ad esempio – che l’essere rimasto a vivere a Santa Marta di Francesco rappresenta implicitamente un giudizio negativo su tutti i predecessori residenti nell’appartamento pontificio del palazzo apostolico. Non ho nulla contro l’appartamento pontificio, non mi disturbava che i papi lo abitassero, così come non mi disturba che oggi Francesco viva in un luogo che avverte più consono a sé”.
    A me pare che come osservazione sia piuttosto ingenua. Quello che conta, infatti, non è l’opinione della persona colta, del laureato in greco, del giornalista, dell’uomo di cultura che ragiona con acume e sottigliezza, che opportunamente distingue piani diversi. Quello che conta è invece l’impressione del novanta per cento del mondo; quel novanta per cento che non legge alcunché, che guarda solo la tv, che magari trae le informazioni dalle trasmissioni della Panicucci, della D’Urso o simili). E direi che è ovvio che questo novanta per cento si domanda: bisognava aspettare il 2013 per avere un papa che non abita più in un “palazzo d’oro”, ma in un normale pensionato? Donde, la critica implicita ai predecessori.

    • stefano scrive:

      Carolus, anch’io non faccio le stesse scelte che facevano i miei genitori, ma questo non implica una critica nei loro riguardi. A meno che io non nutra verso di loro un mal celato livore.
      Ognuno deve essere libero di fare le sue scelte nella contingenza del tempo che vive e secondo la sua particolare sensibilità.
      Se poi il Papa facesse le sue scelte avendo come obiettivo ciò che gli altri devono pensare di lui, non solo non sarebbe libero – il che già basta – ma contravverrebbe al comando evangelico “il tuo parlare sia sì-sì, no-no”. Il Papa non si deve preoccupare di cosa pensa la gente quando lui è sé stesso, perché a quello penserà lo Spirito Santo (e il suo nemico).

      • Carolus scrive:

        Stefano, non hai ahimé per niente colto il mio ragionamento.
        Io ho parlato non dell’impressione che dalle scelte del papa trae il signor Tornielli, né di quella che ne trai tu, che segui un blog di riflessione e approfondimento, bensì (con tutto il rispetto) della impressione che dalle scelte del papa trae la parrucchiera che legge settimanali nazional-popolari e guarda la D’Urso la domenica pomeriggio.

      • stefano scrive:

        A maggior ragione, mio caro Carolus, la nostra non è mica una religione per femminucce. Non si illuda comunque sul fatto che la parrucchiera che guarda la D’Urso saprebbe cogliere la differenza con un Francesco più austero. Noterebbe solo una diversità di format. Nell’ottica della fiction non serve il discrimine. E lei sicuramente concorda con me che la Chiesa non deve finire nello zapping di Sky insieme a tutti gli altri programmi.
        Per evitare questo pericolo è bene pure rinunciare a qualche orpello; e chissà che Francesco non abbia archiviato i modi di Pio XII proprio per non alimentare nell’immaginario della parrucchiera l’impressione di un reality. Non escludo che oggi come oggi quello sarebbe l’effetto.
        In ogni caso, lo spirito soffia dove vuole, e non darei così per scontato che tutte le parrucchiere d’Italia prediligano ancora i programmi trash. Al contrario, non sarei per niente sorpreso se molte di loro già accendono l’apparecchio la Domenica all’ora dell’Angelus.

        • Carolus scrive:

          Caro Stefano, mi pare che tu mescoli le carte gettando fumo negli occhi, così uno perde di vista il discorso originario.
          Discorso originario che era: secondo Gnocchi, aver trasferito la residenza dal palazzo apostolico a Santa Marta, fa sì che implicitamente il gesto del papa sia avvertito come “denuncia” di una scelta sbagliata dei predecessori; secondo Tornielli non è così.
          Io dico semplicemente: è ovvio che papa Francesco NON ha scelto di trasferirsi in polemica con i predecessori; ed è altrettanto ovvio che nelle sue parole non si trova, né si troverà qualche accenno che possa incrinare l’immagine dei suoi predecessori (nelle sue parole ho detto…). Questo, ripeto, è pacifico. Ma ciò che volevo sottolineare è che la gente semplice (che fino a prova contraria costituisce la stragrande maggioranza della popolazione) non è in grado di sottili distinzioni e profondi ragionamenti. Vede un papa che faceva A e un altro che fa B e dice: è meglio B, quindi A faceva male; quindi B è “bravo” e A era “cattivo”. Questo è ciò che pensa la persona della strada. Può farci piacere o meno, può essere giusto o meno, ma è così.
          Dunque, concludo, a mio modo di vedere papa Francesco compie gesti troppo bruschi, le cui conseguenze vanno molto al di là di quanto lui si aspetta. Questo significa essere incauti. E un papa non può essere incauto.

          • Catechista scrive:

            Se si dovesse considerare cosa pensano le singole persone della strada riguardo alla decisione del Papa di abitare a Santa Marta, non se ne uscirebbe, poichè quot mentes tot opiniones. In questo modo nessuno potrebbe mai fare qualcosa di diverso dai predecessori. Io penso che il Papa, i Vescovi e tutti i cristiani debbano essere coerenti con la Parola di Dio. E devono essere giudicati dalla Parola di Dio. Poi ognuno può pensarla come vuole. Se poi in tv o sui media passano altri messaggi è per ignoranza del Vangelo o perchè si vuole far passare altro. Ma questo non è un problema del Papa. Gesù dice: Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti. A me preoccupa di più che a non capire o a far finta di non capire siano questi signori che si definiscono cattolici.

          • Ester Consalvi scrive:

            Caro Stefano, non so dove viva lei, io a Milano e ogni volta in cui sento nominare Papa Francesco dal giornalaio o dal parrucchiere, dal salumiere o dal barista è sempre la solita litania: questo sì che è un vero Papa non come quelli prima di lui che vivevano nel lusso, con il crocifisso e l’anello d’oro, che se ne stavano per i fatti loro e se ne infischiavano della povera gente, etc. etc. etc.
            Un vero supplizio.

        • cuba_libre scrive:

          Carolus

          Si immagina se le grandi innovazioni che hanno contraddistinto i vari tempi si fossero fatte, con i timori che espone lei? Penso che saremmo ancora ai tempi dei servi della gleba! Se la parrucchiera non riesce a cogliere al volo il vero significato di un evento, sarà il tempo (che per me e’ galantuomo) a darle adeguata risposta: non si puo’ pretendere che tutti capiscano al volo e subito, e d’altronde le cose che devono andare fatte, vanno fatte, anche in maniera traumatica se necessario!
          Si ricorda lo “scandalo” di Papa Giovanni che oso’ ricevere in Vaticano la figlia e il genero di Krusciov, l’allora leader sovietico? Il gesto suscito’ critiche a non finire entro il Vaticano, specialmente da parte di quel mentecatto di Ottaviani. Papa Giovanni se ne infischio’ delle critiche e ricevette i due coniugi come una qualsiasi coppia, pur sapendo che aveva davanti due non-credenti.
          La storia diede a lui ragione: qualche mese prima Papa Giovanni aveva dato un contributo determinante nel disinnescare la crisi di Cuba che stava portando il mondo sull’orlo dell’olocausto nucleare, e la visita della figlia di Krusciov (non poteva andarci suo padre direttamente, i tempi non erano anora maturi) andava proprio nella direzione di una normalizzazione e di disgelo dei rapporti fra mondo laico e mondo cristiano.
          C’era anche allora qualche parrucchiera che non capi’ quel gesto? Penso proprio di si’, ma non penso fosse determinante.

          • Davide scrive:

            Si vergogni. Definire “mentecatto” il cardinale Ottaviani per lei è una cosa da vero cattolico, suppongo…

          • Diakrisis scrive:

            Che commenti farfugliate, se non è successo quello
            lo dobbiamo al gesto di quell’altro?
            Strumentalizzazioni giornalistiche, pubblicità. L’informazione è ricca di questi epiloghi, gli intrighi
            di palazzo non te li sveleranno di certo e tutti ad abboccare! Dalla storia condita di pietismi e
            conquista della pace con relativi trattati economici privati. Che mi importa dove risiede, dove non è è importante solo per lui, per fare quello che gli pare, Anche se non sta a palazzo ha tutto quello che gli serve, non dimostra un bel niente.
            Cambia solo quello che è manifesto, mentre quello
            che è sommerso rimane come è.
            Anzi per il consenso stravolge perfino le Scritture,
            tanto chi se ne accorge se state tutti in ginocchio a baciare l’anello? Pietro non è rappresentato, questa parentesi sta provocando parecchi danni a tutta la storia della Chiesa. E’ Dio che fa nuove tutte cose,
            non questo papa che interpreta al posto Suo.

          • Primo scrive:

            Il Cardinal Ottaviani fu una figura incomparabile. Semplice prete (fino a che Giovanni XXIII non stabilì che i cardinali dovessero essere obbligatoriamente vescovi), nonostante il gravoso lavoro come prefetto del Sant’Uffizio, aveva anche fondato in trastevere una comunità di assistenza per ragazzi poveri e vi si dedicava con impegno e assiduità, oltre ad altre opere di carità. Definirlo mentecatto non è solo ingiurioso verso l’uomo, ma oltraggioso anche verso i Pontefici che gli rinnovarono la fiducia come capo del dicastero più importante della Chiesa. Si dovrebbe vergognare, anche e soprattutto se si definisce cattolico. Quando, sotto l’effetto della citata visita in Vaticano del genero di Kruscev, i comunisti guadagnarono quasi un milione di voti, Papa Giovanni disse piangendo: non volevo questo…..Tra parentesi: Giovanni XXIII non abolì la sedia gestatoria nè i flabelli, né la corte pontificia. Emise una “Costituzione Apostolica”, la “Veterum Sapientia”, con la quale affermava che non solo la liturgia dovesse celebrarsi in latino, ma anche l’insegnamento nei seminari si doveva svolgere nella lingua della Chiesa…..altro che Papa “progressista”……..

          • cuba_libre scrive:

            Davide

            Da vero cattolico? Io non sono cattolico, esimio Davide, ma non per questo non vuol dire che non possa manifestare un’opinione.
            Ottaviani, le ricordo, fu uno dei piu’ conservatori porporati della chiesa, nemico acerrimo di qualsiasi forma di innovazione: cerco’ di boicottare in tutti i modi il Concilio di papa Giovanni e anche dopo non ne riconobbe le essenze piu’ peculiari. Propugnatore della scomunica verso la teologia dei preti operai, nonche’ netto oppositore della riforma liturgica.
            Nella fattispecie di cosa stavamo discutendo, l’episodio del colloquio di Papa Giovanni con Rada Krusciova, per lui era l’anticamera dello spalancarsi delle porte al diavolo!
            Le basta? Ovviamente se lei e’ un anti-concilio e’ ovvio che le mie le riterrà eresie…. in questo caso, per dirla alla Renzi, … se ne faccia una ragione! :-) Saluti

          • cuba_libre scrive:

            @ Primo

            Non ho ben capito se lei ce l’abbia con me: da alcuni passi sembrerebbe di si’, da altri no perche’ certe frasi non mi appartengono.

            Ad ogni modo, le rispondo per quel che mi compete.

            Prima di tutto sgombro subito il campo da qualsiasi malinteso: Non sono cattolico, quindi la mia analisi e’ scevra da condizionamenti di carattere teologico.

            Il card. Ottaviani puo’ anche fondato una comunità per i ragazzini di Trastevere, ma questo nulla toglie che fu una figura cattedratica e che si oppose in tutti i modi non solo al concilio ecumentico, ma ostacolo’ in tutti i modi Papa Giovanni nella sua visione ecumenica del mondo moderno, arroccato com’era in una vuisione pacelliana. In questo senso dicevo “mentecatto”: ovvero il non sapere cogliere i grandi cambiamenti nell’ordine mondiale che invece Papa Giovanni aveva percepito con immensa lungimiranza.

            Per quel che riguarda l’udienza che Papa Giovanni concesse a Rada Krusciova (e che Ottaviani osteggiò in tutti i modi), mi sembra risibile che un’udienza di mezz’ora abbia fatto guadafgnare d’un botto un milione di voti ai comunisti: se lei guarda gli annali l’incremento elettorale dei comunisti dal 48 al 76 fu costante, quindi per favore non diciamo cose senza senso.
            Perchè invece non diciamo che quel gesto e soprattutto l’ enorme peso che ebbe papa Giovanni nel superamento della crisi di Cuba, pose le basi per quella che di li’ a poco sarebbe divenuta una delle piu’ importanti encicliche della storia del papato moderno: “la Pacem in terris”?
            Queste sono le mie riflessioni e considerazioni. Del resto faccia lei.
            saluti

        • lauraromana scrive:

          Stefano, hai ragione: le mie due parrucchiere infatti, vedono Sat2000 e cioè, tutte le volte che possono, l’Angelus e il Rosario da Lourdes. e siccome non sono stupide,amano Papa Francesco, ma piaceva loro molto anche Papa Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.
          Il popolo bue dei credenti sa cogliere la continuità della fedeltà al Vangelo nella diversità dei papi.

  3. Amigo scrive:

    El problema no son los gestos en concreto, que por otra parte, en muchos casos, son comunes a los papas de la segunda mitad del siglo XX. En el caso del Papa Francisco, el problema es que el papado se reduce a una gestualidad pop, donde la praxis gestual es la fuente del discurso.

    En Buenos Aires gobernó de igual modo la arquidiócesis. Y el estado en que la ha dejado no es precisamente el más promisorio.

  4. CRISTIANOTRIESTE scrive:

    “il Papa non avrebbe mai dovuto abbandonare la sedia gestatoria e i flabelli, o meglio, in realtà non avrebbe mai dovuto usarli”.

    Non concordo.

    I flabelli, la sedia gestatoria appartenevano alla dimensione simbolica, prettamente a quella sacra. Come tali venivano percepiti dai cristiani.

    Dispiace che non si riesca a comprendere una realtà così elementare.

    Anche le scarpe rosse utilizzate fino ad oggi dai Pontefici (Giovanni XXIII detto il Papa Buono – per contrapporlo al papa cattivo e fascista Pio XII, le utilizzava con una croce ricamata) rappresentano (simbolizzano) il sangue dei martiri. Non era certo interesse dei Papi indossare scarpe rosse (che almeno per quanto riguarda Benedetto XVI
    venivano DONATE dal signor Stefanelli e non da Prada che peraltro, mi riferisco a Bertelli, è pertinacemente di sinistra!), ma, CON UMILTA’, si adeguavano al proprio ruolo di Pontefice.

    Da un punto di vista estetico, Papa Francesco, indossando i scarponcini sulla talare svolazzante assomiglia, absit iniuria verbis, più ad un medico che al rappresentante di Pietro sulla terra.

    Non giudico in alcun modo, ma mi sembra che il diniego all’uso della mozzetta, della cotta e del triregno, della scarpe e del camauro, del trono et similia, rendano il Sovrano Pontefice perfettamente coerente con una idea, per nulla cristiana, di Chiesa tutta coinvolta nel presente, concentrata sentimentalmente con le esigenze (talune anche corrette ed apprezzabili) delle persone, ma non capace di indicare senza ambagi al fedele il trascendente e la via alla porta stretta.

    La

  5. Teseo scrive:

    Guardi che francesco non ha bisogno di difensori, è ormai l’icona dei laici. Quanto alla distanza, è facile far demagogia sull’essere alla mano, quel che manca è il senso del Sacro, e se il papa dev’essere immanente a me cristiano fa solo tristezza.

    • stefano scrive:

      Guardi che il Papa è immanente, e anche il senso del sacro lo è. La sola cosa che trascende è l’amore di Dio.
      Non penserà davvero che il Papa possa rappresentare meglio la santità di Dio con vesti diverse o cambiando l’appartamento dove vive?!

      • macv scrive:

        Veramente il Sacro caro Stefano è sempre stato considerato qualcosa di “separato” dal profano. I luoghi sacri , le persone sacre sono sempre stati circonfusi da un AURA che li dividevano non per mezzo di steccati ma per la forza della loro stessa spiritualità dal resto della realtà. I pittori antichi rappresentavano l’AURA con un aureola dietro la testa degli angeli o dei santi. I pittori d’icone rappresentavano uil Sacro coll’ORO dello sfondo .
        Certo che il papa è immanente e non trascendente , non è una persona sacra, e non ha l’AURA.
        Però almeno una certa dignità non guasterebbe. Magari mettersi il naso rosso da paggliaccio e fare il gesto di Fonzie col pollice non è proprio il massimo per il Vicario di Cristo. Il Vicario di Cristo deve essere per forza un amicone, un buon compagnone , un simpaticone? Una specie di show-man?
        non è una questione filosofica ma di stile..
        E lo stile diceva Buffon “c’est l’homme”

        • stefano scrive:

          Se è per lo stile, fossi al suo posto non oserei mai presentarmi al defilé di Miuccia Prada vestito in quel modo. Specialmente senza invito.
          Ma quanto al sacro, io l’aura la vedo.

  6. Elder scrive:

    Atención, esto es solo ficción:
    Estaba el hombre aquel, en la orilla, contemplando impasible las nubes que rápidamente encapotaban el cielo, ocultando el sol que hasta momentos antes le calentaba el rostro. Y como todo imprevisto, allí se vio, en esa situación que le hizo dudar entre actuar o dar el grito de alarma, ¿dónde están aquellos llamados a servir cuando uno los necesita?
    -Arrójate al agua- le dijo la voz y el miedo un poco le atenazó las extremidades.
    Y no es que se decidiera tan rápidamente, ya que las olas le lamen, le absorben, le elevan y allá va, un poco a los tumbos, incapaz de domar espumas, vientos y lluvia, perdida toda elegancia propia o ajena (imposible no pensar en los antecedentes), el susto reflejado en la mirada.
    Y toma el botecito de juguete con el niño, a punto de ahogarse, y vuelve, dando saltitos, como si apenas charcos de lluvia fuera el mar embravecido, ya feliz, ya acostumbrado al vaivén de la fuerza indomable, un poco despeinado y las ropas dudosamente blancas pegadas al cuerpo, delatando una anatomía poco convenida con los cánones de las marquesinas.
    Tal parece que el insigne contrato de caminar sobre las aguas no contempla cláusula de impermeabilidad. Y así, cansado pero contento, deja en otras manos, ahora sí abundantes y expertas (?), al crío y se aleja tranquilamente.
    Entonces, los perseverantes representantes del Magisterio de la Verdad Iluminada, nos desvelan la dura realidad:
    “El Papa no sabe nadar…”
    De esta forma, continuamos con nuestras vulgares vidas.
    Fin.

  7. Andrea Tornielli scrive:

    Ho parlato di sedia gestatoria e di flabelli, non di scarpe e mozzette o camauri. In ogni caso, a questo proposito, mi sembra che lo stacco più sensibile sia tra Paolo VI e i predecessori.

  8. Andrea Tornielli scrive:

    Teseo, prendo atto che per lei citare il Vangelo significa fare demagogia. Si rende conto che con il suo ragionamento lei sta dando del demagogo a Gesù?

  9. peccatore scrive:

    Caro Andrea,
    indubbiamente “l’annullare ogni distanza” con Dio (pur essendo Dio), è un tratto caratteristico del passaggio “pubblico” del Dio incarnato.

    Gesù di sè stesso spiega serenamente, ma fermamente, chi è (“Io Sono”), soddisfa chi vorrebbe “vedere il Padre” (per riuscirvi infatti basta vedere il Cristo), annuncia senza ambiguità che cosa lo attende (il Figlio dell’uomo dovrà essere rifiutato, crocifisso per poi risorgere) e durante il processo religioso non manca di dar corpo alle profezie (in particolare quella di Daniele), accreditandosi come Colui che chi conosce la Legge e i Profeti dovrebbe saper riconoscere.

    Gesù ci si fa vicino, annulla la distanza, ma non tace e non nega chi è e da dove viene, ne’ chi Gli “rema contro”, distinguendo opportunamente chi regna su questo mondo e il Suo Regno. In altre parole il suo “farsi prossimo” mira a “farci altro”, il suo servire l’uomo mira a rivolgerci teocentricamente al Padre.

    Sono perciò d’accordissimo con chi non vede assolutamente alcun problema “nell’assenza di distanza” da parte del Vicario di Cristo, senza per altro trasformarla in occasione di velata critica a chi non avesse “osato” altrettanto.
    Francesco era un Arcivescovo che viaggiava in metropolitana, per cui è restato se stesso. Ed è giusto che un uomo, chiamato al soglio pontificio, resti se stesso.

    Piuttosto secondo me (e questo sovente sfugge) il punto critico è un altro: quando Gesù spirò sulla croce, il velo del tempio si squarciò dall’alto in basso! Il “velo” era in realtà una spessissima e pesantissima cortina che nemmeno tirata da pariglie di cavalli si sarebbe strappata. Di fronte allo scandalo dell’uomo che rifiuta la prossimità di Dio, è Dio stesso a stracciarsi le vesti, quasi a squarciare anche l’emblema stesso della separazione e non il sommo sacerdote di turno che invece esterna lo sdegno!

    Credo che oggi i più scandalizzati (e scandalosi) non siano coloro che restano sconcertati dall’assenza di distanza del Papa, bensì quelli che danno per assodato che questo abbassamento coincida con una resa della Chiesa (del Dio cristiano) alle ragioni del mondo: sono quelli, intrisi e ubriachi di mondo, che puntano il dito verso la gerarchia della Chiesa sentendosi in diritto di deciderne persino i dogmi e il catechismo, perchè per loro “sentirsi alla pari” non ingenera un salutare atto di gratitudine e di umiltà (il mai troppo compreso “timor di Dio” tipico dei veri “poveri in spirito”), bensì un avido, volgare e tronfio allungare le mani per impadronirsi di tutto ciò che si può arraffare, credendosene “degni”, in automatico e “giusti a prescindere”. Non chiedono perdono. Pensano: “avevamo ragione noi!”

    Lo scandalo allora diventa non la poca “distanza” del Papa, ma l’incapacità di coglierne il senso, il sacro, cioè il “sottratto all’uso comune”, il trascendente che emerge dall’immanente, la possibile trasformazione della nostra volontà, malata di peccato, nella volontà di Dio, che si manifesta nella Sua misericordia e attende la nostra conversione.

    Ben venga il Papa che si fa servo, chinandosi sulle nostre miserie.
    Ma che tristezza gl’immiseriti che di tutto questo non colgono il proprio essere servi inutili, mendicanti di amore, ma sanno soltanto fare giudizio della Chiesa, (e se sono “dentro la Chiesa” l’ennesima occasione per proseguire con quelle derive pastorali che giustamente hanno fatto storcere il naso ai più sensibili alla missione assegnata dal Signore alla Sua Chiesa) per asservirla al mondo e annullare il peccato, dicendosi “a posto”, accusando di non essere misericordioso che ti fa capire che invece sei malato e bisognoso di guarire.

    In fondo, messisi alla pari, fattisi vicini, non ci si fa toccare per essere guariti, ma si dà una pacca sulla spalla pensando di aggregare il nuovo arrivato nella triste combriccola dei compagni di merende che come mostri stanno ammorbando il pianeta di vizio e corruzione. Annullato il peccato, non c’è bisogno nemmeno del Redentore.

    Il servo “inutile” pretende di diventare “padrone del mondo”: quest’uomo, raggiunto nella melma in cui affonda vantandosi adulto, evoluto, illuminato e progredito, tronfio di se stesso, si strappa le vesti contro chi crede e vive di fede, confondendo la simpatia per l’uomo -che viene dalla fede nell’amore di Dio- nella ragione dell’uomo a farsene un baffo delle Leggi di Dio, degli inganni di satana e della possibilità dell’inferno.

    Caro Andrea, non mi limiterei a deprecare l’insoddisfazione di Alessandro Gnocchi per l’esteriorità formale del nostro Papa: cercherei anche di capire (e presentare al Papa) le giuste ragioni di un sano bisogno di “rassicurazioni”, in chi, effettivamente un po’ smarrito nelle derive di una Chiesa mondanizzata, vede troppa gente fermarsi all’esteriorità delle varie tendenze ecclesiali, non capendo la misericordia, ma usandola contro la Verità e la Giustizia.

  10. MG scrive:

    @ Peccatore

    Le sono molto grata per aver mirabilmente centrato il punto della questione con estrema chiarezza. Il disagio di molte persone, fra cui la sottoscritta, nasce proprio dal constatare che certi atteggiamenti e comportamenti del Santo Padre (che per tutti noi è il ” dolce Cristo in terra”) si traducono in un inevitabile avvallo dei desideri di quanti non aspettano altro che di vedere la Santa Chiesa umiliata e ridotta a mendicare il gradimento del mondo. Di qui il l’indicibile DOLORE di noi che la amiamo, perché è la Sposa di Cristo e il sacramento della Sua presenza in mezzo agli uomini.

    • gibici scrive:

      @ Peccatore e MG

      Il pericolo che vedete riguarda un’esigua minoranza di non cattolici o di cattolici a modo loro, ma non la stragrande maggioranza di coloro che danno un sospiro di sollievo vedendo un papa che richiama Gesu’ non a parole, ma con la testimonianza del suo comportamento. Quanto ai cattolici a modo loro, bisogna anche dire che, forse in modo unilaterale, spesso hanno richiamato l’attenzione su reali problemi.

      Concordo pienamente con il commento del dott. Tornielli. Quanto alla questione se le nuove scelte di papa Francesco costituiscano o no una critica ai papi precedenti, andrebbero fatte delle distinzioni. La critica non sarebbe “ad personam”, perche’ abbiamo avuto una serie di santi papi e papa Francesco ha dimostrato in tutti i modi la venerazione che ha verso il predecessore (e i precedenti). D’altra parte, papa Francesco e’ troppo colto per non avere sensibilita’ storica e la critica va vista proprio sul piano storico. Infatti, almeno dai tempi di Gregorio VII, erano stati adottati simboli dell’autorita’ papale che erano modellati su quelli dell’impero e poi delle monarchie assolute, simboli e realta’ che contraddicevano il senso evangelico del mandato papale. C’e’ pertanto una critica oggettiva nelle scelte del papa, non una critica alle persone.

      • peccatore scrive:

        Se lei conoscesse un minimo la situazione reale, non scriverebbe certe cose. Visto con l’occhio di Scalfari potrebbe anche aver ragione lei. Pochi giorni fa nella mia parrocchia, unanimemente entusiasta di Papa Francesco, si è tenuta una serata penitenziale quaresimale. C’erano presenti 4 sacerdoti e una quarantina di penitenti, dall’età media abbastanza elevata: con un certo ottimismo direi gli stessi numeri (ma con età media salita) degli scorsi anni. La matematica non è un’opinione.

        • stefano scrive:

          Peccatore o Ragioniere?

          • macv scrive:

            Realista e non adulatore

          • gibici scrive:

            @ Peccatore,
            Credo di conoscere la situazione piu’ o meno come lei, ma non riesco a seguire il ragionamento: che cosa c’entrano Scalfari e papa Francesco, o il suo modo di presentarsi, con una partecipazione ai sacramenti in diminuzione? Il papa fa quel che puo’ per richiamare alla confessione, ma e’ su tutto il fronte che va cambiato qualcosa. Che cosa sia da cambiare non e’ ancora chiaro, ma almeno certi anacronismi e certi errori di comportamento dell’autorita’ cominciano ad essere superati.

      • Teresa scrive:

        Troppo colto? ah ah ah ah

        • gibici scrive:

          Farebbe meglio a star zitta. Non credo che lei abbia che una piccola percentuale della sua cultura, da come interviene. Inoltre, oggettivamente il papa ha fatto studi che lei non ha fatto ed ha una esperienza di vita e di ambienti culturali invidiabile.

          • Teresa scrive:

            Quali studi avrebbe fatto?ha un diploma di scuola superiore non è laureato e non capisce niente di teologia e non solo io una laurea ce l’ho

          • gibici scrive:

            Teresa,

            e’ pieno di laureati ignoranti anche nel loro campo specifico, ma lei presume di dar lezione dove ignora tutto.

            Il curriculum dei gesuiti prevede non il diploma delle medie superiori, ma una laurea in filosofia scolastica seguita da una in teologia. Bergoglio doveva aver ottenuto risultati molto buoni se, ad un certo punto della sua vita, e’ stato inviato in Germania per la specializzazione necessaria per l’insegnamento, oggi il dottorato di ricerca, anche se il progetto e’ stato cambiato prima che iniziasse il nuovo corso.

            Sutor ne ultra crepidas.

          • Giovanna scrive:

            Ha detto bene ci sono molti laureati ignoranti in giro! una chicca appena sfornata
            Il Papa ai parlamentari: i peccatori saranno perdonati, i corrotti no ……..chissà in quale Università avrà studiato questa distinzione tra peccatori ecco il novatore introduce un nuovo concetto la corruzione è più grave del peccato si capisce solo lui ……..

      • Davide scrive:

        Quindi si possono criticare oggettivamente anche le scelte di Francesco…

        • gibici scrive:

          non solo oggettivamente, ma anche dicendo nome e cognome. Se poi per critiche oggettive, si intendono critiche fondate, siano benvenute.

  11. peccatore scrive:

    Gentile MG,
    un po’ di croce ci umilia e ci fa bene. Condivido il dolore e rimango stupito che ancora non lo sia stato colto nella sua diffusa e sincera estensione, offrendolo al Signore

    La Chiesa di Cristo nasce sulla Croce, dal suo fianco squarciato, ma si manifesta con la Pentecoste: è il capolavoro dello Spirito, è un dono suo che va accolto con fede così com’è, perché porti frutto.

    Il Signore ci manda una lettera (Vecchio e Nuovo Testamento), che troviamo nel menù dell’Eucaristia quotidiana insieme al sacramento che ci fa crescere attraverso l’azione dello stesso Spirito, che ci illumina nel confronto di questo mondo e ci indica la strada.

    Lo Spirito santo ci comunica la sua stessa forza per costruire nel suo Amore. Ma se non ascoltiamo, non adoriamo e non chiediamo, rimaniamo con la sola sapienza di questo mondo, che è più tenebra che luce.

    Altro dono prezioso dello stesso Spirito alla sua Chiesa è l’unione fraterna, che ci lega al Samto Padre, vertice e garante dell’unità. Mentre noi pensiamo che la nostra comunione sia frutto soprattutto di un nostro impegno o di un’adesione a questa o quella “linea”, lo Spirito ce la regala gratuitamente e ci chiede di conservarla con assiduità, cioè di assecondarla come uno dei doni più preziosi.

    E’ come se lo Spirito ci dicesse: io vi metto nel cuore la stessa unione che esiste nella Trinità, perché questa comunione sono io stesso, è la potenza del mio Amore; come il mio amore unisce il Padre e il Figlio, così il mio amore può unire i vostri cuori, se cominciate a crederci e a riconoscere che la presenza del mio amore nel vostro cuore non è una semplice idea, ma la realtà più vera che precede ogni impegno.

    Anzi, l’impegno di comunione e di unità sarà possibile solo se riconoscete che l’Amore di Dio vi ha preceduto ed è Lui la vostra vera comunione.

    Lo può capire chi dice che “il Papa è simpatico”, ma poi non cambia di una virgola il proprio cuore? O chi dice che “il Papa è antipatico” e non ne coglie la dirompente potenza evangelica? Per questo uno dei doni dello Spirito, molto necessario, è la pietà: dobbiamo pregare intensamente per la nostra miseria…

    Solitamente pensiamo che siano molte di più le cose che ci dividono, che non quelle che ci uniscono; ma soprattutto non pensiamo mai che possiamo partire da una base sicura e potente che ci è regalata. Siamo convinti che è difficilissimo andare d’accordo, forse l’impresa più complicata, e non teniamo conto che la comunione è un dono di Dio, il più reale; se lo assecondiamo, non partiamo da zero e in salita, ma con tutta la forza di Dio.

  12. Adrian scrive:

    Credo che Francesco intenda quello che ha detto nella EG: una conversione del papato e delle forme storiche non compatibili con lo spirito del vangelo. Credo si prenda sul serio quello che diceva san Bernardo nel suo scritto rivolto al Pontefice Eugenio III: Egli non è successore dell’imperatore ma di un povero pescatore (cf. De Consideratione, L. IV, C. III, De vestium pompa resecanda et zelo Pontifici necessario). Questo occorrerebbe prenderlo sul serio. Mi sembra terribile che qualcuno pensi che la vicinanza abolisca la “sacralità”. “Vicinanza” è stato appunto lo stile di Dio fattosi uomo. Credo si debba purificare l’immagine “mondana” che si abbia del papato. Essendo un outsider, Bergoglio è forse in grado di distinguere tra l’essenziale e il contingente, storicamente sviluppato. Non a caso ha appena detto che “il futuro della Chiesa si trova nei suoi origini”!

  13. Sebastiano Busani scrive:

    Posso dire che non se ne può più? Posso dire che queste dottissime e altissime discussioni sullo stile del Papa, sulle innovazioni del Papa, sul rispetto/non rispetto delle tradizioni ereditate dai pontificati precedenti, sulle differenze con Benedetto?, su Santa Marta, sul palazzo Apostolico, le scarpe nere o rosse, onestamente ( mi ) hanno “fiaccato”?
    A me manca tantissimo Benedetto, devo ancora digerire la sua Rinuncia- spero in futuro di non vederne più-, come continua a mancarmi anche Giovanni Paolo II°, come mi manca anche Albino Luciani, pur non avendolo mai conosciuto ( sono nato nel 1988) e via così.. Inevitabilmente, dato che il Papa regnante è una sola persona, ad ogni cambio di pontificato ci sono aspetti che si perdono e altri che si acquisiscono. Però, credo che continuare su questa strada sia oltremodo deleterio: il Pontefice regnante non indossa la mozzetta rossa, bene; sappiamo però cosa dice il Vangelo del giorno?
    Il Pontefice regnante è più attento ai temi sociali rispetto a quelli etico/morali, ma ci siamo curati oggi dei poveri sotto casa? Siamo andati a trovare le persone che conosciamo e che sappiamo in difficoltà? Il Pontefice regnante gira con una Ford Focus, ma abbiamo letto con gli occhi, la mente e il cuore del fedele, la sua ultima omelia e cercato di mettere in pratica quello che dice?
    Per tutto il pontificato di Benedetto XVI il dibattito si è focalizzato sulle sue differenze con Giovanni Paolo II, infischiandosene bellamente dei suoi richiami ad abbandonare le sovrastrutture elefantiache ecclesiali ( vedasi il discorso ai vescovi tedeschi del 2011, passato sotto silenzio e prontamente dimenticato), della necessità di fare pulizia nella Chiesa, della sua lotta per la trasparenza ad ogni livello, del suo invito ad incentrare l’opera di evangelizzazione sulla figura di Gesù ( in quanti abbiamo letto/ cercato di capire/parlato ad altri della sua trilogia su Gesù di Nazareth, invece di spendere fiumi e fiumi d’inchiostro su mezza riga andata storta nel discorso di Ratisbona, piuttosto che sul Corvo, sul caso Williamson etc.?)
    Ormai è passato un anno dall’elezione di Francesco, sono usciti due documenti magisteriali ( qualcuno per caso ricorda un passaggio dell’enciclica Lumen Fidei, scritta da Benedetto ma comunque firmata, condivisa e pubblicata da Francesco? ), la figura di Francesco dovrebbe essere ormai ” famigliare”, lo stile noto.
    Per piacere, rimettiamoci in cammino.

  14. Eleonora scrive:

    Gentile dott. Tornielli,
    io invece sono molto d’accordo con Alessandro Gnocchi una persona molto intelligente comprerò senz’altro il libro per gustare qualcosa di diverso da questa melassa vomitevole.Finalmente un giudizio sulla realtà ecclesiale attuale fuori da questa cappa asfissiante di pensiero unico ateo e materialista religione umanitaria che è al top nella Chiesa in questo momento e pienamente confermato da Bergoglio. L’altro giorno davanti all’Eucarestia ho chiesto a Gesù ma veramente a te piace sto Francesco?a me sembra che non abbia le idee chiare riguardo alla parola di Cristo !Ho un senso di straniamento rispetto alla sua persona poi cita tutti quelli che nella Chiesa non hanno le idee conformi alla parola di Cristo Kasper and company docet!Potrebbe farla veramente la rivoluzione se solo volesse perchè per esempio non elimina i sinodi e tutte queste stupide riunioni ecclesiali che non servono a nulla solo a dare le ennesime picconate alla Parola di Cristo abbiamo i sacramenti la liturgia basta con tutte queste sovrastrutture o quella di dare una diversa impostazione anche al ruolo del papa che oggi mi sembra debba essere un super-man invece anche lui con i soliti viaggi con i soliti incontri con il solito modo di fare .Le sue rivoluzioni sono scarpe nere anzichè rosse croce d’argento anzichè dorata etc La rivoluzione la fanno i santi e i martiri mica i demagoghi e populisti acclamati da masse astratte. Sono stata ore in piazza S. Pietro negli anni passati a guardare la finestra dello studio del papa illuminato mi rassicurava quella presenza adesso il nulla, il buio, tutto spento

    • cuba_libre scrive:

      Eleonora

      “Potrebbe farla veramente la rivoluzione se solo volesse perchè per esempio non elimina i sinodi e tutte queste stupide riunioni ecclesiali che non servono a nulla solo a dare le ennesime picconate alla Parola di Cristo….”

      Non le ha mica inventati lui i sinodi e quelle che lei definisce stupide riunioni ecclesiali; lui ha soltanto seguito l’esempio dei predecessori con un valore aggiuntio in piu’ nel contatto con la gente che adesso e’ molto piu’ vicino.

      “…. abbiamo i sacramenti la liturgia,basta con tutte queste sovrastrutture …”

      quindi bastano i sacramenti! belle, bellissime parole… peccato che molti che volessero accostasi ai sacramenti, con le attuali regole non possono (cosi’ almeno dicono!). Quindi se bastano solo i sacramenti, chi non vi puo’ accedere sarebbe in balia di se’ stesso!

      “… o quella di dare una diversa impostazione anche al ruolo del papa che oggi mi sembra debba essere un super-man invece anche lui con i soliti viaggi con i soliti incontri con il solito modo di fare ….”

      I “soliti viaggi” non li ha inaugurati Bergoglio, ma Giovanni XXIII, con la famosa visita a Loreto e andando in gio per le carceri, consuetudine rpoi ripresa in larga scala dai suoi successori a partire da Paolo VI. Le vorrei ricordare che Gesu’ nei tre anni della sua missione, andava in lungo e in largo per la Palestina, non aspettava cattedraticamente che lo venissero ad adulare fino a Nazareth!

      “Le sue rivoluzioni sono scarpe nere anzichè rosse croce d’argento anzichè dorata etc La rivoluzione la fanno i santi e i martiri mica i demagoghi e populisti acclamati da masse astratte.”

      Lei confonde le rivoluzioni con le teorie rivoluzionarie: le rivoluzioni le fanno le masse degli sfruttati ed indigenti. Per il resto mi sembra un po’ diffcìicile che un santo (quindi passato a miglior vita) possa fare una rivoluzione, tutt’al piu’ puo’ averee elaborato una teoria rivoluzionaria, su cui fare una rivoluzione (Gesù per fare un nome). I martiri?? Sono sempre stati inconsci strumenti in mano ai potentati di turno che li hanno sfruttati per ben altri fini! Basta leggere un po’ di storia.

      ” Sono stata ore in piazza S. Pietro negli anni passati a guardare la finestra dello studio del papa illuminato mi rassicurava quella presenza adesso il nulla, il buio, tutto spento”

      Lei come cattolica sta dicendo qualcosa di veramente grave (e glielo dice un non-cattolico quale io sono): se basta uno studio del papa una volta illuminato e ora spento (ma sarà cosi’ davvero?) a non rassicurarla piu’, la sua fede non mi sembra cosi’ profonda come vorrebbe fare intendere! La luce della Fede e’ interiore, non va di pari passo con i watt delle lampade da studio!!

      • Eleonora scrive:

        siccome ha detto di non essere cattolico mi riesce difficile spiegare ……
        una risposta per tutte le sue obiezioni: ai sacramenti possono accedere tutti (mafiosi omicidi adulteri etc )se si convertono e fanno un serio cammino di conversione a Cristo si legga il catechismo della Chiesa Cattolica i divorziati lascino le amanti o nuove “compagne” (è sempre una questione di compagni=”comunisti”)e si prendono la comunione dov’è il problema?I predecessori erano persone serie lui si propone e viene proposto come l’uomo della rivoluzione dunque ne facesse qualcuna ma non nel senso di dare picconate alla parola di Cristo e risuscitando sepolcri imbiacanti ultraottantenni come kasper

        • cuba_libre scrive:

          Eleonora

          “siccome ha detto di non essere cattolico mi riesce difficile spiegare ……”

          Se lei sa parlare solo con i suoi correligionari e’ un problema suo; io riesco a parlare con tutti, o almeno ci provo.

          “una risposta per tutte le sue obiezioni…”

          ne e’ proprio sicura? da quello che vedo scritto nel seguito a stento ha risposto e in maniera come poi descrivero’ in seguito a solo due dei temi in questione!

          “ai sacramenti possono accedere tutti (mafiosi omicidi adulteri etc )se si convertono e fanno un serio cammino di conversione a Cristo si legga il catechismo della Chiesa Cattolica”

          Il catechismo della chiesa cattolica lo conosco bene e conosco anche la messa e le principali preghiere in latino; quindi prima di fare la maestrina, veda di assicurarsi di chi ha davanti!

          “i divorziati lascino le amanti o nuove “compagne” (è sempre una questione di compagni=”comunisti”)e si prendono la comunione dov’è il problema?”

          Il problema e’ che lei non sa vedere ad un solo centimetro al di la’ della border line che si e’ artificiosamente creata, e questa sua spocchia irriverente e sprezzante verso chi non e’ rigorosamente allineato a certi schemi la dice lunga. Ma pensa di essere tanto migliore degli altri? Chi e’ lei per giudicare, chi l’ha investita di questa autorità? Cominci a leggerlo lei il catechismo, invece di continuare a violare il primo dei sette vizi capitali. Ma lei sa cosa vuole dire amare una persona? certo che no, altrimenti non avrebbe scritto tutte quelle bestialità sulle amanti e i comunisti.

          “I predecessori erano persone serie lui si propone e viene proposto come l’uomo della rivoluzione dunque ne facesse qualcuna ma non nel senso di dare picconate alla parola di Cristo e risuscitando sepolcri imbiacanti ultraottantenni come kasper”

          Le picconate alla parola di Cristo non vengono certo da Bergoglio, ma da chi ha trasformato durante il corso dei secoli la Chiesa di Cristo in un centro di potere e di oppressione delle coscienze, sfruttando il dolore e la sofferenza della gente per trarne benefici di casta.

          P.S.: se vuole avere soddisfazioni a parlare dei Compagni, glielo fornisco io l’indirizzo di un interlocutore validissimo: Palazzo Grazioli, Via del Plebiscito, Roma. E’ cattolicissimo, tanto cattolico che pensi, nonostante sia pluridivorziato, ha ricevuto una speciale dispensa per prendere la comunione. Mica come il sottoscritto che e’ costretto a prenderla senza far sapere niente al prete!

          • Teresa scrive:

            Io ho centrato il problema, il problema sono ” i comunisti” nella Chiesa, il problema è la dittaura culturale della sinistra, il ‘ 68 nella Chiesa.Ripeto la comunione può prenderla vivendo in castità e in questo caso può anche farlo sapere al prete .Il problema è che i comunisti atei vogliono botte piena e moglie ubriaca Lo stesso vale per Berlusconi non può prenderla se lo fa se ne assume la responsabilità lui e chi gliela dà davanti a Dio

          • cuba_libre scrive:

            Ma lei quanti nomi ha? Eleonora, Teresa… la prossima volta in che veste si presenterà? Almeno abbia la furbizia di non fare la figura da peracottara.

            Comunque … si tenga la sua castità… e lasci perdere i comunisti , il 68 che non sa neppure cosa sia, e soprattutto eviti di infrangere costantemente il 2° comandamento (ma glielo devo insegnare io il catechismo?)

      • Patrizia scrive:

        ti chiami cuba per richiamare l’isola di cuba comunista?

        • cuba_libre scrive:

          Hai cambiato di nuovo nome? Adesso ti chiami Patrizia? Non e’ che per caso soffri un po’ di… vabbe’ lasciamo stare..!

          Anyway, visto che me lo chiedi te lo voglio confidare: no il mio nick deriva da un famoso cocktail, anche se….e dai mi costri gi a dirlo… ho un debole per l’isola caraibica di Fidel, dove sono stato: vi sono le piu’ belle donne del mondo, sono un salsero, amo il mare … ti bastano questi motivi? … sara’ anche un’isola comunista? Echissenefrega!
          Hasta luego, senora … como se llama? O como quiero llamarla? Patrizia, Eleonora? Vale, vale, para me es lo mismo!! :-) Adios!

  15. giovannino scrive:

    Il Regno dei cieli annunciato da Gesù non può essere identificato con le istituzioni ecclesiali , che hanno altri scopi e funzioni. La sacralità rituale ed esteriore ha un valore politico , ma non ha alcun valore agli occhi di Dio. Dunque il ragionamento di Gnocchi va capovolto : questo Papa con la sua testimonianza di vita rende gloria a Dio , mentre la sacralità e la regalità del passato erano rivolte al mondo. Si ha nostalgia del Papato come istituzione politica e non si accetta la sua dimensione di guida spirituale.

    • peccatore scrive:

      Siccome in un altro passaggio avevo addirittura parlato di “mafia ecclesiale” (non solo quella “oscura” di certe lobbies curiali più o meno tenebrose, ma anche quella “plateale” che in molte diocesi monopolizza curie, consigli pastorali, riviste di approfondimento, seminari e scuole per operatori pastorali, istruendo gli istruttori del popolo di Dio a immagine e somiglianza dei propri indirizzi pastorali e chissenefrega del catechismo…), non nego che la Chiesa come istituzione possa presentare più di un passaggio a vuoto, non solo riguardo la moralità e la povertà, ma soprattutto per “sana dottrina” (e ripeto che in merito alle responsabilità personali l’eretico è peggio dell’erotico…).

      Tuttavia la “sacralità” che è richiesto di vivere al credente (e che un credente può apprezzare proprio in quanto il proprio cammino di fede glielo permette), non si risolve affatto in un simulacro di gesti, riti e tradizioni esteriori, bensì respira, pulsa e trasuda di un “primato di Dio” che non emerge affatto da atteggiamenti del tutto inappropriati a tempi, luoghi e ruoli: qui non c’è alcuna critica al Papa (che anche oggi ha detto parole bellissime in Santa Marta: la salvezza non si compra e non si vende… si dona!), ma a uno stuolo di “papisti senza conversione, ma con tante pretese” che sta cavalcando l’onda dentro la Chiesa, appoggiandosi a Papa Francesco per esaltare l’uomo invece di Dio, rivolgendosi platealmente al mondo.

      Tutto l’opposto di quello che giovannino risolve in chiave politica e sociologica (non mi sorprende affatto, visto il “filone ecclesiale” che traspare a fondamento di questa sua sensibilità), addossandone la colpa unicamente agli altri, senza rendersi conto della secolarizzazione e mondanizzazione che serpeggiano nelle comunità cristiane, diseducate a confidare in Dio, ma abituate a rivendicare diritti, coltivare pretese, evitare gli esami di coscienza preferendo dire estinto il proprio peccato. So che è scomodo da accettare, ma purtroppo è così.

      • cuba_libre scrive:

        Peccatore, che vi siano “papisti a convenienza” e’ pacifico, ma, anche se con qualche riserva, non riesco assolutamente a dare torto a Giovannino: e’ la storia che dice questo: troppo spesso la sacralità ha assunto dimensione oserei dire pagana, piena di simbolismi. Lei parla di secolarizzazione e mondanizzazione della chiesa, ma cosa c’e’ da essere fieri su cio’ che la chiesa e’ stata e ha rappresentato in passato? Ma veramente lei o chi per lei siete convinti che tante cose di cui vi e’ ben poco da essere fieri possano appartenere alla Chiesa di Cristo?
        Il dubbio che molti di voi non se ne rendano conto mi viene da una frase che lei ha scritto, (non so se volesse essere una battuta o meno): l’eretico è peggio dell’erotico! : lei forse non ha percepito che ha detto una verità, in senso inverso da quello che volesse intendere: perche’ da che mondo e’ mondo l’eretico divide, l’erotico (inteso come nemico) aggrega contro un obiettivo comune. Infatti, basta che lei vada a farsi un giretto sui libri di storia e vedrà che l’ossessione di tutti i regimi totalitari e’ proprio l’eresia, ovvero il dissenso interno, che corrode il monolitismo sul quale e’ basato il suo potere. Invece il nemico a volte bisogna inventarselo se non c’e', e lo si inventa proprio in tempi di crisi interne, quando il potere comincia a vacillare. E purtroppo la chiesa non ha fatto eccezione, anzi, nella chiesa l’eretico e’ piu’ pericoloso che mai!

      • Teresa scrive:

        perfetto sono d’accordo

    • claudio scrive:

      Difatti ha appaltato lo ior ai banchieri americani….e non ci vuole nemmeno dire quanto li paga!

      • peccatore scrive:

        Gentile Claudio,
        che in Vaticano ci siano delle lobbies in azione è evidente.
        Quanto abbiano influito sui Papi precedenti è intuibile, che agiscano anche su questo è inevitabile.
        Sui passaggi meno limpidi di questo inizio di pontificato non me la sentirei di dare tutte le colpe al Santo Padre, soprattutto alla luce di quel che è accaduto a Papa Benedetto, a Giovanni Paolo II (specie quando la malattia progredì), o allo stesso Paolo VI, resosi conto di “strane pieghe” prese dalla vicenda.
        Diciamo che certi potentati sono lungi dall’essere snidati e che certe cordate stanno menando fendenti vigorosi.
        Perché accusare chi almeno mostra un “cuore grande” e una fede pura? Perché non pensare anche lui alle prese con la sporcizia, i lupi intenti a sbranarsi, ricatti vari e tutto quel “chiacchiericcio” che prima tanto cicaleggiava e ora è misteriosamente silenzioso, forse semplicemente sommerso dalla pelosissima “simpatia” dei mass media più ostili alla fede cattolica?

        • claudio scrive:

          Non è che è tutta colpa del papa, ovvio. Nessun comandante può essere responsabile di tutti gli errori commessi dai sottoposti. Però potrebbe perlomeno intervenire con chiarezza per smentire le affermazioni dei suoi pupilli, ad esempio del card marx, quello che vuole introdurre il divorzio nella Chiesa. Costui ha detto che d’ora in poi non si potrà più parlare male dello ior (ovvio che prima lo si poteva fare e con ragione, lascia intuire il buon tedescone). Va bene, ma allora ditemi i motivi e i costi dell’affidamento della gestione a varie società di consulenza americane, spiegatemi il motivo per cui mons. Ricca è stato nominato personalmente dal papa in questa banca, ecc…

          • gibici scrive:

            @Claudio
            Lo Ior avra’ bilanci certificati dai quali compariranno i costi delle consulenze americane, che si sarebbero potuti evitare rinunciando a richiederle. Ma la Chiesa e’ un soggetto internazionale e ha da rivalutare la propria immagine su un tema molto delicato, come la gestione del denaro. Non ho deciso io, ma non mi sento proprio di censurare la scelta fatta, nonostante gli oneri connessi.
            Inoltre, per quello che dice del card. Marx lei sarebbe da denunciare penalmente, se non fosse troppo assurdo per essere preso sul serio.

  16. pippo scrive:

    A me sembra che l’atteggiamento di questo papa disturbi coloro che hanno fatto della “distanza” uno stile di vita. Hanno faticato e non poco per costruire un’ immagine alta di sé per poi scoprire che tanta vanità è fragile. Continuino pure a criticare questo papa cavillando su presunte critiche ai predecessori per ignorare che tale critica, se ci fosse, sarebbe unicamente indirizzata alla loro mentalità di stile piccolo-borghese.

    • macv scrive:

      AA me sembra invece che la mentalita’piccolo borghese fe l’abbiano proprio quelli che sono entusiasti che Papa Francesco abiti a Santa Marta dica buon pranzo quelli che pensano che i papi precedenti fossero l’incarnazione dello sfarzo e del lusso della Chiesa…e non si accorgono che tutti i grandi demagoghi e popupisti hanno dato ad intendere al popolo di essere “uno di loro”per poi meglio manovrarlo!La mentalita’piccolo borghese non sta troppo a riflettere per esempio sull’entrata nel controllo delloIor delle varie McKinsey ad al. non riflette sul fatto che questo Papa che non vuol essere chiamato Papa ha accentrato su di se il potere mettendo come Segratario di Stato un inesistente yesman. Per la mentalita’piccolo borghese e il Papa e’buono ed evangelico se sta a Santa Marta e non va ai concerti dati in suo onore,quelli che invece stavano nei Palazzi Apostolici ed andavano ai concerti erano dei “principi rinascimentali”

      • macv scrive:

        E comunque per risalire a un Papa “distamte”cioe’ieratico bisogna risalire. Pio XII. Paolo Sesto non eta distante ma introvetso,Gipvanni Paolo II aveva la ditanza che hanno i giganti spirituali rispetto agli omuncoli contemporanei,Benedetto non era distante ma timido,il sup sorriso era quanto di meno distante ci fosse. Io trovo distante da me invece quel modo tipicamente bergogliano di voler piacere a tutti?tipo non dare la benedizione papale per non offendere la sensibilita’dei non credenti.

  17. Reginaldus scrive:

    “La continuità di una tradizione vivente qual è quella della fede cattolica (mai sclerotizzabile, pena la sua riduzione ideologica)….”


    la “tradizione vivente” : appunto, le parole usate da ‘papa’ Woitila da’papa’ Ratzinger’, e certamente condivise da ‘papa Bergoglio…per dire che la tradizione essendo vivente deve evolvere, pena la sua sclerotizzazione … Ma se l’ evoluzione delle specie è una balla scientifica, figurarsi che cosa diventa l’ evoluzione applicata alla fede! Qui più che di una fede sclerotizzata si tratterebbe di una fede che si è volatilizzata, ridotta a immagine impalpabile delle ideologie alla moda!!! E te lo dico che “piace troppo”: come chi solletica i punti giusti…!

  18. claudio scrive:

    Se il prossimo papa avesse un carattere alla mario monti, ma fosse in linea -in buona parte lo è anche Francesco-con le posizioni delle oligarchie finanziarie e anticattoliche che governano l’occidente, cosa direbbe Tornielli? Cosa direbbe vatican insider? Temo farebbero come con monti, quando ci si sperticava in elogi sulla sobrietà elitaria dell’allora presidente del consiglio! Ma non si potrebbe criticare gnocchi senza travestirsi da don gallo o da don ciotti? Certo che vedere come è cambiato in pochissimo tempo il buon Tornielli fa una certa impressione, adesso se la prende persino con la chiesa di costantino….Guardi Tornielli che, se il potere le fa così schifo, può pure cambiare giornale: non è mica obbligatorio fare il vaticanista del giornale di elkann e di fiat/chrysler e nemmeno fare il portavoce dei grandi elettori di bergoglio, tutte persone di grande potere e di compromissione col mondo.

  19. Alessia scrive:

    Può piacere o meno, ma il papa non è “uno di noi” e il far credere che lo sia è propaganda. Io lo percepisco come un giano bifronte capace di suscitare nei fedeli sentimenti contrastanti come amore-fiducia nella maggioranza e ostilità-sfiducia in una minoranza. Il muro di consenso planetario che si è costruito sin dal primo istante attorno alla sua persona, ai suoi gesti, alle sue parole, alle sue scelte a partire da quel “buonasera” è formidabile e senza precedenti, costante è lo sforzo di rendere inattaccabile il mito dall’interno come dall’esterno. Tutto è perfetto, tutto è buono, tutto è bello. Tutto troppo.

    • rob scrive:

      molto meglio sentirsi parte di un elite illuminata che, rispetto agli altri, ha capito tutto….

  20. Alessia scrive:

    Scomodissimo nell’era della dittatura della maggioranza.

    • rob scrive:

      l’attitudine di sentirsi parte di un elite illuminata trascende le stagioni e i papi… ci si guarda in giro, si trova un angolino da dove guardare gli altri dall’alto, e ci si piazza senza esitazioni.

  21. Alessia scrive:

    parli per esperienza diretta?

  22. gibici scrive:

    @ Alessia
    Perche’ il papa “non e’ uno di noi”? Provi a rispondere e vedra’ che dovra’ mettere tante condizioni e limitazioni che l’affermazione non dira’ altro che il papa e’ il papa. Non si saranno fatti molti passi passi avanti, neanche dal punto di vista dell’angolino privilegiato.

    • PetrusLXXVII scrive:

      Se il Papa (e non altri) rappresenta colui che é stato investito della massima autorità nel confermare il popolo cristiano nella fede, allora evidentemente egli “non é” uno di noi!

      • gibici scrive:

        Sono d’accordo. Anche il Presidente della Repubblica al quale e’ stato conferito il mandato di rappresentare lo stato italiano, non e’ uno di noi.
        PS. Bisogna pero’ capire contemporaneamente che ci sono almeno un centinaio di altri aspetti per i quali egli e’ uno di noi.

        • PetrusLXXVII scrive:

          Bene… se si percepisce del malcontento tra alcuni cattolici più sensibili, evidentemente é in riferimento a quell’unico aspetto per cui il Papa non dovrebbe essere uno di noi. Il resto non può essere oggetto di contestazione.. dunque, mi chiedo, di che stiamo parlando?!

    • claudio scrive:

      Per lei gibici, alcune veloci citazioni su marx tratte da vatican insider, ringraziandola per la progressista tolleranza per chi non ha le sue medesime opinioni, minacciandolo di denuncia.

      Adesso, nella guerra imbastita contro il cardinale Walter Kasper da blog e testate neo-rigoriste per la relazione sulla famiglia da lui tenuta all’ultimo Concistoro dal cardinale Walter Kasper, Marx ha preso le parti dell’anziano porporato suo connazionale. E i suoi argomenti, esposti con la consueta schiettezza («Il fondamento teologico della relazione del cardinale Walter Kasper non può essere contestato»)  sono autorevoli e persuasivi anche perché non possono  essere liquidati come lamenti di qualche epigono intristito dell’archeologia clerical-progressista.

      Il tema è uno dei più delicati e sentiti dalla comunità ecclesiale, soprattutto in preparazione del Sinodo sulla famiglia del 2014
      MarCo Tosatti
      Roma
       
      C’è una tensione chiara e aperta fra il Vaticano e una parte dei vescovi tedeschi su un tema difficile, che da decenni impegna teologi e studiosi di tutto il mondo alla ricerca di una soluzione: quello della comunione ai divorziati risposati.

      Cioè a coloro che sposati in chiesa, non hanno ancora ottenuto l’annullamento del primo legame e si sono risposati civilmente. E di conseguenza non possono ricevere l’eucarestia, perché secondo la dottrina della Chiesa vivono in una situazione di peccato. Benedetto XVI aveva molto a cuore la questione (propose anche un digiuno eucaristico di “solidarietà”) ma non riuscì a trovare una soluzione. Il problema, nella questione, è costituito dalle parole del Vangelo a proposito del divorzio. Uno dei temi sui quali Gesù è stato chiaro ed esplicito.

      E’ noto che anche papa Bergoglio ha estremamente a cuore il problema; e anche per questo è stato indetto per il prossimo anno il Sinodo sulla Famiglia. Ma i vescovi tedeschi si stanno muovendo in maniera autonoma. Qualche settimana fa si venne a sapere che la diocesi di di Freiburg stava lavorando a un documento teso a permettere ad alcune fasce di divorziati-risposati di accedere ai sacramenti. L’eco mediatica fu molto ampia.
       
      E la reazione di Roma non si fece attendere. Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’arcivescovo tedesco Gerhard Ludwig Müller, uno dei primi collaboratori diretti di papa Francesco a essere confermati nel suo incarico, chiese alla diocesi di ritirare la proposta, perché “creerebbe confusione fra i fedeli sull’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio”.
       

      Gerhard Müller scrisse al presidente dei vescovi tedeschi, l’8 ottobre, dicendo che le linee guida rese note dalla diocesi contenevano “una terminologia non chiara”, e violavano l’insegnamento della Chiesa, quando suggerivano che le persone interessate potevano prende una “decisione responsabile nella loro coscienza” per ricevere i sacramenti dopo aver consultato un prete.
       
      Il Prefetto rese chiara poi la sua posizione in un lungo articolo sull’Osservatore Romano, affermando fra l’altro che “l’intera economia sacramentale” non può essere  spazzata via da un “appello alla clemenza”. E aggiunse che se i divorziati-risposati erano “convinti in coscienza che il loro precedente matrimonio era invalido”, questa convinzione deve essere “provata oggettivamente” da un tribunale ecclesiastico, come vuole la legge.

      Roma locuta, causa finita; così si usava dire un tempo, ma non sembra questo il caso. Il card. Reinhard Marx di Monaco, uno degli otto consiglieri del Papa per la riforma della Curia ha preso posizione dicendo che lo stop della Dottrina della Fede “non poteva chiudere la discussione”. E infatti il vescovo Gebhard Fürst di Stoccarda ha detto nei giorni scorsi a un gruppo di laici, il Comitato Centrale dei cattolici tedeschi, che i vescovi tedeschi hanno già stilato una bozza delle nuove linee guida per l’eucaristia ai divorziati-risposati, e sperano di votare queste nuove regole nel marzo del 2014. Gebhard Fürst ha detto che la gerarchia sta rispondendo alle domande dei fedeli: “Le aspettative sono grandi, e l’impazienza e l’ira sono ancora più grandi”.

      E naturalmente c’è chi si appoggia alle intenzioni del Papa. Uwe Renz, portavoce della diocese di Rottenburg-Stuttgart, ha dichiarato che i vescovi agiscono “nello spirito dell’insegnamento papale”.

       Appare probabile però che questo genere di posizione renda più complicato e meno sereno il processo di preparazione del Sinodo sulla Famiglia, creando tensioni crescenti e più evidenti fra la Conferenza episcopale tedesca e Roma. E, di converso, ponga interrogativi anche sulle prospettiva di decentralizzazione volute da papa Bergoglio.

      Andrea Tornielli
      Città del Vaticano

      Una critica aperta all’articolo di Müller, salutato come «un’eruzione di dottrina» e un «recinto» attorno all’«ospedale da campo» della misericordia (immagine quest’ultima usata da Francesco per definire il compito della Chiesa verso i tanti «feriti» della società moderna) è arrivata nei giorni scorsi dall’arcivescovo di Monaco di Baviera Reinhard Marx, uno dei otto cardinali consiglieri del Papa chiamati ad aiutarlo nel governo della Chiesa universale e nella riforma della Curia. «Il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede non può chiudere la discussione», ha detto Marx.

      • gibici scrive:

        Caro Claudio,

        lei e’ molto impreciso e purtroppo tratta temi che vanno trattati piu’ con il bisturi che con la zappa.

        In primo luogo non faccia la vittima: io non ho minacciato nessuna denuncia, ma ho detto che lei la meriterebbe se non fosse pateticamente ridicolo. Il che e’ sostanzialmente diverso.

        In secondo luogo mi dispiace che abbia perso tempo a riportare tanto materiale su questioni che conosco bene, ma che portano solo acqua alla mia accusa: lei denigra gravemente l’esimio card. Marx perche’ lo accusa di voler introdurre il divorzio nella Chiesa. Invece, da tutto quello che lei riporta risulta che il card. Marx ha detto semplicemente che l’intervento del prefetto della CDF non chiude la discussione. Quest’ultima e’ stata preannunciata dal papa, coinvolge personalita’ molto piu’ importanti di Mueller, e non puo’ essere “preclusa” se non dal papa. Il perche’ delle uscite del Mueller e’ per me un mistero, che puzza di bruciato, ma il papa non ha voluto prendere provvedimenti.
        Per tornare al suo comportamento: equiparare il discutere della comunione ai divorziati all’introdurre il divorzio e’ veramente un colpo basso o una stecca notevole.
        Ho discusso abbastanza a lungo in un precedente blog l’argomento della problematica del divorzio da un punto di vista cristiano e capisco che chi non la conosce abbia difficolta’ a vederne tutti i risvolti.
        Per non ripetermi elenco solo alcuni passaggi. Il richiamo evangelico non esclude eccezioni (ad es. il privilegio paolino). Esso richiede di non disgiungere…, ma non da istruzioni su che cosa fare quando il legame e’ stato irrimediabilmente distrutto. A questo s’aggiunga la prassi della Chiesa orientale, mai condannata.

        • stefano scrive:

          Caro gibici, come può il comando evangelico di non separare ciò che Dio ha unito valere solo per i legami ancora sani? Se il legame c’è e funziona, chi vorrebbe separarsi? Non ti sembra capzioso il tuo argomento?
          Siamo alle solite gibici: per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare vostra moglie. Ergo, il legame non può mai essere distrutto senza colpa. Ipse dixit.
          Ciò implica che il divorzio sempre e in ogni caso contraddice il comando evangelico. Tanto più contraddice il comando evangelico risposarsi, in quanto rende il ripudio (divorzio) irreversibile.
          Uno la può girare come vuole – e se lo si vuol fare, facciamolo – ma non si può negare che riammettere ai sacramenti i risposati equivale a piegare il comando evangelico e il magistero della Chiesa fino ad ammettere – di fatto – il divorzio. Marx ovviamente nega questo (e qui sono io a sentire puzza di bruciato), ma tu che ne difendi la posizione, invece, lo riconosci (quindi Marx fa il furbetto).
          La posizione di Muller mi sembra invece molto chiara, come pure quella del Papa, visto che l’ha confermato nell’incarico e l’ha pure fatto cardinale.

          • cuba_libre scrive:

            Stefano

            E’ ovvio che quando vi e’ un divorzio, vuol dire che qualcosa di sbagliato c’e’ stato, questo penso che tutti siano disposti ad ammetterlo. Quindi non c’e’ niente da rigirare, la cosa e’ chiara.
            Bisogna vedere quali sono questi sbagli, in quale percorso del matrimonio sono stati fatti, se sono reversibili o meno. Qui ci posso anche stare; dove invece non ci posso stare e’ catalogare tutti gli sbagli come derivanti da un indurimento del cuore e quindi, di conseguenza non suscettibili di licenza di divorziare! No, caro stefano, il mondo non e’ cosi’ schematico come lo si vorrebbe rappresentare: e qui porto l’esempio che ho portato nel post precedente parlando dell’assicurazione: se io assicuro la mia auto, questo non mi da’ certo il diritto di andare a sbattere dove voglio, tanto -dico- c’e’ l’assicurazione. No! Cio’ non di meno, non per questo giro senza assicurazione (ammesso che la legge me lo permettesse), perche’ la faccio SPERANDO di non averne mai di bisogno! E la stessa cosa e’ il divorzio: credo che nessuna persona con un cero bricilo mdi sale in zuzza si sposerebbe dicendo: beh tanto c’e’ il divorzio, perchè al 200% quel matrimonio e’ destinato ad una fine prematura, poiche’ chi pensa ciò parte gia’ con la pigrizia mentale di chi non volendo affrontare i problemi prende le scorciatoie.
            Ben diverso e’ il caso di chi si e’ sposato con convinzione (e fra questi mi ci metto io) e poi invece purtroppo si rende conto che i presupposti sui quali pensava di avere posto le basi per il matrimonio si sono rivelati completamente diversi da quelli di cui era convinto. Che senso ha proseguire, portando avanti una cosa che sa già che non esiste piu’ dal momento con cui l’ha verificato con mano, nonostante tutta la buona volonta’ di rimettere in piedi la cosa?
            E’ facile dire: l’uomo non divida quel che Dio unisce; bisogna vedere cosa era stato veramente unito. Ma ammesso che la colpa risieda solo da una parte (e questo non e’ mai vero), perche’ l’altra parte, quella che ha subito la colpa, deve subire la conseguenza a vita di qualcosa che non le appartiene; quale sadismo potrebbe giustificare questa mostruosità? Possiamo discutere su quello che ci pare, ma quest’ultima cosa non l’accettero’ MAI, mi sa di diabolico!

          • stefano scrive:

            @cuba
            Attento cuba, anche quando Gesù scacciava i demoni col dito di Dio i farisei lo accusavano di farlo per mezzo di Beelzebùl.
            Un conto è domandarsi cosa Dio veramente ci chiede e come riuscire a rispondere alle sue richieste; un altro è dire che colui che ci comanda è il diavolo.

          • cuba_libre scrive:

            Non ho mica detto questo! Ho detto un’altra cosa che e’ in linea con quanto ho sempre sostenuto in passato: non riesco a coniugare la linea della chiesa con l’insegnamento evangelico, ma non solo in fatto di divorzio, ma di altre altre cose (non per niente non mi riconosco nel cattolicesimo). E i motivi li ho espressi parecchie volte: v.ad esempio i contorsionismi vari (che lei stesso ha riconosciuto in un suo famoso post) a cui si cva incontro, partendo da certi assiomi. Da qui ne discende tutto il resto.
            saluti.

          • stefano scrive:

            @cuba
            Ma è proprio dell’insegnamento evangelico che stiamo parlando. Nel Vangelo il comando di Gesù è virgolettato. Oppure lei ne conosce un’altro?
            A proposito, le racconto una singolare coincidenza: dopo averle postato la prima risposta, stamattina, mi sono accorto che nelle letture di oggi c’è proprio il passo di Gesù che caccia i demoni e dei farisei che lo accusano di essere in combutta col capo dei diavoli. Non dico che lei sostenga la stessa cosa, lo ha già chiarito, ma normalmente queste coincidenze sono piccoli segni che il Signore manda per indicare o per confermare nella via. Saluti.

          • gibici scrive:

            Caro Stefano,

            credo di dover richiamare ancora una volta due istituti di diritto civile, che hanno una decisiva importanza per la Chiesa: la separazione e il divorzio. La prima dichiara la cessazione della coabitazione, il secondo la cessazione del vincolo che impedisce un nuovo matrimonio e pertanto e’ la premessa per un nuovo matrimonio e puo’ avvenire dopo un certo intervallo dalla prima.

            E qui la mia prima critica, se ben ricordi: la Chiesa ammette ai sacramenti i separati, nonostante che siano oggettivamente in contrasto con l’insegnamento evangelico. Certamente, se ci sono colpe gravi i separati devono confessarsi, ma poi possono accostarsi ai sacramenti.

            Il secondo punto. La Chiesa invece considera violazione decisiva del comandamento il divorzio, cioe’ l’annullamento del vincolo. Per cui non lo concede e condanna chi vive come se il vincolo non esistesse piu’ (pubblico convivente e divorziato civilmente) escludendolo dai sacramenti.
            Questa interpretazione del Vangelo sembra vulnerabile:
            1. Dal punto di vista esegetico.
            2. Dal punto di vista della coerenza.
            3. dal punto di vista storico.

            La tua obiezione ha due aspetti:

            - “Se il legame c’è e funziona, chi vorrebbe separarsi?”. Ti riferisci all’affetto che unisce gli sposi. Comunque il comando evangelico implica che anche in questa ipotesi sia previsto l’obbligo di evitare qualsiasi atto o situazione che minaccino l’unione affettiva, e non e’ poco. Nulla di capzioso. Qualora, invece, venisse a cessare l’unione affettiva, resta comunque il vincolo giuridico del matrimonio, che richiede ai coniugi in sostanza di ricostituire l’unione affettiva e di viverla, almeno in misura minimale. Anche la separazione e’ vista dalla Chiesa come periodo di riflessione.

            Tu aggiungi “Tanto più contraddice il comando evangelico risposarsi, in quanto rende il ripudio (divorzio) irreversibile.”

            Qui mi daresti ragione anche oltre le mie affermazioni, ma sono contrario all’uso della logica prima che si siano comprese le posizioni.
            Come ho appena detto, sia il venir meno dell’affetto coniugale, sia la separazione di fatto e quella giuridica non annullano il vincolo matrimoniale, quindi resta l’obbligo di ricostituire l’unione affettiva, almeno in misura minimale. Il vincolo e l’obbligo connesso non vengono automaticamente a cessare neppure quando si passasse ad una nuova unione, di fatto o di diritto (convivenza o nuovo matrimonio).
            Ma sei tu stesso che aggiungi che il nuovo matrimonio “rende il ripudio (divorzio) irreversibile”. Non e’ esatto, perche’ proprio sulla presunta reversibilita’ la Chiesa nega i sacramenti. Ma e’ una possibilita’ astratta che in concreto ben raramente si realizza, anzi spesso i rapporti giungono ad un punto nel quale tornare indietro e’ umanamente impossibile, e quindi non esigibile. Faccio un esempio. Un coniuge ha abbandonato la fede, si e’ risposato, ha nuova prole e ha fatto perdere tracce di se’ o rifiuta qualsiasi contatto con l’altra parte, che considera completamente estranea. A questo punto come si puo’ parlare di possibilita’ e quindi di obbligo della coppia di ricostituire l’unione?

            Questa e’ la critica teorica alla presente normativa ecclesiale, unitamente alle considerazioni esegetiche e storiche.

          • stefano scrive:

            @gibici
            La mia critica teorica (non mi permetto di più) è invece questa: il matrimonio è un sacramento, bene. Allora che senso ha una riammissione ai sacramenti che escluda il sacramento dal quale si è usciti? Sarebbe una riammissione con esclusione, e saremmo punto e daccapo. Chi si sentiva escluso avrebbe ancora le identiche motivazioni per sentirsi escluso. E avrebbe tutte le ragioni.
            Ecco perché, a mio modesto avviso, riammettere i risposati alla comunione implica de facto l’ammissibilità del divorzio. Checché ne dica il Card Marx, che evidentemente è lì che vuole andare a parare.
            Lo vogliamo fare? Facciamolo. Ma non si dica che è per amore. Le parole di Gesù sono sempre lì a ricordarcelo: è per la durezza del vostro cuore…
            Certo, non è tornando all’Antico Testamento che si annuncia l’avvento del Regno. Ma in mancanza di meglio…

          • gibici scrive:

            @Stefano,
            il card. Kasper non ha affrontato il problema dai molteplici punti di vista dai quali puo’ essere studiato (esegetico, storico, sistematico), ma da quello cd. pastorale. Probabilmente (ma non si puo’ predirlo con certezza) il consiglio dei cardinali si fermera’ a questo aspetto, e ad esso si riferiva il card. Marx. Io non l’ho trattato, ma esso ha a suo favore sia la prassi delle Chiese d’oriente, mai condannata, sia la percezione che la normativa in vigore finisca in un vicolo cieco, perche’ condanna coloro che contravvengono al precetto dell’indissolubilita senza offrire possibilita’ di soluzione, se non quella della riconciliazione, talora realisticamente impossibile. Certamente, il riammettere ai sacramenti chi e’ divorziato e risposato e’ una mezza misura, ma nella giusta direzione, se e’ vero, come mi sembra vero, che per colpa umana, il primo matrimonio si e’ dissolto e non puo’ piu’ essere ricostituito.
            Se ho capito la tua obiezione, il concedere un secondo matrimonio canonico sarebbe contro il valore sacramentale del primo. A parte che questa soluzione non sembra essere in discussione, la tua obiezione presuppone che il primo matrimonio resti ancora in piedi, ma cosi’ non e’, se e’ vero che esso e’ irrecuperalmente dissolto.

          • stefano scrive:

            Caro gibici, la tua obiezione mi ricorda quella degli apostoli “Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi”. Umana, troppo umana. Non vorrei proseguire perché la risposta di Gesù è un po’ misteriosa (“non tutti possono capirlo”) e non mi sento in grado di dire cose intelligenti su questo.
            Mi limito alla dottrina come l’ho imparata. La materia del matrimonio è il consenso dei coniugi. E’ su questo punto che irrompe il tuo argomento, e sembra dire: “vedi, se non c’è più il consenso non c’è più neanche il matrimonio, che ti dicevo?”. Il mio, invece, si rifà al comando evangelico e ti risponde: “no caro, il consenso una volta dato non lo puoi più ritirare, perché ce l’ha in custodia Gesù. E’ con lui che te la devi vedere”.
            Ecco, mi pare che le incomprensioni su questo tema nascano quando si escluda dal discorso l’artefice del sacramento. O, come dicono a Roma, quando si fanno i conti senza l’oste.

          • cuba_libre scrive:

            Stefano

            Mi intrometto nella discussione.

            Vede Stefano, prendo spunto da quel suo famoso post nel thread “Stato di grazia” del 21.2.2014, ore 14.13, che io condivido nel senso che la sua analisi, partendo da certi assiomi porta ad una situazione inestricabile e senza uscita.
            Allora le cose sono due: o i presupposti sono errati, e quindi tutto cio’ che ne deriva non e’ altro che una diretta conseguenza, oppure se i presupposti sono veri, affinche’ non si producano simili effetti, bisogna studiare le situazioni caso per caso, non esuiste una regola buona per tutte le stagioni, come del resto traspare sempre nel summenzionato post (che fra l’altro ho salvato).

            Su quanto ha scritto nell’ultimo post per Gibici, mi preme di rispondere a quanto lei ha esserito nell’ultimo capoverso:
            “… il consenso una volta dato non lo puoi più ritirare, perché ce l’ha in custodia Gesù. E’ con lui che te la devi vedere.
            Ecco, mi pare che le incomprensioni su questo tema nascano quando si escluda dal discorso l’artefice del sacramento. O, come dicono a Roma, quando si fanno i conti senza l’oste.”

            Bene, questo e’ un esempio tangibile di quanto ho teste’ sostenuto: le situazioni bisogna valutarle caso per caso: ad esempio vedere in quale situazione e’ stato dato il consenso: se vi era consapevolezza, maturità, influenze varie.
            Detto questo, per tutte le alte situazioni, lei ha centrato il problema: si fanno troppe volte i conti senza l’oste…… e perche’ credeche quando io sento di accostarmi ai Sacramenti lo faccio senza intermediari VERSO L’OSTE? Proprio perche’ SOLO L’OSTE in quel momento sa come stanno veramente le cose.
            E infatti questo non avviene sempre, …. proprio perche’ so in mia coscienza quando non sono degno di confrontarmi con Egli! L’importante e’ l’onestà verso se’ stessi, ancor prima che verso l’Oste! E cosi’ tutte le contorsioni sono superate!! E se questa e’ una scorciatoia sara’ Qualcun altro a stabilirlo, non certo i fandfaroni ch

          • cuba_libre scrive:

            (Cont.)

            ….. non certo i fanfaroni farisei che qui abbondano (non ce l’ho con lei, stia tranquillo).
            Saluti

          • stefano scrive:

            Ma io sono tranquillo. Comunque grazie.
            A presto.

          • gibici scrive:

            @Stefano
            torno sull’argomento perche’ penso che facilmente tu possa capire l’errore che hai proposto: “il consenso una volta dato non lo puoi più ritirare, perché ce l’ha in custodia Gesù. E’ con lui che te la devi vedere”. Questo si potrebbe dire per tutto cio’ che riguarda la fede, la speranza, la carita’ e tutto il corredo di applicazioni che dovrebbe costituire la vita cristiana. Noi, diventati cristiani, dovremmo essere confermati in grazia, perche’ siamo nella custodia di Gesu’. Ottima come preghiera, falsa come premessa teorica dalla quale dedurre le situazioni concrete. Penso che tu sia d’accordo.

          • stefano scrive:

            Caro gibici, ora tu mi porti su un terreno scosceso dove potrei apparire inetto. Io francamente non lo so se corrisponde al vero che non si possano dedurre situazioni concrete dalla mia premessa; come ho detto altrove, se ciò è possibile ce lo dirà il Papa, cui devo obbedienza più che alle mie convinzioni. La risposta al problema risiede senza dubbio nella Carità, ma nessuno se non il Papa ce l’ha in tasca (e, forse, neanche lui in questo momento).
            Però, per rimanere sul teorico, come sarebbe che ciò che va bene per una preghiera diviene falso come premessa teorica? Siamo già al gioco delle tre carte? No, se sono in errore non l’ho proprio capito.

          • gibici scrive:

            Nella preghiera posso e devo chiedere cio’ che potra’ essere con l’aiuto di Dio, ma non posso dire che, poiche’ c’e’ sempre l’aiuto di Dio, non ci possono essere stati e non ci potranno mai essere peccati. Percio’ posso chiedere che Dio aiuti tutti gli sposi a non dividere cio’ che Dio ha unito, ma non posso concludere che, poiche’ siamo sotto la protezione divina, non ci saranno divisioni. Ed eventualmente irreparabili, aggiungo per tornare alla mia tesi tutt’altro che di fede.

          • stefano scrive:

            @gibici
            Sì, questo lo so, ma ancora mi manca un passaggio logico per concludere – come tu sembri fare – che il soccorso che la Chiesa deve ai peccatori consista (in questo caso) nel benedire le loro seconde nozze (detto in soldoni).

          • gibici scrive:

            Il soccorso sacramentale che la Chiesa da’ ai peccatori pentiti e’ l’assoluzione, per il potere delle chiavi. Finora si e’ detto (semplifico) che la Chiesa non puo’ concedere l’assoluzione ai divorziati perche’ persiste il primo rapporto. Qualora fosse riconosciuto che il primo rapporto non sussista piu’, l’assoluzione potrebbe essere concessa e poi tutti gli altri sacramenti, nuovo matrimonio compreso.
            Per questo la discussione sulla permanenza o no del vincolo e’ molto importante, anche se non credo che sia per ora nel programma dei cardinali consultori del papa, che sembrano ricercare solo una soluzione pastorale.

          • stefano scrive:

            Ok, con una sola precisazione (che non vuol essere polemica): “Finora si è detto che la Chiesa non può concedere l’assoluzione ai divorziati perché persiste il primo rapporto”. No, non si può concedere perché persiste il secondo.

        • gibici scrive:

          @Cuba,
          grazie sempre della sincerita’ dei tuoi interventi. Il rapporto diretto con il Principale dovrebbe essere il punto di partenza in funzione del quale dovrebbe essere previsto l’aiuto ecclesiale, secondo le indicazioni del principio di sussidiarieta’. Ma soprattutto a partire dalla Controriforma, il clericalismo ha preso il sopravvento. Nel secolo successivo, il seicento, il difetto di questo atteggiamento non e’ diventato evidente perche’ controbilanciato dalle numerose iniziative messe in moto in ambito cattolico. Ma i secoli successivi hanno visto il progressivo sfaldarsi della Chiesa. Il Vaticano II ha iniziato l’autocritica, che pero’ attende ancora le riforme necessarie.

  23. Reginaldus scrive:

    la Tradizione Vivente…è la versione mascherata dell’idea che la Rivelazione è sempre in fieri, un work in progress, in continuo assecondamento delle spinte del cuore umano, che in ogni tempo impongono una verità secondo le esigenze del momento. Così è, come vi pare! Una Rivelazione, quindi, mai conclusa…

    Quindi, non tradizione/trasmissione di una Verità, in sé immutabile , come immutabile è colui che la fonda -Dio, e alla quale il credente aderisce con la sua vita, e la rende in se stesso vivente – secondo il detto “Il mio giusto VIVE di fede’…- ma una continua Trasformazione della ‘verità’, per adeguarsi alle richieste del mercato: non per amore dei clienti del mercato, ma per inflazionare il mercato di prodotti tossici, e portare i clienti alla completa disaffezione del mercato stesso…Disegno propriamente massonico, che vuole la MORTE della fede cristiana… altro che trasmissione vivente della fede!

    • gibici scrive:

      @Reginaldus.
      Tradizione solo come trasmissione? Non e’ mai stato solo cosi’. Da qui l’opposizione che c’e’ stata gia’ all’inizio all’introduzione del termine non biblico di “consostanziale al Padre” per definire il Figlio. Ogni concilio tirava fuori cose vecchie e nuove. L’importante era che le cose nuove servissero a spiegare quelle vecchie e fossero ad esse conformi.

      • Reginaldus scrive:

        gibici,

        e allora mi sia permesso di rispondere così:

        tradizione allora come… tradimento?

        E che esegesi dei concili sta facendo ? le ” cose nuove” degli uni contraddcevano le “cose vecchie” degli altri?!? Ma lei può far dire ai concili quello che le pare, come le fa dire che questo concilio (-abulo) vaticano II ha detto cose in linea di continuità con quelli precedenti… Liberissimo! Non è lei che sostiene con tutti i vaticansecondisti di questo mondo che il dio di maometto è lo stesso unico Dio di Abramo e di Gesù, e quindi un Dio Trintario??? E quindi di che mi meraviglio???

        • gibici scrive:

          Caro Reginaldus,
          speravo di aver suggerito che l’alternativa tradizione / trasmissione o tradizione / tradimento non e’ adeguata se per trasmissione s’intende la ripetizione materiale, come fa lei. C’e’ uno sviluppo che non e’ tradimento perche’ chiarisce e spiega quanto riceve e quindi consegna ai posteri una tradizione piu’ chiara e accettabile. In questi chiarimenti e in queste spiegazioni si puo’ strafare e inserire aspetti mondani, nel tentativo di attualizzare la tradizione. Si tratta di deviazioni che le generazioni successive sono chiamate a correggere, come parzialmente si e’ cercato di fare nel Vaticano II. Quindi nell’ultimo concilio ci sono anche implicite critiche (se preferisce: prese di distanza) da posizioni precedenti, su materie non irreformabili.
          Il Dio di Abramo e’ quello che ancora oggi gli ebrei adorano, e’ il Dio dell’ebreo Gesu’ e quindi nostro ed e’ il Dio che Maometto volle annunciare agli arabi, richiamandosi alla tradizione biblica, anche se apocrifa.

  24. cuba_libre scrive:

    Claudio

    In tutto questo papiro che ha mandato non riesco a vedere alcun rigo da cui si possa evincere quello che lei ha detto nel post precedente e che ha suscitato la (giusta) risposta di Gibici.

    Lei ha scritto testualmente: “….Però potrebbe perlomeno intervenire con chiarezza per smentire le affermazioni dei suoi pupilli, ad esempio del card marx, quello che vuole INTRODURRE il divorzio nella Chiesa…”" (???)

    Mi sa dire cortesemente in quale rigo del suo papiro vi e’ inserita una frase che potrebbe far propendere per una interpretazione di questo genere?

    Se per lei affrontare il problema dei divorziati risposati per il loro accesso ai sacramenti significa INTRODURRE il divorzio nella chiesa, allora ha proprio ragione Gibici!
    Sarebbe come dire che io assicurando una macchina, automaticamente questo significa che sia autorizzato a mandarla a sbattere contro il primo sfigato che mi viene a tiro, e non, come invece e’ nello spiritoi dell’assicurazione, stipularla SPERANDO di non farne mai uso!

    Ma questa e’ prorio una sua fissa! in passato ha addirittura scomodato la matematica per sostenere certe posizioni, adesso mette in bocca ad altri cose che non hanno mai proferito…

  25. Reginaldus scrive:

    …”nostalgie per papi distanti”, o nostalgie per papi che tenevano ben salda la barra verso una meta alta, ‘distante’ dalla povera portata umana????

    …”un papa che piace troppo alla gente, perché troppo incline a lisciare dlla gente il pelo per il suo verso ( a parte i mafiosi, o certi tipi di mafiosi, ovviamente…)???
    Che piace troppo alla gente cui piace troppo piacersi come è?!?

    E sulla linea del ‘piacere altrui’, come la mettiamo tra costoro e Dio???

    comunque, vicino o distante, piacente o non piacente, per me costui un fuori posto è…

  26. Reginaldus scrive:

    vedo che è stato cancellato il mio intervento sul vero cuore di papa bergoglio. Complimenti: non avete altri argomenti che la censura: significa che siamo messi male, voi e il vostro protetto, non cetrto io…

    Bene, posso parlare allora delle ultime imprese del papa che piace troppo? qualche ora fa il detto papa detto la messa dinanzi a un bel numero di parlamentari italiani politici di primo rango, e ha detto loro che devono “stare vicino al popolo”. Prima osservazione: per dire una simil cosa c’era bisogno di dirla dicendo una messa? Che cosa è la messa, diventata una parte del cerimoniale papale? Una volta dalla Messa si tenevano lontani i catecumeni e i pubblici peccatori che non avevavno ancora completato il percorso della pubblica penitenza… Ma si sa, i tempi cambiano e la ‘tradizione vivente’ ti porta ad esiti insospettati… La vedete la Bodrini e il Grasso compunti alla messa e magari a prendere la comunione ??? Lasciamo stare: il popolo, i poveri …sono questi i pretesti per tale accolta. Bene, allora vediamo oggi se il papa che piace troppo alla gente, e a chi sta sopra alla gente, avrà l’ idea di dire allo stupefatto Obama che lasci stare gli F35, che non servono proprio per stare vicino al popolo – almeno nel senso di buona vicinanza…- e tantomeno servono ai poveri, che forse anche per quei soldi, in miglior causa impiegati, sarebbero meno esposti alla fame e alla disperazione…Sarebbe davvero MERAVIGLIOSO!

    • Teresa scrive:

      Il Grasso?mi dici chi è veramente questo personaggio? (so chè è un magistrato!)vado a Teatro c’è un attore Sebastiano Lo Monaco siciliano che “idolatra” continuamente questo personaggio con un’adulazione da voltastomaco, sospetta(come solo i sinistroidi radical chic sanno fare) sia l’anno scorso che quest’anno ha portato in scena uno spettacolo quest’anno “dopo il silenzio” l’anno scorso mi pare “per non morire di mafia ” tratti entrambi da scritti/ testi di questo Grasso come se fosse un autore di tale prestigio ma conosciuto e apprezzato solo da pochi salottieri illuminati progressisti che manco a dirlo osannano Papa Francesco…………insomma il filone è pd grasso don ciotti, libera, famiglia cristiana, paoline, la repubblica, fabio fazio, litizzetto, ballarò, e avanti.In tutte le discussioni pubbliche culturali nella mia città ci sono questi personaggi che ripeto oltra ad adularsi tra di loro come i depositari della verità assoluta hanno bava alla bocca per papa Francesco

      • Reginaldus scrive:

        a ‘sto papa che piace tanto alla gente pare che non piaccia proprio il parere di certa gente…

        • Reginaldus scrive:

          siccome il mio commento a cui fa riferimento la nota qui sopra, dopo molta ponderazione, è stato cassato ( ormai una abitudine), mi sia permesso almeno riproporre la domanda che era il motivo di quel commento ( senza ovviamente l’argomentazione relativa, che deve avere parecchio disturbato):

          “perché questo papa che piace tanto alla gente piace anche tanto alla gente che alla gente non piace???”….

          • Lia Orsenigo scrive:

            Com’è questo papa, com’era quell’altro…..
            Ha fatto di più, ha fatto di meno….
            Quale è più autorevole, quale è più affabile…..
            Mi piaceva più questo, mi piaceva più quello….

            Ecco il principale guaio del cattolicesimo, l’attenzione alle creature e non al Creatore. L’attenzione alle figurette clericali, l’omaggio a Dio scambiato con l’omaggio al clero.
            Distrarsi a valutare i papi, invece di concentrarsi esclusivamente e con implacabile rigore sui propri doveri e sulla propria coscienza.
            Anche a costo di trasformare la religione in una cosa seria.
            L.O.

          • gibici scrive:

            @Lia Orsenigo
            La discussione sulle persone e’ fatta perche’ esse rappresentano e sviluppano un certo tipo d’interpretazione religiosa. Di fatto, e’ chiaro che la discussione e’ su quest’ultima.
            Quanto al volli, sempre volli, fortissimamente volli, si tratta di un moralismo monco. Esso dimentica che l’agire dovrebbe essere preceduto dalla riflessione o si puo’ andare a finire nel credere, obbedire, combattere e peggio.

  27. Franco scrive:

    Ho l’impressione che per papa Francesco sia in corso un’operazione analoga a quella effettuata nei primi anni di Pio IX. Tutta la società era in fermento, e alcune “aperture” iniziali del nuovo pontefice nel senso di un governo meno verticistico corrispondevano al trend generale, per cui entusiasmo di molti, desolazione di pochi amanti dell’”ordine” ( tra cui Metternich:”Ci mancava anche questa: un papa liberale!” ). Da parte sua Mazzini, che era non più un cattolico, ma un postcristiano moralista-deista ( detto con tutto il rispetto ) diede istruzione ai suoi ( con idee conformi alle sue e non alieni da azioni anche violente ) di gridare e far gridare “Viva Pio Nono!” per cavalcare l’onda e
    farla diventare una marea irreversibile. Personalmente ho l’impressione che da parte di alcune forze mediatiche, cattolico-progressiste e laiciste, si stia alimentando una “papolatria” che si presenta in forme esagerate, abbastanza simili al consenso in parte spontaneo, in parte indotto, per dittatori populisti come Mussolini ( ex socialista estremista ) ai tempi dei maggiori successi e del consenso, prima della porcheria delle leggi razziali ( nel genere canzonette “Duce, Duce, Luce, Luce! – ho trovato testo e musica fra le carte di famiglia ). Leggendo certe riviste e seguendo certo canale televisivo cattolico a larga diffusione la parrucchiera di cui sopra e la proverbiale casalinga di Voghera non possono non avere l’impressione che solo con Francesco sia iniziato il “vero” Cristianesimo, prima coartato e sfigurato. Una francescolatria dilagante non voluta dallo lo stesso Francesco ( le cui prediche sono spesso intensamente evangeliche e come tali molto edificanti ) .
    A mio parere ( discutibilissimo ) papa Francesco ha l’attitudine di un magnifico “parroco del mondo”, che appare tanto più attraente in quanto la predicazione attuale dei sacerdoti è per lo più piatta e stinta, con omelie che entrano da un orecchio ed escono dall’altro: né teologicamente e culturalmente elevate né colorite secondo i moduli della comunicazione popolare . Se la predicazione bergogliana appare tanto nuova, è anche perché dalla pedagogia ordinaria del popolo cattolico nel periodo postconciliare si è trascurata la presentazione delle vite dei santi, di tutti i tempi e di tutti i paesi, concentrandosi su pochissime considerate “attuali” come Madre Teresa e su un san Francesco in versione melassa ecologista. In tal modo si è proposta di fatto una immagine oscurata e sostanzialmente negativa-riduttiva della Chiesa nei millenni precedenti il C.V. II.
    Credo di poter capire la psicologia di Bergoglio, avendo io stesso una simile; anzi, ho attinto ad essa nel mio insegnamento in scuole medie “periferiche” e nel biennio del
    tecnico; però passando al liceo ho ritenuto di dover contenere e “potare” certe espressioni. Lo richiedevano il ruolo e l’ambiente. Ancora di più se fossi diventato
    preside o professore universitario.
    Si continua a citare l’umiltà e la tenerezza di Gesù ( lavanda dei piedi e quant’altro ); però Gesù, per come i Vangeli ce lo presentano, ispirava uno straordinario senso di reverenza. Lo stesso Pietro (m il primo papa ) è presentato negli”Atti degli apostoli” come un personaggio solenne. Questo da parte di Luca, fidato seguace di Paolo “contestatore” al concilio di Gerusalemme. Umanissimo anche negli anni al seguito del Maestro ma mai “leggero”.

    • Gianna scrive:

      Oggi tutti i parlamentari solito bla bla bla ognuno resta nella propria condizione/convinzione senza che la visita ad un papa intacchi minimamente la loro vita.
      Poco tempo fa tutti i dipendenti rai dal papa solito bla bla bla (mica Francesco gli ha detto di non far pagare il canone agli italiani per le porcate che fanno!dal giorno dopo la visita al papa le solite porcate in tv) ognuno resta nella propria condizione/convinzione senza che la visita ad un papa intacchi minimamente la loro vita.Mi chiedo ma a cosa serve tutto questo bla bla bla?
      Obama va dal papa e avanti solite adulazioni ognuno resta nelle proprie posizioni io conversioni non ne vedo in giro si pensa piuttosto che la chiesa si debba convertire al mondo

  28. Cherubino scrive:

    Beati gli operatori di pace.

    Forse qualcuno scambia la distanza con divisione. Vorrebbe un papa che divide e che sia diviso. I fatti dicono invece che papa Francesco è molto attivo e il suo essere “vicino” non vuol dire affatto essere “in vacanza”, bensì immergersi nei problemi e nei nodi da sciogliere.
    Non per niente l’icona che ama è quella di Maria che scioglie i nodi. Non Maria con lo sguardo e le mani rivolte al Cielo, in un’estasi fittizia, ma un Cielo passato fattivamente a servire l’umanità ferita, a sciogliere i nodi.

    Così un papa che scioglie i nodi dà fastidio. Ma coloro che sono in attesa di speranza e di salvezza riconoscono in lui il vino buono di Cana. L’impronta dello Spirito creatore che guarisce, raddrizza, scalda, libera, fa nuove tutte le cose.

    • macv scrive:

      “non Maria con lo sguardo rivolto ai cieli in un estasi fittizia”
      caro Cherubino prima di tutto chi SEI TU PER GIUDICARE che un estasi è fittizia o no?
      secondo: a te e a quelli come te magari piacerebbe di più veder rappresentata Maria colla tuta da metalmeccanico e col pugno chiuso , ma purtroppo per te, per voi, la Madre di Cristo nella iconografia cristiana è rappresentata da una persona ORANTE , colle mani e gli occhi rivolti al CIELO!
      Non è un attivista politica e neppure un marinaio che scioglie i nodi!
      E inoltre il Cielo che improvvisamente , secondo te . dopo duemila anni di storia , improvvisamente con Francesco è “passato fattivamente a servire l’umanità ferita” mentre prima di Francesco, con gli altri Papi, lo stesso Cielo se ne fregava evidentemente, è un immagine del tutto ridicola!

      • macv scrive:

        A proposito Cherubino il Cielo oltre che passare fattivamente ecc. ecc. sta pure fattivamente con Obama???

      • cuba_libre scrive:

        Macv

        “….a te e a quelli come te magari piacerebbe di più veder rappresentata Maria colla tuta da metalmeccanico e col pugno chiuso ….”

        Già, …e magari che canta Bandiera Rossa e l’Internazionale… (e’ un eufemismo, ovviamente)

        “… ma purtroppo per te, per voi, la Madre di Cristo nella iconografia cristiana è rappresentata da una persona ORANTE , colle mani e gli occhi rivolti al CIELO!…”

        e purtroppo per voi l’iconografia dice tutto e non dice niente, perche’ l’iconografia a sua volta è derivazione di interpretazioni di chi si è reso autore della stessa iconografia.
        Ammesso poi che l’iconografia non costituisca un’eresia. non credo debba essere io a ricordare che nel comandamenti originali (Esodo e Deuteronomio) la rappresentazione di immagini sacre è tassativamente proibita:
        – Non avrai altri dei al mio cospetto[1]. Non dovrai farti alcuna figura scolpita, né immagine alcuna delle cose che sono in alto nel cielo o in basso sulla terra o nelle acque al di sotto della terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li adorare, perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio scrupoloso [nell'esigere la punizione per l'idolatria]. Per coloro che mi odiano Io punisco il peccato dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione mentre uso bontà fino alla millesima generazione per coloro che mi amano ed osservano i miei comandamenti. -

        “Non è un attivista politica e neppure un marinaio che scioglie i nodi!”

        nessuno pretende questo, ma ciò non toglie che i nodi ci sono e tanti anche…. e io nel corso della mia vita (non sono un ragazzino) non ho mia visto nodi che si sciolgono da soli, ne’ che si sciolgono con soli atteggiamenti oranti!

        “E inoltre il Cielo che improvvisamente , secondo te . dopo duemila anni di storia , improvvisamente con Francesco è “passato fattivamente a servire l’umanità ferita” mentre prima di Francesco, con gli altri Papi, lo stesso Cielo se ne fregava evidentemente, è un immagine del tutto ridicola!”

        Il Cielo forse non se ne fregava, ma molti di coloro che pontificavano in nome di Qualcuno che sta in Cielo se ne fregavano si’ eccome, erano ben altri i loro obiettivi … che guardavano in una direzione non proprio in visibilità ottica col Cielo!

  29. peccatore scrive:

    A proposito di operatori di pace: il buon Barack (già emozionato per l’incontro con Francesco, del quale si è detto pure ammiratore) avendo a che fare con più di suoi concittadini in carcere e cinquanta milioni alle prese con le mense per i poveri, è venuto a piazzare le sue mercanzie al nostro baldo giovane presidente del consiglio, invitandolo a non fare troppo “l’originale” e ricordandogli chi comanda e chi riceve gli ordini. Così oggi l’Italia sa di doversi prendere gli effetrentacinque che i precedenti governi avevano accettato, pur trattandosi di aerei ancora in fase sperimentale. A noi, pagandoli caro a beneficio dell’industria bellica che fa PIL, i prototipi su cui fare i residui esperimenti e finire il progetto senza i difettucci ancora in essere. Il bonifico per la fattura di un bell’aereo da guerra non si nega mai ai tuoi amici; e poi sono così ben rappresentati, ammirano chi non la pensa quasi per niente come loro… se fai come dicono loro! Ecco, speriamo che le cose siano nuove: per intanto le novità che Renzi aveva immaginato sono tornate nella lista dei sogni… Non è politrica e nemmeno polemica, solo un po’ di sano realismo, per fantasticare di meno, non bersi le quintalate di melassa propalate da certa “informazione” e pregare con maggior fervore per il Santo Padre e la Chiesa, in questo tempo che minaccia davvero brutto…

  30. peccatore scrive:

    beati gli operatori di pace…

    chissà se il primattore, insignito di un premio per la pace, venuto a visionare il set di un film al quale la sua compagnia ha tributato un premio, avrà recitato bene la parte anche di fronte al pontefice, che giustamente cerca di farsi ponte, per liberare le anime dall’isola di ipocrisia da cui, anche chi crede di essere migliore, va a bombardare i peggiori di lui…
    Anche lui avrà pensato: chi sono io per giudicare?
    Troppo complicato, troppe diseguaglianze: effetrentacinque per tutti e bonifichiamo l’area!

  31. peccatore scrive:

    se penso a quando a bombardare era il perfido giorgedabliu con milioni di pacifisti a sventolare l’arcobaleno (e Giovanni Paolo II era con loro), mi chiedo perché adesso che Francesco ha evitato un’inutile guerra in Siria (già data per “giusta” dalle accurate indagini mainstream fatte con dispacci e veline), le bandire arcobaleno non servono più contro le guerre, ma per affermare l’ideologia del gender…
    La Chiesa è “continua”, mentre è discontinuo chi il cervello più che altro lo sventola… la banderuola è l’attitudine tipica di ciò che segue il vento…
    La Chiesa incontra anche il peccatore, ma il peccatore incontrando la Chiesa non sempre pensa al proprio peccato, preferendo bearsi delle proprie emozioni.
    Uscito da lì, si tornma al lavoro: dove eravamo rimasti? Ah sì, ho qui un contratto firmato che parla di aerei… Servono a bombardare. Dovete farlo voi… A me costa.
    La pace? Of course baby, è ciò che ci unisce… Pat pat sulla testa e scodinzolare…

  32. Cherubino scrive:

    Forse qualcuno dimentica che lo stesso Gesù vestiva la “tuta” di artigiano, quando riparava mobiletti, sedie, porte e altri oggetti di legno.

    Che poi Pietro sia presentato negli Atti come un personaggio “solenne” è una panzanata enorme. Egli è sempre ricordato come il pescatore di Galilea, e lui stesso fa esperienza di quanto siano errati certi pregiudizi quando Dio deve convincerlo ad andare dai pagani con il sogno degli animali immondi.

    La verità è che il più grande pericolo per la Fede sono i cristiani-senza-vangelo. Lo stesso S. Paolo ha parole di fuoco per coloro che sotto l’apparenza covano il ritorno alla alla religione della Legge invece che della Gratia-gratis-data che ci raggiunge in e per mezzo di Gesù.

    • macv scrive:

      I cristiani senza-vangelo sono quelli che non hanno alcun bisogno della Redenzione perchè hanno trasformato la religione in unateoria sociale e politica, hanno trasformato Cristo in un prete-operaio, sua Madre La Vergine Maria in una femminista ante litteram , San Giuseppe in un immigrato clandestino, e gli Apostoli nella prima comunità comunista. Costoro non hanno alcun bisogno del Vangelo ne’ della Gratia-gratis data : bastano i testi di sociologia e al massimo applicare quelli della Teologia della Liberazione.
      Il loro Paradiso è l’eguaglianza sociale in Terra,la loro fede è solo ed unicamente nell’Al -di qua, in strutture sociali e politiche in grado di realizzare il paradiso in terra. Non c’è alcun bisogno di interventi soprannaturali. Un tempo si chiamavano “utopisti”. Adesso credono di essere loro i “veri” cristiani e dall’alto come Cherubino giudicano tutti gli altri….. Peccato che proprio il loro beniamino Papa francesco abbia detto che la Chiesa non è una ONG , non è la Croce Rossa, non è il Soccorso Rosso, e non è neppure “IL SOL Dell’AVVENIRE”. Peccato che siano sconfessati da duemila e più secoli di Storia: è sceso il Figlio di Dio fatto uomo , Gesù, e non è cambiato nulla ,le ingiustizie sociali sono rimaste , ma loro sono convinti di poter far meglio di Cristo…

      • macv scrive:

        San Paolo “I giusti saranno giustificati per FEDE”.
        per fede, dice San paolo. Non perchè votano a sinistra , fanno volontariato, sono pacifisti, tollerenti ecumenici , pronti ad ammettere e praticare ogni sessualità, non perchè credono nei diritti civili, nel progresso, nella scienza e nella tecnica.
        I giusti saranno giustificati per la FEDE. E allora vedremo tante povere monacelle del XII secolo che nulla sapevano di scienza e tecnica e che se ne stavano ORANTI nel loro convento, passare davanti agli orgogliosi uomini del “fare” a qualli che si credono giusti per votano dalla parte giusta e fanno le cose giuste.
        I giusti saranno giustificati per la loro FEDE.
        ma la loro fede in Dio non nel socialismo!

      • Cherubino scrive:

        La sua è solo retorica stantia e fascistoide. Chi crede nell’Incarnazione vera e non solo virtuale come voi, esulta proprio perchè il Dio-con-noi si è abbassato fino a noi per redimerci.
        In Maria trova una vera sorella e madre nella Fede.

        Il vero punto è in fondo quella eguaglianza sociale che a voi sta sulle scatole, perchè sognate la società dove pochi comandano su molti, sfruttandoli. Gesù invece ha messo il povero e il piccolo al centro per servirlo in tutte le dimensioni, morali e materiali.
        Gesù guariva i malati per davvero, permetteva ai suoi discepoli di raccogliere cibo in giorno di sabato perchè avevano fame, metteva a simbolo di vero adoratore di Dio un tale samaritano che si sporcò le mani per soccorrere una vittima della violenza del mondo, mentre biasimo quello scriba e quel sacerdote che passarono oltre per andare al Tempio. Proprio il vostro ideale di papa ! Quel sacerdote avrà detto che c’erano altre urgenze ecclesiali, che non era certo un assistente sociale, che in fondo quel viandante aveva delle colpe che gli avevano attirato la punizione divina…
        Però il Vangelo ci mostra che Gesù la pensa diversamente, da lui e da voi.

        • macv scrive:

          Voi caro Cherubino date una interpretazione distoeta del Vangelo. Gesu non e’venuto a fondare un Regno terreno neppure il Regno della giustizia sociale. L’ha detto chiaramente Il mio Regno non e’di questo mondo. Ma intutte le epoche storiche ci sono state personw che hanno piegato e strumentalizzato il messaggio di Cristo ai loro scopi politici. Gente convinta di fare la vera volonta’di Dio. Voi credete caro Cherubino non al Vangelo ma voi stessi! Voi strumentalizzate la religione che e’la fede in Dio e nella vita etrna per farne una teoria immanentistica alla Hegel in cui Dio srebbe lo spirito del mondo ,immanente alla storia. Cristo si e’si incarnato ma non ha fondato alcun regno terreno,non ha fondato il regno della giustizia sociale!

          • Cherubino scrive:

            Sul fatto che Gesù non è venuto a fondare un Regno terreno ha ragione, ma dovrebbe dirlo a se stesso e a tutti quelli che come lei contestano la laicità dei governi terreni e il fatto che il “Principe” possa ben essere non cristiano se rispetta il bene comune.

            Ma il suo errore logico è identificare il regno terreno con la giustizia e la carità, che non si identificano con un Regno, cioè con una forma di governo o con questo o quel governante, ma con il Regno di Gesù che è la sovranità dell’amore fraterno fondato sull’amore di Dio.
            Gesù ha detto che saremo riconosciuti dall’amore reciproco che avremo davvero, S. Giacomo ribadisce che la fede si vede dalle opere. Il Regno dei Cieli ha le radici nel cuore, ma ha anche una sua realizzazione terrena, perchè l’uomo è fatto di corpo e anima, cielo e terra. Questa realizzazione è la comunione fraterna.

            Ecco, com’è bello e com’è dolce
            che i fratelli vivano insieme!
            È come olio prezioso versato sul capo,
            che scende sulla barba, la barba di Aronne,
            che scende sull’orlo della sua veste.
            È come la rugiada dell’Ermon,
            che scende sui monti di Sion.
            Perché là il Signore manda la benedizione,
            la vita per sempre.

            E fu Gesù a dire “dove due di voi sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a voi”. E se questa “regalità” del Cristo, insieme Figlio unigenito e fratello fonte di ogni fraternità, sarà in tutto e in tutti solo nell’ultimo giorno senza fine e senza tramonto, essa è già operante e fruttuosa in questa vita. “Già e non ancora”.

      • Cherubino scrive:

        e giusto per ricordarle la Parola di Dio, inequivocabile e precisa:

        Isaia 58
        È forse come questo il digiuno che bramo,
        il giorno in cui l’uomo si mortifica?
        Piegare come un giunco il proprio capo,
        usare sacco e cenere per letto,
        forse questo vorresti chiamare digiuno
        e giorno gradito al Signore?
        6Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
        sciogliere le catene inique,
        togliere i legami del giogo,
        rimandare liberi gli oppressi
        e spezzare ogni giogo?
        7Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato,
        nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
        nel vestire uno che vedi nudo,
        senza trascurare i tuoi parenti?
        8Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
        la tua ferita si rimarginerà presto.
        Davanti a te camminerà la tua giustizia,
        la gloria del Signore ti seguirà.

        • giovannino scrive:

          Citazione pertinente, autorevole e letterariamente pregevole. Grazie Cherubino.

        • macv scrive:

          Tutto questo caro Cherubino, tutte le buone opere , non sono il FINE ma il MEZZO, Il fine ultima è la conversione e la purificazione del cuore per godere della visone di Dio e della vita eterna!
          Tutte le buone opere stanno nell’unico comandamento: Amerai il Signore Dio tuo con tutto i tuo cuore e il prossimo tuo come te stesso.
          Non dice amerai il prossimo tuo perchè devi cotruire il regno della giustizia sociale!
          Voi scambiate il mezzo con il FINE! Voi fate della giustizia sociale il fine ultimo! Ma questo è socialismo non cristianesimo. Il cristianesimo ripeto è una religione e il suo fine ultimo è la salvezza dell’anima umana e la VITA ETERNA! Le buone opere, l’amore del prossimo, la carità sono i mezzi che ci insegna Cristo poer giungere alla purificazione del cuore e così amare veramente Dio!
          Voi invece fate delle buone opere fini a se’ sytesse.
          ma questo lo facevano anche i oagani o gli increduli! Non c’era bisogno che venisse Cristo a dirci che non bisogna essere egoisti e bisogna far del bene al prossimo! lo dicevano già i filosofi greci centinaia di anni prima!
          La vera Buona NOVELLA che ha portatao Crista è una solo: chi crede nel SUO nome e segue i suoi precetti avrà la vita eterna!

          • cuba_libre scrive:

            Macv

            “Il cristianesimo ripeto è una religione e il suo fine ultimo è la salvezza dell’anima umana e la VITA ETERNA!”

            Davvero?? e il fine delle altre religioni qual e’??

            Oppure i musulmani non credono alla vita eterna? Ci credono talmente che se qualche pazzo cerebroleso fa loro credere che se si immolano con una cintura esplosiva, prendono la scorciatoia verso i paradisi di Allah, loro non ci pensano due volte!

            “Amerai il Signore Dio tuo con tutto i tuo cuore e il prossimo tuo come te stesso.
            Non dice amerai il prossimo tuo perchè devi cotruire il regno della giustizia sociale! Voi scambiate il mezzo con il FINE! Voi fate della giustizia sociale il fine ultimo! Ma questo è socialismo non cristianesimo.”

            Quindi a suo dire, il Cristianesimo e la giustizia sociale sono fra di loro incompatibili? Ora capisco del perche’ il papato nel corso dei secoli e’ stato quello che e’ stato! Perche’ credevano ciecamente a questa filastrocca….
            lo vada a dire a tutti i diseredati di questo mondo!
            La giustizia sociale deve essere un mezzo e non un fine? Lei sta dicendo una cosa di una diabolicità unica!!! Quindi se io devo distogliere dal suo intento uno che si sta buttando sul Tevere devo farlo non perche’ ho a cuore la sua vita, ma perche’ questo puo’ garantirmi il passaporto verso la vita eterna! Ergo, se io non credessi in Dio, potrei tirare dritto e dire a quello sventurato: “ma chi te se fila, va a mori’ ammazzato, uno scemo de meno….!” Logico , no?
            Ma dico, pensate veramente che Dio sia cosi’ fregnone?

            ‘A Renziiii, invece di farti le pippe mentali con la legge elettorale e gli F35, abroga subito la 180!!!!!!!!

          • cuba_libre scrive:

            Macv

            “Tutte le buone opere stanno nell’unico comandamento: Amerai il Signore Dio tuo con tutto i tuo cuore e il prossimo tuo come te stesso.
            Non dice amerai il prossimo tuo perchè devi costruire il regno della giustizia sociale!”

            E saprebbe spiegarmi per cortesia cosa c’è di incompatibile fra condurre una vita da cristiano secondo il Vangelo e costruire la giustizia sociale? Se si fosse agito come dice lei saremmo ancora ai tempi degli schiavi se non peggio.

            “Voi scambiate il mezzo con il FINE! Voi fate della giustizia sociale il fine ultimo! Ma questo è socialismo non cristianesimo.”

            No gent. Macv, il socialismo (che e’ una vostra ossessione morbosa, non c’entra una mazza di niente, questo e’ il rispetto dell’individuo ancora prima del socialismo: se io vedo che uno si sta buttando nel Tevere, cerco di convincerlo a desistere dal suo gesto, A PRESCINDERE dal fatto che questo costituisca un percorso verso la vita eterna o meno, perche’ se questo dovesse essere esclusivamente il mezzo e non il fine, significherebbe che se io fossi ateo o semplicemente non cristiano, me ne potrei sbattere altamente e tirare dritto!

            ” Il cristianesimo ripeto è una religione e il suo fine ultimo è la salvezza dell’anima umana e la VITA ETERNA! Le buone opere, l’amore del prossimo, la carità sono i mezzi che ci insegna Cristo poer giungere alla purificazione del cuore e così amare veramente Dio!”

            E bravo! Io ringrazio Dio che lei e quelli come lei siano cristiani (o almeno questo e’ quello che voi siete convinti di essere) perche’ se mai voglia, foste musulmani, questa stessa logica che vi contraddistingue, tradotta in mentalità musulmana porterebbe ad agire come i kamikaze con la mezza luna. Forse non ve ne rendete conto, ma la logica che genera detti mostri e’ identica: il kamicazzo (il francesismo e’ voluto) e’ convinto che agendo nel modo come gli viene detto da quei bipedi scimmieschi che sono gli indottrinatori, questo rappresenta il MEZZO con il quale potra’ usufruire della scorciatoia per raggiungere i paradisi di Allah!

          • Cherubino scrive:

            “Voi fate della giustizia sociale il fine ultimo”

            Non è affatto vero, ad esempioio frequento un movimento ecclesiale che è molto più dedito alla preghiera che ai problemi sociali (il Rinnovamento nello Spirito).
            Quanto a papa Francesco tutte le sue omelie (in piazza S. Pietro e in Santa Marta) sono piene di altissima spiritualità e spingono a guardare alle realtà spirituali.

            Il punto è che voi avete una spiritualità alterata. La Carità, che richiede giustizia sociale ma è molto più di essa, non è un mezzo ma il fine. E il Vangelo dice chiaramente che il segno e lo svelamento dell’amore verso Dio si ha nell’amore verso il prossimo. S. Giacomo dice chiaramente: “come puoi dire di amare il Dio che non vedi se non ami il vicino che vedi ?”.
            Ma voi siete sordi e ciechi e il vostro fine è solo fare una propaganda anticonciliare.

      • gibici scrive:

        Macv
        peccato che lei, invece, e’ completamente sconfessato dal Vangelo. O ha dimenticato come viene prentato nel Vangelo il giudizio? O vuole farlo dimenticare? Dal Vangelo si ricava che tutto il suo discorso sull’Al di qua e sull’ Al di la’ non ha nulla di cristiano, ma e’ una sua personale elucubrazione.
        Per non far polemica personale con lei, devo aggiungere che quanto lei dice e’ suggerito dal fatto che la Chiesa, con la caduta delle monarchie cattoliche, si e’ sbilanciata nel settore cultico, dimenticando che anche senza monarchie i cattolici continuavano ad aver bisogno di strutture per esprimere il loro cristianesimo nella vita della societa’. Le nuove strutture, non piu’ a livello politico ma a livelli intermedi, non si sono costruite. Invece la Chiesa e’ stata identificata con la gerarchia e i fini della gerarchia (culto e sacramenti) sono stati presentati come gli unici scopi della Chiesa.

        • macv scrive:

          Caro Gibici voi strumentalizzare il Vangelo piegandolo alle vostre ideologie. Voi contrapponete la Legge alla grazia come se nnnon fosse piu’necessario seguire la Legge. Eppure Gesu’ha detto non sono venuto ad abolire la Legge. Gesu non ha mai insegnato che si puo impunemente trasgredire i Dieci comandamenti. Gesu’non ha fondato il regno dell’anarchia morale. Quello che invece insegnate voi e’una deformazione e caricatura del Vangelo. Don a me tocca giudicare e’vero. Saremo entrambi giudicati caro Gibici all’unico Giudice giusto ,Cristo. Io peri’continuero ad essere fedele allinterpretazione che dei Vangeli hanno dato i cattolici di tutti i tempi. Le teorie moderniste non mi interessano:attenti a voi pero’perche’deformare ilinsegnamento di Cristo per ridurlo ai vistri schemi e’ eresia.

          • gibici scrive:

            L’ideale sarebbe di non piegare il Vangelo alle nostre idee, ma di spiegarlo. Per spiegarlo puo’ essere di aiuto il dialogo. La pretesa di essere nel giusto senza controllare se cio’ che si afferma risalga veramente alla tradizione autentica non mi sembra una scelta corretta.

  33. Paola scrive:

    @peccatore
    le bandiere della pace e le bandiere gay sono due bandiere DIVERSE: hanno i colori rovesciati una rispetto all’altra. Sono due cose diverse perchè appartengono a due movimenti diversi tra loro.

    • stefano scrive:

      A dirla tutta le bandiere gay non hanno i colori rovesciati, ma “invertiti”.

      • peccatore scrive:

        eh già, uno pensa che conversione e inversione siano la stessa cosa e da lì ne discendono di tutti i colori… invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia… in strada a comando, sempre seguendo il pifferaio “magico”: perciò anche il papa deve stare attento ai pifferai, se zufolano tutti all’unisono per fare la serenata alla sua persona, con l’intento di suonare la marcia funebre alla Verità.

  34. Corrado scrive:

    Non ho nostalgia di pizzi e merletti. Ma non ho avuto la fortuna di Lei, signor Tornielli. Io, infatti, non ho udito nessuna voce, non ho visto nessuna luce. Sono cattolico semplicemente perché lo erano i miei genitori e sicuramente, se fossi nato ebreo o musulmano sarei rimasto nella fede dei miei. Questa mancata rivelazione mi angustia, ma mi sentivo rinforzato ed incoraggiato dalla consapevolezza che il Rappresentante (mi lasci passare il termine, La prego) della nostra Religione incarnava nella lingua, nei gesti, nei simboli e nei valori lingua, gesti, simboli e valori passati quasi indenni attraveso secoli e millenni. Per la mia traballante fede, giá questo miracolo mi bastava. Se devo invece stare semplicemente a basarla sui richiami alla bontá fatti da tutti (si, é vero, Lui li fa meglio) magari accompagnati da qualche bell’accordo di chitarra, stiamo freschi!

    • Cherubino scrive:

      “lingua, gesti, simboli e valori passati quasi indenni attraveso secoli e millenni”

      Strano, perchè la liturgia attuale è più vicina a quella della Chiesa primitiva che il rito tridentino. E lo stesso uso del latino rispetto all’ebraico e al greco, era nello stesso rapporto del volgare di oggi rispetto al latino.
      Ma soprattutto la fedeltà alla Tradizione si vede nella capacità di esprimere il Kerygma che l’origine di ogni tradizione cristiana. E non si può negare che, quando non alterato da eccessi, il rito del Novus Ordo metta al centro della liturgia l’annuncio del Kerygma e l’ascolto della Parola di Dio.

  35. Lia Orsenigo scrive:

    Com’è questo papa, com’era quell’altro….
    Ha fatto di più, ha fatto di meno…
    Quale è più autorevole, quale è più affabile….
    Mi piaceva più questo, mi piaceva più quello…..

    Ecco il principale guaio del cattolicesimo, l’attenzione alle creature e non al Creatore. L’attenzione alle figurette clericali, l’omaggio a Dio scambiato con l’omaggio al clero.
    Distrarsi a valutare i papi, invece di concentrarsi esclusivamente e con implacabile rigore sui propri doveri e sulla propria coscienza, nella più dura solitudine.
    Anche a costo di dover trasformare la religione in una cosa seria.
    L.O.

    • stefano scrive:

      “Implacabile rigore, dura solitudine, cosa seria.
      Gentile signora, si rilassi. La sua severità non l’aiuterà più delle nostre barzellette.

      • Lia Orsenigo scrive:

        Dal rigore c’è solo da guadagnare.
        Vede come ha ridotto l’Italia una coscienza amministrata per secoli con le vostre barzellette?
        L.O.

        • gibici scrive:

          Per la verita’ Italia e Germania sono state gevernate con rigore per alcuni anni ma e’ tutto e’ finito in un cumulo di rovine e circa 80 milioni di morti. Certamente lei non lo ricorda. Prima di far la predica bisogna essere coscienti di quel che si dice. Come le ho detto sopra la sua morale volontaristica e’ di un semplicismo pietoso.

  36. cuba_libre scrive:

    Scusi dott. Tornielli, ho mandato un post per ben due volte, la seconda delle quali riproposto in maniera diversa, ma non ne vedo traccia. Potrei capirne cortesemente il motivo? Grazie

  37. Gianfranco P. scrive:

    Fidiamoci della Chiesa , don Giussani diceva ” non dimentichiamoci mai che è Cristo la chiave di tutto “.
    Se Dio ha voluto questo Papa in questo momento storico ci sarà un motivo , io non mi pongo troppe domande , come ho detto mi voglio fidare …….

  38. Patrizia scrive:

    io me le pongo eccome! questo papa mi disorienta caro Gianfranco ci sono stati tanti papi che le hanno combinate ma hai ragione siccome la chiesa è di Cristo e ad un certo punto deve pensarci lui ma la situazione è grave